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Trieste romana e altomedievale

di Marino
Calcinari

Plinio nella “Naturalis Historia” chiamava Pucinum il vino prodotto a Tergeste e menzionava l’ imperatrice Livia Drusilla che ne faceva uso esclusivo e quotidiano, raggiungendo così in salute l’invidiabile età di 86 anni, i vigneti erano presenti sulla costa adriatica in vicinanza dell’ Istria e particolarmente sui colli delle pietraie carsiche, il Pucino era per certo di bassa gradazione alcolica, e la sua produzione poteva dirsi di nicchia ma sufficiente al fabbisogno per il ceto abbiente che governava Tergeste.

Le vigne e la produzione vitivinicola costituìrono a lungo una fonte di lavoro e di reddito per la popolazione locale, e ci fu un periodo in cui il sobborgo cittadino su cui si sviluppavano le vigne – Avesica- si dotò di una torre fortificata di osservazione, che la storia citò come Castello di Moncolano.

Ma la città dove il legionario Giusto patì il martirio ai tempi di Diocleziano era allora poca cosa rispetto ad Aquileia, era un borgo di pochi pescatori e un covo di pirati, quei Pirusti cui accenna Cesare nel De bello gallico (L.V, 3, 1).

«Cesare parte per l’Illirico perché aveva saputo che i Pirusti devastavano la zona della provincia a loro vicina. Giunto lì, comanda alle nazioni di arruolare soldati e fissa un luogo dove dovevano radunarsi. Avendo saputo ciò, i Pirusti mandano ambasciatori a Cesare a dirgli che nessuna di quelle azioni era stata fatta per decisione dello Stato e si dichiarano pronti a riparare ai torti in qualunque modo. Ascoltato il loro discorso, Cesare chiede ostaggi e stabilisce il giorno in cui gli debbano essere consegnati; dice anche che se non faranno quanto richiesto, muoverà guerra ai Pirusti. Gli ostaggi vengono portati il giorno stabilito e allora Cesare nomina degli arbitri tra le nazioni affinché calcolino i danni e stabiliscano l’entità delle riparazioni».

Appena nel 115 a.C. con la definitiva cacciata dei Carni ed altri elementi ostili grazie ad Emilio Scauro, infatti Tergeste potè crescere e progredire come città romana edificando palazzi, templi, il foro, un anfiteatro fatto erigere a spese di un ricco mercante, Quinto Petronio Modesto ed infine una cinta muraria ai tempi di Ottaviano..

Nel Campidoglio era stato eretto il tempio della Triade (a Giove, Giunone e Minerva) ed altri si innalzarono a Cerere, a Marte, a Ercole, poi vennero anche i culti orientali.

E infine giunse il Cristianesimo.

Da allora Tergeste ebbe questo nome (“tre volte edificata”) forse dopo altrettante, ma a noi ignote, devastazioni o rovine patite, ma è certo che prima di quella data e fino al 53 a.C. la città aveva una conformazione multietnica infatti essa subì, ma anche utilizzò e si avvalse della presenza di più popoli : carni, euganei, taurisci, illiri, istri, giapidi, catali, liburni.

Gli Istri furono assoggettati da Manlio Vulsone intorno al 178 a.C., i Carni anelanti al saccheggio furono fermati da Gallo Sulpicio nel 166, i Giapidi furono battuti dal Console Gaio SempronioTuditano nel 129 a.C. Questi riusciva in tale frangente a respingere una penetrazione di Carni e Taurisci nei pressi di Nauporto, coadiuvato da Decimo Giunio Bruto Callaico e celebrò il trionfo. Allo stesso fu dedicata ad Aquileia una statua celebrativa e un elogio. Possiamo quindi affermare che la storia di Trieste romana abbia avuto inizio nell’ anno 115 a.C.

Menzioniamo comunque una scorreria dei Giapidi nel 53 a.C. e nel 42 a.C. un altro tentativo di aggressione da parte di Giapidi e Carni, ma l’erezione di una solida cinta muraria realizzata nel 33 a.C. mise al sicuro la città e tergeste beneficiò della Pax Augusti. La sua topografia evidenziava due arterie principale, il Cardo Massimo in direzione nord-sud, e il Decumano Massimo in direzione est ovest, si iniziavano poi a tracciare altre strade: la Via Flavia in direzione di Pola, poi la strada per Emona e una terza piu’ importate arteria stradale per congiungere Tergeste ad Aquileia. Tergeste aveva anche una discreta attività produttiva, potendo contare su una fullonica, le attività di molti artieri, e poi fornai, vinattieri ed altri artigiani della cui presenza testimonia piu’ di una epigrafe sopravvissuta alle ingiurie del tempo. Citiamo, attraverso le vestigia che rimangono, i nomi di Lucio Papirio Papiriano, magistrato, Quinto Ranzio Quirinale (di cui nulla sappiamo) e Lucio Fabio Severo, senatore durante l’Impero di Antonino Pio e primo rappresentante al Senato romano di Tergeste cui venne dedicato un monumento equestre in bronzo dorato nel Foro Cittadino.

Dalla sommità del Colle Capitolino dove era stata costruita una grande basilica, questo edificio di uso civile venne trasformato in luogo di culto e ospitò – ma la notizia non è certa- una iniziativa teologica con risvolti politici ed organizzativi che la storia ha ricordato comr lo “scisma” dei Tre Capitoli, di tre teologi che furono protagonisti, in opposizione alla linea ufficiale della Chiesa dopo il Concilio di Calcedonia del 451-Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro, Iba di Edessa – di uno strappo alla coerenza dell’ ortodossia stabilita nel 325 a Nicea.

E qui però ai tempi di Diocleziano (284-305) -Tergeste era diventata sede del governatore della Venetia e del comandante della flotta dell’Alto Adriatico -, si diffusero gli ideali per un nuovo modello di società.

Tergeste diede fama al sangue versato dai molti martiri : il questore Pompeo, il diacono Lazzaro, il giovane Apollinare ai tempi di Antonino Pio, nel 256 le vergini Tecla ed Eufemia, nel 284 ai tempi di Numeriano fu ucciso Servolo, nel 289 sotto Diocleziano furono martirizzati Sergio, Bacco, Marcello ed Apuleio, legionari ; e sempre in quel tempo il cinico Zenone si convertì, la vergine Giustina subì il martirio presso Padova, ugualmente il legionario Sergio, infine Giusto che venne annegato nelle acque antistante il porto della città, con una pietra al collo, e che dal 303 è patrono protettore simbolo della civitas christiana tergestina –

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La città fu attaccata dagli Unni e fece fatica a riprendersi dopo il devastante saccheggio subito, quindi per molto tempo scivolò nell’ oblio, dimenticata da Roma, ignorata da Bisanzio che manteneva solo un posto di osservazione militare nelle isole Apsirtidi.

Ugualmente nel 568 fu aggredita dai Longobardi e i profughi allontanatisi di pochi chilometri edificarono Giustinopoli (in onore dell’Imperatore d’ Oriente Giustiniano II Rinotmete) nel 582 si data l’ apparizione e poi la discesa dei popoli slavi verso l‘ Adriatico. Al tempo Tergeste si era riconfigurata in un “ Numerus” bizantino, una città “militarizzata”, ma ciò non fu necessario a salvarla da più e più aggressioni e violenze.

Nell’ anno 600 sappiamo da Paolo Diacono che un nutrito contingente barbarico formato da Longobardi, Avari e Slavi razziarono e saccheggiarono Trieste e gran parte dell’Istria. (L.IV, cap.25 “Historia Langobardorum”)

I Longobardi, inoltre che allora erano ariani, spezzarono il Patriarcato di Aquileia in due sedi. Nel 606 I vescovi che fossero rimasti fedeli a Roma ed a Costantinopoli avrebbero eletto un patriarca a Grado, mentre quelli che avessero sostenuto il patriarcato “tricapitolino” avrebbero mantenuto la propria sede ad Aquileia.

Aquileia e Tergeste, infine solo nel 700 si riallinearono con Roma. .

C’è poi la vicenda del Placito del Risano (804) che fa luce sulle contraddizioni etnolinguistiche che animavano la periferia dell’Impero, allora Sacro Romano Impero.

Il documento riassumeva l’ esito di una assemblea, svoltasi in una località lungo il fiume Risano, vicino Giustinopoli (oggi Capodistria) ed era niente più che un verbale di arbitrato o accordo,un’assemblea giudiziaria.

I nobili locali e le municipalità lamentavano l’esosità dei vescovi e le violazioni di consuetudini acquisite durante la dominazione bizantina, come i diritti di erbatico e ghiandatico. Soprattutto protestavano per l’aumento dei contributi (per la maggior parte in natura) e dei lavori obbligatori richiesti dal duca, per la sua ingerenza nella gestione delle terre comuni, nelle quali aveva insediato lavoratori e famiglie slave, ancora pagane.

Separata da Roma, ignorata da Bisanzio, estranea alle vicissitudini patite nel restaurato impero di Carlo Magno nel IX sec. Tergeste era diventata una appendice dei domini di Berengario, marchese del Friuli che dall’ 888 – alla morte di Carlo il Grosso – al 924 si fregerà del titolo di Re d’Italia fino a quando non sarebbe stato deposto da Rodolfo di Borgogna e tutto il nordest della Penisola rinominata “marca di Verona ed Aquileia” fu attratta nella sfera d’ influenza di Ottone I duca di Sassonia dal 936 al 961, re dei Franchi Orientali dal 936, re degli Italici dal 951 e imperatore dei Romani dal 962 fino alla sua morte (972).

Nell’ anno 848 L’ imperatore Lotario aveva donato a Giovanni II vescovo di Trieste tutta la città con tutta la periferia ma le decisioni importanti per questa vasta area nordorientale venivano prese ad Aquileia o anche da Costantinopoli, se facciamo fede a quanto scriveva Fozio nell’anno 883 in qualità di Patriarca Orientale.

Nell’ anno 889 sappiamo, infine che gli Ungari lasciata la Pannonia si diedero a incursioni e saccheggi, devastando varie aree del Friuli e vi fecero ritorno nel 901 e poi ancora nel 924 spingendosi dal Friuli sino alla Lombardia e, con una sanguinosa e devastante scorreria saccheggiarono Mantova, Brescia e Bergamo.

Troviamo allora Trieste (o Tergeste parola che potrebbe venire tradotta “tre volte edificata) nominata nelle pagine del Dittamondo di Fazio degli Uberti:” Vidi Trieste con le sue pendice/ e tal nome udio che così era detto/ perchè tre volte ha tratto la radice.”. .La Storia continuava.

Marino Calcinari

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