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Sassoli ad Atene per i 40 anni di adesione della Grecia

Il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, si è recato ad Atene il 27 maggio per celebrare il quarantesimo anniversario dell’adesione della Grecia all’allora CEE.

Sia nel discorso pronunciato al Parlamento greco, sia nelle dichiarazioni in occasione dell’incontro con il Primo Ministro Mitsotakis, Sassoli non ha mancato di ribadire l’esigenza di uscire dalla pandemia con profonde modifiche delle norme che oggi regolano l’Unione Europea.

“Non possiamo tornare allo status quo, non possiamo tornare al mondo del passato, abbiamo bisogno di nuovi modelli che tengano conto della dimensione sociale e ambientale, un nuovo approccio incentrato sulla dignità dell’individuo ma anche sulla protezione del pianeta.”

La stampa greca ha dato molto risalto al fatto che su importanti questioni, il Presidente del Parlamento Europeo e il Primo Ministro greco si siano espressi concordemente: rendere il Recovery Fund uno strumento permanente dell’UE; dotare l’Unione di una nuova e solidaristica politica comune per la migrazione e l’asilo; refutare la strumentalizzazione operata dalla Turchia: “non è possibile usare rifugiati e immigrati come pedine in un grande gioco geopolitico”.

Sassoli al Parlamento greco: “Credo che sia nostra responsabilità mettere i cittadini al centro del loro progetto europeo, e più avanziamo nell’integrazione, in questa solidarietà tra Stati, più sarà importante che i cittadini europei siano e si sentano impegnati in questo progetto. L’impegno deve essere commisurato alle ambizioni che abbiamo per l’Europa.”

“Ma perché la democrazia funzioni, deve essere difesa, rafforzata, sviluppata e legittimata ancora di più. Come si può fare? Proteggendo il bene comune, quindi rafforzando il ruolo dei parlamenti come garanti dell’espressione democratica dei popoli, ma anche garantendo la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini nella vita democratica. Credo che sia urgente rinnovare il nostro patto democratico/sociale rinnovando il legame con i nostri cittadini.”

“Abbiamo visto che l’UE ha competenze e strumenti per dare risposte adeguate. Ma quando l’UE lavora in regime di supplenza alle competenze nazionali, fa fatica. Lo vediamo anche sulla migrazione. Il Parlamento Europeo lo aveva detto a gran voce che chi arriva in Grecia, a Malta, in Francia, in Spagna, arriva in Europa ed è l’Europa che se ne deve occupare. Il Regolamento di Dublino deve essere riformato perché abbiamo bisogno di una politica migratoria comune”.

“La democrazia non può funzionare all’unanimità. Non può funzionare perché vuol dire che non dà risposte perché blocca qualsiasi decisione e qualsiasi responsabilità”.

“La Conferenza sul Futuro dell’Europa è un’opportunità per cambiare il nostro funzionamento, per dare delle risposte ai cittadini. Una sfida senza tabu, una sfida per tutti. Perché oggi vediamo fuori dallo spazio europeo tanti che vogliono dire che sono più efficienti con i loro regimi totalitari. Dobbiamo essere all’altezza di questa sfida che ci stanno lanciando, quindi c’è bisogno che i nostri sistemi si aggiornino, che le nostre regole siano più efficaci e che anche i nostri trattati rispronando alle sfide che abbiamo di fronte”.

“Ecco perché il Parlamento europeo sta prendendo molto sul serio questa Conferenza sul futuro dell’Europa, così come la Grecia, che sin dall’inizio ha dimostrato un fermo sostegno a questa idea.”

Verso una regolamentazione europea delle migrazioni?
Lezioni meridionali – 29 maggio

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