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Svezia al voto: la destra xenofoba punta a diventare il secondo partito

di Franco
Ferrari

I 7 milioni e mezzo di svedesi che costituiscono l’elettorato del paese scandinavo sono chiamati a rinnovare il Parlamento (Riksdag) domenica 11 settembre. Le precedenti elezioni del 2018 avevano confermato i Socialdemocratici come primo partito col 28,26% dei voti e 100 seggi su 349. Il Partito di Sinistra raccoglieva l’8% e 28 seggi mentre i Verdi si collocavano poco sopra la soglia di sbarramento col 4,41% e 16 seggi. Complessivamente il tradizionale blocco rosso-verde poteva contare su 144 seggi, molto lontano dai 175 della maggioranza assoluta.

Quello che era storicamente il blocco borghese vedeva i Moderati (ex Conservatori) quale partito più forte col 19,84% e 70 seggi. Dietro a loro il Partito di Centro (ex Agrari) con l’8,61% e 31 seggi, i Democristiani con il 6,32% e 22 seggi e i Liberali con il 5,49% e 20 seggi. Questo schieramento, con 143 seggi equivaleva a quello della sinistra. Come terza forza politica, nel 2018, si erano piazzati i Democratici di Svezia, formazione di destra populista xenofoba, che aveva ottenuto il 17,53% dei voti e 62 seggi. L’emergere di questo partito, che ha preso voti anche a sinistra, ha determinato di fatto l’impossibilità per i tradizionali schieramenti di conquistare la maggioranza assoluta e favorito un più complessivo processo di riarticolazione di tutto il sistema politico.

I Socialdemocratici sono riusciti a mantenere il timone del governo per quattro anni ma con crescente difficoltà, perdendo anche per strada il primo capo del governo Stefan Lovfen, sostituito in corso di legislatura da Magdalena Andersson. Hanno avuto rapporti difficili con la Sinistra che ha imposto alcune importanti misure sociali come il mantenimento di una sorta di equo canone sugli appartamenti in affitto, l’aumento delle pensioni minime, ecc. Costretti a perseguire politiche che non volevano e soprattutto tali da rendere più difficile l’alleanza con i partiti centristi, la Socialdemocrazia oraesclude un accordo di governo con la Sinistra. I Verdi che hanno fatto parte in modo organico del governo in posizione di minoranza, ne sono usciti quando il Parlamento ha votato a maggioranza un progetto di bilancio dello Stato presentato dall’opposizione.

Dato che il sistema istituzionale svedese non impone che un governo abbia la fiducia della maggioranza dei deputati, purché non abbia una maggioranza apertamente contraria, il governo socialdemocratico è riuscito a rimanere in sella grazie al gioco delle astensioni volta per volta contrattate con i vari partiti.

I sondaggi, che in Svezia possono essere diffusi anche a ridosso del voto, prevedono finora un solo mutamento importante, il sorpasso dei Moderati da parte dei Democratici (nomi come si vede del tutto ingannevoli). La destra radicale populista si affermerebbe come secondo partito del paese.

Le ultime indagini demoscopiche, di solito abbastanza attendibili, vedono un leggero progresso dei socialdemocratici oscillanti, a seconda degli istituti, tra il 28,5 e il 30,9%. In ripresa i Verdi che erano finiti sotto la soglia di sbarramento e che al momento oscillano tra il 4,8 e il 6,6%. Sostanzialmente stabile la Sinistra che è data tra il 7,4 e l’8,5%. Oscillazioni modeste sono previste per i tre partiti di centro e centro-destra minori mentre i Democratici vengono dati in crescita da tutti e tre i principali istituti (Sifo, Novus, SKOP) ma con percentuali che variano da un +1.3 a un +3,5%. In tutti i casi sopravanzerebbero i Moderati che perderebbero il loro ruolo di principale forza alternativa alla socialdemocrazia.

I Democratici hanno imposto il tema dell’immigrazione (in particolare quella proveniente da paesi a maggioranza musulmana) come questione politica prioritaria, alimentando paure e conflitti sociali più o meno latenti. Sul piano socio-economico, a differenza di altri partiti simili della destra radicale in Europa (tra i quali Fratelli d’Italia) non si propongono come alfieri del neoliberismo, bensì al contrario come difensori del Welfare State, anche destinato solo ai “nativi”. Sottraendo questo ruolo tradizionale alla Socialdemocrazia che invece negli anni ’90 era andata via via adattandosi all’ideologia del “libero mercato” e del ridimensionamento del ruolo dello Stato.

L’azione politicamente più rilevante del Governo di Magdalena Andersson è stata la richiesta di ingresso nella Nato, seguita all’invasione russa dell’Ucraina. In questo modo la socialdemocrazia ha rotto con una lunga tradizione di difesa della neutralità svedese che avevano tenuto ferma anche durante la seconda guerra mondiale, rifiutandosi di schierarsi a fianco delle Nazioni Unite contro il blocco nazifascista.

Per poter accedere all’alleanza militare, il governo svedese ha anche accettato di trattare con il governo turco di Erdogan e di mettere in discussione la tutela degli emigrati politici curdi che hanno trovato rifugio in Svezia. Hanno votato contro l’ingresso nella Nato Sinistra e Verdi, ma nessuno ha fatto di questo tema un elemento centrale della campagna elettorale.

La Sinistra, che pure ha ottenuto risultati significativi dal punto di vista sociale anche giocando senza remore la carta dello scontro con il governo, non sembra ottenere benefici significativi dal punto di vista del consenso, pur consolidando un livello di voti già abbastanza alto se valutato sulla scala della evoluzione elettorale nei tempi lunghi. Difficoltà e contraddizioni della posizione della Sinistra sono state esaminate in precedenti articoli da Monica Quirico (qui e qui) e non ci torniamo.

Se i risultati elettorali confermeranno le previsioni dei sondaggi e ci sarà una forte crescita dei Democratici, considerato che negli ultimi anni è di fatto caduto il “cordone sanitario” che li aveva tenuti fuori dalla possibilità di entrare in una maggioranza di governo, potrebbe aprirsi la strada ad una nuova coalizione di destra.

I socialdemocratici hanno puntato a fermare l’ascesa della destra populista facendo proprie alcune delle misure restrittive nei confronti dell’immigrazione che fanno parte dell’agenda dei Democratici e dall’altra adottando una propria retorica nazionalista. Magdalena Andersson ha lanciato lo slogan: “Una Svezia che assomigli il più possibile alla Svezia” e in un recente discorso di mezz’ora ha ripetuto per ben 71 volte i termini “svedese” o Svezia”. In extremis, in questi ultimi giorni di campagna, hanno provato a lanciare il timore per la “sicurezza nazionale” rappresentata dalla crescita di un partito raffigurato come una “quinta colonna di Putin”. Sapremo domenica sera se questi argomenti avranno convinto gli elettori svedesi.

Franco Ferrari

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