L’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, intestata alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, è un documento politico di grande spessore, che struttura e sviluppa la svolta prodotta da Papa Francesco con la LAUDATO SI’. Riprendendo i principi della dottrina sociale della Chiesa, vi fonda un insieme organico di posizioni relative alle principali criticità della drammatica situazione attuale ispirato da una chiara visione umanista e universalista, di affermazione della dignità della persona umana e del principio della destinazione universale dei beni, che non possono essere “a vantaggio di alcuni pochi”. Dunque, condanna delle logiche del profitto, dello sfruttamento e del potere (le “strutture di peccato”) che negano dignità e principi, producendo le grandi tragedie e i rischi ancora maggiori che abbiamo davanti. Non solo posizioni di principio, ma indicazioni politiche concrete ed equilibrate rivolte ai singoli individui, alle comunità, agli Stati e alle Istituzioni internazionali. Sulle grandi questioni di fondo, ed in particolare sulle due oggi più rilevanti. Ovvero la tensione verso la pace, come sistema delle relazioni tra i popoli fondato sul reciproco rispetto e sul diritto internazionale, superando la logica oggi dominante della guerra per l’affermazione violenta del proprio interesse. Inoltre, la regolazione dello sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, ponendolo al servizio della persona umana e contrastando le distorsioni profonde già in corso. E poi la tutela dell’ambiente, le migrazioni, il lavoro, la soddisfazione dei bisogni primari delle persone, il contrasto delle disuguaglianze crescenti. Per affermare la “civiltà dell’amore”. Nell’estrema criticità del quadro generale la nuova Enciclica rappresenta un evento fortemente positivo, perché l’impegno della Chiesa cattolica in questa direzione contrasta i poteri e le tendenze che stanno aprendo un’era di barbarie tecnologica e favorisce i soggetti che vi si oppongono.
Il punto di partenza – e di arrivo – è la dottrina della Chiesa, che conserva i principi e ne riafferma la validità adattandoli all’evoluzione delle vicende umane. Ovvero, una “lettura della storia alla luce della fede”. Il fulcro della dottrina, in sintesi, è la reincarnazione, per cui Dio, attraverso Cristo, ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, per cui ogni persona ha in sé una dignità assoluta. Perciò, ”la guerra non è mai degna dell’uomo e non è mai benedetta da Dio”.
Raniero La Valle, in un articolo sul Fatto Quotidiano intitolato “Solo un Dio ci salverà: la lotta alla guerra”, sostiene che l’approccio definito “modernista”, per cui la ragione umana può bastare a comprendere e realizzare il bene, si è dimostrato insufficiente di fronte alla gravità generale ed alla profondità in interiore homine delle lacerazioni prodotte dalla crisi. Ne deriva la necessità di fondare sul fulcro della dottrina cristiana, come fa Papa Leone, la libertà, l’etica, l’amore, per poter resistere alla volontà di guerra e di dominio delle grandi concentrazioni di capitale finanziario e delle relative oligarchie. Perciò, come invocava Heidegger, solo un Dio ci può salvare. Un Dio in carni umane, Cristo e la religione cristiana.
Si evidenzia così che il fine di questa Enciclica, come della Laudato sì e di tutte le altre recenti, è il rafforzamento della presenza della Chiesa di Roma nella coscienza collettiva dell’umanità, la cui salvezza viene affidata all’affermazione del messaggio cristiano. Obiettivo più che comprensibile, considerando le tendenze integraliste, identitarie e conflittuali che oggi si affermano in altre confessioni religiose. Tendenze pure presenti, in passato, nella Chiesa di Roma, che le ha superate col Concilio Vaticano II. E che non a caso, subito dopo questa Enciclica, vengono riproposte dall’iniziativa scismatica dei conservatori lefebvriani.
L’orientamento umanista e universalista è comunque presente, con più o meno forza, anche nelle altre religioni. Su questa base si è sviluppato il dialogo interreligioso, anche per l’iniziativa della Chiesa di Roma, dopo il Concilio Vaticano II che ha riconosciuto i valori spirituali e morali delle altre fedi. Ed anche per questa via si è rafforzata, a livello globale, l’aspirazione alla pace ed il rifiuto delle lacerazioni foriere di guerra.
In particolare, è opportuno segnalare una recente pubblicazione di chi scrive, intitolata “Buddha. Marx e l’Apocalisse lenta”1 che a un livello molto più modesto esplora le convergenze tra gli insegnamenti di Buddha, quelli di Marx ed anche quelli di Papa Francesco. Convergenze utili a capire le cause profonde dell’apocalisse lenta avviatasi col nuovo millennio, ovvero il crescente peggioramento delle condizioni di vita dell’umanità e dell’intero pianeta.
Buddha, nel suo primo sermone, spiegò che la sofferenza del genere umano è causata dalla “sete” di vivere, dall’avidità, dall’esasperata affermazione di sé. Oggi è sempre più evidente che la crisi globale è causata dalle metastasi della crescita, sospinte dalla “sete” oggettiva del profitto e dell’autovalorizzazione dei grandi capitali, esposta da Marx. Se la causa prima della sofferenza umana e della crisi globale è la “sete”, eliminare questa è la via per superarle. Per eliminarla, un punto di partenza può essere il recupero della dimensione della trascendenza, dell’apertura all’infinito, nella quale può ritrovarsi la comunione con le altre persone, gli altri esseri viventi, l’intero creato.
Nella situazione attuale, l’esposizione più compiuta di questo riorientamento antropologico è quella di Papa Francesco nella Laudato sì, oggi ripresa da Papa Leone. Ovvero della versione umanista ed universalista della dottrina ufficiale della Chiesa di Roma. Riorientamento fondamentale per recuperare positivamente il senso del limite della persona umana, per ristabilire il legame profondo con gli altri e con la natura, per superare l’avidità del consumismo. E per limitare il dominio dei grandi capitali e delle big tech sulla politica, la società, la cultura, la psiche collettiva e individuale. Grandi obiettivi, condivisi con le correnti di pensiero progressista degli ultimi decenni. Che tuttavia, afferma Raniero La Valle, appaiono oggi inadeguate alla realizzazione di questi obiettivi, di fronte alle profonde trasformazioni indotte dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica. Per cui occorre l’ampliamento di prospettiva proposto da Papa Francesco e da Papa Leone, al di là dell’economia, della psicologia, delle scienze sociali, nella direzione dell’Infinito.
A questo ampliamento – è la tesi del libro – può contribuire anche la cultura dell’Oriente, ed in particolare il complesso degli insegnamenti di Buddha. Che non è propriamente una religione, anche se spesso ne assume le forme. Non tratta della trascendenza, ma della sofferenza terrena, delle sue cause e del suo superamento. Esplorando ed orientando le infinite possibilità della mente umana, a livello individuale e a livello collettivo, a livello cosciente e a livello inconscio, nella direzione della consapevolezza interiore e della comunione con gli altri. È su quest’ultima che si realizza la convergenza con l’umanesimo cristiano di Papa Leone. Alla “civiltà dell’amore” proposta dall’ultima Enciclica corrisponde la compassione insegnata da Buddha, tanto più intensa quanto più è profonda la consapevolezza. Compassione come empatia, condivisione equilibrata di gioie e dolori, nei confronti di tutte le persone. È a partire da questa, oltre che dal primo sermone, che la considerazione dell’insegnamento di Buddha può contribuire all’ampliamento della prospettiva progressista. Così come, su una scala che in Occidente è certamente più ampia, opera la formulazione della dottrina cattolica sulle cose del mondo, proposta dagli ultimi Papi.
Antonio Zucaro
- Antonio Zucaro, “Buddha. Marx e l’Apocalisse lenta”, Bordeaux ed., Roma 2026.[↩]