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Francia: sinistre quasi ovunque unite per fermare l’estrema destra

di Franco
Ferrari

Alle ore 18,00 di martedì 17 marzo scadeva la possibilità di presentare le liste che competeranno per il secondo turno delle elezioni municipali francesi fissato per domenica 22 marzo. La frammentazione dello scenario politico ha fatto sì che molte più liste hanno superato la soglia del 10% che consente di restare in gara al ballottaggio.
Questa è una delle prime indicazioni che emergono da un voto che, per la sua complessità, non consente analisi troppo semplificate. Il tradizionale bipolarismo destra-sinistra organizzato attorno a due partiti prevalenti, socialisti da una parte e repubblicani (ex gollisti) dall’altra è entrato in crisi da tempo, ma il tentativo di Macron di trovare una via d’uscita nella costruzione di una forza dominante al centro in grado di unire i settori più moderati dei due campi è palesemente fallito.  D’altra parte risulta evidente in tutta Europa e non solo che le opzioni centriste di varia configurazione non reggono alla crisi di egemonia del capitalismo neoliberista. L’ultimo “campione” di questa prospettiva era Ken Starmer, in crisi evidente di strategia e di consenso.
L’altra indicazione che emerge dal voto è la prosecuzione della tendenza al calo della partecipazione che scende sotto la barra del 60%. Non inganni il confronto positivo con il voto del 2020 perché in quel caso pesarono gli effetti del Covid che spinse una parte degli elettori a non presentarsi alle urne. La crisi di rappresentatività e di legittimazione del sistema politico non è quindi facilmente risolvibile nemmeno con il passaggio dal bipolarismo ad una “offerta politica” più differenziata, né dalla presenza di formazioni politiche radicali sia a destra che a sinistra. Al contrario la frammentazione può allontanare l’elettorato meno politicizzato e meno informato.
Infine ci sono i dati che riguardano i rapporti di forza tra le diverse formazioni politiche e i possibili campi di aggregazione: destra, sinistra, centro. La valutazione definitiva si potrà fare dopo il secondo turno, dato che restano in ballo molte città importanti, a partire dalle due più grandi: Parigi e Marsiglia. 

I soggetti politici usciti rafforzati sono il Rassemblement National e La France Insoumise. Nel primo caso non ha ottenuto, ancora, successi clamorosi nei maggiori centri urbani, ma ha confermato le proprie amministrazioni uscenti e ha esteso la propria rappresentanza in alcune aree geografiche dove era già fortemente insediato come il Nord, un tempo industriale, e l’arco Mediterraneo. Sarà importante valutare, con i dati dei ballottaggi, quanto l’RN riesce a intercettare il voto delle destre tradizionali e della Macronia o se produce ancora una reazione di rigetto. Due elementi fondamentali per comprendere la forza potenziale di cui dispone in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno che vedono l’estrema destra come favorita sia che si presenti Marine Le Pen che Jordan Bardella.
La France Insoumise ha vinto la scommessa di reggere il violento attacco mediatico a cui è stata sottoposta a seguito dell’uccisione di un giovane di estrema destra a Lione e per le ricorrenti accuse di antisemitismo. Come avevamo ipotizzato nel nostro precedente articolo, sembrava che il carattere eccessivo e strumentale di questa campagna mediatica potesse ottenere l’effetto contrario. La scommessa di Melenchon era di affermarsi non solo come componente ineliminabile di uno schieramento alternativo alla destra in vista delle presidenziali del 2027 ma anche di emergere come la candidatura più forte attorno alla quale creare la convergenza dell’elettorato di sinistra. In questa prospettiva, il nemico principale era il Partito Socialista dato che né gli ecologisti, né i comunisti si sono dimostrati in grado di affermarsi con un progetto e una candidatura presidenziale tali da imporsi come cardine di una ricostituita alleanza delle sinistre.
Il Partito Socialista, come attesta il risultato delle europee e il suo radicamento municipale, cerca di contrastare il tentativo di egemonia della France Insoumise ma continua a mancare di un progetto politico preciso. La leadership di Olivier Faure ha cercato di ricollocarlo a sinistra dopo la fallimentare presidenza Hollande, ma il partito resta diviso. Pochi giorni prima del voto la sua direzione ha approvato un documento nel quale si escludeva la possibilità di un accordo nazionale con La France Insoumise. In realtà, come si è osservato in questi due giorni, di un possibile accordo nazionale a sinistra non ha parlato nessuno e tutte le trattative si sono svolte a livello locale.
In generale i socialisti hanno perseguito la strada dell’intesa con La France Insoumise per impedire che numerose città finissero a destra, soprattutto al Rassemblement National, o di poterle conquistare alla sinistra laddove la destra si presenta divisa. Gli accordi hanno avuto caratteristiche diverse. In alcuni centri si è trattato di una “fusione tecnica” che non prevede un vero e proprio accordo di programma e un’amministrazione condivisa. In altri invece l’accordo politico è stato pieno.
È interessante notare che nei centri dove La France Insoumise ha avuto i maggiori successi, i candidati a sindaco hanno fatto una campagna elettorale meno aggressiva e divisiva a sinistra. Laddove, come a Parigi e Marsiglia, si è scelta la strada della polemica anche violenta contro le amministrazioni di sinistra uscenti, i risultati sono stati meno brillanti e inferiori al dato delle europee del 2024.
Non si è arrivati ad un’intesa a sinistra nelle due città maggiori, Parigi e Marsiglia, e l’esito del voto di domenica prossima determinerà il segno politico complessivo della scadenza elettorale. I due candidati sindaci della sinistra unita senza LFI, hanno rifiutato l’accordo con il partito di Melenchon, ritenendo che il tono polemico assunto durante la campagna elettorale da quest’ultimo non consentisse nemmeno un’intesa tecnica. LFI ha reagito in modo diverso nelle due città. A Marsiglia dove si apre la possibilità di una vittoria del Rassemblement National, il candidato insoumise ha deciso di ritirarsi comunque. A Parigi dove l’RN è marginale e la destra è rappresentata da Rachida Dati che ha fatto parte del governo di Macron, Sophia Chikirou ha deciso di mantenere la propria lista.
Nella capitale una convergenza di tutta la sinistra, dato che al primo turno il candidato socialista ha ottenuto un buon vantaggio sulla Dati, avrebbe consentito di affrontare il ballottaggio con un certo ottimismo. Ora però il quadro si fa molto più difficile perché la candidata della destra ha fatto l’accordo con il candidato centrista e può contare sulla desistenza unilaterale di Sarah Knafo, esponente del partito di ultradestra Reconquete di Eric Zemmour. Ora la candidata della destra parte avvantaggiata, almeno sulla carta. Esiste ancora un tenue filo di speranza perché i passaggi tecnici (ad esempio non facendo stampare le proprie schede elettorali) potrebbero ancora consentire a Chikirou di far confluire i propri voti sul socialista Emmanuel Gregoire. Ma al momento questa ipotesi, di cui ha parlato l’Humanité, non sembra credibile.
Le possibili sconfitte a Parigi e Marsiglia, in un quadro dove la sinistra in generale mantiene le posizioni, aprirebbero inevitabilmente una controversia sulle responsabilità. LFI, con una rapida svolta tattica già esercitata dopo le elezioni europee, ha lanciato la parola d’ordine del “fronte antifascista” senza porre alcuna preclusione anche nei confronti di quelli che fino a pochi giorni prima definiva come “socialtraditori”.
Chi esce sicuramente indebolita dal voto è la destra del Partito Socialista, sia quella interna, che quella esterna. Quest’ultima è rappresentata da Raphael Glucksman che guida la piccola pattuglia di Place Publique (un solo deputato) ma, aspirando a candidarsi alle presidenziali, condiziona fortemente il Partito Socialista. L’idea di determinare una rottura irreversibile, trovando qualche appiglio nelle polemiche eccessive di Melenchon, sembra una ricetta per la sconfitta alle presidenziali del prossimo anno. La preoccupazione, non del tutto infondata in realtà, che Melenchon non possa sconfiggere il candidato dell’estrema destra, viene utilizzata per provare a rilanciare un progetto politico che ha dimostrato di non avere alcuna capacità di recuperare né i voti popolari persi a seguito della presidenza Hollande, né quelli dei settori medio-alti che hanno seguito l’esperimento di Macron. 

Lo storico Roger Martelli ha commentato su Regards: “la sinistra può discutere con franchezza, anche rudemente se necessario. Non deve dimenticare ciò che differenzia le sue componenti, ma senza mai dimenticare che deve ritrovarsi per fare maggioranza. Piuttosto che oscillare in permanenza tra bordate di insulti e abbracci sotto costrizione, meglio vale imparare ad essere nello stesso tempo diversi e unitari. Soprattutto quando lo spettro dell’estrema destra continua a incombere. Questo primo turno delle elezioni ha mostrato, è vero, che gli eredi del lepenismo non hanno ancora partita vinta. In questo vediamo una buona notizia. Ma perché essa si confermi, poiché la destra lacerata non è in grado di fare diga, è la qualità della sinistra, il suo rigore e la sua tranquillità che sono le chiavi del nostro domani”.
Su Jacobin, Harrison Stetler, ha scritto che questo ciclo elettorale va visto come una “opportunità mancata”, perché “invece di cogliere l’occasione per costruire sui risultati positivi del passato, la sinistra è stata attraversata da lotte di potere interne che hanno oscurato le linee di un programma largamente condiviso per una migliore vita locale. Gli appelli a più investimenti nelle abitazioni sociali e nei pasti gratuiti a scuola, insieme allo sviluppo del trasporto pubblico erano diffusi attraverso tutto il campo della sinistra, da LFI e dal PCF agli Ecologisti e, sì, anche dal PS”.

I richiami al “fronte comune contro l’estrema destra” o al “fronte antifascista” sono importanti, ora però la difficoltà e costruire, a partire da questi, un progetto politico unitario che possa diventare maggioritario nelle elezioni presidenziali del 2027. La strada è ancora impervia.

Franco Ferrari

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