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Aveva ragione Bruno Amoroso

di Roberto
Musacchio

Ho chiesto a Transform di ripubblicare la recensione che feci ad agosto 2013 di un bel libro di Bruno Amoroso. Sono andato a ricercarla dopo il discorso fatto da Mario Draghi a Rimini, da CL. Ogni volta che vedo le esternazioni di Draghi infatti penso a Amoroso. Da allievo di Caffè che non ha mai voltato le spalle al Maestro aveva un giudizio giustamente sferzante. Le cose che adesso Draghi scopre Amoroso le aveva scritte anni e anni fa. E a differenza di Draghi ne aveva capito, e non rimosso, la causa. Che si chiama capitalismo finanziario globalizzato che pratica la lotta di classe rovesciata, per citare Luciano Gallino, un altro che aveva previsto. Draghi ora si adegua a Trump e dice che in questa fase il capitalismo torna ad appoggiarsi agli Stati. A parte che avrei a che dire anche su questo non fosse altro che perché gli Stati sono diventati oggi assai diversi, tra autoritarismi e democrature, intrecci con i poteri finanziari, non vedo materia per titoli sui giornali o presunte lezioni magistrali. Il punto è che da troppo tempo funzionari dell’economia come Draghi ma anche Prodi, Dini, Ciampi sono assurti, in particolare in Italia, a ruoli impropri. I grandi partiti di massa un tempo, dal PCI alla Dc, davano il giusto peso ma sapevano discutere e decidere in proprio. Consiglio di andare a rivedere ad esempio il dibattito del PCI sulla adesione allo Sme a cui La Malfa lo spingeva. Si sapeva cosa era e dove stava l’Italia, la sua economia, le sue classi sociali e si ragionava in termini di rappresentanza sociale e di futuro generale. I funzionari del pilota automatico ci hanno portato a fare il surf sulle onde del capitalismo. E ora che si deve strambare arrivano i Trump e le Meloni, cioè facce nuove e antiche delle destre, diverse per provenienza ma ideologicamente componibili. Avete letto di qualche riflessione minimamente strutturata su dazi, guerra ecc da parte di soggetti collettivi di sinistra o che si dichiarano tali? Siamo ad una svolta nel dopo ’89 e ci sono solo polemichette da cortile. Un tempo si sarebbero riunite le direzioni nazionali a ferragosto per valutare dazi, guerra, incontri di Trump. Oggi leggono Draghi. Un consiglio? Lasciatelo perdere e provate a ragionare da soli. Lo so, si è persa l’ abitudine. L’abitudine alla Politica, che non è un mestiere come un altro ma il sale della democrazia.
P. S a conferma di quanto scritto ho visto che Meloni, anche lei da CL, si è detta d’accordo con Draghi. Ha parlato anche Prodi, a Repubblica. Dice che aveva fatto l’allargamento della UE perché gli avevano promesso nuove forme della UE che non ci sono. Ed ecco la solita lamentela sul Consiglio che decide all’unanimità. Sarebbe la madre di tutti i problemi. Non capisco perché visto che la politica guerresca con la Russia, l’accordo della vergogna sui dazi con Trump, quelli con le multinazionali dei farmaci e l’austerity la UE li ha fatti con grande determinazione. Francamente un altro da non ascoltare.

Sono i sicari del potere: Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale e Banca centrale europea. La nomenklatura finanziaria della globalizzazione si è consolidata nel corso degli ultimi dieci anni con il passaggio dal pensiero unico al potere unico. Secondo Bruno Amoroso sono gli “incappucciati della finanza” i responsabili del disastro economico europeo: persone a cui è stato affidato il ruolo d’infiltrarsi nelle istituzioni, di manipolare l’informazione e la ricerca, e che con il metodo della governance hanno minato le nostre società. I Signori della finanza globale reclutano adepti nei singoli Stati. Le loro strategie sono la “marginalizzazione economica” per destabilizzare le istituzioni, l’allarmismo e la tensione praticati nell’anonimato dei mercati finanziari. Hanno volti, nomi, cognomi e – come direbbe Federico Caffè – anche soprannomi. Un pamphlet duro in cui vengono svelati i metodi di reclutamento e di lavoro dei padroni della finanza, le cui carriere sono segnate dai disastri sociali ed economici che oggi ci troviamo a fronteggiare in Italia come in Europa.

“Tuttavia questi fattori endogeni non sono di per sé le cause maggiori della situazione attuale (quella europea ndr), ma effetti collaterali di una scelta strategica di modello sviluppo economico e sociale che risale alla fine degli anni Sessanta del Novecento.”  Una scelta che, al monito sui “limiti dello sviluppo”, segnalato da più parti e dal Club di Roma in particolare (1972), ha trasformato un modello di economia e di società  basato su un capitalismo espansivo e fordista – forti investimenti diretti esteri per la conquista graduale di nuovi mercati e produzione di massa per consumo di massa – in un modello di crescita intensivo e introverso. Quindi un modello di “apartheid globale” fondato sui tre centri maggiori dell’Occidente, cioè Giappone, Unione europea e Usa. Questo ha dato vita alla Triade e ha messo in moto il processo di marginalizzazione economica che ha portato alla crisi delle economie in Africa e America Latina e, all’interno dei Paesi europei, alla distruzione dei sistemi di welfare”.

Scritto in modo asciutto e incalzante, quasi come la sceneggiatura di un film, il nuovo libro di Bruno Amoroso, Figli di Troika edito da Castelvecchi, apre con un preambolo, da cui è tratto il brano che ho riportato, che sembra uno di quegli antefatti che proprio nei film precedono, e spiegano, lo svolgersi successivo degli avvenimenti.

Avvenimenti che vanno dalla Triade alla Troika, nella realizzazione di quella strategia del capitale concepita in quel volgere di tempo, appunto la fine degli anni ’60, quando il capitalismo sembra avviato ad una crisi irreversibile. Quello di Amoroso, economista di fama internazionale rimasto fedele agli insegnamenti del suo grande maestro, Federico Caffè, è un argomentare duro e impietoso, che non fa sconti. Tanto meno al campo che avrebbe dovuto resistere e contrapporsi a questa nuova strategia del Capitale e che ha finito con l’essere sussunto o sconfitto.
Non c’è dubbio che i propositi della Triade si siano ampiamente realizzati. Sconfitto, in buona parte, anche quel movimento che ha provato a fondare l’idea di un’altra globalizzazione, perché troppo forte è risultata quella pensata e imposta dal Capitale. Che, dopo i moti di Seattle, si è subito impegnato a sussumere nella governance parti di quello stesso movimento. Cosi’ come molte Ong sono state cooptate nelle cosiddette “guerre umanitarie”.

Ma gli strali di Amoroso sono rivolti tutti a loro, gli artefici della crisi economica, come recita il sottotitolo. Così descrive gli agenti di questa strategia: “Gli “incappucciati della finanza” agiscono oggi a viso scoperto, con ruoli istituzionali e con l’autorità  auto-attribuitasi dalle istituzioni della globalizzazione, reclutano tra i nostri giovani i futuri sicari della economia globale, mettono in atto le loro strategie di “marginalizzazione economica” delle economie e di ‘destabilizzazione politica’ delle istituzioni e degli Stati”.

Il libro offre una conoscenza ravvicinata di quel Potere unico, che è l’evoluzione del Pensiero unico che lo ha concepito, che si è edificato in questi 40 anni. Un Potere unico che ha naturalmente sede negli Usa, ma che si materializza in strutture economiche-finanziarie di portata multinazionale. C’è un trust di banche, assicurazioni e fondi, figlio di quel processo di privatizzazione e liberalizzazione della finanza, iniziato da Regan e continuato con Clinton. L’ape regina è la Goldman Sachs, quella con le maggiori propaggini globali, che riguardano pesantemente anche l’Italia.

Ma sarebbe un errore, spiega Amoroso, credere che tutto dipenda da una finanza autonoma e deviata. In realtà  essa resta strumento di quella scelta ricordata in premessa, di “trasformare un sistema capitalistico basato sullo sfruttamento del lavoro con la produzione di massa e il consumo di massa (capitalismo fordista-keynesiano) in un sistema di apartheid fondato sui consumi high-tech per uso civile e militare, e sulla rapina dei risparmi (pubblici e privati) per finanziare la sostenibilità  di questo costoso sistema di produzione e di potere. Pertanto, a mio avviso, chi pensa che basti controllare la moneta a livello nazionale o controllare la finanza speculativa, non capisce che queste sono oggi gli effetti del progetto capitalistico di “apartheid globale”, basato sulla rendita e sul controllo militare e civile delle economie, e non la causa. Un progetto che non ha bisogno dei ceti medi e dei lavoratori in Occidente, e che quindi smantella anche tutte le forme di welfare e di reddito non necessario al suo piano di dominio.”

Non è dunque un caso che lo sviluppo della UE assomigli ad una sorta di banana, figura che risulta dalle aree coinvolte che arrivano fino alla Padania, e che si avvalga di una sistematica spoliazione delle aree meridionali. Il libro ricostruisce come rispetto alla Grecia, a Cipro, ma anche all’Irlanda si sia usata da parte della Troika la stessa cassetta degli attrezzi messa a punto dalla Triade e ampiamente collaudata negli anni ’80 in Africa e America Latina. Una cassetta degli attrezzi che prevede che al Paese oggetto delle attenzioni vengano sistematicamente sottratte sovranità e risorse.

Questa pratica richiede naturalmente di essere sostenuta da un apparato di consenso forte ed agguerrito. E questo apparato è stato forgiato negli anni ed ha portato ad una occupazione sistematica dei luoghi di elaborazione, come le università, da parte degli epigoni del pensiero unico e alla creazione di nuovi circoli di lobbing. E’ la storia della Trilateral e di organizzazioni come il Club Bilderberg. Amoroso ne ricorda molti dei soci che hanno acquisito ruoli fondamentali nella direzione di strutture finanziarie politiche, con quel meccanismo delle porte girevoli ben descritto anche da Gallino. Tra loro, così come tra gli uomini che hanno avuto relazioni con la Gloldman Sachs, si trovano per altro numerosi dei recenti Presidenti del Consiglio italiani.

La capacità di fare “egemonia” di questo potere unico porta ad una sostanziale sussunzione della politica, e alla marginalizzazione “forzata” di chi prova ad opporsi. E si estende pesantemente sul sistema mass-mediale.

Amoroso accompagna il racconto delle nomenclature del potere unico, fornendo la composizione della Troika che si occupa ad esempio di Grecia, con quello delle sue “narrazioni”. L’idea di “governance” si va sostituendo a quella di governo, relegando quest’ultima a mera gestione delle penurie laddove la ricchezza e’ appannaggio della prima. Si edifica l’economia del terrore, in cui e’ centrale l’elemento del debito come chiave e leva per la espropriazione sistemica di democrazia e beni.

Uno spazio importante è dedicato a Mario Draghi di cui vengono ricostruiti passaggi di ruoli e di funzioni, le molte porte girevoli, che lo vedono protagonista in momenti di grande importanza come quello della privatizzazione del sistema bancario italiano, poi dello scoppio della crisi globale e infine della sua gestione attuale.

Sono, quelle di Amoroso, 84 pagine che pesano come pietre. Come pesante come pietra appare, al confronto, il silenzio delle sinistre occidentali, europee e italiane.

Roberto Musacchio

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