La storiella dell’invasore e dell’invaso, più che un’ analisi politica è una semplificazione sempliciotta, che non tiene conto del fatto che il popolo perseguitato è quello russofono del Donbass che ha subito violenze uccisioni (14 mila) e limitazioni di diritti e cittadinanza, a cui è stata vietata, per legge, rappresentanza politica e lingua madre. Pensate cosa sarebbe potuto accadere in Trentino o in Alto Adige se il governo italiano si fosse comportato come quello Ucraino con quelle popolazioni.
Invece noi abbiamo concesso bilinguismo ed autonomia (per altro avendo conosciuto un Movimento irredentista fino agli anni 70), ciò che sarebbe dovuto accadere in Donbass secondo gli accordi di Minsk.
Per quelle popolazioni quello che viene considerato “invasione” viene considerato “liberazione”. Altro che paragonare i partigiani italiani all’esercito ucraino (qui non è sempliciottismo, è una bestemmia): i partigiani italiani non difendevano i confini, ma lottavano, quasi a mani nude contro il regime fascista.
Se non parti dall’analisi giusta, pensi che affrontare e risolvere la questione Donbass sia una resa, invece potrebbe essere proprio la agognata pace giusta e duratura.
Inoltre se tu pensi di assegnare all’Ucraina il ruolo di gendarme del cosiddetto Occidente, sul confine con il nemico russo, tu non stai aiutando il popolo ucraino, ma lo condanni ad un conflitto permanente ed imperituro. Mentre l’interesse di quel popolo è cooperazione e buon vicinato.
Infine quello che dà fastidio di Zoro è proprio questo atteggiamento di paternalismo nei confronti della giovane Libero ed è questo che fa gridare al tradimento non della sinistra, ma di se stesso e del suo personaggio pubblico.
Piero Soldini
