PIL mondiale e capitale finanziario (di Dante Goffetti)

Dante Goffetti ci invia questo contributo

Nell’intento di fornire un contributo al dibattito sui temi della crisi del capitale (come modo di produzione: MPC), ho fatto un po’ di interrogazioni sul web alla ricerca di dati il più possibile aggiornati di fonti il più possibile attendibili. Quanto di meglio ho reperito è un articolo pubblicato nell’ottobre 2014 su “Affari e finanza” (il settimanale di economia e finanza di “Repubblica”) [leggi] dal quale si desume che, secondo le stime del FMI (Fondo Monetario Internazionale), alla fine del 2013 le attività finanziarie sull’intero globo terrestre assommavano a 993 bilioni di dollari (993 mila miliardi) mentre il prodotto lordo mondiale (World Bank) si attestava sui 75 bilioni di dollari (75 mila miliardi). In altre parole, il capitale finanziario era oltre 13 volte il prodotto della economia “reale” (cioè dell’insieme dei beni materiali e dei servizi prodotti sul pianeta).
Tenuto conto che la forza lavoro mondiale assomma a circa 3 miliardi e 415 milioni di persone (World Bank, 2016) le due cifre sopra riportate significano che ogni lavoratore del globo (da 15 anni in su):
• produce beni e/o servizi per un valore di circa 21.962 dollari;
• ed è personalmente “sovrastato” da una “nuvola” di 290.776 dollari che vorrebbero trovare un impiego profittevole (per i capitalisti che ne detengono i titoli) ma che non lo trovano nelle condizioni attuali di funzionamento del MPC (stante il grado di sviluppo raggiunto dalla composizione organica del capitale a livello mondiale).

Dall’articolo sopracitato si desume anche che, secondo stime della BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali), di quei 993 mila miliardi di dollari 283 mila miliardi sono finanza primaria, ovvero azioni, obbligazioni e attivi bancari; mentre 710 mila miliardi di dollari sono costituiti da prodotti derivati scambiati fuori dai mercati regolamentati, dei quali solo una piccola quota è legata a transazioni che hanno a che fare con l’economia reale. Il grosso sono scommesse: sui tassi di interesse, sulle valute, sui prezzi delle materie prime, sull’andamento degli indici azionari, sul fallimento di stati o di grandi imprese.

Nella tabella seguente, riepiloghiamo i dati citati sopra:

Nel grafico seguente illustriamo le percentuali delle tre componenti sul totale del capitale mondiale:

Vista nelle sue dimensioni ufficiali (cioè come “misurate” dalle maggiori istituzioni finanziarie capitalistiche a livello mondiale, la Word Bank e la BRI), la cosa fa sicuramente impressione:

  • l’economia reale capitalistica (quella che produce beni e servizi) è sovrastata –e schiacciata- da una massa enorme di capitali in cerca di una valorizzazione adeguata agli “appetiti” dei capitalisti;
  • mentre l’economia reale produce continuamente profitti che vanno ad aggiungersi alla massa dei capitali eccedenti le possibilità di impiego nell’economia reale stessa al grado attuale di sviluppo della composizione organica del capitale.

In conclusione, di fronte alle cifre esposte e ai ragionamenti che ne conseguono, a giudizio del redattore di queste note è veramente difficile poter negare che la crisi “scoppiata” nel 2008 (e tuttora perdurante) sia una crisi di sovrapproduzione assoluta di capitale.

“Il limite del capitale è il capitale stesso”

(Karl Marx, Il capitale, libro terzo, 1894)

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