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La necessità dell’Ecosocialismo

di Riccardo
Rifici

Alla luce dell’aggravarsi della crisi ambientale che si accompagna ad altre crisi (politiche e sociali), mi sembra utile riprendere alcune considerazioni ambientali ampiamente riportate nel saggio di Alessandro Scassellati Sforzolini dal titolo “Ecosocialismo o barbarie”

Recenti pubblicazioni scientifiche hanno segnalato che la capacità del pianeta di rispondere ai cambiamenti si stia indebolendo: il riscaldamento globale sta accelerando, gli ecosistemi mostrano chiari segni di degrado e nei sistemi chiave stanno emergendo i primi segnali di allarme che indicano il raggiungimento di punti di non ritorno.

Ad esempio, in una delle ultime ricerche presentate (quella del Planetary Health Check 2026 (PHC ’26), si segnala che su nove parametri analizzati, considerati determinanti per la salute del pianeta, ben sette hanno raggiunto valori che superano limiti di planetari.

I 9 parametri considerati sono stati:

  1. Cambiamento climatico influenzato dalle emissioni di gas serra e dalle temperature globali.
  2. Perdita di biodiversità
  3. Deforestazione estesa e conversione degli habitat
  4. Cambiamenti nelle risorse idriche dolci dovuti all’alterazione delle portate fluviali, dell’umidità del suolo e dell’uso dell’acqua
  5. Flussi biogeochimici dovuti all’interruzione dei cicli naturali dell’azoto e del fosforo a causa dei fertilizzanti sintetici.
  6. Accumulo di inquinanti di origine antropica, sostanze chimiche sintetiche e plastica.
  7. Acidificazione degli oceani dovuta a livelli eccessivi di CO₂.
  8. l’inpoverimento dell’ozono stratosferico
  9. gli aerosol atmosferici a livello globale

Tra questi parametri, solo gli ultimi due indicati di mantengono sotto il livello di rischio massimo per il pianeta!

Ciò significa che stiamo trasformando la Terra, da una dimora sicura, in un luogo pieno di pericoli che minacciano le persone e gli esseri viventi in tutto il mondo

Il principale obiettivo che si era data la comunità internazionale era quello mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C.  L’unico modo per aggiungere questo obiettivo era eliminare gradualmente i combustibili fossili e, contemporaneamente, invertire la violazione degli altri Limiti Planetari salvaguardando l’integrità della biosfera.

Il rapporto citato segnala che: il superamento della soglia di riscaldamento di 1,5 gradi Celsius fissata dall’Accordo di Parigi è ormai inevitabile nei prossimi anni a causa delle emissioni di gas serra derivanti dai combustibili fossili che continuano ad accumularsi. Questo superamento della soglia significa che alcuni degli effetti più dannosi, tra cui (1) l’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare, (2) lo scioglimento irreversibile dei ghiacciai e delle calotte glaciali, (3) l’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi, (4) i disturbi agli ecosistemi e (5) le minacce alla sicurezza alimentare e idrica, non possono più essere completamente scongiurati.

Con più di 8 miliardi di persone che mettono a dura prova le risorse del pianeta, la possibilità per affrontare la catastrofe ambientale che minaccia il pianeta, richiede una cooperazione globale che tiene conto delle possibilità dei singoli paesi e del debito verso i paesi più poveri accumulato, da parte dei più ricchi, in secoli di sfruttamento. Ma ciò è impensabile per un mondo che si affida ai principi capitalistici della proprietà e dei mercati liberi competitivi orientati al profitto.

Il motto «lasciamo che siano i mercati a decidere» non può ignorare la motivazione del profitto, tanto più nell’epoca odierna, dove la forma capitalista dominate è quella del capitalismo finanziario!

In quale altro modo è possibile affrontare l’attuale situazione? Forse bisogna rilanciare una visione socialista del sistema economico!

Infatti, nell’attuale sistema (condizionato dalle lobbies dominanti), per risolvere i problemi ecologici, ci spesso proposte tre tipi di strategie: 1) soluzioni tecnologiche miracolose (es. la cattura della CO2), 2) lasciare che il mercato si occupi della natura (green economy?) e 3) la creazione di isole di conservazione (che servono solo per pochi) , in un mondo di sfruttamento e delle persone e della natura. Forse solo una minoranza di ecologi ha compreso la necessità di un approccio che parte dalla consapevolezza della necessità di cambiare il modello economico attuale e i nostri rapporti sociali fondamentali adottando una visione socialista. Quanto meno, una visione che intende affidarsi in misura considerevole alla pianificazione sociale piuttosto che alle forze di mercato.

Quindi la scelta non può essere che tra: Socialismo o profitto

La principale forza motrice del capitalismo è realizzare un profitto, aumentare la ricchezza di un ristretto strato di persone. Questo è il suo unico obiettivo. Ciò comporta un modello di società con una visione a breve termine del proprio futuro. Una visione basata sull’aumento delle diseguaglianze.

Alla luce di ciò che sta accadendo, solo eliminando la ricerca del profitto come motore dell’economia sarà possibile fermare la catastrofe ambientale in arrivo, perché in definitiva il modo per arricchirsi, soprattutto nell’era del capitalismo finanziario, è estrarre valore dall’ambiente e dalle persone. Questo è ciò che una visione socialista deve a cambiare, eliminando la ricerca del profitto come motore centrale dell’economia.

Certo che in questa fase politica che coinvolge molta parte del pianeta, in cui in molti paesi, anche a causa dell’inadeguatezza delle forze che si richiamano alla sinistra, si assiste ad una avanzata delle destre, ciò sembra un’utopia!

Ma non dobbiamo perdere le speranze! le nuove generazioni sono diventate più sensibili e attente al problema ambientale. In fondo, se ben guardiamo, dove i dirigenti e le forze politiche si sono attivate seriamente sulle questioni ambientali unitamente a quelle sociali, qualche segnale positivo si può già vedere!

Ad esempio, in una Germania assediata dalle destre, in una realtà importante come Berlino, la Linke si è affermata sulla base di proposte politiche chiaramente socialiste, e dall’altra parte dell’Atlantico, negli Stati Uniti, sembra che il socialismo stia diventando più popolare che mai (sembra che il 43% degli americani abbia maturato un’opinione positiva del socialismo)!

Insomma, parafrasando un grande comunista del nostro passato, affidiamoci all’ottimismo della volontà, e cerchiamo di attutire il pessimismo della ragione.

Riccardo Rifici

 

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