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Verso le elezioni americane di midterm e una “tempesta perfetta” globale

di Alessandro
Scassellati

Le forze politiche che animano la gigantesca macchina dello Stato statunitense sono diventate faziose ed incoerenti all’interno di una battaglia tra il plurarismo della liberal-democrazia e il neofascismo autoritario proposto dal Partito Repubblicano dominato da Trump. Potrebbe essere solo questione di tempo prima che quell’incoerenza politica cominci a colpire le maggiori leve del potere economico e militare. Ora che gli Stati Uniti entrano nel lungo ciclo elettorale 2022-2024 dovremmo aspettarci che le disfunzioni diventino ancora più evidenti.

Il mondo procede verso una “tempesta perfetta”

Alla fine del 2021, la ripresa economica dei Paesi occidentali sembrava ormai acquisita, anche se le previsioni per il 2022 erano orientate ad un deciso rallentamento. Nel frattempo erano salite le preoccupazioni relative alla crescita dell’inflazione1 e soprattutto ad una possibile ripresa della guerra tra Russia e Ucraina. Il 24 febbraio con l’entrata delle truppe russe nel territorio ucraino con il compito di svolgere una “operazione speciale2, il mondo ha preso coscienza di essere assai fragile e nuovamente sull’orlo dell’abisso.

In poche settimane, lo scenario economico politico globale è completamente mutato. La guerra tra Russia e Ucraina, combattuta sul terreno con soldati, bombardamenti missilistici, distruzioni sistematiche di villaggi e città, uccisioni e dislocazioni della popolazione civile, ma anche, attraverso aiuti finanziari e militari miliardari e soprattutto sanzioni e controsanzioni, nei mercati finanziari, energetici, delle materie prime ed alimentari, ha avuto effetti dirompenti sull’economia globale. Ha fatto schizzare verso l’alto l’inflazione in tantissimi Paesi (in oltre l’80% dei Paesi – 101 su 198 – era superiore al 6% nell’estate 2022), ha messo in moto una spirale dei prezzi nei mercati energetici, ha creato una crisi della sicurezza alimentare3 nei Paesi emergenti e poveri, ha fatto esplodere la crisi del debito di Paesi già oberati di debiti come Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh, Bielorussia, Libano, Argentina, Venezuela, Suriname, Ecuador, El Salvador, Ghana, Egitto, Zambia, Tunisia e tanti altri Paesi africani4. La guerra ha anche rafforzato la spinta verso la de-globalizzazione iniziata nel 2018 con la guerra commerciale e tecnologica tra USA e Cina (rapidamente trasformatasi in una nuova “guerra fredda”) e verso una frammentazione geopolitica e geoeconomica del mondo in blocchi, tra i Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti e dalla NATO, e una probabile alleanza Cina-Russia, allargata ad altri Paesi (a cominciare dagli altri appartenenti al gruppo BRICS), con la maggioranza dei Paesi del mondo che ha assunto una posizione “non allineata” rispetto a quella dei Paesi occidentali (ad esempio, sulla condanna della Russia all’ONU e sull’imposizione di sanzioni economiche)5.

Proprio nel momento in cui, come umanità, abbiamo bisogno di uno sforzo globale coordinato per sfuggire alle nostre crisi esistenziali – collasso climatico, collasso ecologico, la marea crescente di sostanze chimiche sintetiche che uccide tutti gli esseri viventi, un’emergenza alimentare globale in aumento – le classi dirigenti globali scelgono di dividersi, di riaprire una corsa al riarmo e di fomentare nuovi mortiferi conflitti che insanguinano e frammentano il mondo in fronti contrapposti, rendendo impossibile perseguire qualsiasi ragionevole via condivisa per la salvezza della vita umana sul pianeta. Il mondo è diventato “maledettamente disordinato” (“bloody messy”) come ha affermato la premier neozelandese Jacinda Ardern in un discorso di alto profilo6.

In pochi mesi, sotto l’assillo della crisi energetica creatasi a seguito della guerra tra Russia e Ucraina, le classi dirigenti dell’Unione Europea si sono rimangiate tutti i loro impegni di promuovere l’agricoltura agroecologica e di costruire economie circolari sganciate dalle emissioni di carbonio, arrivando a classificare gas metano e nucleare “energie verdi” come le rinnovabili, anche riavviando centrali elettriche a carbone e costruendo nuovi inceneritori (in Italia rinominati “termovalorizzatori”). Mentre le global corporations petrolifere registrano profitti record e i titani degli asset manager hanno invertito i loro sforzi per spostare il settore finanziario lontano da tali rendimenti allettanti, proprio nel momento in cui dovremmo porre fine all’economia fossile che provoca il riscaldamento globale7 e l’unico altro settore che si sta espandendo è quello digitale, sotto la spinta dell’oligopolio GAFAM (Google/Alphabet, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft), con tutti i risvolti positivi e negativi che questo comporta.

Dal punto di vista finanziario e geopolitico, l’Occidente e il mondo tutto stanno andando incontro ad una “tempesta perfetta” che comporta il dover fronteggiare contemporaneamente molteplici pericolose sfide interconnesse tra loro: la guerra, che solleva lo spettro del conflitto nucleare; i cambiamenti climatici che minacciano desertificazione, carestie, inondazioni, ondate di calore estremo e incendi; i confinamenti infiniti e la grave crisi immobiliare in Cina; il Regno Unito già in recessione; l’Europa centro-orientale, duramente colpita dalla guerra in Ucraina; una moltitudine di Paesi emergenti e poveri che stanno attraversando una grave crisi economica e finanziaria; l’inflazione elevata che spinge le banche centrali – terrorizzate da un possibile innesco della “spirale salari-prezzi” in stile anni ‘70 – ad operare una stretta monetaria (rialzo dei tassi di interesse e fine delle politiche di quantitative easing), per far “abbassare i salari“, schiacciare la domanda dei consumatori rendendoli più poveri e meno propensi ad acquistare merci, deprimere i valori dei titoli azionari e progettare un forte rallentamento e, se necessario, una forte contrazione economica8; la pandemia con la chiusura di fabbriche e strutture logistiche e il sovraccarico degli ospedali. La prospettiva sembra dunque essere quella di una recessione globale – o quanto meno dell’area euro-americana (con un’economia in stagflazione) – entro il 2023, con pesanti perdite di posti di lavoro, chiusure di imprese e forti onde d’urto verso le economie emergenti e povere9.

Verso le elezioni di midterm. La guerra di Biden e dei Democratici contro Trump e i Repubblicani MAGA

Una combinazione di sfortuna (inflazione), inettitudine (gestione catastrofica dell’uscita dall’Afghanistan nell’agosto 2021), divisioni interne al Partito Democratico, (mal)funzionamento delle strutture della politica statunitense (la soppressione degli elettori e il gerrymandering, ossia il ridisegno partigiano dei distretti che eleggono i membri della Camera10 soprattutto da parte delle 26 amministrazioni statali repubblicane, e il Senato che sovrarappresenta le parti conservatrici e rurali del Paese) e la spietatezza dei nemici politici mettono in pericolo non solo il futuro dell’amministrazione Biden, ma della stessa repubblica, e forse del mondo intero.

L’8 novembre si terranno le elezioni di mezzo termine nel Paese leader dello schieramento occidentale, con l’elezione di un terzo del Senato e dell’intera Camera dei Rappresentanti11. Il 79enne presidente democratico Biden ha un basso indice di gradimento (poco sopra il 40%), nonostante il successo nell’amministrare la più rapida ripresa economica degli ultimi decenni12 (il problema chiave è l’elevato aumento del costo della vita, il 9,1% a giugno – il tasso più alto dal 1981 – e l’8,5% a luglio, mentre i salari reali diminuiscono e, secondo molti analisti, l’economia è in bilico sull’orlo della recessione), e se perdesse il controllo della Camera e/o del Senato si trasformerebbe in una “anatra zoppa” fino alle prossime elezioni presidenziali del 2024 (anno in cui si terranno anche le elezioni per il Parlamento Europeo). Il che vorrebbe dire che i repubblicani potranno utilizzare i negoziati sul tetto del debito per paralizzare il governo, come hanno fatto nel secondo mandato di Barack Obama, e Biden non riuscirebbe a far approvare alcuna nuova legge e dovrebbe governare attraverso degli ordini esecutivi – come ha fatto l’8 luglio e il 3 agosto 2022 sulla questione della salvaguardia all’accesso ai servizi di salute riproduttiva, compreso l’aborto e la contraccezione, dopo lo smantellamento della sentenza Roe vs Wade da parte della Corte Suprema il 24 giugno – che potrebbero essere tranquillamente aboliti dal presidente successivo.

Inoltre, una possibile vittoria del Partito Repubblicano l’8 novembre 2022, prevista dalla maggior parte degli analisti politici, darebbe forza ad una ricandidatura alla presidenza dell’ex presidente Donad J. Trump, che attualmente deve fronteggiare diverse inchieste giudiziarie (sostenute attivamente dall’FBI)13 e soprattutto è il principale obiettivo della commissione di inchiesta del Congresso sul tentativo fallito di colpo di Stato del 6 gennaio 2021, pianificato da lui e dal suo staff di consiglieri per mesi e poi realizzato da gruppi organizzati del suprematismo bianco.

Nei comizi, Trump è stato relativamente esplicito riguardo ai suoi progetti. “Questo è l’anno in cui riprenderemo la Camera, riprenderemo il Senato e riprenderemo l’America. E nel 2024, soprattutto, ci riprenderemo la nostra magnifica Casa Bianca“. Le elezioni di medio termine serviranno come una vera prova del suo potere, e i risultati determineranno la sua futura forza nel partito. Negli ultimi due anni, Trump ha reclutato nel Partito Repubblicano finanziatori, attivisti e centinaia di candidati per cariche elettive federali e statali ispirati dalla sua convinzione che le vittorie elettorali del Partito Democratico siano intrinsecamente illegittime.

In un sistema politico bipartitico come quello statunitense, se un partito non si impegna a rispettare le regole del gioco democratico è improbabile che la democrazia sopravviva a lungo. Nel suo complesso, il Partito Repubblicano si è rivelato essere antidemocratico senza doverne pagare alcuna conseguenza negativa (non sono stati puniti da elettori, attivisti o donatori). L’eventuale vittoria dei repubblicani farebbe tornare al potere un partito che negli ultimi due decenni ha sposato apertamente molte delle tesi politico-ideologiche sostenute dai teorici e terroristi del suprematismo bianco.

I quattro anni di presidenza di Trump, la sua ideologia nazionalista Make America Great Again (MAGA) e America First!, i suoi metodi di governo autoritari e unilaterali a somma zero, la sua teoria del complotto sulle elezioni “rubate14 e il suo tentativo di colpo di Stato fanno presagire cosa potrebbe accadere alla democrazia americana e, di conseguenza, alla cosiddetta “alleanza occidentale delle democrazie” liberali promossa da Biden, se lui (o un suo clone meno sregolato come il senatore del Texas Ted Cruz o il governatore della Florida Ron DeSantis) dovesse prendere il potere nel 2024. Un ritorno al potere del Partito Repubblicano, ispirato dal trumpismo e dalle sentenze antidemocratiche e divisive su aborto, armi, ambiente e religione della Corte Suprema, la cui maggioranza ultraconservatrice (6-3) Trump ha contribuito a creare attraverso la selezione di tre giudici, significherebbe l’implementazione di un’agenda politico-ideologica, coltivata per decenni, basata sulle idee anti-egalitarie, autoritarie, nazionaliste, misogine e razziste della destra radicale e del suprematismo bianco (quasi sette repubblicani su 10 sono bianchi e cristiani in un Paese che è solo per il 44% bianco e cristiano).

Il presidente Biden, un centrista moderato che non ha alcun interesse a cambiare il modo in cui il Paese funziona e che ha passato inutilmente il primo anno in carica a farsi in quattro per dimostrare che il Partito Repubblicano poteva ancora essere un partner di governo ragionevole, firmando il primo ordine esecutivo sull’aborto ha affermato: “Non possiamo permettere che una Corte Suprema fuori controllo, che lavora in collaborazione con elementi estremisti del Partito Repubblicano, ci tolga le libertà e la nostra autonomia personale. La scelta che dobbiamo affrontare come nazione è tra il mainstream e l’estremo“.

Mentre le elezioni di midterm sono generalmente considerate come un referendum sul presidente in carica e sul suo partito, Biden e altri leader democratici hanno invece cercato di riformulare queste elezioni come un test sulla stessa democrazia americana. I Democratici credono che, se gli americani vedranno queste elezioni come una scelta tra estremisti che minacciano i loro diritti fondamentali e candidati che cercano di proteggere quelle libertà vulnerabili, allora il partito potrebbe essere in grado di mantenere la maggioranza al Congresso.

Pertanto, in un discorso televisivo in prima serata sulla battaglia per “l’anima della nazione“, pronunciato davanti all’Independence Hall di Filadelfia (dove sono state firmate la Dichiarazione di Indipendenza  nel 1776 e la Costituzione degli Stati Uniti nel 1787), Biden ha affermato che “uguaglianza e democrazia sono sotto attacco” perché il Partito Repubblicano è ormai “dominato, guidato e intimidito” da Trump, dagli estremisti MAGA e dai suprematisti bianchi che “rappresentano una minaccia per le fondamenta stesse della nostra Repubblica”, un “grave pericolo per la democrazia americana”, e “alimentano le fiamme della violenza politica15. Biden crede che nel Partito Repubblicano esista ancora una maggioranza mainstream e che siano i trumpiani (che in un precedente discorso aveva definito come sostenitori di una filosofia di “semi-fascismo”) che “abbracciano la rabbia”, “diffondono bugie per profitto e potere16, “prosperano nel caos”, “non rispettano la costituzione” o lo stato di diritto, “invocano violenze di massa e rivolte nelle strade” e credono “che ci siano solo due possibili esiti per un’elezione: o vincono o sono stati frodati”.

Per il centrista moderato Biden, i “Repubblicani MAGA” non sono una minaccia per la democrazia liberale a causa delle loro convinzioni su tasse, spesa pubblica, welfare, immigrazione, ambiente, cambiamento climatico e politica energetica o persino aborto, ma perché il loro leader non accetta l’esito delle elezioni quando le perde; perché non crede che lo stato di diritto si applichi a lui; perché non aderisce alla cultura della moderazione e tolleranza; e perché sta cercando di aiutare a eleggere altri politici che la pensano allo stesso modo.

Biden ha detto anche che “Le forze del MAGA sono determinate a riportare indietro questo Paese, a ritroso in un’America dove non c’è il diritto di scegliere, nessun diritto alla privacy, nessun diritto alla contraccezione, nessun diritto di sposare chi ami“. “Per molto tempo ci siamo rassicurati sul fatto che la democrazia americana è garantita. Ma, non lo è. Dobbiamo difenderla. Proteggerla. Attivarci per essa. Ognuno di noi. …Credo che l’America sia a un punto di svolta, uno di quei momenti che determinano la forma di tutto ciò che verrà dopo. E ora, l’America deve scegliere di andare avanti o di tornare indietro, per costruire un futuro o essere ossessionata dal passato, per essere una nazione della speranza, unità e ottimismo o una nazione della paura, divisione e oscurità”.

Biden prova a combattere per “l’anima della nazione”, trasformando i “Repubblicani MAGA” in un’etichetta per tutto ciò che gli elettori mainstream trovano politicamente tossico sul Partito Repubblicano ed esortando gli americani a “votare, votare, votare” per i candidati democratici (ma anche per quelli che sono dei repubblicani mainstream). Biden e i Democratici sperano che l’abolizione di Roe possa galvanizzare la loro base elettorale (offuscando altre questioni problematiche come disuguaglianza, inflazione ed economia), dando nuova energia alla battaglia per il controllo del Congresso e delle Camere degli Stati l’8 novembre17. Inoltre, sperano di avvantaggiarsi dall’approvazione dell’Inflation Reduction Act da 430 milioni di dollari in agosto e dalla successiva decisione di Biden di procedere con il tanto atteso piano di condono (non certo un cambiamento strutturale del sistema delle rette universitarie) dei prestiti studenteschi da oltre 320 miliardi di dollari (10 mila dollari per i mutuatari che hanno guadagnato meno di 125 mila dollari durante la pandemia e 20 mila dollari per coloro che hanno ricevuto Pell Grants, sovvenzioni per studenti a basso reddito, mentre erano iscritti al college) che ha eliminato questo tipo di debito per circa 20 milioni di persone e ridotto i pagamenti mensili per i mutuatari con un saldo residuo, dando un respiro di sollievo ad un parte della classe media che era finita nella “trappola del debito studentesco” e riducendo il divario della ricchezza fra afroamericani, ispanici e bianchi.

Ma, tutto questo potrebbe non bastare perché il Partito Democratico invece di puntare a costruire una grande coalizione delle classi lavoratrici di tutti i generi, razze e strati sociali con un programma di riforme democratiche radicali per affrontare i problemi strutturali dell’aumento della disuguaglianza di ricchezza e dell’emergente oligarchia, continua a dare la priorità ai voti di “centro” degli “elettori suburbani oscillanti” bianchi (ceto medio dei white collars) che presumibilmente determinano i risultati elettorali, e dipende ancora dai soldi delle grandi corporations e dei super ricchi18.

La crisi della liberal-democrazia americana (e non solo)

L’apparato governativo degli Stati Uniti conserva ancora poteri straordinari. Le decisioni della FED sul rialzo dei tassi di interesse per contenere l’inflazione influiscono sull’economia globale e il valore del dollaro si rafforza anche se il suo ruolo monopolistico come valuta di riserva di banche centrali e scambi internazionali sta apparentemente scricchiolando anche a seguito della politica USA incentrata su l’imposizione di sanzioni contro quei Paesi che identificano come nemici (Iran, Cuba, Nord Corea, Libia, Venezuela, Afghanistan, Siria e Russia).

La spesa per difesa e sicurezza nazionale – un tema su cui Democratici e Repubblicani concordano – è enorme ed aumenta di anno in anno, alimentando il gigantesco military-industrial complex già criticato dal sociologo C. Wright Mills negli anni ’50 e dal presidente Eisenhower nel suo farewell address del 17 gennaio 1961. Gli USA rimangono la superpotenza militare dominante con 750 basi all’estero in 80 Stati. Dalla fine della Guerra Fredda hanno compiuto quasi 400 interventi militari, il 34% in America Latina e nei Caraibi; 23% in Asia orientale e nella regione del Pacifico; 14% in Asia occidentale e Nord Africa; e il 13% in Europa e Asia centrale.

Si discute ancora di “grand strategy” e di dominio economico-finanziario e militare americano – la Pax Americana, il cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” (anche se le “regole” non sono state mai scritte da nessuna parte) -, e il presidente Biden sostiene che “faremo del XXI secolo un altro secolo americano, perché il mondo ha bisogno di noi”. Ma, come dimostra la frustrazione della sua amministrazione, le forze politiche che animano la gigantesca macchina dello Stato sono diventate faziose ed incoerenti all’interno di una battaglia tra il plurarismo della liberal-democrazia e il neofascismo autoritario proposto dal Partito Repubblicano dominato da Trump.

Potrebbe essere solo questione di tempo prima che quell’incoerenza politica cominci a colpire le maggiori leve del potere economico e militare. Ora che gli Stati Uniti entrano nel lungo ciclo elettorale 2022-2024 dovremmo aspettarci che le disfunzioni diventino ancora più evidenti. L’enigma che devono affrontare gli alleati dell’America – a cominciare dagli europei che fanno parte della NATO, un’alleanza difensiva rilanciata dagli USA come strumento per restaurare il proprio dominio globale – è come far fronte al declino (e alla possibile implosione) di una grande potenza imperiale che è ancora una grande potenza imperiale, il garante dell’ordine mondiale che è la più grande fonte potenziale del suo disordine19.

E’ ormai evidente che negli Stati Uniti, come in tutti gli Stati nazionali, si sta vivendo una deriva verso una crescente polarizzazione politica – verso una ”guerra civile politica20 tra il populismo autoritario della destra reazionaria che cavalca una furia anti-establishment contro un “sistema truccato” e il populismo progressista delle forze di centro-sinistra (mentre le forze autenticamente di sinistra – comuniste, socialiste e socialdemocratiche – sono in declino o in rovina) – dovuta ad un declino dei ceti medi, delle classi lavoratrici e dei politici e forze politiche di centro e sinistra, che si intreccia con una verticalizzazione sempre più spinta della leadership politica come conseguenza della crisi sempre più grave della capacità dei corpi sociali intermedi (di quelle che Wofgang Streeck chiama le “istituzioni keynesiane”) e dei partiti politici di fare mediazione e sintesi sul piano politico-culturale. Per questo l’intreccio tra polarizzazione, verticalizzazione e personalizzazione della politica va considerato con preoccupazione.

Alexis de Tocqueville, un osservatore ottocentesco di orientamento conservatore che riteneva che in America ci fosse un eccesso di democrazia, analizzando la società civile americana del XIX secolo aveva sostenuto che laddove i cittadini si impegnano in reti sovrapposte della società civile – organizzazioni non governative, associazioni di volontari, gruppi di interesse – tendono a sviluppare identità collettive che attraversano le divisioni sociali, producendo tolleranza, senso civico e fiducia. Oggi, con partiti politici di massa organizzati, sindacati, gruppi di opinione e altre organizzazioni di rappresentanza sociale fortemente indeboliti, spesso in decomposizione, se non pressoché inesistenti, un’ulteriore frustrazione delle aspettative di cambiamento o il verificarsi di una nuova crisi economico-finanziaria generale potrebbero avere conseguenze molto pesanti per il futuro del sistema democratico americano, come per quelli europei. Potrebbero aprire la strada a leader e movimenti portatori delle forme più radicali di populismo autoritario che mirano a sfidare le regole chiave e le norme del sistema democratico stesso. Le istituzioni da sole non bastano a frenare degli autocrati eletti se la democrazia viene ridotta al culto e al dominio della maggioranza e del governo (ottenuto con qualsiasi mezzo) senza che vi sia un adeguato riconoscimento della rappresentatività, dell’uguaglianza di trattamento e del ruolo delle minoranze.

In buona parte, la democrazia liberale funziona ed è stabile se i cittadini adottano una cultura di moderazione e rispetto dei diritti degli altri di pensare ciò che vogliono. Soprattutto, se tutti i principali attori politici di maggioranza e di minoranza sono disposti a rispettare in buona fede e con integrità le regole e i princìpi di base del gioco democratico, il sistema di pesi e contrappesi (dalla divisione dei poteri ai meccanismi formali ed informali di checks and balances), lo stato di diritto, un’articolazione pluralistica dell’esercizio dell’autorità politica per la maggior parte del tempo, senza cercare di portare le istituzioni indipendenti (i tribunali, le forze armate, i media, la scuola, l’università, le rappresentanze degli interessi, le organizzazioni della società civile) sotto il loro diretto controllo e senza avere la pretesa di incarnare da soli la volontà del popolo.

Le costituzioni democratiche sono difese da norme (scritte e non scritte), ma anche da istituzioni funzionanti, partiti politici e cittadini organizzati. Senza la partecipazione democratica di cittadini e partiti, senza diritti esigibili, senza responsabilità chiare, e senza norme robuste, i controlli e gli equilibri costituzionali non servono da baluardi della democrazia che diventa una simulazione, mentre le istituzioni diventano armi politiche, impugnate con forza da coloro che le controllano contro coloro che sono all’opposizione, trasformando gli avversari politici in nemici e facendo degenerare la politica democratica in una guerra a tutto campo. Le vicende della storia contemporanea dimostrano che soltanto società costituite da solidi corpi sociali intermedi, vere autonomie locali e funzionali, cittadini e opinioni pubbliche che si esprimono coscientemente attraverso organizzazioni degli interessi, sindacati e partiti, possono dare vita ad efficaci forme di autogoverno e controllo democratico, con politiche economiche orientate da interessi comuni.

Alessandro Scassellati

  1. Su questo tema si veda il nostro articolo: Il “ritorno alla normalità” e le turbolenze del capitalismo globale, Transform! Italia, 16 ottobre 2021, https://transform-italia.it/il-ritorno-alla-normalita-e-le-turbolenze-del-capitalismo-globale/.[]
  2. Sulla guerra tra Russia e Ucraina si vedano i nostri articoli: Il tradimento dell’Occidente di Gorbaciov come preludio alla guerra in Ucraina, Transform! Italia, 7 settembre 2022, https://transform-italia.it/il-tradimento-delloccidente-di-gorbaciov-come-preludio-alla-guerra-in-ucraina/; La guerra di Putin e il futuro del modello economico tedesco – Seconda parte, Transform! Italia, 31 agosto 2022, https://transform-italia.it/la-guerra-di-putin-e-il-futuro-del-modello-economico-tedesco-seconda-parte-2/; La guerra di Putin e il futuro del modello economico tedesco – Prima parte, Transform! Italia, 24 agosto 2022, https://transform-italia.it/la-guerra-di-putin-e-il-futuro-del-modello-economico-tedesco-prima-parte/; Danzando sull’orlo dell’abisso del conflitto nucleare: Stati Uniti e Ucraina, Transform! Italia, 17 agosto 2022, https://transform-italia.it/danzando-sullorlo-dellabisso-del-conflitto-nucleare-stati-uniti-e-ucraina/; Papa Francesco, la terza guerra mondiale a pezzi e l’ordine neoliberale globale, Transform! Italia, 11 maggio 2022, https://transform-italia.it/papa-francesco-la-terza-guerra-mondiale-a-pezzi-e-lordine-neoliberale-globale/; Il ritorno in Europa alla guerra calda e fredda. Cosa si farà e cosa si dovrebbe fare per uscire dalla crisi?, Transform! Italia, 2 marzo 2022, https://transform-italia.it/il-ritorno-in-europa-alla-guerra-calda-e-fredda-cosa-si-fara-e-cosa-si-dovrebbe-fare-per-uscire-dalla-crisi/; Il dialogo incerto sulla crisi Russia-Ucraina, tra falchi dell’anglosfera ed eredi dell’Ostpolitik, Transform! Italia, 2 febbraio 2022, https://transform-italia.it/il-dialogo-incerto-sulla-questione-russia-ucraina-tra-falchi-dellanglosfera-e-fautori-dellostpolitik/; Russia, Ucraina, Nato e Unione Europea, tra minacce di guerra e diplomazia, Transform! Italia, 26 gennaio 2022, https://transform-italia.it/russia-ucraina-nato-e-unione-europea-tra-minacce-di-guerra-e-diplomazia/.[]
  3. I prezzi del cibo sono aumentati di circa il 20% tra il 1 gennaio e il 31 agosto 2022 e il numero di persone che si trovano in una condizione di insicurezza alimentare acuta in tutto il mondo è più che raddoppiato a 345 milioni dal 2019 a causa della pandemia di CoVid-19, del conflitto in Ucraina e del cambiamento climatico, secondo il Programma Alimentare Mondiale (WFP). Davies, L., Global hunger toll soars by 150 million as Covid and Ukraine war make their mark, The Guardian, 6 July 2022, https://www.theguardian.com/global-development/2022/jul/06/global-hunger-toll-soars-by-150-million-as-covid-and-ukraine-war-make-their-mark. Questo mentre le società ABCD – Archer-Daniels-Midland, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus – che controllano il 70-90% del commercio mondiale di cereali ed altri prodotti agricoli ed agroalimentari, hanno realizzato profitti da record.[]
  4. Secondo il FMI, ad agosto 65 Paesi emergenti e poveri avevano accumulato un debito da 379 miliardi di dollari. Su questi temi si vedano i nostri articoli: La lotta delle popolazioni indigene ecuadoriane contro le politiche neoliberiste di governo e FMI,  Transform! Italia, 29 giugno 2022, https://transform-italia.it/la-lotta-delle-popolazioni-indigene-ecuadoriane-contro-le-politiche-neoliberiste-di-governo-e-fmi/; Inflazione, tassi d’interesse, salari, profitti e recessione, Transform! Italia, 22 giugno 2022, https://transform-italia.it/inflazione-tassi-dinteresse-salari-profitti-e-recessione/; Primi effetti della crisi globale del debito: caos economico e politico in Sri Lanka, Transform! Italia, 18 maggio 2022, https://transform-italia.it/primi-effetti-della-crisi-globale-del-debito-caos-economico-e-politico-in-sri-lanka/; Guerra in Ucraina e contadini indiani, Transform! Italia, 4 maggio 2022, https://transform-italia.it/guerra-in-ucraina-e-contadini-indiani/; Il mondo trema. Cause e conseguenze dell’inflazione, Tranform! Italia, 27 qprile 2022, https://transform-italia.it/il-mondo-trema-cause-e-conseguenze-dellinflazione/; Accordo sul gas tra Algeria e Italia per uscire da due gravi crisi politiche, Transform! Italia, 20 aprile 2022, https://transform-italia.it/accordo-sul-gas-tra-algeria-e-italia-per-uscire-da-due-gravi-crisi-politiche/; L’incombente crisi del debito nel Sud del mondo. Come fermarla?, Transform! Italia, 23 marzo 2022, https://transform-italia.it/l-incombente-crisi-del-debito-nel-sud-del-mondo-come-fermarla/; Verso una grave crisi della sicurezza alimentare mondiale, Transform! Italia, 16 marzo 2022, https://transform-italia.it/verso-una-grave-crisi-della-sicurezza-alimentare-mondiale/; Alzare i tassi d’interesse vuol dire far pagare il conto ai lavoratori, Transform! Italia, 23 febbraio 2022, https://transform-italia.it/alzare-i-tassi-vuol-dire-far-pagare-il-conto-ai-lavoratori/; La strada stretta dei banchieri centrali: domare l’inflazione senza produrre dolorosi effetti collaterali, Transform! Italia, 19 gennaio 2022, https://transform-italia.it/la-strada-stretta-dei-banchieri-centrali-domare-linflazione-senza-produrre-dolorosi-effetti-collaterali/.[]
  5. Su questi temi si vedano i nostri articoli: Il rapporto delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani nel Xinjiang, Transform! Italia, 7 settembre 2022, https://transform-italia.it/il-rapporto-delle-nazioni-unite-sulle-violazioni-dei-diritti-umani-nel-xinjiang/; La visita di Pelosi a Taiwan e le relazioni degli USA con la Cina, Transform! Italia, 10 agosto 2022, https://transform-italia.it/la-visita-di-pelosi-a-taiwan/; I Paesi BRICS vogliono inaugurare una nuova era per lo sviluppo globale, senza il peso dell’Occidente, Transform! Italia, 29 giugno 2022, https://transform-italia.it/i-paesi-brics-vogliono-inaugurare-una-nuova-era-per-lo-sviluppo-globale-senza-il-peso-delloccidente/; USA e America Latina: il 9° Vertice delle Americhe, un’occasione perduta, Transform! Italia, 15 giugno 2022, https://transform-italia.it/usa-e-america-latina-il-9-vertice-delle-americhe-e-unoccasione-perduta/; Né con Russia (e Cina), né con Ucraina (e USA). Il rilancio del Movimento dei Paesi Non Allineati, Transform! Italia, 13 aprile 2022, https://transform-italia.it/ne-con-russia-e-cina-ne-con-ucraina-e-usa-il-rilancio-del-movimento-dei-paesi-non-allineati/; Lo stato delle relazioni UE-Cina: c’è ancora modo di evitare una nuova guerra fredda?, Transform! Italia, 6 aprile 2022, https://transform-italia.it/lo-stato-delle-relazioni-ue-cina-ce-ancora-modo-di-evitare-una-nuova-guerra-fredda/; Se la nuova guerra fredda USA-Cina diventa una battaglia navale. Il caso AUKUS, Transform! Italia, 22 settembre 2021, https://transform-italia.it/se-la-nuova-guerra-fredda-usa-cina-diventa-una-battaglia-navale-il-caso-aukus/.[]
  6. McLure T, ‘The world is bloody messy’: Jacinda Ardern urges end to ‘black-and-white’ view of global conflict, The Guardian, 7 July 2022, https://www.theguardian.com/world/2022/jul/07/the-world-is-bloody-messy-jacinda-ardern-urges-end-to-black-and-white-view-of-global-conflict.[]
  7. Se banche, fondi d’investimento e compagnie d’assicurazione non verranno “indirizzati” dai poteri pubblici verso la transizione ecologica, continueranno a concedere denaro alle fonti fossili, alimentando così la crisi climatica. Lo dimostrano i dati relativi agli ultimi anni. Nel corso dei quali –nonostante i campanelli d’allarme della scienza – la finanza, imperterrita, ha continuato a pompare migliaia di miliardi nei settori di carbone, petrolio e gas. Il problema è che i poteri pubblici continuano a fare lo stesso. Uno studio pubblicato ad agosto 2022 da OCSE e IEA ha evidenziato che i fondi che sono stati concessi al settore fossile direttamente da 51 governi occidentali sono quasi raddoppiati nel 2021, raggiungendo i 697,2 miliardi di dollari. Una dinamica in palese e clamoroso contrasto rispetto agli impegni assunti e alle promesse avanzate da quegli stessi governi, a più riprese.[]
  8. [1] L’insistenza di FED, BCE e altre banche centrali nell’aumentare i tassi di interesse per cercare di tornare alla “normalità” economica è perversa e mirata contro il movimento dei lavoratori. Di fronte alle massicce interruzioni globali della produzione, logistica e vendita di beni e servizi, al proseguimento della pandemia da CoVid-19, della guerra tra Russia e Ucraina, della carenza di cibo e della crisi climatica, tutti fenomeni scioccanti che le banche centrali non possono controllare, questa insistenza aggiunge ai maggiori costi e carenze derivanti da questi shock l’aumento del prezzo dei prestiti. Non ci sono tassi di interesse a Washington, Francoforte o Londra che riducano il prezzo del gas dal Qatar o facciano crescere più grano in Canada o in Argentina. Tutto quello che l’aumento dei tassi di interesse può fare è aumentare il rischio di una recessione, poiché la domanda viene schiacciata e famiglie e piccole imprese vengono ulteriormente spremute. Il vero obiettivo delle banche centrali è quello di indurre una contrazione economica in modo da sopprimere le richieste salariali dei lavoratori. I tecnocrati che le dirigono sono anche ossessionati dall’idea che “più a lungo l’inflazione rimane alta, maggiore è il rischio che il pubblico perda fiducia nella nostra determinazione e capacità di preservare il potere d’acquisto“. Che, quindi, si possa verificare un danno allo loro credibilità di difensori del neoliberismo e “un disancoraggio delle aspettative di inflazione”. Questo, mentre la deglobalizzazione, il riallineamento delle alleanze a causa della guerra russa, i cambiamenti demografici e la produzione più costosa nei mercati emergenti potrebbero rendere più permanenti i vincoli delle catene di fornitura, rendendo le pressioni inflazionistiche più persistenti. Invece di lasciare che l’inflazione sia affrontata dai tecnocrati delle banche centrali con l’aumento dei tassi, i governi dovrebbero intervenire ed esplorare una gamma più ampia di opzioni, comprese le tasse sui profitti delle società, in primis di quelle energetiche, e il controllo dei prezzi. []
  9. Nei primi anni ’80, Stati Uniti e Paesi europei sono riusciti ad azzerare l’inflazione (allora definita stagflazione) aumentando di molto i tassi di interesse. Ma, hanno potuto farlo solo perché la Cina e altri Paesi dell’Asia orientale hanno fornito al mondo, compresi gli Stati Uniti, enormi quantità di prodotti di alta qualità a prezzi relativamente bassi, e quindi hanno contribuito ad assicurare i mezzi di sussistenza delle popolazioni americane ed europee. Oggi, un’altra Cina non c’è, nonostante vi sia un’esaltazione di Paesi come il Vietnam, la Malaysia o il Messico, oltre che delle possibilità di reshoring, near-shoring e friend-shoring (gli sforzi per allineare i legami economici transfrontalieri con le alleanze geostrategiche) grazie alle sovvenzioni pubbliche e alle nuove “politiche industriali” degli Stati. Tra l’altro non è chiaro chi pagherà il passaggio dall’”efficienza” (bassi costi economici) alla “resilienza” delle supply chains.[]
  10. Seabrook N., One person, one vote: A surprising history of gerrymandering in America, Pantheon, New York, 2022[]
  11. Dal 1934, ci sono state solo due elezioni di medio termine – nel 1998 e nel 2002 – in cui il partito del presidente ha guadagnato seggi alla Camera dei Rappresentanti. I democratici sperano che questo avvenga per la terza volta. I Repubblicani devono solo vincere 5 seggi alla Camera in più rispetto a quelli che hanno avuto nel 2020 per riprendere la maggioranza, mentre vincere un seggio in più al Senato sarà sufficiente per riprendere il controllo della Camera alta. Attualmente, per rompere l’ostruzionismo con 60 voti al Senato, i Democratici dovrebbero vincere il voto nazionale di almeno 16 punti tre volte di seguito. È vero che se i Democratici vincessero ogni corsa al Senato nel 2022, potrebbero avere i voti per eliminare l’ostruzionismo senza il sostegno dei due senatori democratici conservatori, Joe Manchin (West Virginia) e Kyrsten Sinema (Arizona), ma questo conterebbe solo se mantengono anche la maggioranza alla Camera.[]
  12. Dall’estate 2020, gli Stati Uniti hanno implementato pacchetti di stimolo da trilioni di dollari come il CARES Act (2,3 trilioni di dollari), uno stimolo successivo (900 miliardi) e l’American Rescue Plan (1,9 trilioni). Ma l’agenda dell’amministrazione Biden era ancora più audace: dare vita ad una “economia post-neoliberista” centrata sul rilancio delle classi medie. Nella primavera del 2021 aveva presentato una serie di piani da 3,5 trilioni di dollari (Build Back Better) – su infrastrutture, clima e welfare – volti a garantire un futuro più verde. Era la versione democratica della promessa di Trump di “Rendere l’America di nuovo grande” e incarnava una teoria del cambiamento politico. Come con il New Deal negli anni ’30, la triplice spinta di Biden su lavoro, clima e welfare avrebbe dovuto creare il sostegno elettorale per consolidare a lungo termine l’egemonia del Partito Democratico. Ma solo frammenti di quell’agenda sono stati realizzati. Quello che avrebbe dovuto essere un audace programma di trasformazione sociale e politica è diventato un imbarazzante caso di studio sul fallimento legislativo. Biden era entrato in carica facendo appello alla sinistra (sostenitrice di un ambizioso Green New Deal da 4,5 trilioni di dollari) come presidente del clima. Rifiutando un approccio basato sulla tassazione e monetizzazione del biossido di carbonio, la sua amministrazione si era concentrata su incentivi positivi per la transizione energetica attraverso sussidi, investimenti e normative più severe. Con la sua agenda legislativa in stallo, l’aumento dei prezzi dei carburanti ha costretto Biden a rinunciare a buona parte di queste idee. Inoltre, una decisione della Corte Suprema del giugno 2022 ha reso più difficile per l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) regolamentare le emissioni di biossido di carbonio delle centrali elettriche, minando ulteriormente l’agenda di Biden sui cambiamenti climatici. Comunque Biden ha ottenuto alcune vittorie legislative, tra cui un’importante legge (US Chips and Science ActChips) per sovvenzionare con 53 miliardi di dollari la costruzione di nuovi impianti industriali per produzione di chip per semiconduttori negli Stati Uniti (anche Unione Europea, Corea del Sud, Giappone, Singapore e Cina hanno stanziato risorse per supportare la produzione nazionale di semiconduttori), ponendo come condizione che le aziende tecnologiche statunitensi che ricevono finanziamenti dal governo sono bandite dalla costruzione di “strutture tecnologiche avanzate” in Cina per un decennio in base alla motivazione della sicurezza nazionale. In agosto è stato raggiunto un compromesso tra i senatori democratici ed è stato approvato l’Inflation Reduction Act (IRA) che prevede nuova spesa per 430 miliardi di dollari con misure energetiche ed ambientali (di cui 369 miliardi destinati alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’investimento in fonti di energia rinnovabile), per la riduzione di parte dei costi sanitari (consente a Medicare di negoziare i prezzi di una parte dei farmaci da prescrizione direttamente con le aziende farmaceutiche e limita i prezzi di una parte dei farmaci da prescrizione per i destinatari di Medicare a 2 mila dollari all’anno; prevede sussidi federali per il pagamento della copertura assicurativa sanitaria prevista dall’Affordable Care Act fino al 2025) e fiscali (tassa minima del 15% sulle società con profitti superiori a 1 miliardo di dollari, controlli più rigorosi da parte dell’Internal Revenue Service e una nuova accise dell’1% sui riacquisti di azioni che dovrebbero raccogliere oltre 739 miliardi di dollari di nuove entrate, con 300 miliardi destinati alla riduzione del debito federale). Una legge firmata da Biden il 16 agosto che è diventata la principale misura su clima, sanità ed economia di Partito Democratico e amministrazione Biden prima delle elezioni di midterm dell’8 novembre. Ma, l’IRA dà il via libera anche ai contratti di locazione offshore di petrolio e gas in Alaska e nel Golfo del Messico per i prossimi dieci anni e sostiene l’aspramente contestato gasdotto Mountain Valley, anche se mira soprattutto ad abbatere il rischio per gli investimenti di capitale privato nella transizione verde (compresi i controversi impianti di biogas), in linea con ciò che Daniela Gabor chiama il “Wall Street Consensus” (vedi: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/dech.12645). Il suo principale strumento politico è il suo programma di credito d’imposta, disponibile per la maggior parte dei proprietari di case della classe media che desiderano acquistare veicoli elettrici o nuovi elettrodomestici e società private che sviluppano e producono auto elettriche, turbine eoliche, pannelli solari e batterie.[]
  13. Trump è coinvolto in almeno 4 inchieste giudiziarie: l’indagine sui documenti riservati di Mar-a-Lago del Dipartimento di Giustizia; l’indagine del Dipartimento di Giustizia sul 6 gennaio; l’inchiesta elettorale in Georgia; le indagini di New York sulla Trump Organization. Allen Weisselberg, il direttore finanziario della Trump Organization  (che sarà sotto processo da ottobre) fin dagli anni ’70, ha patteggiato per frode fiscale e furto aggravato. Invece di cinque anni di carcere, sconterà cinque mesi, ma non dovrà collaborare con le inchieste sull’ex presidente e le sue “pratiche” fiscali”. []
  14. Biden ha vinto il voto popolare con 6,9 milioni di voti in più di Trump nel 2020, ma la sua vittoria nel Collegio Elettorale nazionale è dipesa dai risultati in 4 stati chiave – Arizona, Georgia, Pennsylvania e Wisconsin – per un totale di circa 100 mila voti. Alle elezioni per il Congresso, i Democratici sono andati relativamente male. La loro maggioranza alla Camera è scesa da 35 a 9 seggi. È stata solo la mobilitazione degli elettori in Georgia a fornire una maggioranza sottilissima al Senato (50-50, più il voto della vicepresidente Kamala Harris).[]
  15. Il testo completo del discorso del presidente Joe Biden a Philadelphia il 1 settembre 2022 è leggibile qui: https://www.nytimes.com/2022/09/01/us/politics/biden-speech-transcript.html.[]
  16. Qui il riferimento al profitto fa pensare alle inchieste sulle pratiche gestionali truffaldine della Trump Organization e all’inchiesta newyorkese su We Build the Wall, un’organizzazione senza scopo di lucro che ha raccolto oltre 25 milioni di dollari per costruire un muro per impedire agli immigrati di attraversare il confine meridionale degli USA, che vede Steve Bannon, colui che ha costruito l’ideologia MAGA, imputato per frode e approrpiazione indebita. Sebbene ai donatori fosse stato assicurato che il 100% del loro denaro sarebbe stato utilizzato per la costruzione del muro, ingenti somme sono state sottratte e sono finite nelle tasche di coloro che gestivano l’organizzzione, soprattutto di Bannon che era presidente del consiglio di amministrazione.[]
  17. In effetti, da quando la Corte Suprema ha emesso la decisione che ha cancellato Roe a giugno, i Democratici hanno ottenuto alcune importanti vittorie elettorali. In agosto, gli elettori del Kansas, Stato dove Trump aveva vinto a doppia cifra nel 2020, hanno clamorosamente respinto un emendamento anti-aborto alla loro costituzione statale. Settimane dopo, il democratico Pat Ryan ha vinto un’elezione speciale per il Congresso molto combattuta nello Stato di New York dopo aver dichiarato il suo sostegno al diritto all’aborto. La democratica Mary Peltola ha vinto la corsa speciale per il Congresso a settembre in Alaska, battendo Sarah Palin in un altro Stato dove Trump aveva vinto nel 2020.[]
  18. Con la sentenza del 2010 Citizens United vs Federal Election Commission, la Corte Suprema ha aperto le porte a flussi finanziari privati virtualmente illimitati per le campagne elettorali. Chiunque abbia grandi risorse economiche può creare un super PAC (Political Action Committee) e versare milioni di dollari in qualsiasi competizione elettorale, dalla più oscura alla più di alto profilo. La conseguente valanga di pubblicità televisiva, radiofonica e sui social media, email e altre comunicazioni, è in grado di cambiare rapidamente l’orientamento dell’opinione pubblica. La spesa illimitata fa male alla democrazia. In un mondo in cui la maggior parte delle persone viene a conoscenza dei candidati dai media a pagamento, la capacità di sopraffare gli elettori in un determinato distretto con informazioni a favore di un determinato candidato corrompe il processo democratico.[]
  19. Cfr. McTagu T., What America’s great unwinding would mean for the world, The Atlantic, 8 August 2022, https://www.theatlantic.com/international/archive/2022/08/europe-america-military-empire-decline/670960/; McGreal C., US political violence is surging, but talk of a civil war is exaggerated – isn’t it?, The Guardian, 20 August 2022, https://www.theguardian.com/us-news/2022/aug/20/us-political-violence-civil-war.[]
  20. Mogelson L., The storm is here. An American crucible, Penguin Random House, New York, 2022.[]
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