Gaza, immagini, numeri, notizie. Nelle prossime ore 14.000 bambini potrebbero morire1, di fame e malattie nelle prossime ore, 100 camion di aiuti – una inezia rispetto ai bisogni al valico di Kerem Shalom ci sono migliaia di camion carichi di cibo e aiuti umanitari che aspettano di entrare a Gaza- sono fermi oltre il confine. Quotidianamente le notizie e le immagini da Gaza ci precipitano nell’orrore, delle vittime e dei carnefici. Quotidianamente viviamo l’impotenza.
Gaza immagine della ferocia rimanda ad una striscia di tragedie, comunità devastate, esodi che attraversano confini privi di significato, percorrono mari e deserti, affollano campi profughi, megalopoli della disperazione. Flussi di notizie che offrono ai nostri occhi il panorama della precarietà della vita umana, possiamo alzare lo sguardo su orizzonti più ampi nel tempo e nello spazio, siamo proiettati nelle dinamiche della crisi climatica, sulla mappa dei conflitti globali, nell’instabilità dell’economia globale; retrospettivamente nel pieno della pandemia, dei lockdown, delle centinaia di migliaia di morti, nel collasso dell’economia, nei sussulti delle supply chain. La questione dei vaccini al centro del dibattito pubblico che ha visto il protagonismo degli oligopoli di Big Pharma, che come nel digitale concentrano le capacità tecnologiche e di conseguenza i profitti. L’origine stessa della pandemia, del virus Sars-Cov-2 si colloca nel cuore delle contraddizioni del modello di sviluppo dominante; due sono le alternative una è l’uscita da un laboratorio dove si lavorava sullo sviluppo di ceppi virali, sulle cui finalità è legittimo sospettare, l’altra molto più probabile è la zoonosi, il passaggio del virus da specie animali alla specie umana, come già era accaduto con il virus HIV dell’AIDS.
In ambedue i casi siamo nel campo della modifica radicale del rapporto col mondo della vita; la devastazione dei sistemi ecologici produce relazioni diverse tra le specie, si frammentano le nicchie ecologiche in cui fattori patogeni, in generale microrganismi, si riproducevano stabilmente, la rottura delle nicchie induce mutazioni e salti di specie, sino agli esseri umani. L’altro aspetto è lo sviluppo esponenziale delle biotecnologie, che porta alla manipolazione di meccanismi sempre più profondi della vita, peraltro con implicazioni sulla produzione di armi biologiche; la ricerca per produrre vettori patogeni o per difendersi preventivamente sono in buona sostanza indistinguibili.
La transizione tecnologica, centrata sulle biotecnologie e le tecnologie digitali, opera nel contesto della frammentazione degli ecosistemi regionali e globale, prodotto dei processi di antropizzazione, a tutti i livelli dal locale al regionale, della crisi ambientale indotta dal riscaldamento globale. La crisi ambientale, nelle sue specifiche manifestazioni differenziate per regioni del globo, mette in crisi i fondamenti dei rapporti sociali di produzione assieme agli ecosistemi. La transizione climatica è costituita dal doppio processo della crisi climatica e dalla trasformazione della struttura economica per realizzare la transizione energetica, ossia la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.
La transizione energetica implica la sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili assieme ad una riduzione dei consumi energetici per unità di prodotto, di qualsiasi prodotto, servizio o attività. La transizione energetica investe necessariamente tutta la complessità delle società umane, della loro riproduzione -fondata sulla disponibilità di energia nelle sue diverse forme- laddove le relazioni umane e sociali sono sempre di più intermediate da reti e dispositivi che consumano energia. La crescita esponenziale di quella complessità implica un aumento dei consumi energetici, per quanto si cerchi di ottimizzare i singoli processi. Deve essere preso in considerazione il ciclo di vita del singolo prodotto, oggetto, manufatto, struttura, unità di servizio, dalle materie prime, ai semilavorati, sino alla realizzazione finale del prodotto o servizio e oltre sino alla gestione dei suoi resti quando termina la sua utilità, l’adempimento della sua funzione, passando per ciò che viene rilasciato nell’ambiente durante la sua attività in termini di contaminazione delle matrici ambientali, di emissioni e rilasci.
Questa realtà complessa richiede il governo della sua complessità, la sua riduzione per poterla governare, quindi una capacità straordinaria di gestire i flussi di informazione che la compongono, una cooperazione stretta e globale dei soggetti che operano al suo interno. La necessità della cooperazione è del tutto disattesa, entro un quadro di competizione e conflitti crescenti, la gestione, il governo, l’utilizzo dei flussi informativi a sua volta è un terreno fondamentale del conflitto e della competizione. Ciò è risultato del tutto evidente con l’evoluzione delle tecnologie che costituiscono l’ecosistema tecnologico dell’Intelligenza Artificiale (A.I. acronimo inglese), dove si è scatenata la competizione tecnologica ed una vera e propria guerra commerciale. L’A.I generativa, i Large Language Module (LLM) che sono diventati il cuore del salto tecnologico in atto, richiedono a loro volta di essere implementati su data center in cui operano centinaia di migliaia di unità di elaborazione e di memoria con uno stellare consumo energetico; al netto di una maggiore capacità di elaborazione per unità di consumo energetico e di una più rigorosa valutazione dell’utilizzo di queste tecnologie, il consumo energetico conseguente avrà una crescita quantomeno lineare, con la conseguenza di mettere in crisi i sistemi di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, come già accaduto in alcuni stati USA dove si sono concentrati i data center, in presenza peraltro di una difficile regolazione dei sistemi fondati su una preponderanza delle fonti rinnovabili.
Tutto si tiene, si potrebbe commentare, se non fosse che queste dinamiche trasformative, producono livelli di instabilità crescente in una rincorsa tra crescita di complessità, necessità del suo governo globale di cui non vi è traccia e sviluppo dei sistemi di governo e regolazione, che a loro volta entrano a far parte di questo girone infernale, vengono giocati per conquistare posizioni nel gioco ei rapporti di forza e della realizzazione dei profitti.
Il punto di vista che qui ci interessa è l’artificializzazione della riproduzione sociale, l’innesto di reti e dispostivi artificiali nella riproduzione del mondo della vita, quali condizioni necessarie per la riproduzione delle società umane, della vita umana e non.
A Gaza si manifesta anche un precipitato di questo processo di artificializzazione, attraverso l’uso di tecnologie sempre più sofisticate di raccolta, gestione e utilizzo dell’informazione per individuare gli ‘obiettivi strategici’ attraverso la raccolta e la trattazione delle informazioni più disparate. Ne offre una testimonianza il libro The Human-Machine Team: How to Create Synergy Between Human & Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our World – brigadier general Y.S. di cui abbiamo già trattato in un precedente articolo. Troviamo nel suo incipit questa definizione del suo titolo e oggetto della trattazione.
Oggi, siamo solo alla soglia dell’accelerazione dell’era digitale. L’enigma che questo libro cerca di risolvere è come guidare le nazioni e le organizzazioni nei prossimi anni, quando l’Intelligenza Artificiale (AI) sta per cambiare drasticamente il mondo. Questo libro si trova tra la teoria e la pratica e dà vita alla fusione di idee che stanno avvenendo tra i paradigmi. Dal momento che non possiamo immaginare il futuro dell’IA nel 2040 o oltre, dovremmo prepararci per i prossimi 5-10 anni in cui possiamo prepararci per il lontano futuro. Una macchina può utilizzare i big data per generare informazioni meglio degli esseri umani. Tuttavia, una macchina non può capire il contesto, non ha sentimenti o etica e non può pensare “fuori dagli schemi.”
Quindi, piuttosto che dare la priorità tra umani e macchine, questo libro è sul The Human-Machine Team (“super- cognizione”) e sulla collaborazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale.
Il contesto, quindi il senso, i sentimenti, l’etica in questa collaborazione sono facoltà, prerogative e attributi della componente umana: ciò non potrebbe essere più evidente in altra vicenda che non sia quella di Gaza. Nell’uso dell’A.I. delle tecnologie digitali, nell’individuazione e la scelta degli obiettivi da colpire si dà per scontato la possibilità di sbagliare, con percentuali attorno al 10%. A Gaza è del tutto evidente come per un verso per raggiungere l’obiettivo si annienti il contesto in cui si presume esso si collochi, a colpi di decine di morti, nel contesto dello sradicamento e parziale annientamento di un’intera popolazione. Pare, mentre scriviamo queste poche righe, che si cominci a prospettare azioni nei confronti dello stato di Israele, che l’uccisione di decine di migliaia di persone ed il degrado al di sotto di qualsiasi livello di sopravvivenza e dignità, provochino qualche sussulto e valutazione critica in alcuni governi europei. La mobilitazione internazionale si prepara la giornata del 21 giugno, che comprende la questione palestinese, nel contesto del movimento contro la guerra contro il riarmo europeo. Connettendo ciò che appare disgiunto, mentre conquistano centralità gli obiettivi del riarmo, in tutto il continente europeo nell’Unione Europea in particolare, la perde la questione climatica, la transizione energetica. Da Gaza, al riarmo al Green Deal si manifesta direi drammaticamente la mancanza di visione lunga, di strategia, di coesione dei governi, delle classi politiche europee. Del resto gli esiti delle competizioni elettorali, l’assenza di conflitti sociali rilevanti in gran parte dei paesi, mostrano la mancanza a livello di popolazioni, di loro composizione sociale, di un senso della prospettiva, del bene comune, dei beni comuni da preservare, dell’uguaglianza da conquistare.
Tutto si tiene, si diceva, nella realtà, tutto è slegato nella soggettività della politica, dei comportamenti sociali, non si esprime un senso del bene comune, un senso della sopravvivenza come popolazione, come specie vivente capace di autoriflessione. L’indifferenza o il senso di impotenza prevalgono nelle nostre realtà nei confronti di Gaza sono il corrispettivo dell’incapacità di sentire l’appartenenza, la condivisione di un destino comune come specie e di più come vita.
A questo possiamo legare, come ultima annotazione quanto si sta elaborando nell’ambito della Organizzazione Mondiale della Sanità, nella quale si è discusso sulle modalità con cui affrontare le quasi certe pandemie prossime venture, dopo l’esperienza del Covid, e si è giunti al primo Accordo Pandemico Mondiale, sul quale l’Italia si è vergognosamente astenuta2, pare su indicazione esplicita della presidenza del consiglio. L’accordo non prevede obblighi di lockdown o quant’altro, ma propone diversi livelli di cooperazione compreso l’aspetto cruciale della condivi sione dei profili degli agenti patogeni, virali che possono dare origine alle pandemie.
“Tra i prossimi passi previsti, l’avvio dei negoziati per definire il sistema globale di condivisione dei patogeni e dei benefici derivanti (PABS), che sarà discusso nella prossima Assemblea Mondiale. Questo sistema dovrebbe garantire che una parte della produzione globale di strumenti sanitari – almeno il 20% – venga destinata rapidamente ai Paesi in base a rischio e necessità, con priorità a quelli in via di sviluppo. L’accordo prevede inoltre la creazione di un Meccanismo Finanziario di Coordinamento e di una Rete Globale per la Logistica e la Catena di Fornitura, con l’obiettivo di superare le disuguaglianze nell’accesso ai prodotti sanitari durante le emergenze.”
Indubbiamente un primo passo verso una collaborazione globale, una condivisione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, una limitazione del dominio di Big Pharma. Si può dire che a Gaza, e non solo, col cibo non entrano medicine, assieme al cibo e ad ogni altro bene di prima necessità. Tuttavia l’OMS compie un primissimo passo per una collaborazione globale per la difesa della salute in quel contesto globale, appena descritto caratterizzato da conflitti e minacce globali verso ogni forma di vita.
Ci viene consegnato per l’ennesima volta l’interrogativo sulla capacità della nostra specie di affrontare la minaccia se non di una sua estinzione -che peraltro non si può escludere- quanto meno di una riduzione ai minimi termini, di una selezione drammatica, tra chi sopravvive e chi no, tra chi sopravvive con una buona qualità della vita e chi è ridotto alla nuda vita ed anche meno, una Gaza globale.
Roberto Rosso
