Sotto ricatto

di Paola Boffo – Dopo un ritardo colpevole di fronte alla
diffusione del COVID-19, solo il 10 marzo l’Unione Europea, con una riunione in
videoconferenza dei Capi di Stato e di Governo degli Stati membri, con la presidente
della Commissione Ursula von der Leyen, la presidente della Banca Centrale
Europea Christine Lagarde, il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, e
l’Alto Rappresentante Josep Borrell, avevano dichiarato di voler mettere in
atto iniziative per contrastare le conseguenze economiche negative
dell’epidemia, e di voler coordinare interventi per limitare la diffusione del
virus, fornire equipaggiamento medico, promuovere la ricerca, affrontare le
conseguenze socio-economiche del virus.

Delle decisioni prese nei giorni successivi,
in un crescendo di incontri, videoconferenze, dichiarazioni, abbiamo
dato conto
nel numero del 18 marzo, come del
fatto che l’ordine del giorno dell’Eurogruppo del 16 marzo era stato cambiato all’ultimo momento, spostando l’auspicato accordo politico sulla
riforma del MES fra le varie ed eventuali, di fronte alla necessità di mettere
al centro la discussione delle misure per il contrasto all’epidemia.

Nella serata del 16 marzo Centeno aveva poi dichiarato che “Tutte le istituzioni parteciperanno al
nostro sforzo collettivo per sconfiggere questo virus. In questo contesto, ho
anche chiesto alla Commissione e al MES di esplorare modi, nell’ambito dei loro
mandati, di affrontare le sfide poste dal coronavirus.”

In effetti, se all’ordine del giorno della riunione dell’Eurogruppo di ieri, 24
marzo 2020, il MES non era menzionato, è comunque rientrato dalla finestra, non
a proposito del progetto di riforma, ma come strumento di intervento per le
economie degli Stati messe alla prova dal coronavirus.

La discussione, svoltasi a distanza, e con il
commissario Gentiloni non presente poiché si trova in isolamento a casa, visto
che un componente del suo staff è risultato positivo al test, pare sia stata
molto tesa e che non si sia raggiunto un accordo sulle misure da intraprendere.

Solo mentre scriviamo è stata pubblicata la rituale lettera di Centeno, il presidente dell’Eurogruppo, dove si legge
I am writing to you to share my personal conclusions.”

Centeno riepiloga quanto è stato fatto, e cioè
che l’importo aggregato delle misure di politica fiscale attivate dagli Stati
membri è aumentato di due volte fino a quasi il 2% del PIL dell’area dell’euro,
mentre i sistemi di sostegno alla liquidità per imprese e lavoratori sono stati
portati a oltre il 13% del PIL dell’area dell’euro, dal 10%, e che questa
risposta di bilancio aggregata è supportata a livello europeo. Inoltre ricorda
che per garantire la necessaria flessibilità per le nostre finanze pubbliche,
la Commissione ha attivato la “clausola di salvaguardia generale” per
sospendere il Patto di stabilità e il 23 marzo i Ministri hanno accolto con
favore l’iniziativa
, il che “offrirà
un margine di manovra ai bilanci nazionali per sostenere il settore sanitario e
la protezione civile, attuare gli elementi discrezionali concordati della
nostra strategia fiscale e consentire agli stabilizzatori automatici di
funzionare pienamente
”.

Oltre alla risposta fiscale, le decisioni
prese dalla BCE la scorsa settimana (il Programma di acquisto per
l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP), di
cui riferisce anche la Banca d’Italia
) hanno
fornito un forte elemento di rassicurazione e l’Eurogruppo le ha accolte
all’unanimità. Così come ha accolto con favore il fatto che la Commissione
abbia pubblicato lo scorso 18 marzo un quadro temporaneo specifico di aiuti di Stato per accelerare il sostegno pubblico alle
imprese per mitigare l’impatto economico della crisi, garantendo nel contempo
la parità di condizioni nel mercato unico.

Sono poi proseguite le discussioni per rendere
disponibili risorse aggiuntive a livello europeo per integrare le misure
nazionali, accelerando i lavori legislativi accelerati per rendere operativa la
Coronavirus Response Investment Initiative (CRII),
lanciata dalla Commissione europea per mobilitare la politica di coesione e
aiutare gli Stati membri e i cittadini europei, mobilitando le riserve di
liquidità disponibili nei Fondi strutturali e di investimento europei per
combattere immediatamente la crisi. Non si tratta di stanziamenti aggiuntivi di
risorse, ma l’attivazione più rapida di 37 miliardi di euro[1].

Poi Centeno ci informa che “In particolare,
abbiamo concordato ampiamente sul fatto che le risorse significative del MES
dovrebbero contribuire alla nostra risposta coordinata e posso riferire che vi
è la disponibilità a utilizzare il MES, se necessario, in modo coerente con
la natura esterna e simmetrica
dello shock COVID-19. Vi è stato un ampio supporto
per rendere disponibile una salvaguardia del sostegno alla crisi pandemica,
nell’ambito delle disposizioni del trattato ESM, basandosi sul quadro
dell’attuale linea di credito sulle condizioni rafforzate (ECCL)”.

Del funzionamento del MES abbiamo
già scritto qui
.

Sostiene Centeno: “Siamo ampiamente d’accordo
sul fatto che il sostegno alla crisi pandemica sia una protezione pertinente per
qualsiasi membro ESM interessato dallo shock pandemico simmetrico
e che
sarebbe disponibile a tutti, con opportuni termini standardizzati, sulla base
di una valutazione anticipata da parte delle istituzioni. Data l’attuale
emergenza sanitaria, vi è stato un ampio sostegno nel formulare i termini e le
condizioni applicabili, coerentemente con la natura particolare della sfida
condivisa che le nostre società stanno affrontando. Se viene tracciata la linea
di credito, il sostegno ESM verrebbe utilizzato specificamente per i costi di
risposta all’epidemia di Corona, inclusi i costi sanitari e i costi economici
sostenuti. A più lungo termine, i membri dovrebbero concentrarsi sulla garanzia
di un percorso sostenibile.
Vi è inoltre un ampio consenso sul fatto che
risorse significative debbano essere assegnate al sostegno della crisi
pandemica e che il MES potrebbe fissare il 2% circa del PIL degli Stati membri
come parametro di riferimento, che potrebbe essere adeguato in base allo
sviluppo della pandemia. Ho proposto di proseguire senza indugio e di
sviluppare le specifiche tecniche necessarie entro la fine della prossima
settimana.

Rendere disponibile il supporto per la crisi
pandemica dall’ESM sarebbe un primo passo importante e tempestivo basato
sugli strumenti esistenti
. L’Eurogruppo continuerà a lavorare su soluzioni
adeguate ad affrontare la crisi e preparare la ripresa economica, anche
attraverso il MES e la BEI”.

Per parte sua, partecipando all’Eurogruppo, il
direttore generale del MES Klaus Regling ha squadernato la sua offerta.

Regling ha affermato che il MES ha esperienza
e competenza nella gestione delle crisi. 
“Questo, in un certo senso, è il nostro vantaggio comparato”.

In effetti ci ricordiamo bene della gestione
della crisi greca nel 2015, del memorandum, della giacca buttata sul tavolo da
Tsipras, e delle modalità di negoziare nelle riunioni dell’Eurogruppo che Varoufakis
ha rese note il 14 marzo
pubblicando
le registrazioni delle riunioni. 

Il MES ha una capacità di prestito disponibile
di 410 miliardi di euro, l’equivalente del 3,4% del PIL dell’Eurozona.  L’ultimo Eurogruppo e il vertice dei leader
del 17 marzo hanno dato mandato al MES di esaminare come potrebbe contribuire
alla risposta collettiva dell’Europa alla crisi del coronavirus.  “Tra i nostri strumenti esistenti, la linea
di credito precauzionale è lo strumento più adatto per rispondere alla sfida
della corona, in particolare la linea di credito precauzionale denominata ECCL
(linea di credito a condizioni migliorate), come già menzionato dal presidente
Centeno.

Le linee di credito sono assicurazioni contro
gli shock che colpiscono paesi con una situazione economica e finanziaria
generale altrimenti sana.  Una simile
linea di credito precauzionale, in particolare l’ECCL, sarebbe disponibile per
tutti gli Stati membri dell’area dell’euro, ma spetta a ciascuno Stato membro
decidere se desidera richiederlo o meno. 
…  I fondi messi a disposizione
potrebbero ammontare fino al 2% del PIL del paese, anche in base alla gravità
della diffusione del coronavirus e del suo impatto economico.  I fondi concessi in credito verrebbero
utilizzati per finanziare l’assistenza sanitaria immediata e le risposte
economiche alla crisi.  Questo sarà anche
al centro delle nostre condizioni.  Naturalmente,
sarà anche importante che i paesi tornino alla stabilità economica e
finanziaria dopo la fine della crisi, come ha appena accennato anche il
Commissario Gentiloni
.”

Risposta alla domanda sulla
possibilità di “coronabond”
: “Potrei
aggiungere che in questo dibattito sul coronavirus e le obbligazioni, non si
dovrebbe dimenticare che nella misura in cui la BEI e il MES aumentano le loro
attività di prestito – e le proposte più recenti della BEI, e ciò che era già
stato proposto la scorsa settimana, che emetterà molte più obbligazioni di
quanto precedentemente previsto – lo stesso potrebbe accadere al MES.  Queste obbligazioni emesse dalla BEI e dal
MES sono garantite da tutti i nostri Stati membri
.  Nel caso della BEI, sono tutti membri dell’UE
e, per il MES, sono tutti i membri dell’area dell’euro.  Quindi questo è il concetto di obbligazioni
emesse in comune da tutti gli Stati membri.

Risposta alla domanda sulla dimensione
massima dell’ECCL
: “Quindi la
domanda era se il 2% del PIL si applica ai paesi che richiedono l’ECCL o se era
una dotazione globale per l’area dell’euro. 
È il primo.  Il punto di
riferimento sarà il PIL del paese, il paese che richiede il sostegno
.  Potrebbe salire se ci fosse un caso
particolarmente grave, ma non è ancora stato deciso.  Oggi c’è stato un ampio consenso su questo
numero del 2%.  E penso che sia chiaro
che si tratta di una notevole quantità di denaro perché, come affermato in
precedenza dal Presidente Centeno, e anche dal Commissario, i paesi dell’area
dell’euro nelle ultime settimane hanno adottato, in media, misure fiscali pari
al 2% del PIL.

Quindi, se attingessero il 2% del PIL dal MES,
potrebbero finanziare le loro misure nazionali o potrebbero decidere di
raddoppiare le misure fiscali, che dipenderebbe da tutti i paesi.  Ma mostra che è una notevole quantità di
denaro che potrebbe essere resa disponibile se andiamo così.  Ma penso che oggi sia cresciuto il consenso
sul fatto che questo sarebbe il giusto contributo proveniente dal MES.”

Ora i Capi di Stato e di Governo, nella
riunione in videoconferenza di domani dovranno decidere come procedere. Il
Presidente Conte interverrà in Parlamento, oggi, mercoledì 25 marzo alle 18
alla Camera dei Deputati e giovedì 26, alle 10, al Senato della Repubblica per
una informativa in merito all’emergenza Covid-19.

La palla sta come sempre al Consiglio, che
dovrebbe raggiungere un accordo sulle iniziative proposte, e in primis
sull’emissione di coronabond, e sull’uso dei fondi del MES. Ma l’accordo sembra
difficile.

Sull’Huffington Post Angela Mauro
ci fa sapere che già prima della riunione dell’Eurogruppo i ministri delle
finanze olandese e tedesco rendevano note le rispettive posizioni:

Il ministro olandese: “Il governo ritiene che
l’emissione congiunta di titoli di debito da parte degli Stati membri
dell’Eurozona, a parte l’emissione di debito già effettuata nell’ambito dei
programmi di sostegno del MES, sia indesiderabile. L’emissione congiunta
di debito attraverso forme di Eurobond non risolve le sfide strutturali degli
Stati membri. L’emissione congiunta di debito può quindi minare gli incentivi
per una politica ragionevole a livello nazionale”.

Il ministro tedesco: “E’ molto importante la
solidarietà europea, che non solo va dimostrata ma anche implementata, dato che
le economie dei vari Paesi UE sono molto intrecciate tra loro – sono le parole
di Peter Altmaier in conferenza stampa – Ma fortunatamente le proposte
su eurobond o similari non hanno trovato grande riscontro. Posso solo
raccomandare che non si conducano dibattiti fantasma. Già c’è lo scudo di
protezione che è stato allargato dalla BCE. Altre questioni devono ancora
essere discusse, ma certo non si vedono cambi di strategia per motivi
ideologici
: lo riterrei sbagliato”.

Appena qualche minuto fa (Sole24ore alle 12:29)
il portavoce di Angela Merkel Steffen Seibert in conferenza stampa ribadisce la
posizione tedesca sugli eurobond, affermando che il governo tedesco ritiene che
si stia mettendo in piedi «già una considerevole serie di misure per
contrastare gli effetti economici del Coronavirus» a livello europeo e che «Anche
l’enorme pacchetto in via di approvazione al Bundestag darà degli effetti anche
per gli altri Stati europei», ha rimarcato, rimandando anche alla efficacia del
MES. «Delle ulteriori misure in discussione che si prenderanno riporteremo
quando saranno prese».

Come abbiamo già detto l’emergenza cade nel
momento più basso dell’integrazione europea, con rappresentanti istituzionali
inadeguati e percorsi di costruzione dell’Unione economica e monetaria fondati
sempre più su processi intergovernativi: tutto è sempre nelle mani del Consiglio,
che pretende l’accordo degli Stati membri.

Il ricorso al MES mette il cappio al collo
degli Stati che ne avranno bisogno, se saranno confermate le condizionalità
previste. E questo non riguarda solo l’Italia, visti gli effetti dell’epidemia
sulla Spagna, sulla Francia; emerge con forza la necessità di riformare il
sistema, di cambiare lo statuto della BCE per farne una vera banca centrale
prestatrice di ultima istanza, garantire una politica sanitaria comune, una
gestione solidale delle frontiere, stabilire un reddito di base europeo.

Sarebbe già qualcosa accogliere le proposte
degli appelli degli economisti che sono numerose in questi giorni, come,
piuttosto che attivare le linee di credito del MES:

– la Bce riaffermi con forza che i 750
miliardi di interventi annunciati rispondono solo alle prime necessità della
crisi, e che è disposta ad interventi illimitati in base a quanto necessario;

– gli acquisti di titoli pubblici non
avverranno più in base alle quote di capitale della Banca che ogni Stato
possiede (criterio che peraltro non è applicato per le obbligazioni
societarie), ma in base alla necessità di contrastare la speculazione;

– la Bce dichiari che i titoli sovrani
detenuti in base ai vari programmi di acquisto saranno rinnovati
indefinitamente;

– la Bce trovi la formula giuridica
compatibile con i Trattati per acquistare a titolo definitivo bond senza
scadenza emessi dagli Stati, con rendimento zero o prossimo allo zero, da
collocare poi presso le Banche centrali nazionali.


[1]
Con la Coronavirus Response Investment
Initiative
(CRII), la Commissione propone al Parlamento europeo e al
Consiglio di sbloccare circa 8 miliardi di EUR di liquidità da destinare agli
investimenti. Al fine di indirizzare rapidamente questi 37 miliardi di EUR di
investimenti pubblici europei verso gli interventi necessari ad affrontare le
conseguenze della crisi del coronavirus, la Commissione propone di rinunciare
quest’anno all’obbligo di chiedere il rimborso dei prefinanziamenti che non
sono stati spesi a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), del
Fondo sociale europeo (FSE), del Fondo di coesione (FC) e del Fondo europeo per
gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) fino alla chiusura del programma.

Gli Stati membri, a loro volta, sono tenuti a
utilizzare gli importi non recuperati nel 2020 per accelerare gli investimenti
relativi all’epidemia di COVID-19 nell’ambito del FESR, del FSE, del FC e del
FEAMP. In considerazione dei tassi medi di cofinanziamento in tutti gli Stati
membri, questi 8 miliardi di EUR potranno sbloccare circa 29 miliardi di EUR di
finanziamenti strutturali in tutta l’UE e consentirne l’uso.

Le risorse dei Fondi Europei permetteranno di
acquistare apparecchiature medicali, materiali sanitari e dispositivi di protezione
per medici e infermieri, assumere nuovo personale e sostenere le fasce di
popolazione più vulnerabili, come ad esempio i servizi essenziali agli anziani
e ai malati. Il Fondo Sociale Europeo sarà utilizzato anche per agevolare il
reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori dipendenti colpiti dalla
crisi e per sostenere in modo diretto i lavoratori autonomi.

Le risorse del Fondo Europeo di
Sviluppo Regionale potranno garantire il finanziamento del capitale circolante
delle PMI, assicurando liquidità e aiuti alle imprese per favorire la ripresa e
campagne di sensibilizzazione sul fronte sanitario.