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L’euronazionalismo armato

di Roberto
Musacchio

Trump sospende gli aiuti militari all’Ucraina. Von der Leyen propone un mega piano di 800 miliardi per il riarmo, folle e immorale. Entrambi hanno una loro logica, di potere, e la perseguono. Serietà politica vorrebbe che invece di gridare “forza Europa”, per una Europa della forza, si intervenisse per un progetto alternativo a quello dei dominanti europei che vogliono sostituire le armi USA con altre magari comprate sempre in USA, contestando Trump ma obbedendo al suo diktat, spendete di più per difendersi e meno per vivere meglio che in USA. Bisognerebbe lavorare ad un piano di pace e sicurezza condiviso, basato sul disarmo e non sul riarmo, come fu Helsinki e come propongono i firmatari di un appello promosso dalle Fondazioni Basso e Di Vittorio, Crs e Salvare la Costituzione e sottoscritto da tanti, anche da noi di Transform Italia. E come, ho letto da Ferrajoli, propone la Costituente per la Terra. Questa è la cosa urgentissima e dirimente da decidere e su cui bisogna mobilitarsi. L’Europa reale esiste e fa politica. Siamo noi che, con l’eccezione del social forum europeo di un tempo, non siamo adeguati. Bisogna adeguarsi, seriamente. Altrimenti c’è l’euronazionalismo populista e bellicista.

Poi ci sono le altre questioni. Se si fa un esercito (europeo) senza Costituzione, chi decide la guerra? Von Der Leyen e Kallas? E che fine fa l’art. 11 della Costituzione italiana? Difendere questo articolo è nazionalismo o pacifismo ed europeismo democratico?

Dovrebbero essere riflessioni assolutamente scontate per qualsiasi contesto democratico. Invece, purtroppo, non è così. Ormai la sensibilità democratica e costituzionale è stata travolta dai continui strappi imposti da borghesie che volevano riprendere tutto il potere e guadagnarsi un posto al sole. Poi ci sono i “piccoli principi” (assai lontani dal moderno principe gramsciano collettivo e organico ai popoli e non alle élite), quelli che si pensano particolarmente intelligenti, anzi più precisamente credono che gli altri siano inadeguati  perché non capiscono la missione storica. Quella per cui da 30 anni per “fare l’Europa”, anzi la UE, si procede per delega di funzioni. Poi, dicono, arriverà la democrazia. Anzi, la politica, come amano dire sentendosi un po’ Cavour. Cioè liberali che non sanno andare oltre lo Statuto albertino. E non gli cale che per come è fatta la UE il Parlamento Europeo ha meno caratteristiche proprie di un parlamento della Duma. Dunque prima si fa un trattato ordoliberale iper-ideologico, Maastricht, perché poi si farà una Costituzione. Che non arriva mai perché l’unica idea che hanno le élite è costituzionalizzare Maastricht. Poi fanno l’austerity con le cui regole si strangola un governo popolare in Grecia, si tagliano le pensioni ovunque (e in Francia non si può fare un governo che cancelli il taglio) si controlla il 100% dei bilanci senza rispetto del motto liberale no taxation without representation. Poi, dicono, arriverà la politica, economica e quella sociale. Quando mai. Di armonizzazione sociale, seria, non c’è traccia, anzi, e in pandemia sono sdraiati sulle multinazionali e si oppongono anche al blocco dei brevetti. Ora arriva l’aumento e la condivisione di spese e politiche militari, con relativi nuovi tagli alla spesa sociale. Per fare che? Visto come si sono comportati dalla Jugoslavia, alla Palestina, alla guerra in corso, disastri. Naturalmente anche stavolta poi arriverà la politica estera. Peccato che la guerra non è neanche cosa da politica estera ma da Costituzione. Ma per gli ottimati europeisti reali poco importa tanto loro saprebbero che fare. Anzi più precisamente perché non dovrebbero fare niente perché il potere è nelle mani dei dominanti che usano la UE per gestirlo. Molti fanno riferimento alla figura di Spinelli, grande e nobile. Ricordo nella mia gioventù di aver fatto un dibattito con lui in una sezione del PCI credo nel 1979 quando stavo al Pdup. L’idea che mi si consolida sempre più è che si è potuto essere grandi e dare il meglio di sé anche perché c’era un grande partito come quello comunista. Prima di Togliatti e poi di Berlinguer. Le differenze di posizioni ad esempio sugli euromissili, ma anche sull’adesione allo Sme, erano profonde e, per fortuna, c’era Berlinguer. Che aveva, naturalmente per me, ragione. Come aveva ragione Gorbaciov piuttosto che Spinelli rispetto al rapporto con la Russia. Avessimo dato retta, e aiutato, Gorbaciov non ci troveremmo con il vicino, la Russia, nemico, e il lontano, gli USA, diventato non amico. Ma l’atlantismo serviva all’anticomunismo e poi alla ricerca di un posto al sole dopo il 1989. Ma non ditelo a chi crede che andare in piazza con una bandiera europea sia progressista e non, in particolare oggi e con quello che fa la UE, un altro nazionalismo. Armato. Poi c’è chi pensa che si può trasformare l’acqua in vino solo dicendolo. Ma a me questo aceto armato non piace. Non sarò nella piazza di Serra, di cui ricordo un Cuori a commento dello scioglimento del PCI. Non esattamente una cosa politicamente interessante. Spero ci sia una piazza di europeismo pacifista, anzi tante. Quelle sì utili a contrastare la logica di potenza di Putin e Trump non facendone l’imitazione.

Mi capita in questi giorni di rileggere i dibattiti alla Costituente. Quanta serietà. Si sente l’avere alle spalle una grande lotta popolare. Da decenni invece il dibattito sull’Europa registra l’incapacità di affrontare questa dimensione, che purtroppo riguarda anche grandi organizzazioni di massa. Tolta, come dicevo, l’esperienza del social forum europeo, difficile ritenere che ci sia un movimento operaio europeo e una politica dei partiti europei. Poi c’è la cialtroneria di chi non sa, o fa finta di non sapere, come stanno le cose. E il gioco sporco, e consapevole, dei dominanti. Che mai come adesso sono uniti contro i dominati. Altro che Europa disunita. È una UE senza popolo e senza democrazia. Non c’è niente di europeismo democratico ad andare in piazza “a prescindere”. Da chi fa la guerra e da chi taglierà le spese sociali per fare armi. Uno dei tanti nazionalismi, uno sciovinismo, che non guarda avanti ma indietro. Certo che serve salvare l’Europa, quanto conquistato da milioni di morti per abbattere il nazifascismo, dalle lotte sociali e per i diritti, di milioni di persone. Certo non si salva a braccetto dei dominanti liberisti e guerrafondai. E, francamente, andare con la bandiera della pace, non richiesta, ad una manifestazione per la UE (che fa la guerra) non è un gesto che la mia idea di politica mi consente di fare. Spero che si sia ancora in grado, su cose come questa, di avere la forza di proporsi con il proprio volto.

P.S.: Riporto di seguito il commento che ho fatto al post con cui Schlein esprime problemi rispetto al piano von der Leyen

Quindi anche per il Pd ci sono problemi col piano di Von Der Leyen. Mi fa piacere. Ma ci sono punti politici fondamentali che devono trovare chiarezza e non evidenti e inaccettabili contraddizioni. Il primo è proprio Van Der Leyen che il Pd sostiene, come i Verdi. O la Presidente le cose se le inventa, ed è grave. O, come è evidente da ciò che ha detto e fatto in questi anni, il riarmo e la guerra sono la sua linea strategica. E dunque è una Presidente inaccettabile. Nel merito, visto che Schlein di UE ci capisce ma anche io, la questione sulla spesa per la difesa comune non può essere affrontata così. La guerra, perché di questo si tratta, è materia Costituzionale e appartiene alla sovranità dei cittadini. Non può essere Kallas a cancellare l’articolo 11 della nostra Costituzione. Il metodo funzionalistico qui è inaccettabile come non mai. Dice: manca la Costituzione europea. Appunto. Manca perché l’unica idea che avete avuto, dico chi ha comandato nella UE, è stato costituzionalizzare Maastricht, cioè un trattato ordoliberista. Ma questo è. Comunque spendere 800 miliardi in armi è una vergogna. E infatti alla fine del comunicato si chiede altro. Col solito ma anche. Comunque si conferma l’assurdità di una manifestazione indetta da un giornalista, col supporto del solito giornale e poi delegata ai sindaci e chi si svolge nel pieno caos politico tra i partecipanti e con l’unica cosa concreta che è il piano Von Der Leyen. C’era un tempo che la politica su cose così si comportava con ben altro rigore. E Berlinguer spiegava a Spinelli perché sugli euromissili, e non solo, il PCI la pensava diversamente. Ed aveva ragione. Sono ancora più convinto a fare il 15 una manifestazione alternativa, pacifista e seria.

Roberto Musacchio

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1 Commento. Nuovo commento

  • Andare in piazza oggi, con questi venti di instabilità bellicista, con le bandiere della UE vuol dire andare a rafforzare questi stessi venti, perché significa accostare un nuovo nazionalismo, quello europeo, a quelli già esistenti che si stanno sfidando secondo le leggi della forza economica e militare stendendo così un velo scuro sulle condizioni di vita dei proletari e sottoproletari che ancora una volta si dovrebbero offrire come carne sacrificale sull’altare del nuovo capitalismo tecnocratico e oligarchico.

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