La crescita ha contribuito a rendere la Germania la terza economia mondiale, ma che dal 2017 ha raggiunto solo il 2% annuo. Dopo aver tenuto conto dell’aumento dei prezzi, oggi l’economia tedesca non è più grande di quanto lo fosse cinque anni fa. Le previsioni del governo prevedono un tasso di crescita anemico dello 0,3% quest’anno1. ll modello economico europeo fondato su energia a basso costo con il gas russo, surplus commerciale tedesco, espansione del ciclo dell’auto tedesco nell’Europa centro-orientale, col supporto della filiera italiana di subfornitura, è andato in crisi. La stagnazione dell’economia tedesca2 costituisce il cuore delle dinamiche che caratterizzano l’economia dell’Unione Europea. D’altra parte l’economia europea ha vissuto con il freno a mano del cosiddetto Patto di ‘stabilità e crescita’, riformato nel 2024. In buona sostanza una gestione recessiva dell’economia dell’UE, confermata di fatto nonostante la revisione del 20243.
La guerra dei dazi aperta dall’amministrazione Trump, la cui mediazione nei confronti dell’Unione è ben lontana dall’essere definita, sta dando il colpo di grazia ai precari equilibri dell’economia dell’UE. Da subito sono partite le minacce se la promessa dei 600 miliardi di dollari di investimenti non verrà mantenuta, mentre per i farmaci si parla addirittura di dazi al 250%.
Del carattere sistemico delle crisi che sta attraversando l’economia globale -più profondamente in ogni dimensione tutti i processi di riproduzione della formazione sociale globale- abbiamo parlato più volte, in contesto in cui il nesso crisi-trasformazione è stato definito di volta in volta con i due neologismi permacrisi e policrisi. Le scorribande in questo contesto del presidente Trump sarebbero impensabili in un contesto diverso caratterizzato da configurazioni globali, dinamiche più stabili, abbiamo evidenziato la logica di fondo con cui affronta le turbolenze, libero dai vincoli di equilibri che non sono più tali; fatta la tara degli elementi ideologici con cui aggrega parte del blocco sociale, eterogeneo che lo ha eletto e lo sostiene. In questo mare in tempesta l’Unione ha perso la capacità di governare i propri assetti, decidere e tenere una rotta. Mentre si conferma un patto di stabilità con qualche revisione, nei trenta giorni di vigenza del vecchio parlamento il nuovo governo tedesco ha operato una revisione costituzionale per un piano di investimenti destinato a finanziare un gigantesco piano di riarmo ed il rinnovo dell’insieme delle infrastrutture, il cui mancato rinnovo è del tutto attribuibile alle politiche di bilancio, a suo tempo imposte a tutta Europa.
Più in generale per l’Unione la prospettiva di un’unione finanziaria, di una mobilitazione del risparmio a livello continentale è aperta nella direzione del riarmo, così come è ammesso sforare per la spesa militare i vincoli di bilancio4.
“Per chi avesse ancora qualche dubbio in merito alla più immediata finalità del riarmo, la Commissione europea discuterà un vero e proprio piano per “mobilitare” i 10mila miliardi di euro che si trovano sui conti correnti degli europei. Si tratta di misure che consentano la totale, libera circolazione di tali risorse in direzione di qualsiasi titolo azionario o obbligazionario presente in Europa. Nella logica di un unico mercato dei capitali.”5.
“La Commissione europea è disposta a rimuovere i vincoli del Patto di stabilità solo per il riarmo. Se gli Stati aumenteranno almeno dell’1,5% del loro Pil la spesa per il riarmo, potranno farlo senza che quella spesa rientri nei vincoli del Patto. In altre parole, non è possibile derogare alle ferree regole europee per la sanità, ormai in profonda crisi. Per la spesa sociale, legata al crescente impoverimento. Per l’istruzione, per la transizione ecologica, per la tutela del territorio. Ma per le armi sì. (…)
ReArm Europe contiene l’invito a creare un mercato unico dei capitali. E a favorire strategie di finanziarizzazione verso il settore delle armi , anche attraverso la Banca europea per gli investimenti (Bei), così da facilitare la piena declinazione del capitalismo in termini bellici. Il Piano è l’indicazione per i grandi fondi statunitensi, BlackRock Vanguard e State Street, per quelli europei, a partire da Amundi, e per le grandi banche di comprare i titoli dell’industria delle armi6.
Il paragone che von der Leyen propone tra armi e vaccini, ci riporta al fatto che “In altre parole, se sul fronte interno l’Unione europea si è mossa per promuovere appalti su scala continentale per migliorare la distribuzione e garantire la vaccinazione a tutta la popolazione del Vecchio Continente, a livello internazionale la netta sensazione è che la tutela dei profitti delle multinazionali del farmaco sia stata anteposta a quella della salute umana. È proprio su questo piano che l’accostamento delle armi ai vaccini fatto da von der Leyen ha forse senso: non si rimettono in discussione i giganteschi profitti nemmeno in situazioni di emergenza. Anzi, le crisi diventano un’occasione per rafforzare ulteriormente una sempre più spinta finanziarizzazione in ogni ambito produttivo. Ricordiamo come queste dichiarazioni seguano quelle recenti dei ministri della Difesa europei secondo i quali anche gli investimenti in armi devono potere essere considerati come “finanza sostenibile” in modo da non limitare in nessun modo l’afflusso di capitali al settore della difesa.”7.
In buona sostanza i dazi di Trump intervengono su un dispositivo economico che mentre mantiene i vincoli di bilancio sui paesi più indebitati, la Germania mobilita ingenti riforme finanziarie dell’ordine delle centinaia di miliardi di euro per i prossimi anni sul rinnovamento delle proprie infrastrutture e sulla produzione militare, libera per tutti le spese militari (1,5 %). Una configurazione instabile che per ora si muove lungo un vettore che ha le dimensioni della finanziarizzazione legata alle spese militari.
L’Unione a 27 ha una popolazione di circa 450 milioni di abitanti che sta invecchiando8. Il cambiamento naturale della popolazione (la differenza tra nati vivi e morti) è tuttavia negativa già dal 2012.
Ricordiamo tuttavia che il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Unione Europea è stato pari a 19.423,32 miliardi di dollari statunitensi nel 2024, secondo i dati ufficiali della Banca Mondiale. Il valore del PIL dell’Unione Europea rappresenta il 18,29 percento dell’economia mondiale9. In questa situazione è del tutto evidente come la volontà di bloccare la migrazione che si diffonde in tutti i paesi dell’Unione sia il portato di una politica regressiva e recessiva che ha accentuato le diseguaglianze sociali e aumentato la paura del futuro. Da questa parte dell’atlantico, non è possibile costruire un blocco sociale eterogeneo come quello che sostiene Trump nel quale si sono accomodate le Big Tech a cui la presidenza ha dato mano libera nello sviluppo delle tecnologie dell’Intelligenza Artificiale10. Non esistono le Big Tech al contrario esiste un gigantesco deficit nei confronti degli Usa nei servizi digitali, di cui non si fa parola nelle trattative sui dazi. Lo sviluppo dell’industria della guerra non può giocare un ruolo analogo in Europa, anzi sottrae risorse fondamentali alla transizione energetica ed ecologica in grado di costruire l’autonomia nel mercato mondiale delle tecnologie e delle risorse energetiche, come dire dal Green Deal allo War Deal.
Il connubio in Europa tra dispositivo recessivo e egemonia della tendenza alla guerra in tutti i suoi aspetti politici, economici e sociali si dovrà anche confrontare con la strategia trumpiana di costruire un nuovo sistema finanziario e monetario fondato sulle cripto valute, in particolare sulle stable coin, il cui valore potrà essere fissato avendo come collaterale i titoli del debito pubblico statunitense; un modo per trasformare in risorsa il debito, un gioco di prestigio che nel lungo periodo non potrà che generare nuove dinamiche di crisi, ma nel breve e medio periodo può modificare i rapporti di forza sul mercato finanziario e monetario globale, creando nuovi punti di riferimento diversi dalle banche centrali. Non a caso Trump ha interdetto la creazione di un dollaro digitale emesso dalla FED, mentre al contrario la BCE lavora alla creazione dell’euro digitale.
Nel dibattito attorno all’implosione politica, economica e sociale dell’Unione non sembra prender parola il conflitto sociale, non ha diritto di cittadinanza nel dibattito politico la radice di classe delle strategie recessive dei decenni passati, la divisione e la contrapposizione delle classi subordinate dei diversi paesi loro. La sfiducia nei confronti delle istituzioni europee, della commissione in particolare -richiesta da più parti- non può affermarsi se non è il portato di uno scontro sociale aperto, generalizzato e unificato attraverso i confini nei quali è stato a oggi frammentato e soffocato. Esso è tanto più necessario in quanto i rapporti sociali di produzione sono per l’ennesima volta stravolti dall’innovazione tecnologica, trainata dal sistema tecnologico dell’Intelligenza Artificiale. L’attuale organizzazione del lavoro nelle diverse filiere, la divisione internazionale del lavoro non sopravviveranno a questa rivoluzione.
La posta in gioco è la costruzione di un fronte necessariamente composito nel quale si riconoscano gran parte dei soggetti sociali, che risultano perdenti nella competizione globale, in posizione subordinata nella trasformazione radicale che le nostre società stanno attraversato. Nella drammatica deflagrazione della residua trama della globalizzazione, un modello di sviluppo assieme autocentrato nel continente europeo fondato su orizzonte e pratiche solidali della transizione energetica, ecologica e digitale può essere il programma di quello schieramento e fronte composito. Modello di sviluppo autocentrato ed assieme solidale con le altre formazioni sociali. Una nuova trama che si costruisca sulle rovine delle gerarchie della globalizzazione, contrastando la logica della competizione e della guerra. Può essere il compito di un’intera generazione o più, ma non ci sono alternative. Questa volta che non ci sono alternative lo diciamo noi, gli sfruttati i dannati della terra.
Roberto Rosso
- https://www.nytimes.com/interactive/2025/02/21/world/europe/germany-economy-election.html.[↩]
- https://www.destatis.de/EN/Press/2025/01/PE25_019_811.html#:~:text=WIESBADEN%20%2D%20According%20to%20first%20calculations,after%20adjustment%20for%20calendar%20effects Gross domestic product down 0.2% in 2024.[↩]
- https://temi.camera.it/leg19/temi/la-riforma-della-governance-economica-europea.html#:~:text=riforma%20della%20governance%20economica%20europea)%20%C3%A8%20entrata%20in%20vigore%20il,(UE)%202024/1265 https://www.forumcostituzionale.it/wordpress/?p=19107 On the hobbled reform of the Stability and Growth Pact – M. Bursi.[↩]
- https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/sv/statement_25_673.[↩]
- https://valori.it/riarmo-risparmio-privato-fondi/.[↩]
- https://valori.it/europa-guerra-russia-armi/.[↩]
- https://valori.it/von-der-leyen-armi-vaccini/.[↩]
- https://ec.europa.eu/eurostat/web/interactive-publications/demography-2024#population-structure.
Nel periodo dal 1° gennaio 2003 al 1° gennaio 2023, la quota di persone di età pari o superiore a 80 anni è cresciuta in tutti i paesi dell’UE, a livello UE del 2,3% dal 3,7% al 6,0%. L’incremento più elevato si è registrato in Grecia (+3,3 pp, dal 3,8% al 7,1%) e Lettonia (anch’esse +3,3 pp, dal 2,7% al 6,0%), mentre quello più basso in Svezia (+0,2 pp, dal 5,3% al 5,5%). Nel periodo dal 1° gennaio 2003 al 1° gennaio 2023, la quota di bambini e giovani adolescenti (di età inferiore a 15 anni) è diminuita a livello UE di 1,5 pp, dal 16,4% al 14,9%. Una diminuzione è stata osservata in tutti i paesi dell’UE, ad eccezione di Repubblica Ceca (+0,6 pp), Estonia e Slovenia (entrambi +0,01 pp), con le diminuzioni più elevate a Malta (−6,0 pp) e Cipro (−4,9 pp). Al 1° gennaio 2023, la percentuale di bambini e giovani adolescenti era più alta in Irlanda (19,3%) e più bassa in Italia (12,4%). Nello stesso periodo, la percentuale di giovani (di età compresa tra 0 e 19 anni) è diminuita in tutti i paesi dell’UE. A livello UE, la diminuzione è stata di 2,5 pp, dal 22,6% al 20,1%.[↩] - https://it.tradingeconomics.com/european-union/gdp.[↩]
- vedi Winning the Race AMERICA’S AI ACTION PLAN[↩]
