Un futuro ancora da fare

La questione meridionale. Un passato già scritto, un futuro ancora da fare: un’importante iniziativa, questa di domenica 16 febbraio a Salerno, c/o Spazio Donna, nell’ambito del «Sud-Lab La riscossa del Sud», in collaborazione con la rivista Left e con Transform Italia.

Il «passato già scritto» è quello relativo alla c.d. «rivoluzione passiva» con riferimento al nostro Mezzogiorno: il Risorgimento italiano, cioè, che avrebbe potuto e dovuto costituire un’occasione di riscatto e di rilancio del Sud ma che, a conti fatti, si è rivelata come occasione persa. A questo proposito la destra nazionalista rimuove, in una sciatta e menzognera operazione di revisionismo storico, i limiti e le conseguenze di una costruzione statale avvenuta «dall’alto », più simile a una conquista che a un’unificazione; quella leghista, invece, che ignora volutamente come tale conquista partì proprio dal loro territorio di riferimento che tuttora se ne beneficia, facendone pagare gli ingenti costi al Mezzogiorno.

Ma il «passato già scritto» non deve assolutamente declinarsi nel «si stava meglio prima dell’Unità», mantra, quest’ultimo, di perniciose formazioni neoborboniche che si ostinano a propugnare «un sistema di conservazione e non di opposizione politica e sociale, oggi più che mai pericoloso, perché si colloca dentro il dibattito sull’autonomia differenziata.»

Abbiamo menzionato la «rivoluzione passiva» con riferimento al Risorgimento, ma possiamo anche parlare di «rivoluzione mancata» relativamente a quel deficit di connessione, assenza di cinghia di trasmissione tra la classe operaia al Nord e le lotte, soprattutto contadine e sindacali, al Sud.

Il «futuro ancora da fare (verbo che dà bene l’idea della fatica, dell’impegno che occorre profondere nell’impresa)» è proprio quello che, attraverso il laboratorio «La Riscossa del Sud» si vuole costruire. In concreto, dopo una prima fase di analisi approfondita della questione meridionale, si avverte la necessità di passare alla proposta, pratiche di conflitto, di valorizzazione delle risorse umane e materiali, volta a ribaltare l’ottica in cui è stato sempre visto il Sud: da territorio da sfruttare e impoverire, a risorsa dell’intero Paese; da «granaio d’Italia» e stoccaggio degli scarti industriali, a incubatore di sviluppo sostenibile.

Il referto che certifica lo stato comatoso del nostro Meridione è il Rapporto Svimez 2019, dove non a caso si parla di «eutanasia del Mezzogiorno».

E le tematiche che bisogna affrontare per portare finalmente il Sud dalle retrovie al centro della storia d’Italia vanno:

  • dal lavoro di povertà rappresentato da sfruttamento del lavoro salariato, precariato sottopagato, dramma esistenziale di varie generazioni, crisi industriale dall’ Ilva di Taranto passando alla vicenda Whirlpool ed la vertenza Tirrenia, capolarato nelle vaste campagne meridionali, storie di migrazioni e spopolamento, oggi sono di più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero, che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali. Senza contare i numerosi giovani del Mezzogiorno che, privi di protettorati politico-familistici, svolgono professioni (anche) intellettuali, senza tutele e con redditi da fame (avvocati, architetti, ingegneri, etc.).
  • all’ambiente e alla salute siamo la terra dove gli effetti, della crudele gestione e valorizzazione di un territorio, vengono al pettine e con la parola biocidio, un nuovo alfabeto di lotta e partecipazione, una lotta biopolitica, ove temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, con una ancora più radicale critica al sistema neo liberista. Questo conflitto tra capitale e vita ha generato nuove forme di Resistenza che come unica risposta hanno trovato un regime securitario, ove un’informazione e una comunicazione non oggettive sono complici e specchio illiberale del soffocamento della libertà. Per quanto riguarda l’ambiente, per certificare l’incuria in cui versa il Mezzogiorno, basterebbe lo scontato riferimento ai rifiuti tossici incubati nella Terra dei fuochi, in Campania,il caso Cernobil, ed ancora Scanzano ionico, il caso jolly rosso in Calabria, o ai fumi venefici delle Fonderie Pisano che ammorbano l’aria di Fratte a Salerno, troppo lungo l’elenco dei disastriambientali da poterlo riportale in un solo articolo, ma urge fare una verifica sulla sanità. La sanità? È sufficiente parlare del settore socio-assistenziale, nel quale il ritardo delle regioni meridionali riguarda soprattutto i servizi per gli anziani, a partire dalla residenza domiciliare (per ogni 10mila utenti anziani con più di 65 anni, 88 usufruiscono di assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari al Nord, 42 al Centro, appena 18 nel Mezzogiorno).
  • dall’istruzione e saperi, ecco come con riferimento alla scuola, poi, sempre sulla scorta del Rapporto Svimez 2019, in Italia la spesa per l’istruzione si riduce con una flessione del 15% a livello nazionale, di cui il 19% nel Mezzogiorno e il 13% nel Centro-Nord.
  • alla controinformazione perchè abbiamo bisogno di essere capaci di elaborare approfondimenti, analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, di pratiche di conflitto, di sperimentazione per la valorizzazione delle risorse umane e materiali, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, perché il Sud sia sempre più risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo, una realtà di serie B cosi come si avanza nel disegno dell’ autonomia differenziata.

L’attuale condizione del Mezzogiorno ci consegna un territorio difficile e lacerato che può , tuttavia, rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare dello schema, ormai anacronistico, arretratezza/sviluppo. Non c’è un deficit di modernità al Sud; esso è segnato, invece, dalla modernità nel suo versante della svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva. Il Mezzogiorno d’Italia necessità di un progetto globale di sviluppo, un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria carta dei diritti del sud che incarni la vocazione di una intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.

In conclusione l’incontro del 16 febbraio vuole contribuire a far sì che anche da Salerno, presso Spaziodonna in Via G Quagliariello, 29 Salerno a partire dalle ore 10, così come da tante altre città in cui si è tenuto il «Sud-Lab La riscossa del Sud», si alzi un grido forte, si libri un pugno (sinistro) imperioso a favore delle lotte per i lavori di qualità, per l’ambiente e per una salute universale, a tutela di una scuola e un sapere veramente «liberi e gratuiti», contro le fake news che intorbidiscono le acque della verità storico-politica del nostro bistrattato, eppure meraviglioso, Mezzogiorno

Lab-Sud: “Questione meridionale: un passato già scritto, un futuro ancora in cantiere” interverranno sul tema Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista. Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud; Pino Cantillo, prof. emerito di Filosofia morale- Università di Napoli “Federico II”; Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica; Antonio Marfella, Oncologo Fondazione “Sen. G. Pascale”; Antonello Petrillo, Prof. di Sociologia- Università “Suor Orsola Benincasa”; Rino Malinconico, Filosofo; Fortunato Cacciatore, Prof. Storia della Filosofia- Università della Calabria. Valentina Restaino, MGA sindacato nazionale forense; Roberto Morea, Transform! Italia; Vincenzo Benvenuto, Segreteria provinciale Rifondazione Comunista; Antonio Casciano, Collettivo Studenti Ribelli.

Nella sessione pomeridiana workshop tematici su Lavoro di povertà, a cura di Valentina Restaino; Salute e ambiente, a cura di Vincenzo Benvenuto; Istruzione e saperi, a cura di Antonio Casciano; Controinformazione, a cura di Roberto Morea, i temi saranno approfonditi con rappresentanti di vertenze, lotte e comitati territoriali.

Vincenzo Benvenuto è membro della Segreteria provinciale della Rifondazione Comunista federazione di Salerno

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