La lettera per convocarsi come UE sulla questione migranti dopo Ceuta promossa dai governi italiano e danese, teoricamente su posizioni politiche opposte, uno, quello italiano, di destra destra, l’altro, il danese a guida social democratica, con appoggi interni verdi ed esterni di sinistra radicale, è stata firmata da ben 22 governi. Tra cui la Germania nel cui governo sta la Spd sia pure ormai boccheggiante. Il fatto è molto rilevante. Per il connubio italo danese che conferma la natura intergovernativa della UE; perché conferma l’egemonia delle destre nelle agende; perché conferma il trasformismo e l’opportunismo della Commissione della Presidente Von Der Leyen; perché è un atto contro il governo socialista spagnolo; perché mostra che i partiti europei non sono un soggetto politico. In realtà la UE è priva di veri corpi intermedi, partiti, sindacati, opinione pubblica. Figlia dell’intergovernativismo e del funzionalismo, va verso le destre, che possono fare filotto in Italia, Germania, Francia e Spagna. E sta insieme sul riarmo e una sorta di pseudo neo nazionalismo europeista.
Uno si sarebbe aspettato dai socialisti europei, ma anche dal PD italiano, una più forte difesa di Sanchez. Che non è un mito, ma è la cosa migliore che c’è e rischia di finire come Tsipras.
La debolezza della difesa sta per me nel problema gigantesco che si ha di fronte e cioè la consegna di fatto dell’Europa Reale alle destre e lo spiazzamento di chi aveva sostituito il socialismo col funzionalismo. Non proprio una cosetta, ma un passaggio storico previsto, purtroppo, da Enrico Berlinguer.
Sono partito dal salto più alto che bisogna fare perché credo che occorra esserne consapevoli per affrontare i vari step, appunto, da saltare.
Schlein e Conte, in un incontro unitario a Napoli e poi in una intervista al Foglio della segretaria del Pd e in una esternazione a tutto campo del leader Cinquestelle, hanno messo le mani nel piatto. Le armi e la guerra. Voglio dire che almeno dopo giorni in cui le destre hanno imperversato sulla sicurezza questo tema ha occupato la scena ed è veramente cruciale. Intendiamoci, in Spagna governano le sinistre con posizioni diverse sulle armi all’Ucraina. In Francia, anche, le posizioni sono articolate. Ma in Italia c’è una centralità sociale e politica (quella elettorale si vedrà) molto più forte. Grandi movimenti. Metà dei parlamentari progressisti contro l’invio di armi. Il Papa e i cattolici. Il sindacato più grande contro il riarmo.
Nel “dibattito“ aperto che per la prima volta, e a differenza dei tempi del prodismo con tutti per Maastricht meno Rifondazione, la novità è che è molto combattuto e l’esito aperto. Per altro si intreccia con una esigenza che non può non essere evidente e cioè di impedire il bis di Meloni (con Vannacci), il Quirinale e la Costituzione in mano alle destre. La gestione della sicurezza delle destre mi pare che parli da sola a dire perché bisognerebbe evitare. E il quadro di una internazionale nera, europea e mondiale, sta lì addosso a noi.
Dopo le varie uscite politiche si possono dire alcune cose. L’ipotesi bis del 2022, rottura con i Cinquestelle sperando che muoiano e governo alle destre, c’è ancora, eccome. Magari con qualche speranzella trasversale draghiana. C’è però da dire che Travaglio ha chiuso nettamente al grillismo di ritorno, sostenendo Conte. E che addirittura Renzi punta a vincere le primarie tenendo fermo che bisogna battere le destre. Segnalo solo il posizionamento politico e mi evito i giudizi su Renzi. I neo centristi puntano apertamente a rompere la coalizione Pd, Cinquestelle, Avs. Più strana mi risulta l’idea di puntare alla rottura “da sinistra” puntando su un marchingegno per cui si evita che la destra faccia il 42% moltiplicando le liste. Mi pare una roulette russa e direi che a destra i simili alla fine si ritrovano. Su come fare una coalizione seria, contro le destre ma contro il riarmo e per la pace, la strada è veramente molto ardua. Conte sembra puntare a far decidere, sul serio stavolta, le primarie. Naturalmente si può obiettare sia sui principi che sulla fattibilità. Altri parlano di un percorso programmatico però da presupposti veramente pacifisti, veramente aperto e con elementi di garanzia. Schlein sembra stare sul prima il programma e poi le primarie ma i problemi programmatici nel Pd sono molti. La discussione è aperta. Si farà quel che si può e, come sempre, accadrà quel che deve. Magari salta tutto. O magari, una volta tanto, vincono i buoni.
Roberto Musacchio
