Come si può parlare di pace se il cosiddetto “trattato di pace” proposto da Trump costituisce un esempio quasi perfetto della “pace del forte”, cioè di un sistema di regole e di relazioni ineguali imposto con la forza da parte del belligerante più potente? Che si tratti di una “pace del più forte” l’ha spiegato chiaramente lo stesso Trump nel suo discorso alla Knesset di Israele. Egli ha affermato che sovente la sola soluzione alla guerra passa attraverso l’uso della forza per obbligare i belligeranti ad accettare la fine della guerra. Ed è cosi che Trump ha usato la forza per far accettare da Hamas, il loro disarmo con la minaccia, in caso di rifiuto, della loro distruzione totale da parte dell’esercito israeliano con l’appoggio degli Stati Uniti; e da Netanyahu, l’irrealizzabilità, per il momento, dell’annientamento o dell’annessione di Gaza e della Cisgiordania, con la minaccia di cessare gli aiuti degli Stati Uniti.
Cosi, il trattato proposto prevede la creazione di una autorità palestinese per Gaza senza la presenza di Hamas (ma la sua messa al bando) composta solo da esperti tecnocrati sotto il controllo e il governo di una Commissione politica internazionale composta da rappresentanti dell’Arabia Saudita, del Qatar, della Turchia sotto l’autorità del presidente degli Stati Uniti, esplicitamente lo stesso Trump, e diretta dell’ex-premier britannico di cattiva memoria, Tony Blair. Alla Commissione spetta il governo della transizione per tutto il periodo della ricostruzione economica di Gaza (una quindicina di anni) gestita da un grande consorzio finanziario ed industriale idi imprese private guidato da un’impresa del genero di Trump e formato da imprese americane e medio orientali (arabe e israeliane). Le imprese dei paesi dei governi alleati e cortigiani di Trump riceveranno quale briciola.
Parlare di pace alla luce di quanto precede è pura spudoratezza, un atto inammissibile. Anzitutto è confermato che secondo il potente oggi più potente al mondo, vale non solo il principio assurdo “se vuoi la pace prepara la guerra” ma anche quello tautologico, ancor più assurdo “se vuoi la pace dalla guerra imponi la tua pace con la forza, senza negoziare”. Altrimenti detto, come proposto da Trump: a) la tua pace deve implicare la messa fuori gioco, l’eliminazione, del tuo nemico più importante sul piano politico-ideologico-popolare, e b) il trattato di “pace” deve difendere e promuovere i benefici e gli interessi del più potente. In questo caso degli Stati Uniti e soprattutto dell’autore della proposta, Donald Trump. Il quale, peraltro, non ha nemmeno consultato formalmente il Congresso USA facendo capire che in quanto presidente USA, e quindi capo potente dello Stato potente egli crede di poter fare da solo quello che gli pare nel mondo!
Così, i diritti e gli interessi dei palestinesi sono presi in pochissimo conto. Addirittura anche quelli degli israeliani, per quanto importanti, devono sottostare agli interessi e “diritti” del presidente degli USA (caso della gestione della ricostruzione di Gaza e presenza di Israele nella Commissione di controllo e di governo della transizione).
Non parliamo poi della presa in conto (nessuna) delle regole internazionali e delle posizioni/ Interventi da parte delle massime istituzioni politiche e giuridiche della comunità internazionale (ONU, Corte internazionale di giustizia, e Corte penale internazionale, Organizzazione mondiale della salute, UNICEF…).
Infine, a mio avviso fatto ancor più grave sul piano dei valori di civiltà e di rispetto degli esseri umani, il trattato proposto da Donald Trump è un puro atto di pirateria, banditesco. .Non ci sono altre parole appropriate per definire, da un lato, il disprezzo con cui Trump ha considerato di nessun valore i milioni e milioni di cittadini che nel mondo hanno manifestato, con grande spirito di giustizia in favore della dignità e dei diritti della Palestina, facendo della Palestina il simbolo chiave attuale della dignità dell’umanità e, dall’altro, la cinica, falsa ignoranza e assenza di condanna del genocidio perpetrato da Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, la parola fine essendo per il mondo il principale obiettivo della pace. Per Trump, la sola colpa di Israele è di costare troppo agli Stati Uniti e di non obbedire immediatamente alle sue proposte.
Che scempio totale della vita in nome della pace grazie alla guerra!!
In quanto cittadino europeo, mi domando come fanno i dirigenti degli Stati europei, salvo il premier spagnolo, a camminare a testa alta nel mentre calpestano i valori di libertà, uguaglianza e fraternità.
Riccardo Petrella
