A brigante, brigante e mezzo era uno dei motti preferiti del Presidente Pertini, specie quando aveva a trattare coi compagni di partito. Se avesse fantasia, freddezza, spregiudicatezza e lungimiranza, qualità che insieme ad altre due o tre altrettanto importanti gli fanno purtroppo difetto, il presidente Zelensky ripagherebbe della stessa moneta più interessi l’ex amico che di punto in bianco si è trasformato in grassatore; e non perché ha deciso di mollarlo, ma perché gli ha messo il cappio al collo: fissando l’entità di un debito di cui non si era mai parlato se non per dire che lo avrebbe pagato la Russia e scegliendo lui come ripagarsi e la durata secolare del pagamento. Ha anche stabilito che sarà il governo Ucraino a pagare le spese dei centri di interscambio e quelle portuali e, dulcis in fundo, ha deciso che sia il tribunale di New York a dirimere gli eventuali e probabili contenziosi, oltre naturalmente a pretendere l’azzeramento dei dazi d’ingresso delle merci americane, a fronte di un paese che da parte sua imporrà dazi del 25% e 50% sui prodotti ucraini.
Tutto questo in cambio di niente. Se vorrà garantire la sua sicurezza l’Ucraina dovrà vedersela con l’Unione Europea. Gli Stati Uniti e la Nato, che è di proprietà americana, non vogliono averci a che fare: né spendere soldi né tanto meno trovarsi impelagati in guerre e guerrette che non siano decise dagli Stati Uniti medesimi. Perché a questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che le guerre della Nato iniziano e finiscono quando lo decidono gli Stati Uniti. Avrebbe dovuto già essere chiaro tre anni fa, quando decisero che la guerra afghana era finita e andò come andò: con un fuggi-fuggi generale, per chi vuole ricordarselo. Ma si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Per ora al Presidente Zelensky viene proposto di lasciarsi rapinare e in sovrappiù insultare, intimidire e minacciare. Se solo avesse le qualità che disgraziatamente non possiede e invece di ripetere a memoria una sceneggiatura e di passare il tempo con un sarto-killer, e se avesse qualche dimestichezza con le sottigliezze di Tacito e Tucidide o anche con gli stratagemmi dell’Arte della guerra di Sun Tzu o col vom Kriege di Clausewitz, o le Memorie di Napoleone – e sarebbe bastata una sbirciata a uno solo di questi autori – già al ricevere la prima raffica di insulti, invece di mettersi in coda per essere ricevuto a Ryad, avrebbe pensato alla mossa del cavallo o a un salto di campo. Come fece Mao Tse Tung, uno che di guerre e politica se ne intendeva, che nel 1937, in una situazione più delicata di quella di Zelensky, si trovò a passare da un guerra decennale contro il Kuomintang a una repentina alleanza con lo stesso contro il comune nemico giapponese, che peraltro scorrazzava in Cina dall’inizio del secolo. Molti suoi compagni, che in quell’ultimo decennio avevano buttato sangue ed erano stati traditi e massacrati dal KMT più di una volta, avevano più di un dubbio e molte esitazioni.
Cosa fece Mao? Scrisse il pamphlet Sulla Contraddizione, che ancora oggi resta uno dei suoi saggi più chiari e suggestivi. In altre parole, più grasse, la buttò in filosofia e con quell’astuto e brillante diversivo convinse i compagni che prima di parlare delle loro sofferenze ed di esprimere la loro diffidenza, prima di parlare di voltafaccia o addirittura di tradimento era bene che studiassero e discutessero tra loro il suo saggio sulla contraddizione principale e quella secondaria, sull’aspetto principale della contraddizione secondaria e su quello secondario della contraddizione principale. E via discorrendo. E’ un bel saggio, non c’è che dire e anche l’insigne professor Dal Prà, erudito di storia della filosofa e ordinario della materia in cattedra a Milano, scrisse a suo tempo che si trattava di opera pregevole.
Fatto sta che buttandola in filosofia Mao convinse i compagni riottosi e il Partito Comunista Cinese si alleò al KMT e i due partiti insieme sconfissero i giapponesi in una lunga guerra che durò dal 1937 al 1945, con l’aiuto degli occidentali ma anche dell’URSS.
Quale astuzia dovrebbe inventare Zelensky per convincere i connazionali perplessi è avvertenza che gli daremo in separata sede, se avrà la gentilezza di chiamarci. La sostanza è comunque che deve dichiarare subito un cessate il fuoco unilaterale e poi, da quell’attore professionale che è, dichiarare solennemente e credibilmente che l’Ucraina non ha sottoscritto debito alcuno e che di conseguenza non darà niente a nessuno. E poi, nell’ordine, dichiarare 1) che l’Ucraina non chiede niente a nessuno (finalmente! Sarà una liberazione anche per lui), 2) offre la sua amicizia al miglior offerente e 3) i partecipanti all’asta, Russia ed Europa compresi, possono pagare: A) con i dollari indispensabili alla ricostruzione, B) offrendo e mantenendo garanzie di sicurezza e C) con porzioni di territorio già ucraino che in questo momento sola la Russia è in grado di cedere. Del resto anche la Crimea era stata annessa alla Repubblica Federale Sovietica Ucraina per volere del principe, all’epoca Chruščëv, staccandola dalla Repubblica Federale Sovietica Russa. Il motivo non era né propagandistico né banale, ma era una maniera per ricordare agli ucraini che vivevano in un contesto di 15 repubbliche sorelle e di più di duecento nazionalità che intendevano marciare concordemente e pacificamente verso il progresso
L’amico americano ha fatto un voltafaccia persino offensivo oltreché disgustoso? L’Unione Europea è rimasta esterrefatta e tramortita a bocca aperta, in attesa della sua parte di legnate? Chi potrebbe rimproverarlo se anche lui facesse un cambio di campo!
A ben guardare Zelensky si trova in una posizione migliore di quella in cui si era cacciato Gorbacēv quando si era fatto mettere nell’angolo da Él’cin ed era andato speranzoso a Londra per chiedere aiuto agli amici del G8, quelli che tanto lo avevano blandito, adulato e rassicurato ai tempi d’oro; e tutti quanti, nessuno escluso, fecero finta di non conoscerlo. Zelensky non ha bisogno di andare da nessuna parte. Può dichiarare unilateralmente il cessate il fuoco, prima che lo facciano americani e russi al posto suo e poi invitare a Kiev i partecipanti all’asta, uniti o separatamente. Si tranquillizzi, non è il primo che le potenze occidentali prendono a calci nel sedere da quelle parti e non sarà nemmeno l’ultimo. Aspettano il loro turno georgiani e armeni, moldavi, finlandesi e svedesi. Si tratta solo di capire chi sarà il prossimo.
P.S. De vulgari eloquentia
Chissà che Trump non riesca a portare la sincerità agli onori della politica. Ha cominciato con un pesce piccolo, dittatorello fuori legge e attore mediocre, che se l’avesse detto un altro qualsiasi al posto di Trump sarebbe cascato il mondo. E invece Macron va a presentargli il suo piano très joli da trentamila militari francesi a far da peace keeper in Ucraina.
Se Trump fosse davvero Trump gli direbbe” Mac, vi hanno appena cacciati dall’Africa a calci nel sedere. Le avete prese in Vietnam e in Algeria. Da Suez nel 1956 vi abbiamo tirato fuori noi altrimenti eravate ancora lì a litigare con tutti gli arabi del medio oriente. In Bosnia e in Libia avete combinato disastri. Senza dimenticare che quando i tedeschi vi hanno invasi nel 1940 siete scappati come conigli. My friend, peace keeper of what? (trad. it. “Amico mio, Peace keeper de che?)”
Purtroppo Trump, come tutti i prepotenti sa pesare bene i pesci che ha davanti e sa valutare le sue opportunità. Codardo coi forti e feroce coi deboli. Insomma non è il cavaliere con molte macchie e senza paura che credono i suoi estimatori. Purtroppo bisogna ammettere che sono quasi tutti più deboli di lui, a meno che…
Per gli amici europei vale quello che disse Luigi XIV incontrando un suo generale che aveva subito una dura sconfitta e, ricordando il motto universalmente noto cocu, battu et content, gli disse amabilmente: il ne vous manque plus que d’être content. Non vi manca più che di essere contento.
Luciano Beolchi

1 Commento. Nuovo commento
Molto bello ma impossibile, come dice la canzone. Ci vorrebbero Adenauer e Brandt, cittadini del paese che nel dopoguerra forse ci aveva dato i migliori centromediani, o comunque socialdemocratici, per ragionare così. Genia che s’è persa ovunque, però molto istruttivo l’articolo anche per la ripresa della contraddizione principale e secondaria; lo dovrebbero fare anche i politici italiani a sinistra del PD, ma forse dovremmo tutti andare a scuola quadri.