Spagna: ora sinistre al governo!

di Massimo
Serafini

di Massimo Serafini –

Dunque la Spagna si è dichiarata indisponibile a restaurare quel medioevo di ingiustizie sociali, devastazioni ambientali e generalizzato esproprio dei diritti, che le tre destre, PP, Ciudadanos e i fascisti di Vox, avrebbero voluto realizzare se avessero conquistato la maggioranza.

Ha vinto la sinistra e, nell’ambito di questa, il nuovo PSOE di Pedro Sanchez, mentre Unidas Podemos, pur uscendo ridimensionata, raccoglie quasi il 15%, restando comunque il punto di riferimento di una domanda di radicale cambiamento della società che, dalla rivolta degli indignados del 2011, percorre la Spagna.

Va detto con chiarezza che Il trionfo socialista ha un segno inequivocabile, quello impressogli da Pedro Sanchez, che ha spostato il PSOE a sinistra, rompendo con la sua destra interna che lo aveva cacciato per sostenere la politica delle larghe intese. E’ questo il PSOE premiato ieri dal 30% del popolo spagnolo. Non a caso già ieri sera appena finito lo spoglio, Sanchez è stato invitato dal suo popolo in festa a non pensarci nemmeno di fare un’alleanza con i liberisti di Ciudadanos.

Va detto che è stata una invocazione opportuna, perché le sirene hanno già cominciato a cantare la nenia di sempre e con loro i principali giornali spagnoli, a partire da quelli italiani: i socialisti hanno vinto, ma un’alleanza di sinistra con Unidas Podemos non ha i numeri per governare, mentre quella con Ciudadanos si che ce li avrebbe.

Queste sirene è augurabile che Sanchez e il PSOE non le ascoltino, portano al naufragio, finendo per ridare fiato alle destre. Cosa chiede quel quasi 45% di spagnole e spagnoli che hanno votato i due partiti di sinistra?

L’elettorato ha detto con chiarezza che vuole un governo che porti rapidamente la Spagna fuori dalla tragedia sociale provocata dal liberismo e quindi prosegua sulla strada tracciata da quel bilancio concordato fra PSOE e Unidas Podemos, che cominciava a togliere ai ricchi per dare ai poveri. Ha votato convinta per una Spagna capace di mettere fine alla precarietà e allo sfruttamento e svilimento del valore del lavoro, cancellando le leggi, comprese quelle dei socialisti, che questa piaga della precarietà e questo devalorizzazione hanno creato. Così come è difficile non vedere nel voto di ieri la richiesta di una Spagna che finalmente trasformi in scelte politiche i ripetuti impegni a fermare il cambiamento climatico, che sta desertificando il suo territorio.

Si è votato a sinistra per far partire subito un nuovo modello energetico, capace di ridurre i consumi e soddisfare quelli necessari con le fonti rinnovabili.

Ed ancora è stato un voto per una Spagna più libera e capace di uguaglianza, cioè in grado di raccogliere la straordinaria spinta al cambiamento che le femministe stanno dando da anni con la lotta per chiudere con le disuguaglianze e la società patriarcale.

Infine è stato un voto che chiede con forza una soluzione politica alla crisi territoriale spagnola, non solo catalana. Un voto per dire un si al dialogo con le forze indipendentiste e un no netto alla logica dello scontro frontale a cui portano sia l’unilateralismo indipendentista, che la soppressione di ogni autonomia con un 155 (articolo costituzionale usato per commissariare la Catalogna) permanente voluto dalle destre.

Ora il voto, compreso quello catalano, ha dato più forza a quanti vogliono evitare lo scontro, che va usata subito cercare di mettere fine alla detenzione dei dirigenti catalani e soprattutto per delineare quella riforma costituzionale in cui incardinare l’idea di un paese che ritrova la sua unità nel riconoscimento della plurinazionalità.

E’ molto difficile sostenere che non sono questi gli ingredienti alla base del successo socialista. Ma se è questo ciò che chiede il popolo spagnolo va detto con chiarezza che questo ampio consenso si disperderebbe presto, fin dalle prossime lezioni europee, comunali e regionali di fine maggio, se i socialisti decidessero di allearsi con Ciudadanos. Come potrebbe non deludere le tante donne che hanno hanno votato il PSOE in nome di una piattaforma femminista, se poi i socialisti mediassero i contenuti di uguaglianza e lotta al patriarcato con il femminismo liberale di Ciudadanos? C’è solo una maggioranza in grado di rispettare la volontà popolare ed è quella che votò la mozione di censura con cui si cacciarono le destre. Unire le sinistre e attorno a questa alleanza far confluire le forze nazionaliste catalane, valenziane e vasche, che vogliono dare una soluzione politica alla crisi territoriale spagnola. Certo non ci sarebbe stato bisogno di questo avvertimento, se il rapporto di forza fra le due sinistre, Psoe e Unidas Podemos, fosse stato meno sfavorevole a Podemos e alle sue confluenze. IL partito che ha dato voce alla rivolta degli indignados del 2011, ha alla fine pagato un prezzo per i danni provocati dalle continue divisioni nel suo gruppo dirigente, che alla fine lo hanno fatto apparire troppo simile ai partiti tradizionali. Ma la perdita di elettrici/i è dovuta anche a un eccesso di generosità, in poche parole alla lealtà dimostrata verso il governo socialista, nato dalla mozione di censura. Sanchez con la campagna sul voto utile ha indirizzato verso il PSOE il largo consenso che le misure del governo avevano seminato nel paese, omettendo che quei provvedimenti senza la pressione di Podemos ben difficilmente si sarebbero fatti.

E’ noto che i tempi per formare un governo non sono brevi, ma è augurabile che fin da subito Sanchez chiarisca la direzione in cui intende andare o, se si preferisce, quali strade non si vuole percorrere. Insomma iil PSOE dica con chiarezza se intende rispettare ciò che il suo popolo gli ha chiesto a gran voce, di escludere l’alleanza con la destra di Ciudadanos. Sarebbe un messaggio utile, non solo per la Spagna, ma anche per il prossimo voto europeo. Arriverebbe finalmente un segnale che è possibile liberare il voto europeo dall’alternativa perdente in cui lo si tenta di rinchiudere fra un ritorno dei nazionalismi e la semplice difesa dell’Europa liberista che c’è.

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