Vienna 2025: Un Nuovo Inizio per la Sinistra Europea? Il Forum tra Verdi, Progressisti e Sinistra
Si è chiuso da pochi giorni nella capitale austriaca un evento che mirava ad approfondire i rapporti della sinistra europea con esponenti politici del campo progressista e verde. Dal 31 ottobre al 2 novembre, Vienna ha ospitato il Forum Europeo, uno spazio di dibattito e convergenza tra progressisti, verdi e sinistra radicale, arrivato alla nona edizione.
Il sottotitolo di questa edizione For a Europe of peace, social justice and climate justice aveva in sé l’ambizioso tentativo di trovare una voce comune per far fronte a un continente scosso da guerre, crisi climatica e una crescente deriva militarista.
L’incontro si è tenuto nella sede del sindacato austriaco, che fiancheggia le placide rive del Danubio in una inaspettata atmosfera primaverile, frutto del cambiamento climatico in cui siamo immersi. Attori politici, sindacalisti, attivisti, intellettuali e rappresentanti della società civile si sono incontrati non per un semplice scambio di idee, ma per una necessaria operazione di “unità nella diversità”. La domanda che ha aleggiato su tutti i panel è stata: “è possibile un piano di azione comune in un’epoca di crisi multiple?”. Bisogna dire che l’ambizione resta tale data la scarsa partecipazione delle forze politiche progressiste del campo social-democratico e ambientalista, ma in termini di cultura politica e di approfondimento delle principali questioni è stato sicuramente coinvolgente.
I Temi Caldi: Democrazia, Economia, Diritti sotto attacco dalla Guerra,
Il triangolo tematico del Forum –Democrazia, Economia e Diritti– è stato affrontato con la consapevolezza di un contesto internazionale drammatico.
- Democrazia al Tempo della Guerra
Il dibattito sulla democrazia è stato dominato dall’ombra dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente e dalla risposta securitaria e militarizzata dell’Europa. La sfida principale allo stato di democrazia è una crescente spinta nazionalistica, terreno in cui le destre stanno avanzando a livello mondiale. Un nazionalismo fondato sulle oligarchie che si affermano con un dominio tecnocratico contro la scienza e la cultura e, come vediamo anche da noi, spesso con una pratica di corruzione e ricerca della impunità, esemplificativo il richiamo al Berlusconismo e alla attuale incarcerazione dell’ex Presidente francese Sarkosy. Su questo tema si è tenuto un workshop dedicato alle vicende che in Serbia hanno portato e stanno ancora portando in piazza migliaia di cittadini e cittadine.
La sinistra radicale ha messo in guardia contro la “normalizzazione dello stato di eccezione” e l’aumento della spesa militare, sottolineando come le libertà civili e il diritto di protesta siano sempre più sotto pressione in nome della sicurezza. I Verdi, hanno spinto per un approccio che coniughi resilienza democratica e dialogo, riconoscendo le minacce russe e marcando però un differente approccio sulla sicurezza militare europea. Il punto di convergenza è stata una forte critica all’aumento delle spese militari a scapito del welfare, con una proposta alternativa di “sicurezza umana” basata su diplomazia, cooperazione e contrasto alle disuguaglianze.
Importante è stato il tema della democrazia di prossimità, delle istituzioni locali in cui sindaci, consiglieri e parlamentari locali, possono esercitare un ruolo di critica delle scelte che, sia a livello europeo che a livello nazionale, mettono in grave crisi la possibilità di soddisfare le necessità dei cittadini e delle cittadine. Tagli alla spesa pubblica su Scuola, Trasporti, Casa, solo per citarne qualcuno, sono temi molto sentiti ed è possibile trovare delle forme di convergenza con iniziative comuni.
- Economia: Oltre il Paradigma di Guerra
In economia, la frattura con il modello neoliberista è apparsa netta. È emersa una forte convergenza sulla necessità di un “New Deal Verde e Sociale” per l’Europa. Si è discusso di un Piano di investimenti pubblici a livello europeo, per la transizione ecologica, finanziato da una tassazione progressiva sulla ricchezza e sui profitti straordinari delle grandi corporation.
La sfida è trovare un linguaggio comune tra le istanze di decrescita serena di una parte dell’ecologismo e le necessità di riconversione industriale e lavoro dignitoso care alla sinistra tradizionale. Da segnalare lo studio fatto da transform! europe “a window of opportunity” sull’utilizzazione dei fondi europei messi a disposizione con il Next Generation Plan, il famoso PNRR, che è servito per mettere in risalto luci ed ombre nella sua realizzazione e nel confrontarci con le attuali scelte della commissione europea e del prossimo bilancio.
- Diritti: La Linea Rossa
Su questo fronte, l’unanimità è stata quasi totale. La difesa dei diritti civili, sociali e dei migranti è stata indicata come la linea rossa che non può essere superata. Forte la condanna delle politiche di esternalizzazione delle frontiere e degli accordi con regimi autoritari. Il Forum ha lanciato un appello per un ripensamento radicale delle politiche di asilo. Inoltre, è emersa con forza la necessità di una battaglia trasversale per i diritti delle donne e della comunità LGBTQ+, minacciati dall’avanzata di forze reazionarie e sovraniste in tutto il continente.
Convergenze e Nodi Irrisolti: La Sfida del “Fare Sistema”
Il Forum di Vienna non si misura tanto nei documenti finali, quanto nell’atmosfera che si è creata. La volontà di dialogo nella articolata presenza della sinistra era palpabile. Dopo le divisioni e le incomprensioni, esperienze politiche nazionali hanno mostrato di riconoscersi in un orizzonte comune e assolutamente significativa è stata la presenza e i contenuti espressi dai rappresentanti sindacali europei e nazionali.
Tuttavia, i nodi irrisolti restano e sono emersi con chiarezza:
La NATO e la Difesa Comune Europea: Il tema della sicurezza e dell’alleanza atlantica ci divide profondamente. Mentre alcuni, soprattutto nel campo ambientalista, sono più propensi a riformare la NATO dall’interno, ampie frange della sinistra radicale ne chiedono l’uscita e puntano su un proprio modello di neutralità.
Anche il rapporto con le Istituzioni UE ha una articolata presa di posizioni, fermo restando la condivisione della considerazione che sia una struttura intrinsecamente neoliberista da contrastare con ogni mezzo, le strategie europeiste o nazionali sono una questione aperta.
Il passo più delicato sarà tradurre questa convergenza programmatica in una strategia politica e elettorale. Come presentarsi ai cittadini? Con liste europee? Con un programma minimo condiviso?
Il Forum di Vienna ha però dimostrato che, uno spazio politico e culturale per un’alternativa di governo progressista, ecologista e di sinistra in Europa resta un obiettivo imprescindibile.
L’appuntamento ora è con la realtà: le prossime elezioni nazionali in diversi paesi e le elezioni europee del 2029 saranno il banco di prova per capire se questo dialogo saprà trasformarsi in una forza capace di incidere realmente sul futuro di un continente in bilico tra guerra e pace, autoritarismo e democrazia, collasso ambientale e giustizia climatica.
Il messaggio che arriva da Vienna è chiaro: la frammentazione è un lusso che la sinistra europea non può più permettersi. La strada per l’unità è ancora lunga e irta di ostacoli, ma con determinazione si cercherà con tutti i mezzi di perseguirla.

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