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La nostra sicurezza, non l’altrui privilegio

di Marcello
Pesarini

Il bombardamento di informazioni vere, verosimili e false è una caratteristica degli ultimi 10-20 anni e ha indotto grande parte del mondo a cercare vie d’uscita dalle varie crisi, dalla mancanza di spinte ideali attraverso soluzioni del tipo “medicina fai da te”, “politico fai da te”.
Sono spinte che delineano tentativi di soluzioni individuali e solitarie da problemi veri e assillanti, come la riduzione del servizio sanitario nazionale, di prospettive occupazionali dignitose per chi il lavoro lo ha già e per generazioni  che studiano e, con la prospettiva di lavori non soddisfacenti o degradanti, scelgono, se possono l’emigrazione intellettuale verso paesi con stipendi ben più alti, gratificanti, dove quella che dovrebbe essere la base di un’esistenza non è una chimera o una conquista.
I governi che si sono susseguiti in Italia dopo la grande crisi finanziaria del 2008 non hanno fatto nulla per cambiare l’approccio formativo, né quello della fornitura dei servizi, tutti aspetti che costituiscono la base di una vera sicurezza. Non è un caso che le indagini ISTAT mettano sempre ai primi posti delle paure degli italiani quella di perdere il lavoro, di non trovarlo, l’abitazione, la paura di non potersi curare, e il disagio indotto dalla poca sicurezza cittadina venga sempre dopo.
Aggiungiamo nell’orchestrazione la controriforma craxiana e berlusconiana anni 90 delle aziendalizzazioni della sanità, delle privatizzazioni delle Poste, delle fonti di energia e delle loro distribuzioni.
La narrazione di questi periodi che viene fatta dalla sinistra parla di tradimento del PDS-DS-PD e di arrendevolezza dei sindacati. Non si affronta mai la mutazione delle abitudini e del pensiero delle popolazioni lavoratrici sottoposte. Quanti compagni di lavoro abbiamo visto rinunciare alla tessera sindacale, agli scioperi, all’impegno, anche alle  critiche al proprio sindacato, pensando che fosse più redditizio dedicarsi a investimenti e pensioni integrative. La proposta di ricevere lo stipendio lordo, senza trattenute alla fonte, e scegliere poi individualmente a chi affidarsi per sanità, energia, assicurazioni è nata anche nei luoghi di lavoro a seguito di una quotidiana pressione ideologica, così che i suoi “attivisti” nelle municipalizzate, nelle fabbriche, nell’artigianato sono stati anche i lavoratori, con conseguente diminuzione della difesa effettiva dei beni comuni.
E arriviamo al giorno d’oggi, con meno di 50% di votanti in contrasto alle masse veramente convinte che scioperano, manifestano contro il genocidio a Gaza e saranno prima o poi in piazza contro il nuovo ordine mondiale degli oligarchi. La stampa becera non speculi su questo.
Siamo in mezzo, non di fronte, a un disagio che vede vecchi comunisti e pacifisti dai 60 agli 80 anni, giovani dal linguaggio forte ma che alle volte si appoggiano ai sindacati confederali in cerca di una collocazione e anche un supporto tecnico e ideologico, altri che dirigono la loro protesta contro le fonti di ricchezza finanziaria internazionale, contro la stampa, e sfogano anche la loro insoddisfazione riguardo al futuro che non c’è, per l’emergenza climatica e per il lavoro che non c’è.  

Ci sono giovani che sono costati allo Stato tanto denaro e poi emigrano per vedere riconosciuta la loro preparazione, quello che una volta si chiamava il mestiere. Questo significa menti e corpi sottratti alla ricerca e alla produzione in Italia.
Quali governi, compresi i tentativi di “campo largo fino a Rifondazione” fra la fine del 900 e l’inizio del 2000 si sono occupati di questi immensi pericoli?
Se se ne sono occupati è stato con tentativi di differenziazione di stipendi legati alla differenziazione della produttività,  con le leggi Turco-Napolitano e poi Bossi-Fini che regolamentavano l’immigrazione in maniera falsa e coercitiva, e la Turco-Signorino che riduceva il principio di solidarietà verticale nell’assistenza, passando alla solidarietà orizzontale. Tutte cose lontane nel tempo, che però hanno scavato, facendo sentire sempre meno utile l’impegno.
Non è un caso che nel 1999 un governo di centrosinistra, senza più Rifondazione Comunista, per la prima volta violò l’articolo 11 della Costituzione e bombardò la Jugoslavia. Un ben triste 1° maggio ad Ancona, con la CGIL che ammetteva la necessità contingente di accettare questo intervento.

Cenni e città italiane

Non stiamo negando il fatto che la violenza, il furto e il “ratto” siano spesso le sole forme di comunicazione di molti giovanissimi, come non neghiamo l’aumento dell’insicurezza notturna attorno alle stazioni, vedi gli ultimi episodi alla Stazione Termini.
Non crediamo che ci sia un’uscita a portata di mano, come non la vediamo in prospettiva. Potremmo dire che quanto vedevamo in molte pellicole cinematografiche a partire dagli anni 80 si sta avverando. Però è bene che approfondiamo anche qui.
In Italia alcuni centri storici vedono svalutare le abitazioni e per contro lievitare negozi, magazzini e  i sindaci di città che si definiscono “sicure” programmano l’intervento dell’esercito, disinteressandosi della vivibilità delle periferie, con scarsi presidi di salute, trasporti che si riducono. Anche qui solo le parrocchie presidiano la convivenza.
Esempi: Pesaro di centrosinistra si dice sicura però vuole l’esercito. Se fosse insicura chiamerebbero l’ICE?
A 60 chilometri di distanza, Ancona, la giunta di destra intende prendere decisioni omologhe. Discorsi simili per l’uso del taser, approvato con riserva a Ferrara, mentre Silvia Salis a Genova per ora ha negato il suo assenso.
Chi si oppone?
Un numero alto di italiani fa volontariato nelle maniere più svariate, ma non si riconosce nel mettere le proprie energie al servizio di una lotta di lunga durata per la riconquista di un altro mondo possibile. Già, e poi quale?
Ci sono seconde generazioni di immigrati che, a differenza dei genitori, sentono il bisogno di riaffermare la loro diversità? Sì, è vero, e non possiamo fare a meno di ascoltarle e capire.
Può essere vano, parlare di centri di aggregazione senza conoscere le esigenze della gioventù.
Se è una gioventù, se sono più generazioni che hanno subito il riflusso delle ondate di rivolta degli anni 70, dobbiamo fare i conti con questo.
Il denaro speso facendoli studiare per poi andare all’estero è perduto, come è perduto quello che si spende nelle carceri, nella repressione che sembra essere diventata l’unica forma di educazione collettiva.
Nel mondo alla rovescia a tutti questi investimenti provvedono le parrocchie, probabilmente anche all’educazione sentimentale. Non sarà un caso se i luoghi dove possono dormire i parenti dei detenuti sono avviati dalle parrocchie, la conoscenza, perché l’accoglienza verso gli stranieri è un concetto che vede gli uni e gli altri attorno al tavolo in parrocchia.
Ma perché non si impara, qui e ora, dalla Chiesa che dà risposte che stanno in piedi perché fanno sentire più sicuri di un futuro?
I sindacati che ogni giorno toccano come il lavoro sia disonorato, insicuro, mortale, eterodiretto contro le vere necessità dei cittadini, non potrebbero proporre una leva estesa a tutti e tutte sul modello della Protezione Civile, con tanto di opere necessarie alla messa in sicurezza dell’ambiente e delle città?
Siamo molto lontani dalla realtà, non la vogliamo né sappiamo riconoscere, ma mentre il Titanic affonda, invece di ballare perché non proviamo a svuotare il ponte della nave?

Marcello Pesarini

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