La cucaracha era la rumorosa e imprecisa mitragliatrice di Pancho Villa, il cui suono chiamava alla battaglia i bandoleros.
Col suo articolo su Repubblica del 18 gennaio, Ezio Mauro chiama a battaglia la sinistra sugli unici due fronti su cui a suo parere è giusto combattere, a Kiev e a Teheran.
A un editoriale, di qualunque colore, si chiede almeno un tocco di raffinatezza intellettuale: per la brutalità e gli slogan impressionanti ci sono i manifesti e i volantini “leggi e getta”, ma crediamo che Mauro debba essere ben a corto di argomenti seri per gettarsi così disinvoltamente sulla retorica più roboante. Ce lo immaginiamo con la penna alzata che guarda per aria e vede nel cielo Von der Leyen, Rutte, Merz, Macron e Meloni. D’improvviso, la scena trascolora e nel cielo lui vede le parole che spara a raffica sul suo computer. Per cosa bisogna combattere e dove? A Kiev e Teheran! In nome di che cosa? Dei valori dell’Europa, non c’è dubbio veruno. Quali? «I valori di libertà, la vocazione alla solidarietà con i più deboli, il suo rifiuto dei soprusi e delle ingiustizie, il sostegno per la liberazione da ogni tirannide, la sua difesa del diritto e dei diritti. Questo è il credo che le è rimasto dopo aver venerato i falsi idoli del comunismo nel Novecento…».
Solleva la penna o le dita dai tasti ed esita, poi decide di far partire la seconda raffica: «Il credo che è rimasto all’Europa, coerente con l’impegno per la giustizia, la libertà l’eguaglianza, l’emancipazione…, non è poco».
No, il lettore non si sbaglia, del fascismo e del nazismo proprio non ha voluto parlare; del resto, come si potrebbero spiegare in questo quadro così esaltante dell’Europa di ieri e di oggi? Fondamentale è che il lettore mandi bene a mente l’elenco delle battaglie che è assolutamente necessario combattere, le trincee in cui la sinistra si deve precipitare a pugnare o meglio a far pugnare qualcun altro; e questo vale soprattutto per il lettore di sinistra, cui Mauro si rivolge e che ha evidentemente tendenza a confondersi. Queste trincee sono e debbono restare due: Kiev e Teheran. Gaza non esiste più. Il solo parlarne offende l’animo tenero e mite di Israele; e tanto meno se ne deve parlare in quanto la diga contro le denunce di genocidio, pulizia etnica, tortura e apartheid ha in gran parte ceduto; e peraltro vi sono ancora degli Stati e degli Istituti, persino in Occidente, dove il Governo e le Società israeliane possono essere chiamate a risponderne. E dunque, silenzio.
Silenzio anche sull’assalto al Venezuela, la guerra nei Caraibi, il rapimento del suo presidente e lo sterminio delle sua guardia del corpo. Anche di questo è meglio non parlare perché i presidenti americani sono noti e notevoli bugiardi e l’accusa mossa al presidente Maduro di essere a capo di una rete di narcotraffico è tanto credibile quanto quella mossa a Saddam Hussein di fabbricare armi di distruzione di massa. L’importante, alla fine, è che Saddam Hussein è stato impiccato e che Tony Blair è diventato ricchissimo e potente in grazia delle sue bugie, che ha ammesso senza però chiedere scusa a nessuno per una bugia colossale che è costata un milione di morti in Iraq, seguita da altrettanti in Afghanistan.
Comunque anche quanto succede on Venezuela non è una novità e non ha niente a che vedere con gli elevati principi sbandierati dal Nostro: ci dice solo che nell’Occidente reale, che tanto gli è caro, vige la legge del più forte, la stessa che nel caso precedente di Gaza e nel caso seguente dell’inviolata vergine Europa che, in nome della stessa legge, sta per essere privata della Groenlandia, di cui il faro della democrazia ha detto che la farà sua. Con le buone o con le cattive. Anche di questi casi è meglio non parlarne.
Del resto, gli Stati Uniti, strenui difensori della libertà e sovranità proprie, non hanno mai dato un centesimo per una libertà e una sovranità altrui che non facessero loro comodo e quanto al loro territorio si sono ingranditi dalle 13 colonie iniziali rubando milioni di km2 ai nativi americani e sterminandoli; corrompendo spagnoli, francesi e russi per l’acquisto dei loro territori; e sottraendo al Messico nel 1846 due terzi del suo territorio con una guerretta che fu forse la più redditizia della storia. Poi sono andati avanti costruendo il loro Stato imperiale nei Caraibi e nel Pacifico. L’unico Stato al mondo che ha emesso una cambiale continentale, la Dottrina Monroe su cui sta scritto: “Tutto questo è o sarà mio”.
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Tornando al Nostro, dopo aver sventolato le bandiere e indicato gli inderogabili obiettivi bellici, ci spiega che la sinistra non può sottrarsi a quell’impegno perché corrisponde esattamente ai suoi ideali. È antipatico dire che tutte queste parole solenni suonano come pure e semplici chiacchiere? Chiacchiere che, come direbbe un sarto, “vanno bene su qualsiasi tinta”, ma specialmente col nero che come si sa va con tutto
Giustizia, democrazia, libertà, uguaglianza, fratellanza sono davvero questi i valori sui quali e coi quali l’Occidente e l’Europa in particolare hanno costruito la loro storia? Se lo sono, non sono certo quelli che l’hanno fatta nel passato grande e potente. Per sostenerlo bisogna occultare la storia del Continente proprio nei suoi elementi fondamentali.
Ha esordito cinque secoli fa con le prime colonizzazioni e relativi stermini, seguiti da quattro secoli di tratta degli schiavi, inframmezzati da guerre di religione, commerciali e di ogni altro tipo, che hanno insanguinato l’Europa e il mondo per conseguire il trionfo della sua borghesia.
Nell’Ottocento, ha continuato a devastarlo, questo povero mondo. In Africa, Cina e India qualunque scusa divenne buona pur di diffondere il libero commercio sorvegliato dalle cannoniere, compreso l’obbligo imposto alla Cina di importare e vendere oppio per conto degli inglesi; proprio l’accusa che oggi viene ribaltata su Maduro e che allora fu all’origine di due guerre. Quando si dice l’esperienza!
Più tardi, appena conclusa la fase di conquista e di spartizione delle colonie con relative stragi e genocidi, di cui Algeria, Marocco, Congo, Senegal, Sudafrica e Namibia sono esempi storici tra molti altri, cominciò la fase di sfruttamento bestiale del lavoro che con i nomi più diversi di schiavitù, semi-schiavitù, engagement, travail forcé, engagement à temps, prestations, trabalho forçado, sfruttò il lavoratore africano fino agli anni Sessanta del XX secolo, quando si ebbero in Madagascar le ultime rivolte contro il travail forcé, teoricamente abolito da più di 15 anni con la legge Houphouët-Boigny del 1946.
Questo lavoro forzato, così più tremendo del lavoro salariato che in Europa lottava contro il capitale, fu la politica comune di tutte le potenze coloniali. E ancora oggi, residuo di quei rapporti di produzione schiavistici e semi-schiavistici, in Paesi pur relativamente sviluppati come la Costa d’Avorio, la percentuale dei lavoratori salariati non supera il 3% del totale di manodopera disponibile sul mercato del lavoro. E quando, anche grazie alla Rivoluzione di ottobre, il mondo colonizzato si ribellò all’Occidente, ripresero le repressioni sanguinose e sterminatrici, che cominciarono nel periodo in cui la virtuosa Europa sterminava se stessa nelle due guerre mondiali; e continuarono fino agli anni Sessanta e Settanta.
Ricordiamo le più crudeli e sanguinose a chi, come Mauro, se le è forse dimenticate e tuttavia ci tiene a farsi maestro di valori e virtù. Sono tutte del Dopoguerra: in Indocina (tre guerre di liberazione); in Malaysia (due guerre di liberazione); in Indonesia (due guerre di liberazione e una guerra di sterminio); in Cina (una guerra di liberazione e una guerra civile); in Corea (una guerra di liberazione e una guerra imperialista).
E poi in Africa: in Algeria, in primo luogo, in Angola, in Sudafrica, in Guinea, in Zimbabwe, in Namibia e in Kenya. Tutte occasioni in cui gli amici di Mauro – ossia i governi occidentali portatori e propugnatori dei sopracitati valori universali – giocavano indiscutibilmente la parte degli aggressori, la stessa che hanno giocato negli ottant’anni del conflitto ebraico-palestinese e che giocano imperterriti anche oggi.
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La sinistra però non era lì. La sinistra ha un’altra storia. La sinistra era a fianco di Cuba e, per generazioni, a fianco del Vietnam, dell’Algeria e del Kenya. Perciò, al di là delle parole vuote e buone per ogni circostanza, perché la sinistra dovrebbe scendere in quelle trincee della Nato, che ha sempre combattuto in nome della pace?[1] Perché dovrebbe piegarsi alle politiche di invasione, di ingerenza negli affari interni degli altri paesi, di occupazioni genocidi e stragi che trovate sempre modo di giustificare?
Eppure Mauro è a modo suo coerente, perché la sua Europa è quella della guerra fredda, del colonialismo e dell’anticomunismo viscerale. Quella che non ha visto passare il nazismo o se ne è largamente disinteressata, quando pure non gli ha dato una mano. La sinistra lottava in Spagna con le brigate internazionali, con Togliatti e Longo, con Nenni e Pacciardi, con Rosselli e Valiani, contro i propri governi fascisti che avevano armato Franco e contro quelli democratici borghesi che voltavano la faccia dall’altra parte
La storia della sinistra è molto lontana e diversa da quella dei governi europei cui Mauro invita ad associarsi e non ci spiega a che titolo ci dà il sagace consiglio: che sia di sinistra anche lui? Per ora si riserva di cancellare sia la storia dell’Occidente che quella della sinistra europea e lo fa sventolando tante bandiere come un gonfaloniere antico. Purtroppo quella di Mauro non è una favola per quell’Europa che lui ci raccomanda purtroppo esiste, ma non è la nostra.
[1] E che, anche quando considera ingiustificata l’invasione dell’Ucraina, non ha bisogno di allinearsi a quanti di invasioni e di guerre ne hanno fatte più di chiunque altro e altre ne promettono.
Luciano Beolchi
