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Cattinara, Trieste

di Marino
Calcinari

Brevi notizie su un prossimo ecocidio

“La pineta all’interno del comprensorio ospedaliero di Cattinara a Trieste deve essere assolutamente salvata”. Lo chiede la senatrice di Forza Italia, Laura Stabile, in una interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente Roberto Cingolani.

Adesso Trieste, rappresentato da Riccardo Laterza, ha presentato la propria mozione in consiglio comunale a difesa della Pineta di Cattinara lo scorso 16 dicembre. “La Regione sta finanziando con 2,3 milioni di euro la nuova viabilità a servizio dell’ospedale, e siamo convinti che il Comune debba intervenire sia nei confronti della Regione sia verso l’azienda sanitaria per rivedere l’intero progetto”. “Verrebbero abbattuti 519 alberi della Pineta, luogo molto importante per il rione, al fine di costruire il nuovo Burlo e il parcheggio annesso. Il Comune può ancora intervenire”. Capita infatti che l’Ente Regione, l’ASUGI e la ditta Rizzani De Eccher ignorano i nostri accorati appelli e tirano dritto- aggiunge Paolo Radivo, animatore del Comitato di Cittadini che si oppone a questo scempio.-e danno precedenza assoluta in gennaio all’autosilo sotterraneo e in estate al soprastante nuovo Burlo! Le altre opere edili e viarie previste nel comprensorio ospedaliero di Cattinara seguiranno a ruota.

Sorge spontanea una domanda: perchè a Trieste il PNRR viene realizzato in modo del tutto contrario  alla filosofia pensata ad Draghi ? O sono i triestini che hanno capito male?

Di sicuro , da quanto si vuol fare a Cattinara ,sanno che uno degli ultimi polmoni verdi della città verrà abbattuto, sradicato, livellato , per fare posto all’ ennesimo cubone di cemento inutile come gli altri che ormai caratterizzano e segnano con il loro sfregio il volto  storico, ambientale , mitteleuropeo della città adriatica, a cominciare dal’ ecomostro antelitteram sul ciglione carsico, la Chiesa alla Madre di Dio – un orrido triangolo tronco di cemento che la gente aveva ribattezzato “formaggino”,voluto negli anni 60 dall’ arcivescovo monsignor Santin  come baluardo contro il “comunismo slavo” che premeva ai confini..

Ora quel pericolo ( che già allora non esisteva..) è scongiurato, ma i protagonisti di una brutta pagina della vita politica cittadina , da sempre girata a destra è tornata farsi aggressiva , il senatore Camber eletto in gioventu’ grazie ad un accordo tra il PSI di Craxi e la allora Lista per Trieste ( oggi diventata Forza Italia)  presente ed attivo  piu’ volentieri dietro le quinte che non a viso aperto nell’ agone politico, ogni fine anno sforna manifesti anticomunisti tappezzando i muri della città, mentre in Regione i suoi supporter istituzionali , a parte qualche condanna per utilizzo improprio di fondi pubblici (“spese pazze”) brillano per la loro attività di sostegno ad una linea politica  che s’è distinta  per inefficienza nella prima fase di gestione del covid  e nemmeno adesso su altri terreni d’ intervento riesce a distinguersi per discontinuità , considerate le tante emergenze che si sono abbattute sulla città: record di vittime per covid , crisi occupazionale del settore manifatturiero, lavoro nero e precario, ed ora anche l’ emergenza ambientale, visto che quello della Pineta di Cattinara è solo uno dei tanti punti di sensibilità verde che la città vorrebbe vedere protetto(c’è anche un bosco cittadino,in pieno centro,  nello spazio dell’ ex distretto militare di Villa Necker che andrebbe restituito alla cittadinanza, ma anche qui il Sindaco nicchia). Dunque ,  da piu’ di  un anno molti cittadini , non solo i residenti dell’ antico  villaggio alla periferia della città si sono mobilitati.

Paolo Radivo, nell’ appello lanciato alla città lo scorso 7 dicembre con altri cittadini aveva sintetizzato gli obiettivi : Salvare gli alberi della pineta di Cattinara. No allo scempio di nuove strade e nuovo traffico. Lasciare  l’Irccs Burlo Garofolo – l’ ospedale infantile della cttà – in via dell’Istria.

Il comitato spontaneo per la pineta di Cattinara aveva di conseguenza sottoscritto e  inviato l’appello ai vertici sia di Regione che del Comune (gestiti dalla destra) nonchè ai Consiglieri regionali e comunali richiedendo una revisione del progetto di rifacimento dell’ospedale cittadino -che prevedeva anche la realizzazione  della nuova (?)sede dell’ ospedale infantile , ed in più  un maxi parcheggio di tre piani nell’area dove attualmente c’è il parcheggio per le auto dei  dipendenti, area spesso semivuota e per la cui realizzazione erano già stati abbattuti  alberi secolari.. Il Comitato aveva invitato dunque  le istituzioni a rivedere interamente tutto il progetto con l’obiettivo di «preservare integralmente sia la pineta di Cattinara sia gli alberi dell’attiguo parcheggio visitatori».E aveva aggiunto  la richiesta di modificare il cronoprogramma del progetto esecutivo, desistendo dal voler costruire il nuovo Burlo a Cattinara e rimettendo bensì al primo posto il rifacimento del monoblocco centrale, ancora in alto mare

Difendere la pineta di Cattinara è possibile , è un obiettivo praticabile e realizzabile su cui coinvolgere la città , e gli argomenti a sostegno delle ragioni di chi si batte in questa direzione stanno scritte anche sul Corriere della Sera , non sul manifesto( quotidiano comunista, tendenzioso ed estremista) ma proprio sul Corriere della Sera , ad essere precisi a pag.28 dell’ Inserto Economia di lunedì  20 dicembre.

Cosa dice l’ articolo? In sintesi che nelle città servono verde e boschi urbani, che ci sono15  progetti per piantumare 30mila alberi, che esiste un società, Arbolia (Arbor Italia)  che si avvale della sinergia tra aziende e comuni  per piantare e curare gli alberi , che negli ultimi anni  , ad esempio, sono stati piantati 2100 arbusti nel bosco di Torino, a Mirafiori sud , 400 alberi a Parma , altrettante  a Lecce , 600 alberi a  Rovigo ed altri interventi  sono in programmazione a Caserta, in Toscana etc..  Qua invece siamo al nose pol che ,tradotto,  ad essere piu’ precisi , significa “no/se/vol”, il sindaco Dipiazza non ha alcun interesse né a salvaguardare il verde, né a curarsi del patrimonio ambientale che la città ancora detiene  pubblico,e quanto sta accadendo è  l’ ennesima conferma di una scelta politica in netta controtendenza anche con gli obiettivi del PNRR , dove tutela ambientale e riconversione ecologica sono strategicamente connessi e per cui sono stati destinati circa 7 mld di euro. Sulle “diversità” di Confindustria si potrebbe aprire un vasto capitolo, ma desistiamo..Sulla salvaguardia del borgo di Cattinara e della sua pineta , sulla qualità della vita dei suoi cittadini e residenti  invece no. Ci sforziamo di spiegare , di controbattere , di argomentare di fare muro contro queste prepotenze spacciate per necessità modernizzatrici e progressiste .

 La scelta da fare è altra : per piu’ motivi : ma   la vicinanza alla rete stradale/ autostradale , la contiguità al bosco del Farneto, il recupero ambientale dell’ area delle  ex cave, sono argomenti ed opportunità per andare in altra direzione , alla definizione da esempio, di un progetto di rivalorizzazione del borgo, in cui la comunità Cattinara si troverebbe parte attiva e immediatamente interessata ad una visione , presente e futuribile .di vasto respiro  che facesse leva su queste potenzialità al’ interno di una visione programmatica dove il lavoro, l’ ambiente , la salute fossero le basi su cui far decollare una concreta e piu’ realistica immagine e prospettiva di vita.

Purtroppo, temiamo  non sarà così  se pensiamo inoltre a quanti alberi, arbusti ,  piante verranno tolte di mezzo per realizzare l’ ovovia ( altro demenziale progetto!) che dovrebbe collegare l’ area del Porto Vecchio Cittadino ad Opicina sul ciglione carsico , per cui ci rendiamo conto della negativa pervicacia di una scelta  che non trova uguali altrove  , né dentro la stessa logica del PNRR, che evidentemente ha qualche falla nella struttura di gestione a livello periferico.

Ma il sindaco di Trieste che si pensa e agisce come “uomo del fare” sembra tirare diritto.. a destra , ovviamente. Visto che la maggioranza  della minoranza che è andata a votare lo scorso giugno lo ha gratificato riconfermandolo alla guida di Palazzo Cheba.                                                                                     Ma Adesso Trieste resiste , ed anche nei quartieri l’ opposizione c’è.  E qualche voce dssonante si fa sentire anche .. al centrodestra . Quindi non desisteremo dall’ obiettivo che il Comitato si è dato e che noi sosteniamo.

Il progetto “Per fare un albero”  parla apertamente di riforestazione, a partire dalle grandi città ,  deve trovare attuazione anche qui i, in sede locale ed in linea  con la dichiarazione finale del  vertice del G20 di Roma  che aveva fissato l’ obiettivo  di piantare 1000 mld d alberi entro il 2030.

Se invece dovesse prevalere il progetto ecocida saremmo a meno 517..

Certo è difficile spiegare a Dipiazza ed ai suoi yesmen  la convenienza di un  diverso investimento  investimento economico,  i benefici dei boschi urbani che non andrebbero sottostimati , la riduzione del tasso di inquinamento , la riduzione dei  costi energetici , la riduzione di spese sanitarie, la valorizzazione del territorio. Etc .. Niente da fare , qui – sembra -che ci dovremmo subire ancora  colate di cemento, deforestazioni , rotonde e  supermercati, ,a dimostrazione della cecità di chi ha la pretesa di guidare , o “governare” , per condurre la città come  e dove vuole chi ne comanda le sorti come fosse una sua proprietà privata , e che oggi Trieste sia privata della possibilità di uno sviluppo ( ecocompatibile) che non si riduca ai soli traffici portuali, non è un bel segnale.

 Marino Calcinari

Circolo del Manifesto di Trieste

29 dicembre 2021

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