Da troppo tempo, almeno dagli anni di “tangentopoli” l’ assenza o peggio ancora la collusione di gran parte della classe politica, ha portato a far si che ad intervenire sui temi principali della vita politica e sociale, solo l’intervento del potere giudiziario – di cui non a caso è a forte repentaglio l’indipendenza, sia riuscito, in alcuni casi a riaffermare i principi del diritto sanciti non solo dalla Costituzione ma dai trattati internazionali. Il tema immigrazione, soprattutto negli ultimi 12 anni, è stato forse quello su cui il contrasto fra potere esecutivo e giudiziario, si è espresso ai più alti livelli, nocivi per la democrazia stessa. I governi di vari colori hanno rivendicato, con maggiore o meno visibile arroganza, il diritto di sentirsi al di sopra della legge e, in caso di indagini, rinvii a giudizio, sentenze, sproloquiato di giustizia ad orologeria. La magistratura, d’altra parte si è ritrovata a svolgere un ruolo che, in una democrazia sana, neanche le competerebbe. La recente vicenda “Almasri” – il torturatore libico con licenzia di uccidere che, nonostante la sentenza della Corte Penale Internazionale – la stessa che intende arrestare e processare esponenti del governo israeliano per crimini contro l’umanità e con l’ipotesi di genocidio in atto – avesse richiesto il suo arresto, segnalandone alle autorità italiane la presenza sul nostro territorio, si è per ora conclusa come noto. Il macellaio è stato rimandato in Libia, dove è stato accolto con tutti gli onori, a bordo di un volo di Stato, elargito dal nostro governo e la CPI ha replicato aprendo un procedimento sulla vicenda e. Alcuni esponenti dell’Esecutivo fra cui il presidente del Consiglio Meloni, quello dell’Interno Piantedosi e quello della Giustizia, Nordio potrebbero ritrovarsi sul banco dell’imputati all’Aja. Lasciando che prosegua questo declino dell’azione politica, ci si potrebbe anche augurare che il procedimento vada avanti, ma si guarderebbe il dito e non la luna.
Potrebbe intervenire l’azione politica dentro e fuori dalle istituzioni? Ad avviso di chi scrive si, ma alzando il livello del conflitto. Gli accordi presi per la delocalizzazione o il respingimento di richiedenti asilo in Albania, Tunisia, Libia, ad esempio, non avendo valore di legge ma di lettera di intenti su cui il parlamento non si è mai pronunciato, all’atto della stipula ma solo in sede di rinnovo, potrebbe essere un primo terreno in cui comprendere da quale parte si decide di stare. Ad inizio del febbraio prossimo, nel 2026 scadrà l’accordi triennale promosso con l’allora governo di Tripoli, firmato dall’allora ministro dell’Interno Minniti, oggi impegnato nelle alte sfere della Leonardo, la più grande e moderna azienda italiana specializzata in alta tecnologia militare, sicurezza, salvaguardia dei confini, eccetera e dall’allora presidente del Consiglio Gentiloni, fino a poche settimane fa, Commissario Europeo. Per stralciare o modificare significativamente il patto – la seconda ipotesi deve trovare l’accordo di entrambi i contraenti – si deve intervenire non oltre i 3 mesi antecedenti alla scadenza del Memorandum, ovvero il 2 novembre del 2025. Esiste la possibilità che questo divenga un obbiettivo che accomuni le forze politiche e sociali oggi giustamente indignate per la vicenda Almasri? Va ricordato che un altro criminale simile, Bija, sanzionato dall’Onu e ricercato “soltanto” dall’Interpol, venne ricevuto nel 2017 in Italia con tutti gli onori dal ministro Minniti. Il criminale che era contemporaneamente a capo della Guardia costiera e gestiva il traffico di esseri umani, è stato ucciso nei primi giorni dello scorso settembre, in un agguato; non è sbagliato affermare che il signor Almarsi, svolge oggi, almeno dal punto di vista dell’organizzazione militare, quello che era prima in carico a Bija, ma con più ampi poteri. E chissà quanti saranno stati in questi anni i criminali ricercati, magari meno noti, che saranno transitati nei palazzi romani e nei luoghi del potere di mezza Europa nella totale impunità. Il loro ruolo nel contrasto / gestione delle vite di chi fugge è molto più importante di ogni legge e del rispetto del diritto, nazionale e internazionale. Del resto lo diceva anche con nonchalance il signor Mario Draghi quando, parlando di Tayyip Erdogan affermava tranquillamente “Sappiamo che è un dittatore ma è utile”.
Quindi, tornando al dito e alla luna, bisogna cominciare a pretendere, non a chiedere, che sia la politica a dare, con atti concreti, risposte di discontinuità rispetto al passato. Pensare ad esempio, nell’approssimarci della stagione referendaria che prevede anche un quesito su un parziale migliore accesso alla cittadinanza italiana, promuovere mobilitazioni in cui si affermi la necessità di percorsi di regolarizzazione permanente, di canali di ingresso sicuri verso l’Europa, di abrogazione di leggi, a partire dalla Bossi Fini (peraltro frutto di emendamenti alla già pessima Turco Napolitano) e dell’immenso appesantimento realizzato con norme unicamente repressive, decreti o pacchetti “sicurezza”, oltre 60, partoriti da governi di diverso colore dal 1998 ad oggi. E nel frattempo operare per l’abolizione dell’Agenzia Europea Frontex, che ha il compito di sorvegliare i confini, investendo le immense risorse di cui è dotata e i cui bilanci opachi sono sotto indagine, per missioni di salvataggio in mare garantite dalle istituzioni, dai corpi preposti, come le guardie costiere. La posizione retta della CPI, degli avvocati e dei magistrati che si sono esposti per delegittimare e far condannare veri e propri reati, deve incontrare un movimento non solo antirazzista ma in grado di portare almeno questo Paese nel XXI secolo, imponendo il cambiamento radicale di leggi obsolete che sono alla basse di una cultura xenofoba. Si tratta di un rovesciamento dell’agenda politica nostrana che ci porti a non muoverci più unicamente sull’onda emotiva dell’emergenza ma a saper affermare che semplicemente, le leggi da abrogare non sono solo cattive, ma obsolete, fallimentari e inservibili.
Dovremmo prendere questo segnale, unito a quello enorme offerto dal referendum, come una chiamata forte alla mobilitazione diffusa che si prefigga l’obiettivo di trovare rappresentanza. Alle forze politiche che oggi, giustamente si scandalizzano per la miseria della vicenda Almasri, che condannano senza appello chi ne è responsabile, va detto in maniera netta: “domani da che parte starete?”. Ci stato o no a far si che istanze sociali, non solo provenienti dalle persone immigrate o da “anime belle” del Paese, ma da chi ne vede anche il declino e si preoccupa del futuro . l’inverno come stagione sta per finire, quello demografico è sempre più ineludibile – trovino risposte chiare. Durante il secondo governo Prodi, un ‘era politica fa, chi scrive partecipò a quello che era un tavolo programmatico sull’immigrazione della compagine che si chiamava “Unione” e che coinvolse dalla sinistra radicale al mondo moderato. Ogni volta che ci si trovava di fronte ad un tema su cui si faticava a trovare un accordo, ad esempio i centri di detenzione, i decreti flussi, il contrasto alle discriminazioni eccetera, si trovava un compromesso introducendo la parola “superamento”. Superamento dei centri di detenzione, dei decreti flussi, eccetera. Si è visto il risultato, chi doveva occuparsi dell’immigrazione (due ministeri) arrivò a produrre un testo di legge già allora debole e inadeguato che neanche raggiunse le aule del Parlamento prima che il governo venisse fatto cadere. Non è tempo di compromessi ma di salti in avanti, altrimenti le pulsioni destroidi della società continueranno a dominare e potremmo soltanto continuare a sperare nella capacità e nella solidità di magistrati e corti internazionali. Si cominci a lavorare in tal senso
Stefano Galieni
