Se c’è una cosa di cui sembrano essere tutti d’accordo in questo teatrino della guerra “interbianca”1 dell’Ucraina è che essa potrebbe sfociare nella terza guerra mondiale mettendo a rischio la stessa esistenza della specie umana sul pianeta.
Trump lo ha appena rinfacciato al presidente ucraino nello studio ovale: “Stai giocando con la terza guerra mondiale”. Putin l’aveva evocata nel marzo 2024: “Siamo ad un passo dalla terza guerra mondiale”, e ribadito a novembre. Il nostro Tajani non passa giorno che non lo ricorda. A marzo ammonì “Entrare [a Kiev] e fare guerra alla Russia significa rischiare la Terza guerra mondiale”, a giugno lo ha ribadito. Ursula la dà per probabile e da tempo invita a “prepararsi”. Macron, Starmer, Meltz e quasi tutti gli altri Capi di Stato europei (anzi, capi di stato con la minuscola) ne sono convinti.
Tralasciamo qui il fatto che come ha già ammonito Papa Francesco anni fa, e come ritengono molti esperti di relazioni internazionali, la terza guerra mondiale è in realtà già cominciata.
Se siamo davvero di fronte al rischio di una guerra globale, possibilmente nucleare, questo riguarda tutta l’umanità e non solo quella piccola minoranza che da qualche secolo pretende di rappresentare la “comunità internazionale” solo perché è più ricca di tutti (e tralasciamo qui anche la fonte di questa ricchezza).
Eppure, sembra proprio che di questo fatto – che, cioè, oltre agli europei e ai nordamericani esistono tanti altri esseri umani coinvolti dal rischio – non interessi nulla a nessuno. Ricordiamo a questo proposito che la sola popolazione dell’India (1,4 miliardi) è più numerosa di quella di tutti i paesi dell’Europa e del Nordamerica messi insieme (1,1 miliardi). E così anche per i cinesi (1,4Mld), per gli africani (1,5Mld). Lo stesso mondo islamico (1,9Mld) è quasi il doppio dei cittadini del “primo mondo” bianco.
Ma se il rischio riguarda tutti gli 8 miliardi di esseri umani (per la maggior parte “colorati”) la ricerca della soluzione dovrebbe coinvolgere tutti. Anche perché il modo e il merito di come si concluderà la guerra influenzerà le relazioni internazionali in tutto il mondo e per tutti i popoli per molto tempo. Ma di questo nessuno sembra accorgersi.
Non parlo degli Stati Uniti che hanno ben presente di essere una minoranza tanto che hanno distribuito sul globo oltre 700 basi militari per garantirsi la supremazia sul resto dell’umanità dalla quale estraggono ricchezza da oltre un secolo. Le classi dirigenti degli Stati Uniti, con buona pace del presidente Wilson, non hanno mai creduto al diritto degli altri popoli, nutriti dalla credenza del proprio eccezionalismo e dal mito del “destino manifesto” che assegnerebbe a loro (e alla loro moneta) la missione quasi messianica di dominare il pianeta. Come una parte dell’ebraismo con la Palestina. E forse non per caso Usa e Israele stanno collaborando per smantellare pezzo per pezzo ogni residuo del diritto internazionale, per sostituirlo con il diritto della (propria) forza.
Parlo delle classi dirigenti europee che da paladine dell’ordine internazionale basato sul diritto, si sono trasformate in quattro e quattr’otto in cultrici della forza militare, unico strumento preso in considerazione per la sicurezza.
Passando con disinvoltura da Venere a Marte, come è stato detto, hanno gettato alle ortiche il processo di Helsinki di cui quest’anno si celebreranno, con un funerale, i cinquant’anni dalla nascita.
Cestinato il concetto di “Common Security” elaborato in Europa dal rapporto di Olaf Palme. Ignorate le Nazioni Unite, che invece dovrebbero essere proposte per prime come luogo dei negoziati di pace da un’Europa che si ricordasse ancora di sé stessa.
Sono state snobbate tutte le proposte prodotte in luoghi diversi dall’ombelico euroatlantico: il “Piano di pace in 12 punti” del governo cinese, l’”Iniziativa Africana per la Pace in Ucraina”, il “Club della Pace” brasiliano, la “Formula di Pace dell’Indonesia”. Siamo così convinti che tutto dipenda da noi che nemmeno li abbiamo letti questi documenti.
Ignorata è stata soprattutto la grande maggioranza dell’umanità, la cui esistenza sembra trasparente allo sguardo di classi dirigenti che non si sono ancora tolte gli occhiali coloniali e che si permettono ancora di raccontarsi come centro del mondo.
E mi riferisco a quello che è rimasto delle sinistre continentali che continuano a richiamarsi all’europeismo dopo aver usato il manifesto di Ventotene per giustificare lo smantellamento dello stato sociale e per le quali serve “Più Europa”.
Certo! Ma per far che?
Perché solo più Europa e non, ad esempio, “Più mondo”? Perché non chiedere invece il coinvolgimento dei paesi che al conflitto non hanno preso parte, come il Brasile, la Cina e l’Africa, dato che di solito chi fa la mediazione non è una delle parti in conflitto, ma una che non vi ha partecipato.
Secondo le solerti funzionarie di Bruxelles e gli statisti mancati dell’Eliseo, angosciati dall’essere stati scacciati dalle colonie d’Africa Occidentale, c’è bisogno di ”Più armi”. E perché non più Onu e delle altre istituzioni di sicurezza internazionali come la CSCE – Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Non parliamo della Nato che è un esercito privato dell’occidente e non un’istituzione internazionale.
Questo mi sarei aspettato da un’Europa fedele, almeno a quanto ha scritto in passato, se non a sé stessa: “Pieno coinvolgimento delle Nazioni Unite e della CSCE, partecipazione a pieno titolo di Cina, Brasile, Indonesia e Africa nei negoziati”. Perché garanzia europea o atlantica e non garanzia di sicurezza internazionale? I Trump e i Putin possono fare e disfare solo se il resto del mondo è diviso.
E poi certo, l’Ucraina deve partecipare a pieno titolo, ma forse anche i cittadini e le cittadine ucraine, tutti, anche quelli che sono scappati per non “uccidere o morire” dovrebbero essere ammessi ai negoziati. Quanti e a che prezzo vogliono che la guerra continui? Qualcuno glielo ha chiesto?
E poi, tutti a proclamare la difesa dell’Occidente-con-la-O-maiuscola! Come se questa fosse l’ultima trincea della civiltà. Quella civiltà che sta sulla riva del mare a guardare la gente che affoga mentre sorseggia una granita. Tutti a difendere l’Occidente, ma non si sa da chi, dato che la guerra “interbianca” dell’Ucraina si sta combattendo tutta all’interno dell’Occidente, del quale la Russia, per storia coloniale e vocazione imperiale, oltre che per cultura, musica e letteratura è parte integrante.
La guerra, infatti, si sta combattendo proprio perché la Russia non accettava di essere espulsa dalla compagine coloniale della quale ha sempre fatto parte, per essere relegata nel “Terzo mondo”, e costretta ad allearsi con gi storici rivali cinesi. Bisogna ricordarsi che la prima ipotesi di Putin, appena eletto, fu proprio di entrare nella Nato.
Non essendo riuscita, per la miopia e la saccenteria delle classi dirigenti europee, a rientrare nel Nord del mondo come partner dell’Europa, ora vi rientrerà come partner degli Stati Uniti. Anzi come socio degli Stati Uniti, dato che sembra che ricostruiranno il metanodotto North Stream in joint venture con aziende statunitensi. Così i cittadini e le cittadine europee, dovunque si rivolgano, per avere energia la dovranno pagare a Trump o ai suoi discendenti.
Per questa guerra di accaparramento delle ricchezze ucraine, intanto, hanno pagato e pagheranno i ragazzi ucraini e russi mandati al fronte con una montagna di cazzate nazionaliste nella testa.
Agli uomini e alle donne ucraine, oltre ai lutti che tutti e tutte hanno avuto, toccherà un debito enorme che dovranno ripagare, ormai è chiaro, con l’alienazione di tutte le loro risorse minerarie la cui spartizione sarà regolata al braccio di ferro tra “Trump – prendo tutto io” e la “coalizione ne voglio un po’ anchio”.
Se l’Europa vuole battere un colpo e risollevarsi dal discredito che ormai l’accompagna nella maggior parte delle terre del pianeta, convochi un vertice dei quattro continenti Asia-Africa-Sudamerica-Europa, e non un direttorio del club dei bianchi, per discutere una proposta per la pace da portare alle Nazioni Unite e proporre ai contendenti.
Serve un’Europa che finalmente esca dal complesso di superiorità occidentale e rientri nel mondo, quello in cui vivono gli altri 7 miliardi di persone. Costerà qualche sacrificio ma non avrà più nulla da temere né da Trump, né da Putin. Oppure si condanni all’irrilevanza. Ma non chiedetemi poi di andare a combattere per lei.
Fabio Alberti
- La definizione di guerra “interbianca” non è mia, ma è presa a prestito da Franco Berardi “Bifo”, col quale litigavo nel ’77, ma al quale sono debitore di questa meravigliosa intuizione.[↩]

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