Turingia: nel Land governato dalla Linke elezioni sul filo del rasoio

di Franco Ferrari – Un milione e 730 mila elettori del land tedesco orientale della Turingia sono chiamati domenica 27 ottobre ad eleggere il nuovo Landtag. Dopo le elezioni del 2014 si era formato un governo detto “rosso-rosso-verde” in quanto formato dalla Linke, dal Partito Socialdemocratico (SPD) e dai Verdi. Essendo la Linke di gran lunga il più forte partito della coalizione le è spettata la guida del governo regionale affidata a Bodo Ramelow.

Le elezioni del 2014 avevano consacrato la CDU come primo partito col 33,5%, seguita dalla Linke con il 28,2%. In forte calo l’SPD che con il 12,4% perdeva oltre 6 punti. Irrompeva sulla scena l’AfD (estrema destra populista e xenofoba) con il 10,6%, seguita dai Verdi col 5,7%. Fuori dal parlamentino regionale perché sotto la soglia del 5% restavano i neonazisti dell’NPD che comunque raccoglievano un inquietante 3,6% e i liberali con un misero 2,5%.

La CDU pur essendo il primo partito con 34 seggi su 91, non trovava alleati e doveva rassegnarsi a restare all’opposizione. I socialdemocratici, con i loro 12 seggi, decidevano, a seguito di un referendum degli iscritti, di convergere con la Linke per un governo di sinistra al quale si univano i Verdi con i loro 6 seggi. Con i 28 di cui disponeva la Linke la maggioranza era di 46 seggi contro 45, vantaggio incrementato nel corso della legislatura con il passaggio di un eletto AfD al gruppo socialdemocratico.

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati due sondaggi che prefigurano un quadro complicato per il novo parlamento, ma gli stessi sondaggisti segnalano ancora la presenza di un alto numero di incerti. Entrambi i sondaggi vedono la Linke al primo posto ma, rispettivamente, con il 29 o il 27%. Nel primo caso sarebbe un leggero incremento e nel secondo un altrettanto leggero arretramento. Alla CDU viene attribuito il 24 o 26% quindi in netto calo rispetto a cinque anni fa, che nel caso peggiore assume i contorni della disfatta con un arretramento di quasi 10 punti. Tutti voti che sembrano andare all’AfD alla quale si attribuiscono in un caso 20 nell’altro il 24%. Si prevede almeno il raddoppio e anche oltre. Anche se, dopo il recente attentato ad una sinagoga da parte di un neonazista sembrava profilarsi un certo distacco della componente più moderata dell’elettorato. L’SPD viene data all’8 o al 9% e continua a perdere terreno in quello che appare un declino dai contorni sempre più drammatici. I Verdi sono in crescita netta ma non travolgente (7 o 8%) a conferma che il loro consenso è molto più forte nelle zone più ricche del Paese. Sul filo del rasoio i Liberali che vengono dati tra il 4 e il 5%. Un loro ingresso nel Landtag altererebbe la ripartizione dei seggi e gli equilibri politici.

Con questi dati la formazione di un governo non sarà semplice. La coalizione uscente perderebbe nell’insieme un paio di punti, per effetto dell’arretramento socialdemocratico, non compensato dall’aumento dei Verdi. Senza l’ingresso dei liberali si troverebbe forse con un seggio o due meno della maggioranza assoluta. Anche con l’ingresso dei liberali una maggioranza che lasciasse all’opposizione Linke e AfD oltre ad essere risicatissima sarebbe politicamente di difficile composizione. La possibilità di un’alleanza di governo di destra pura CDU-AfD-FDP, risulta numericamente difficile e politicamente molto improbabile, considerato che in Turingia la leadership dell’AfD ha un profilo molto sbilanciato verso l’estrema destra.

Il presidente uscente, Bodo Ramelow, che sostiene la continuità del governo rosso-rosso-verde, è apprezzato dalla maggioranza della popolazione e spera ovviamente che i numeri gli consentano di proseguire questa esperienza ma non ha escluso la possibilità di un governo di minoranza. Il successo della Linke in Turingia, oltre a premiare un’esperienza che i media prevedevano all’inizio come sicuramente fallimentare, rafforzerebbe la parte più pragmatica del partito rispetto a quella più critica verso le alleanze con l’SPD e più aperta ad istanze di “populismo di sinistra”. Quest’ultima ipotesi è risultata indebolita dal sostanziale insuccesso registrato dal movimento Aufstehen fondato da  Sahra Wagenknecht.

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