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Il primo ministro cortigiano? Meloni et de te fabula non narratur…

di Marino
Calcinari

Ma non diciamo sciocchezze!

Il termine CORTIGIANO, innanzitutto non è un insulto, e tale non è la sua origine… ma insultare la conoscenza, la cultura, il libero pensiero o far saltare con bombe le auto di chi non la pensa come il premier è un agire riconoscibilissimo, proprio di quella sottocultura fascista che la Storia ha riconosciuto e bollato (ed oggi ritornata in auge) come espressione di intolleranza violenta, di manipolazione della storia e della conoscenza, di stravolgimento della democrazia e della coesione sociale, e la riapparizione dell’esaltazione della propaganda, del servilismo e della subalternità del governo verso gli interessi della grande finanza e dei capitalisti a totale discapito delle esigenze e priorità del paese, tra cui il rispetto della Costituzione, della libertà dell’informazione, del lavoro e della pace sono fatti che indignano ma non stupiscono.

Certamente sappiamo chi furono o cosa fecero i cortigiani del fascismo durante la dittatura un secolo fa, dagli esponenti della grande finanza ai proprietari del’industria, ma anche il Duce si faceva stampare le sue elucubrazioni, le sue note e memorie da Mondadori… che forse non poteva opporsi a questa richiesta, ma non divaghiamo. Se fosse possibile però facciamo chiarezza su questo termine. Che si presta a diverse interpretazioni ma che ebbe notorietà proprio da un… cortigiano (!) Da chi, appunto parlava non per sentito dire, ma traduceva in fatti concreti, in pensieri e riflessioni scritte, le sue esperienze di vita.

Tale era infatti Baldassare Castiglione (1478-1529). Cortigiano al servizio prima degli Sforza a Milano, poi dei Gonzaga a Mantova.

Le sue fortune iniziarono quando nel 1524 fu mandato da Papa Clemente VII alla Corte di Carlo V a Madrid come nunzio apostolico, proprio nel periodo che allora vedeva contrapposti l’Imperatore Carlo V e il Re di Francia Francesco I e che culminò, come la Storia ricorda, con il più spietato e devastante saccheggio che la Città Eterna dovette subire nel 1527. E fu proprio questo abominevole episodio a determinare la sua emarginazione, il venir meno della sua credibilità ed affidabilità come uomo politico. Infatti egli aveva annunciato al papa che Carlo V non avrebbe mai e poi mai agito contro il Pontificato. Ma quanto invece accadde gli procurò non solo il massimo del discredito ma, verosimilmente anche un infarto, per cui morì esule a Toledo a 51 anni, nel 1529.

Ci resta però la sua opera, la cui luce illumina un aspetto della vita sociale niente affatto peregrino o trascurabile e può essere utile acora oggi.

“IL CORTIGIANO” fu composto in dieci anni di lavoro, dal 1508 al 1518.

In quelle pagine presero forma gli ideali e le aspirazioni più profonde della civiltà che nata dall’Umanesimo si stava sviluppando e diffondendo in tutta Europa, con molte tantissime e diverse particolarità, presentandosi però soprattutto come l’ideale estetico della vita elegante, un vademecum per le classi benestanti e per il ceto politico dominante dove avevano molto peso l’autodisciplina del carattere, l’armoniosa concordia delle facoltà fisiche e spirituali, l’equilibrio degli affetti e dei pensieri ed anche la venerazione per la bellezza, l’esaltazione dell’amore, sì, ma quello platonico. Il Cortigiano quindi è non solo l’opera maggiore di questa ideale figura di cavaliere del 500, e che come tale può essere collocata accanto a quella del Machiavelli e dell’Ariosto, ma va riconosciuto che, oltre allo stile vi è concreta l’esaltazione /idealizzazione di quella società che pare possa o debba vivere come sospesa o all’interno di una bolla ucronica e ultraterrena stimolando un esempio di diffusione nella realtà sociale di quel tempo. E’una narrazione che ambisce a diventare mito. Della serenità e dell’armonia. Il testo si compone di quattro libri. E narra in forma di dialogo le conversazioni tra alcuni personaggi della Corte di Urbino, ove il Castiglione visse ed agì tra il 1504 e il 1513 al tempo del duca Guidobaldo di Montefeltro.

Il dialogo si svolgeva in quattro giornate (serate) del mese di marzo e coinvolgeva i seguenti personaggi: la Duchessa Elisabetta Gonzaga, la principessa Emilia Pio, il cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena; Cesare Gonzaga, Pietro Bembo, Giuiano de’Medici; Ludovico di Canossa, Federico Fregoso; l’Unico Aretino (la cui identità non è nota, ma certo si tratta di Pietro d’Arezzo vissuto tra il 1492 e il 1556).

Quindi il Castiglione illustra le qualità del perfetto cortigiano.

Deve essere nobile, esperto delle armi, invincibile ma non millantatore, bello nell’aspetto senza essere effeminato, forte e agile di membra, inoltre deve essere pratico di caccia, di nuoto, di ballo, essere aggraziato ma sfuggire l’affettazione (cioè ostentare qualità che non si posseggono nb) e possedere un buon eloquio ma utilizzare la lingua italiana comune, non quella toscana (leggiamo nel Libro Primo, nel secondo si dimostra quale uso il cortigiano debba fare delle qualità indicate nel libro I°: deve combattere solo per ragioni d’onore, competere solo di fronte ad un pubblico degno di lui (o di LEI), voler bene al suo Principe e usare con discrezione dei suoi favori ma deve essere cauto nel formarsi le sue amicizie ed essere discreto nell’uso del linguaggio, delle facezie, del suo modo di parlare e saper dire NO se si tratta di eseguire cose disonorevoli e dannose (cap. 18-25)(Libro II), nel terzo libro il Castiglione fa parlare Giulano de Medici che descrive qualità, doti ed attributi necessari alla perfetta DONNA DI CORTE, che deve possedere non solo bellezza, ma anche grazia, di buoni costumi e nobiltà d’animo, essere soprattutto gelosa custode del suo onore, nel IV Libro infine è Ottaviano Fregoso, uno dei partecipanti alla discussione ad intervenire parlando delle “virtù complementari “ che un buon cortigiano deve avere, e cioè che sapere indurre al bene il suo signore per il bene del paese che governa, non escludendo, anzi concludendo la narrazione sull’amore, sulla sua natura, sull’identità di bellezza e di bontà e che l’Amore, siamone consapevoli, è il signore del mondo.

E nella contemplazione della bellezza spirituale lo stile del Castiglione diventa attuale e luminoso, perciò anche in questi tempi infami, fa bene ricordare.  che non ci sono più i cortigiani di una volta, di “ corti dei miracoli” invece non c‘è che da scegliere.

Marino Calcinari

 

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