La Storia è maestra di vita o una serie di corsi e ricorsi? Banalizzo due affermazioni che sono pilastri del nostro bagaglio perché ciò che accade mi sembra riavvolgere un nastro, riportarci agli inizi del’900 quando le risposte al che fare non c’erano e si dovette passare per due guerre mondiali prima di trovarle nella lotta al nazifascismo e in quel tentativo di progresso durato un trentennio e che da tempo, da dopo l’89, viene cancellato.
Eravamo arrivati a capire che la Storia è fatta dai conflitti di classe e non solo da quelli tra Potenze. Che questi conflitti non sono sociologici, gli operai di qui i padroni di là, ma prevedono una acquisizione di coscienza, la classe per sé, e una idea di futuro, liberarsi tutti o la comune rovina. Dunque non basta vedere per chi vota questa o quella classe sociale per sapere cosa è giusto o sbagliato. Fascismo e partiti borghesi sono stati pieni di voti popolari. E non basta un programma economico, che pure aiuta, ma serve una “ideologia” e una “prassi” per la lotta di classe. Cioè il socialismo e il comunismo. Siccome il socialismo è stato dismesso in Europa dal 1989 siamo tornati a monte. Invece che fare i conti col Reale si è abbandonato il socialismo per abbracciare il liberalismo. Niente rifondazione, tanta rimozione, un disastro.
Per cui come si costruisce un movimento operaio nella nuova dimensione del capitalismo finanziario globalizzato è problema del tutto rimosso. In Europa si è puntato sul liberismo della sedicente concorrenza. Cosa che serve a privatizzare quel surplus di ricchezza sociale accumulato grazie al modello sociale europeo (10 punti in più della media mondiale). E ad andare a sbattere contro il monopolismo dei grandi gruppi finanziari, militari e big tech. Che stanno altrove. Pensando ora di recuperare col warfare al posto del welfare.
Eravamo anche arrivati a capire che il fascismo aveva a che fare col capitalismo. Col tema di chi comanda tra i due e forse il cambiamento in atto è che ai vecchi tempi lo Stato fascista appoggiava anche economicamente il Capitalismo mentre ora gli si chiede di gestire l’ordine mentre va il turbo.
Sappiamo anche che nasce dalle guerre e ne produce altre. Non sempre. Perché ad esempio il franchismo si tenne fuori dalla seconda guerra mondiale. Ma restò una dittatura terribile. Sicuramente il nazismo, che cova più angosce del fascismo. Non servirono né Monaco né il patto Molotov Ribbentrop a fermarlo. Servì un’alleanza tra liberali e comunisti che “sospese” l’anticomunismo, permise la vittoria e l’avvio di un modello sociale e del diritto internazionale. Due cose entrambe in crisi da quando il socialismo reale è entrato in crisi e gli altri hanno pensato semplicemente di approfittarne per tornare al vecchio pensiero unico liberale. Che se era stato incapace di gestire l’inizio ‘900 è un fallimento totale in questo inizio 2000.
Tant’è che si torna al che fare con i fascisti e se i fascisti servono al capitalismo, e temo che la risposta sia scritta nel ritorno al passato. C’è anche chi si chiede se i fascisti possano servire contro la guerra, e anche qui mi viene da dire che no, già lo sappiamo, e che comunque il socialismo è contro il fascismo. Certo, la guerra, con il liberismo, è tornata ordinaria così come la lotta di classe rovesciata.
In Europa il modello sociale aveva dato un’identità addirittura trasversale al muro di Berlino. Quasi 40 anni di Maastricht e siamo ad un coacervo di nazionalismi che qualcuno ha pensato di tenere insieme non col modello sociale ma col mercato ed ora con un iper nazionalismo, l’europeismo reale. Guardi Von Der Leyen e capisci la Sassonia Anhalt. Capisci non significa che va bene. Perché l’Afd non è il recupero della identità sociale e nazionale e il pacifismo. È l’azzeramento della identità progressiva figlia della lotta al nazifascismo e la riproposizione di quella etno tedesca. Che deve essere forte e armata.
E allora come si esce da, questo si, analfabetismo da rimozione storica? Non certo assecondando la rimozione dell’antifascismo. È quello che vogliono i liberisti che pensano, magari a torto anche per loro come già fu, di cambiare spalla al fucile. Ma neanche continuando a rimuovere l’identità che ti ha fatto fare Storia, quella socialista. Contro il liberismo e contro la guerra, da socialisti e comunisti. E quindi contro i fascisti.
Roberto Musacchio
