Procedure di appalto riviste e semplificate, rivedere le norme vigenti per favorire gare europee a supporto del complesso industrial militare.
È quanto abbiamo letto, da più parti, sui necessari (si fa per dire) interventi comunitari atti ad agevolare l’ascesa dei prodotti europei in campo bellico, evitare doppioni e procedure macchinose. Torneremo nelle prossime settimane sull’argomento, nel frattempo riflettiamo su alcuni dati significativi, urge farlo non perché mossi dalla retorica della trasparenza e della legalità ma dal bisogno di acquisire reali elementi di conoscenza.
L’86% dei lavori pubblici sopra i 40mila euro viene affidato senza gara, una notizia rilevante appresa dalla relazione annuale 2025 dell’Anac, Mentre si parla di situazioni eccezionali si comprende che l’affidamento diretto è già una realtà dentro quella preoccupante e silenziosa trasformazione dei mercati pubblici tra affidamenti fiduciari o negoziati senza bando. Questa la realtà, acquisendo la Relazione troveremo altri dati, ad esempio, la percentuale degli affidamenti diretti (53,5%) delle procedure ristrette senza bando (32,5%).
Le gare con tanto di pubblicazione arrivano a malapena al 14%, se poi dovessimo includere anche le forniture al di sotto dei 40mila euro, l’affidamento diretto spopola e supera il 90% dei casi.
Sono numeri significativi sui quali la Pa, il Governo, l’Anci ma anche il mondo sindacale dovrebbe aprire una riflessione se perfino il Presidente della Autorità parla di sprechi e concreti pericoli di infiltrazioni. Dovremmo farlo non solo per mero amore della legalità ma perché l’assenza di una gara presuppone anche rischi oggettivi per gli amministratori, per i tecnici a causa di continue e indebite pressioni. Questa situazione avviene in un momento storico in cui il mercato pubblico cresce soprattutto per forniture e servizi, con il tempo anche il Pnrr ha visto spostare la spesa da interventi strutturali a componenti diverse.
Perfino la Unione Europea, con la direttiva anticorruzione approvata il 26 marzo 2026, interveniva sull’argomento gare chiedendo ai Governi comunitari la massima attenzione richiamando il nostro paese a ripensare sulla abrogazione dell’abuso di ufficio e sul ridimensionamento del traffico di influenze
E al contempo registriamo un ulteriore aspetto critico ossia la tendenza di tanti Enti locali di spostare molti servizi alla gestione di aziende partecipate la cui funzionalità all’Ente committente è talvolta dubbia. Anche in questo caso parlare di asfissiante controllo della politica sulle attività amministrative è forse corretto? Ormai chiedere trasparenza e gare, rispetto delle norme, deroghe emergenziali da applicare solo in casi veramente eccezionali per evitare «scorciatoie pericolose» è diventato forse un lusso. Chiudiamo sulle stazioni appaltanti ridottesi nei numeri nell’arco di pochi anni fino a quel partenariato pubblico- privato su cui aprire una riflessione sarebbe indispensabile. E ancora le società in house, i controlli sulle stesse, la necessità che queste società in casa non siano il banco di prova di contratti di lavoro privatistici o occasione di costruire una filiera di appalti e subappalti all’ombra del pubblico.
Lo ripetiamo per chiudere il nostro ragionamento, non è solo questione di legalità ma di funzionamento della Pubblica amministrazione, di controllo ed effettiva trasparenza di tutte le operazioni che coinvolgono i soldi dei cittadini. Non è mero populismo ma una necessità impellente.
Federico Giusti
