Intervista a Enrique Santiago, Segretario generale del Partito comunista di Spagna

“Dobbiamo ricostruire i beni comuni, che non avrebbero mai dovuto essere privatizzati”

Enrique Santiago, Segretario generale del Partito comunista di Spagna (PCE), viceportavoce di Unidas Podemos al Parlamento spagnolo sulle misure attuali per combattere la crisi economica

La crisi sanitaria ed economica generata dalla pandemia globale di Covid-19 è arrivata quando il governo progressista della coalizione PSOE-Unidas Podemos era in carica solo da 70 giorni. “Fortunatamente per la classe operaia di questo Paese eravamo al governo quando tutto ciò è accaduto, perché, se non fossimo stati lì, la maggior parte delle misure adottate non sarebbero state approvate e la situazione del 2008 si sarebbe ripetuta”, dice Enrique Santiago in questa intervista con il quotidiano Mundo Obrero.

L’obiettivo è “non lasciare nessuno indietro”. Per questo è stato proposto uno scudo sociale: 3,5 milioni di persone hanno conservato il lavoro grazie alle ERTE (sospensioni temporanee delle attività delle imprese che hanno lasciato intatti i contratti di lavoro) che sono state prorogate fino al 30 giugno e nelle prossime settimane verrà messo a punto un reddito di base. La Commissione per la ricostruzione sociale ed economica è stata istituita dal Parlamento spagnolo e composta da rappresentanti di tutti i partiti parlamentari con l’obiettivo di individuare una via d’uscita da questa crisi. Enrique Santiago, eletto vicepresidente di questa Commissione, la difende come la cosa più vicina a un processo costituzionale. Le persone, dice, devono accompagnare il processo con la mobilitazione politica, sociale e sindacale.

Vedi anche la web intervista di transform! europe con Enrique Santiago

Il manifesto del PCE del 1° maggio afferma: “Questa crisi non viene gestita come le altre, né permetteremo che ciò accada”. Che cosa significa questo ora che il Partito Comunista è al governo?

Significa che disponiamo di strumenti per mettere in campo misure concrete per non lasciare indietro nessuno e che la priorità non è, come nel 2008, salvare il capitale finanziario ma salvare le persone, specialmente le più vulnerabili.

Il manifesto dice anche: “dobbiamo incanalare la classe lavoratrice e le sue organizzazioni politiche e sindacali”. Qual è il ruolo per noi comunisti in questa situazione?

Stiamo lavorando fondamentalmente per aumentare il sostegno al governo. Sappiamo che l’attuale equilibrio delle forze non consente a noi (la sinistra alternativa e i comunisti) di attuare pienamente le politiche che vorremmo. Unidas Podemos ha il 10% dei parlamentari e per questo motivo è essenziale essere in grado di invertire questo equilibrio di forze attraverso il sostegno popolare e la mobilitazione sociale e popolare per rafforzare la componente meramente istituzionale. Il nostro ruolo in questa crisi è incanalare tutto questo sostegno, avanzando proposte e organizzando gruppi e movimenti sociali a supporto del governo. In questo modo, siamo in grado di invertire l’equilibrio delle forze, migliorarlo a beneficio degli interessi popolari ed essere in grado di attuare politiche molto più avanzate.

Sei appena stato eletto vicepresidente della Commissione parlamentare per la ricostruzione sociale ed economica. Ci sono in gioco diversi possibili esiti della crisi. Cosa proveremo a ottenere da questa Commissione?

Sarà la cosa più vicina a promuovere un nuovo patto o processo costituente. Si tratta di porre una serie di basi, il più consensuali possibile, su cui costruire ulteriormente le nostre istituzioni per garantire i diritti in Spagna e per impedirci di trovarci in una situazione come quella precedente.

È diventato lampante che il sistema capitalista, oltre ad essere estremamente ingiusto, sta affrontando gravi ostacoli ed è incapace di garantire una vita dignitosa per le persone, specialmente nell’attuale fase delle politiche neoliberali,con la perdita della capacità di intervento della pubblica amministrazione e la deregolamentazione dei diritti. La vulnerabilità delle persone è diventata più evidente, e questa condizione deve essere cambiata, insieme alla ricostruzione dei beni comuni, che non avrebbero mai dovuto essere privatizzati. I sistemi di protezione devono essere garantiti per tutti: il sistema sanitari, il sistema di assistenza e la garanzia dei diritti sociali.

Inoltre, dobbiamo garantire la capacità decisionale del governo e il suo potere di dirigere l’economia. È chiaro che la Spagna ha completamente perso la sua sovranità economica e produttiva. Trovarsi in un’emergenza e non essere in grado di produrre cose basilari come i dispositivi di protezione o i ventilatori dimostra che la delocalizzazione industriale non ha riguardato una o due aziende, ma ha completamente invertito il sistema di produzione e distrutto la capacità industriale del nostro Paese.

I piani della Commissione prevedono un nuovo sistema fiscale, una nuova politica dei redditi e si spera che garantisca entrate sufficienti da distribuire. Naturalmente, ripensando il nostro rapporto politico con i Paesi che ci circondano, crediamo che questo debba essere caratterizzato dalla solidarietà e non debba essere semplicemente la creazione di mercati in cui i grandi gruppi economici articolano il rapporto tra i popoli in base ai propri interessi.

Questa crisi ha messo in luce la fragilità economica e lavorativa di questo Paese: precarietà, lavoro a termine ed economia sommersa. Meno di un anno fa, il 21% della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà. Oggi tutte queste persone hanno ancora meno. Di fronte a questo abisso, il governo ha istituito uno scudo sociale. È possibile non lasciare indietro nessuno?

Entrando a far parte del governo avevamo proprio l’obiettivo di attribuire ai settori più vulnerabili, alla classe lavoratrice, un peso politico nelle istituzioni che si prendono cura di loro e garantiscono i loro diritti, correggendo le diseguaglianze. Detto in altre parole, la nostra ragione per essere al governo è migliorare le condizioni di vita di questi settori. E fortunatamente per la classe operaia di questo Paese, eravamo al governo quando è accaduto tutto questo; altrimenti il 2008 si sarebbe ripetuto: le persone sarebbero state sfrattate, sarebbero rimaste senza casa, senza lavoro e senza ricevere alcun tipo di aiuto o sostegno, e molti si sarebbero trovate ad affrontare interruzioni di elettricità e tagli ai servizi essenziali. Questa è la prima cosa che dobbiamo garantire, che questa volta non accadrà.

In Spagna nessuno sarà sfrattato nei prossimi sei mesi e probabilmente riusciremo a prolungare quel periodo fino a quando non vi sarà una completa ripresa sociale ed economica. Ora abbiamo raggiunto una moratoria sui pagamenti dei mutui e alcuni rinvii e rinegoziazioni in caso di affitti. Siamo riusciti a vietare i tagli alle forniture di base. Oltre allo scudo sociale, che comprende tutte queste garanzie, dall’inizio di maggio 5,3 milioni di persone che hanno perso il lavoro o sono state sospese possono contare su un reddito costante e sicuro. Se un giorno l’equilibrio delle forze non ci consentisse di garantirlo, ovviamente non avrebbe alcun senso restare al governo, perché Unidas Podemos non è al governo per occupare posizioni istituzionali ma per garantire i diritti della nostra gente.

Il tasso di disoccupazione in Spagna è attualmente del 14,8% (aprile 2020). Questo tasso è ben al di sopra del tasso medio di disoccupazione dell’Eurozona (7,3%), ma è rimasto relativamente stabile negli ultimi mesi.

Fonte: Eurostat

Una delle prime misure è stata quella di proteggere i posti di lavoro con ERTE (Regolamenti per l’occupazione temporanea) e i lavoratori più vulnerabili con il reddito di base.

Il Ministero del lavoro sta facendo un lavoro straordinario. Attraverso di esso il governo ha promosso una serie di misure per non lasciare indietro nessuno. Tra il 28 aprile e il 5 maggio in Spagna 5.300.000 persone hanno beneficiato dei pagamenti erogati dal Ministero del lavoro: dalle indennità di disoccupazione, che non si esauriranno durante questa crisi, agli oltre 3 milioni di lavoratori che grazie all’ERTE non diventeranno disoccupati. Sono stati anche implementati benefici che non esistevano in precedenza per i lavoratori domestici e per i lavoratori autonomi a causa della riduzione o della cessazione dell’attività.

Ci saranno risorse sufficienti per mantenere lo scudo sociale?

Probabilmente non con l’attuale sistema fiscale. E tanto meno se ci sono regioni, come quella di Madrid, in cui le tasse vengono sistematicamente abbassate per i grandi gruppi economici che già godono di grandi vantaggi ma richiedono che il governo spagnolo dia loro ancora di più.

A livello fiscale c’è un problema da tenere a mente: nel nostro sistema fiscale le aziende pagano le tasse solo se fanno utili e, a differenza dei lavoratori, pagano solo le tasse sugli utili. Ciò che non ha senso è che l’attuale sistema fiscale, oltre a far pagare le società solo se hanno utili, abbassa l’aliquota fiscale su tali utili a livelli ridicoli.

Il settore bancario in Spagna sta pagando un’imposta del 5,5% sugli utili mentre qualsiasi lavoratore paga il 15 o il 20%. Questo deve finire. Che cosa stiamo chiedendo? Le aziende che hanno beneficiato di agevolazioni fiscali nel 2018 e nel 2019 devono utilizzare questi profitti per distribuire ricchezza, perché siamo in una situazione di emergenza in cui tutti devono stringere la cinghia.

Uno dei compiti essenziali della Commissione per la ricostruzione sarà quindi la riorganizzazione del sistema fiscale. Non possiamo avere un sistema che prende dai poveri per offrire una riduzione fiscale ai ricchi, ma un sistema sensato, e non sto parlando di un sistema socialista ma solo di un sistema democratico o perfino liberale, in cui la tassazione sia progressiva. Dobbiamo porre fine all’assoluta orgia del condono fiscale che le politiche neoliberiste hanno attuato nel nostro Paese negli ultimi anni.

Come farete, vista l’accesa contrarietà dei partiti di opposizione?

Lo schieramento di destra non è stato in grado di mostrare la minima disponibilità a raggiungere accordi per mettere l’interesse generale del popolo spagnolo davanti ai suoi interessi particolari. Hanno cercato di trasformare una catastrofe mondiale in una discussione per abbattere il governo. Non possono sopportare che per la prima volta in ottant’anni vi sia una forza di sinistra alternativa e trasformativa nel governo.

Per loro, fare politica non è altro che esercitare il proprio interesse economico. Il loro interesse per l’esistenza dello Stato ha a che fare solo con la possibilità di saccheggiarlo costantemente. Quando questa crisi sarà finita e i risultati saranno analizzati, sarà chiaro che i settori con il più alto tasso di mortalità sono quelli che sono stati esternalizzati e i settori privatizzati, e quelli nei quali si sono verificati i maggiori tagli nel bilancio pubblico, come è successo nelle case di cura nella regione di Madrid.

C’è il rischio che la maggioranza parlamentare che sostiene il governo possa dissolversi?

Fortunatamente, non ci aspettiamo che questo accada perché questa maggioranza che ha, prima di tutto, reso possibile la mozione che ha fatto cadere il governo conservatore e che, in seguito, ha costruito l’accordo per istituire il nuovo governo, è una maggioranza responsabile. Al di là di specifici disaccordi su questioni principalmente legate alla gestione territoriale dell’emergenza, esiste un interesse comune nell’evitare che le istituzioni di questo Paese cadano nelle mani di quella destra predatoria che si è dedicata al saccheggio dei servizi pubblici. Evitare un governo di destra è una questione di sicurezza umana, di garantire il diritto alla vita. Penso che la nostra maggioranza non sia in pericolo. Devi prevedere un grande dialogo e analizzare congiuntamente le opzioni più favorevoli in ogni momento. La rapidità con cui abbiamo dovuto fronteggiare la nuova situazione forse non ci ha dato tempo per pensare e dialogare con calma.

Lo schieramento di destra e le potenze economiche sono estremamente irritate da questo governo. Perché la mobilitazione popolare è importante?

È essenziale proteggere questo governo e le sue azioni. Riteniamo impossibile per un progetto di ricostruzione popolare andare avanti se non con il supporto permanente della nostra gente. Non possono limitarsi ad andare alle urne ogni quattro anni. La mobilitazione alla quale miriamo deve includere tutti i sindacati, tutti i gruppi sociali, tutti gli individui e tutti coloro che sono coinvolti in qualsiasi conflitto sociale, coloro che affrontano le contraddizioni quotidiane del sistema capitalista. Facciamo tutti parte dello stesso progetto. Con questa mobilitazione vogliamo dare forza al nostro popolo, alle classi popolari, ai settori organizzati intorno ai conflitti sociali e politici, e incorporarli come motori del cambiamento sociale di cui il nostro Paese ha bisogno. Unidas Podemos è lo strumento per mostrare la loro presenza nelle istituzioni.

Puoi parlarci della campagna per sviluppare lo spazio politico di UP?

Nel PCE, Izquierda Unida e Unidas Podemos vediamo la necessità di incorporare nella politica del governo tutti i settori sociali organizzati attorno ai conflitti, attraverso il lavoro di Unidas Podemos. Proprio come abbiamo fatto una campagna per rafforzare il processo di costruzione dell’unità popolare dalle elezioni del 2019, crediamo che, più che mai, i settori politicamente consapevoli della nostra gente debbano partecipare attivamente alla difesa di un governo che, per la prima volta in molti anni, pone gli interessi della maggioranza davanti agli interessi di pochi. Il successo della campagna consiste nel creare mobilitazione e sostegno permanente che aumenteranno la nostra influenza nel governo e nelle istituzioni. Ci sono troppe istituzioni che hanno una vita propria e sono molto lontane dal controllo democratico e dei cittadini, ad esempio la magistratura e altri organi dell’amministrazione statale che hanno dimostrato che, in alcuni casi, hanno la capacità di interferire, ritardando le misure concordate dal governo eletto democraticamente. Possiamo contrastarlo solo con un popolo organizzato.

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