Respingere costa

di Stefano
Galieni

di Stefano Galieni –

Una sentenza che, per quanto tardiva, farà discutere quella emanata nei giorni scorsi dalla Prima Sezione del Tribunale Civile di Roma e che è stata definita giustamente “storica” da Amnesty International. Riguarda il respingimento in Libia di un gommone giunto nei pressi di Lampedusa, in cui a bordo c’erano 89 persone, di cui 75 provenienti dall’Eritrea, 9 erano donne e 3 i bambini.

Era entrato da poco in vigore il Trattato di Amicizia fra l’Italia di Berlusconi e la Libia di Gheddafi, sembra passata un’era politica e al Viminale sedeva Roberto Maroni. Il motore del gommone era entrato in avaria, intervenne una nave della Marina Militare italiana che, eseguendo gli ordini impartiti dal governo riportò in Libia i profughi che pure avevano diritto di chiedere asilo in Italia in base al semplice e ovvio riconoscimento dell’Articolo 10 della nostra Costituzione che venne bellamente disatteso.

Tale prassi era stata ritenuta illegittima già dalla Corte europea per i diritti umani con la ormai celebre “sentenza Hirsi” ma, nonostante la condanna all’Italia e l’apertura di una scontata Procedura d’infrazione, i richiedenti asilo erano rimasti in attesa di risarcimento e, soprattutto, non avevano avuto la possibilità di accedere ad alcuna forma di protezione.

Per gli anni a seguire furono molti i casi simili in cui non giunse neanche una sentenza della Corte europea ma i ricorrenti, Amnesty e ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) avevano continuato a perorare la causa promossa nel 2016 e giunta oggi a buon fine.

Gli 89 respinti, almeno coloro che sono ancora vivi e raggiungibili, avranno non solo diritto ad un cospicuo, ci si augura, risarcimento per il torto subito, ma anche a poter entrare in territorio italiano e ricevere protezione. In attesa delle motivazioni la sentenza potrebbe però già fare giurisprudenza. Di casi simili è piena la storia recente indipendentemente dai governi che si sono succeduti e dalle modalità con cui si sono effettuati i respingimenti indistinti e collettivi. Imbarcazioni a rischio rimandate indietro, segnalate alla cosiddetta Guardia costiera libica (che poi riportava nei centri di detenzione persone spesso vulnerabili), o per cui, in nome del rispetto della zona SAR (Search And Rescue) libica, veniva impedito il soccorso a navi umanitarie o commerciali battenti altra bandiera italiana o di stati europei.

Migliaia e migliaia di persone rimandate indietro facendo carta straccia del dettato costituzionale nei suoi punti più alti e non negoziabili. E sono precise le dichiarazioni rilasciate ad Adn Kronos da Riccardo Noury presidente di Amnesty International Italia “È evidente la potenziale ricaduta (della sentenza) anche in termini numerici su tutti coloro a cui sia impedito nel proprio Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione e che, nel tentativo di entrare nel territorio dello Stato per fare richiesta di asilo politico, sono quotidianamente respinti attraverso prassi illegittime dell’autorità italiana nelle zone di confine terrestri e marittime e di transito nei porti e negli aeroporti”.

Ma la di là delle ragioni etiche e morali che in questo Paese sono state ormai rimosse da tempo tanto dai “gialloverdi” che dai “giallorossi” (il rosso utilizzato per certificare le differenze non ha neanche valore simbolico), va reso pubblico un dato che potrebbe scandalizzare e creare disagio. Se, come chi scrive si augura, una parte consistente delle persone che sono state lese da simili procedure arbitrarie verrà rintracciata e potrà accedere al ricorso verso il respingimento e vedersi riconosciuti i danni subiti accadrà qualcosa di molto fastidioso non solo per le forze di governo o di pseudo opposizione. Migliaia di persone potrebbero essere messe in condizione di entrare regolarmente in Italia a spese della collettività e sempre a spese della stessa dovranno essere adeguatamente risarcite.

Difficile fare un calcolo ma non è azzardato pensare al fatto che, grazie alle prodezze incostituzionali dei Maroni, dei Fassino, dei Minniti come dei Salvini e dei Primi ministri che si sono distinti per favorire e approvare il loro operato, ogni cittadina/o, sarà penalizzato economicamente da tali scelte scellerate. Sarebbe bastato, formando e informando la pubblica opinione in maniera decente, garantire ingressi legali, corridoi umanitari legali, soccorso in mare certo e rispetto della Costituzione per evitare tanto la vergogna di simili sentenze quanto il danno all’economia del Paese. Ma i conti, prima o poi, si pagano

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