Non stiamo storpiando il titolo del tremendo racconto di Friedrich Durrenmatt, ma parlando di oggi. Perché è giusto partire dalla legge del taglione messa in atto, sempre con maggior frequenza negli Usa di Trump per soddisfare la sete di sangue con cui magari recuperare qualche punto di consenso alle prossime elezioni di midterm. Negli Usa si è ripreso da anni a giustiziare le persone, perché la logica del far west, quella della pena di morte applicata ovunque si ritenga di trovare un nemico è sempre più vasta e valida. Si sostengono le esecuzioni extragiudiziali applicate da Israele contro chi viene considerato proprio nemico, contro i capi di Stato o gli esponenti di una politica estera poco prona a Washington, ma contemporaneamente si regolano i conti con i “nemici interni”, quelli che riaffermano l’immaginario collettivo made in Usa. Il 3 dicembre, se non interverranno fatti nuovi, il maggiore Nidal Hasan, responsabile di una strage in una base militare, morirà per fucilazione. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming. Ma non bastava, troppo tardi per la fame di morte di cui si nutre il trumpismo e una cultura suprematista e oscurantista. Nei giorni scorsi si è parlato a lungo, non solo da noi, dell’atrocità di quanto accaduto a Crista Pike. Dopo aver vissuto una vita di abusi, a 18 anni appena compiuti, insieme al ragazzo, allora minorenne, uccise un’amica. Non si tratta solo di pietas. Christa ha passato trenta anni nel braccio della morte, l’ex fidanzato si è salvato in quanto minorenne, una complice che denunciò gli autori dell’omicidio ora vive tranquilla. Per Christa si è deciso che doveva morire. Le prove addotte come attenuanti non sono state neanche prese in considerazione e per due volte i boia di Stato del Tennessee, hanno provato ad iniettarle fiale su fiale di pentobarbitale, ma, per ragioni ancora da approfondire Christa è sopravvissuta. Non era mai accaduto e questo ha mandato in fumo i progetti giustizialisti di chi voleva, dopo 200 (si duecento) anni mandare a morte una diciottenne ai tempi del crimine commesso (ora ne ha cinquanta), dimostrare la severità implacabile dello Stato.
Dopo giorni di coma, Christa si è ripresa ed è tornata in carcere: avrà l’ergastolo, o un boia con altri strumenti (sedia elettrica, plotone d’esecuzione) porranno fine alla sua vita/non vita. Porta ancora addosso i segni della tortura subita, è confusa, arrabbiata, non sa cosa aspettarsi ma è già dietro le sbarre, il Paese può sentirsi al sicuro. Sono questi i valori occidentali di cui ci riempiono la testa? Quello di Israele che ha istituito la pena di morte su base etnica: “uccideremo solo gli arabi che consideriamo terroristi contro Israele”, quello saudita, che si sente ponte con l’occidente e in cui si muore per adulterio? E nel resto del pianeta? Per la potente Cina, come per il Giappone, il Pakistan e altri 50 Paesi. Fra il 2024 e il 2025 c’è stata una recrudescenza nel numero di esecuzioni, in particolare in Cina, Iran, Corea del Nord e Usa del 78% riportano i bollettini di Amnesty international e questo senza contare le esecuzioni, come già scritto, compiute da un Paese all’altro violando ogni norma del diritto internazionale. Nel 1972 dopo la strage alle Olimpiadi di Monaco, il governo israeliano diede vita all’operazione “Ira di Dio”, ordinata dal Primo Ministro xaGolda Meir. La prima vittima di questa operazione da serial killer fu Wael Zuaiter, intellettuale palestinese che viveva a Roma, ucciso il 16 ottobre 1972. Gli assassini sono rimasti impuniti. Zuaiter, dirigente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina era allora preso da un micidiale progetto, la traduzione de “Le mille e una notte”. Da quel giorno alla fine del 2018, secondo lo scrittore e analista militare israeliano Ronen Bergman, oltre 800 persone sono state uccise su decisione dei diversi governi di Tel Aviv che si sono succeduti. E questa è la sola democrazia del Medio Oriente. La morte di Stato, per quanto ci riguarda, non può avere giustificazione alcuna e più la pena è applicata verso persone già detenute, più dimostra il livello di abominio raggiunto da chi la applica. In Iran ad attendere l’impiccagione ci sono almeno tre giovani oppositori al regime, di Nidal e di Christa conosciamo meglio nomi e storie, ma nulla cambia. Jamaal Howard è stato ucciso con l’iniezione letale in Texas dopo 19 minuti di agonia. Non basta? Qualsiasi sia la ragione della condanna, nessuna ragione può giustificare i boia di Stato e chi arma le loro mani.
Stefano Galieni
