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Per una sinistra radicalmente non compatibile

di Stefano
Galieni

Anche la sinistra non compatibile radicalmente con le politiche governative, ha trovato da oggi modo di strutturarsi in parlamento. Annunciato in Aula lunedì 7 febbraio, il nascente gruppo si è presentato mercoledì 16 in conferenza stampa. La scelta di quattro deputate, uscite dal M5S molto tempo fa e approdate al gruppo misto, di costituirsi in componente, rappresenta una vera novità politica. L’esordio è stato immediato. La settimana scorsa, di fronte al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, venuta a riferire in aula, la portavoce del gruppo, Simona Suriano, a nome anche delle altre, ha duramente pronunciato un j’accuse verso la responsabile del governo, in merito alla repressione attuata in numerose piazze italiane, contro gli studenti che manifestavano dopo la morte di un loro coetaneo ucciso dallo sfruttamento imposto con l’alternanza scuola – lavoro. Il gruppo delle 4 parlamentari ha scelto di chiamarsi ManifestA, un invito tanto ad esprimersi, a riappropriarsi dei territori rimasti vuoti della democrazia e della partecipazione, quanto ad evidenziarne il carattere ad oggi totalmente femminile della composizione. Nasce in opposizione al governo Draghi e intende essere il punto di partenza “di un dialogo aperto con tutte le realtà che si definiscono di sinistra e che catalizzano istanze sinora ignorate dalle forze in parlamento”, affermano. Non si tratta di una scelta maturata in pochi giorni. Da quasi un anno le parlamentari collaborano con Potere al Popolo e col Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ( che saranno sostenitori attivi del gruppo). Lo fanno sui temi del lavoro, dei diritti di tutti, a partire da chi, in quanto immigrato, è più soggetto a violazioni, del contrasto a scelte politiche nazionali e internazionali – si sono opposte alla proroga ad esempio del finanziamento della cosiddetta Guardia costiera libica – ma tale collaborazione, spesso tradottasi in disponibilità immediata a condividere vertenze, interpellanze e interrogazioni non era sufficiente. Le parlamentari, oltre a Simona Suriano sono: Silvia Benedetti, Yana Chiara Ehm e Doriana Sarli, partendo dalla costatazione che questo è un periodo di grave sofferenza per le categorie più fragili, hanno scelto di rendere più organica e pubblica la collaborazione con PaP e Prc, individuandole come tra le forze che con maggior vigore non hanno abbandonato le lotte per rivendicar i diritti di chi ha, negli ultimi anni, sempre pagato il prezzo più alto di scelte politiche sbagliate e la cui voce, come quella delle forze politiche suddette, è stata ben poco rappresentata a livello istituzionale.  C’è estrema chiarezza di fondo negli obiettivi: “promuovere e costruire una proposta politica concreta, che metta finalmente al centro il benessere sociale, l’ambiente, il pubblico e che dia vita a un modello di sviluppo che si contrapponga fermamente alle ricette neoliberiste, ai processi di privatizzazione, e al potere economico e politico dominante, che da tempo ignora l’interesse collettivo. Vogliamo realizzare uno spazio, autenticamente di sinistra e ambientalista, che provi a disegnare un percorso unitario e che possa avvicinare la politica ai bisogni reali delle cittadine e dei cittadini” si afferma nel testo con cui si sono presentate pubblicamente. L’invito che rivolgono è quello di alzare la testa, reagire rivendicando i propri diritti e partecipando attivamente alla costruzione di un modello di società più equo e giusto. E non si tratta di lodevoli quanto generiche buone intenzioni, parlano di redistribuzione della ricchezza attraverso la tassazione dei grandi patrimoni e una reale progressività delle imposte, di diritti delle lavoratrici e dei lavoratori oggi poco tutelati che debbono riacquisire potere; reclamano il fatto che l’intervento pubblico nell’economia non deve più essere considerato un tabù. La sinistra che vogliono rappresentare è quella capace di affrontare urgentemente con fatto concreti la crisi climatica e ambientale, che si impegni ad una attuazione della Costituzione ripudiando realmente la guerra, tagliando le spese militari, promuovendo il dialogo e la pace a tutti i livelli rimettendo in discussione anche il ruolo del Paese in ambito multilaterale. Una attenzione particolare – ed è estremamente positivo che la componente nasca come composta da donne – è connesso alla promozione di una reale uguaglianza di genere che combatta, anche su tale fronte ogni forma di discriminazione.

E finalmente una sinistra realmente antirazzista, non solo di fronte alle destre, che si pone l’obiettivo di affrontare in maniera complessiva i cambiamenti strutturali che avvengono nella società attraverso le migrazioni. Quello che un tempo veniva definito fatto sociale totale. Come si accennava, le quattro parlamentari hanno già da tempo operato in tal senso, contrastando ad esempio l’esistenza dei Centri permanenti per il rimpatrio (CPR) vere e proprie strutture detentive per chi non ha commesso altro reato se non quello di esistere.  Intende restare “uno spazio aperto aperto a tutti coloro che intendano contribuire alla costruzione di un progetto collettivo, fermo nei valori e nei principi, per trovare soluzioni concrete, attraverso un processo di partecipazione dal basso” conclude il loro testo di presentazione. «Vorrei essere chiara – afferma Doriana Sarli – Noi non vogliamo capitanare un’organizzazione della sinistra o creare un nuovo progetto politico, magari per formare un partito. Nasciamo per esserne parte, collettore, per dare realmente ascolto e fare da sponda parlamentare alle istanze delle fasce più deboli, di chi lavora e di chi è emarginato. Per questo abbiamo bisogno di operare con forze quali sono PaP e Rifondazione che hanno già una propria storia e che su queste direttrici hanno da sempre lavorato». Le fa eco Silvia Benedetti, che parte però da un’altra considerazione: «Noi possiamo dimostrare che si può ancora interloquire oltre il mondo dei social, ripartendo dal contatto umano. Stabilendo un rapporto diretto fra realtà anche diverse. Io parto dall’idea di Baumann secondo cui il vero confronto è fra chi non la pensa come te. Ovvio non al ribasso e senza rinunciare ad alcuni principi come quelli per cui ci siamo trovate come parlamentari, ma relazionandoci anche con esperienze diverse come sono quelle delle forze politiche che ci hanno mostrato vicinanza. Credo che sia necessario per far ridivenire vicina alle persone anche la nostra attività». Marta Collot e Giuliano Granato, Coordinatori di Potere al Popolo, chiosano con nettezza: «Mentre le distanze tra paese reale e istituzioni aumentano di giorno in giorno, la nascita di ManifestA è un’ottima notizia perché può rappresentare un po’ di aria fresca all’interno di un’aula sorda ai bisogni della stragrande maggioranza della nostra gente». «La nascita della componente è un fatto positivo per noi di Rifondazione Comunista che proponiamo da tempo la convergenza di partiti e movimenti per costruire l’opposizione sociale e una proposta politica di sinistra e ambientalista alternativa a centrodestra e centrosinistra che sostengono il governo Draghi. – risponde Maurizio Acerbo, segretario del PRC-S.E. -Ringrazio le deputate che hanno proposto di creare uno spazio a disposizione di lotte e vertenze e di partiti come il nostro che si battono per l’attuazione della Costituzione, per la sanità e la scuola pubbliche per i diritti di chi lavora contro precariato e salari da fame, per la giustizia sociale e ambientale, per la pace». E aggiunge Elena Mazzoni, della segreteria nazionale di Rifondazione: «Io credo che questo sia lo spazio di iniziativa parlamentare a disposizione di chi davvero vuole operare per una società capace di cura e di futuro, ecologista, femminista, pacifista, partigiana e antirazzista»,

La critica forte al governo Draghi, che si dimostra capace, in nome della ripresa che avvantaggia solo le grandi imprese e le banche, di ampliare lo sblocco dei licenziamenti e di rendere ancora più fragili i soggetti che già lo erano, a cui si aggiungono coloro che lo sono divenuti con la pandemia è un altro dei tratti comuni della componente e delle forze politiche che la sostengono. Le parlamentari sono già intervenute individualmente contro le delocalizzazioni ma la loro riflessione sul disagio non si ferma al presente. Parlano di come dalla crisi del 2008 l’Italia non sia di fatto mai uscita per rientrare nei parametri di Maastricht che hanno fermato i salari da 30 anni, che hanno portato a operare tagli inaccettabili alla sanità, allo smantellamento di quel poco di welfare che esisteva oggi in gran parte esternalizzato e reso precario. Tanti insomma i temi che ManifestA intende portare avanti e su cui vuole spendersi. Che non sia finalmente un bel giorno, atteso da tempo per la sinistra in Italia?

 

Stefano Galieni

 

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