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UE: “Zona di libertà LGBTIQ”

Il Parlamento Europeo dichiara l’Unione europea “zona di libertà per le persone LGBTIQ”, denunciando tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull’orientamento sessuale delle persone. Lo fa con una Risoluzione approvata l’11 marzo 2021.

Si tratta di un atto prettamente politico, di affermazione dei diritti umani e di cittadinanza, volto, in primo luogo, a stigmatizzare gli arretramenti sui diritti LGBTIQ avvenuti soprattutto in Polonia e Ungheria.

Hanno votato a favore della Risoluzione 492 deputati; i voti contrari sono stati141, 46 gli astenuti. In sostanza una maggioranza di molto inferiore ad altre votazioni della stessa sessione. La ragione non risiede solo nel comportamento di deputati che si sono sentiti sotto accusa per il comportamento dei propri Governi. Dobbiamo purtroppo constatare che tra coloro che hanno votato contro ci sono ben 29 parlamentari italiani[1]. Gli italiani che si sono astenuti[2] sono stati 5. Con alcuni nomi eccellenti: Raffaele Fitto, contrario, e Antonio Tajani (ex Presidente del Parlamento Europeo), astenuto.

 

 

 

 

[1] Hanno votato contro la Risoluzione:

6 parlamentari del Gruppo ECR – Conservatori e Riformisti Europei (Fratelli d’Italia: Sergio Berlato, Carlo Fidanza, Pietro Fiocchi, Raffaele Fitto, Raffaele Stancanelli; Lega: Vincenzo Sofo);

23 parlamentari del Gruppo ID – Identità e Democrazia, tutti della Lega (Matteo Adinolfi, Simona Baldassarre, Alessandra Basso, Mara Bizzotto, Paolo Borchia, Marco Campomenosi, Massimo Casanova, Susanna Ceccardi, Angelo Ciocca, Rosanna Conte, Gianantonio Da Re, Francesca Donato, Gianna Gancia, Danilo Oscar Lancini, Elena Lizzi, Alessandro Panza, Luisa Regimenti, Antonio Maria Rinaldi, Silvia Sardone, Annalisa Tardino, Isabella Tovaglieri, Stefania Zambelli, Marco Zanni)

[2] Si sono astenuti:

5 parlamentari del Gruppo PPE – Partito Popolare Europeo, tutti di Forza Italia ( Salvatore De Meo, Fulvio Martuscello, Giuseppe Milazzo, Aldo Patriciello, Antonio Tajani)

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