articoli

Pandemia, tecnologia e stati di emergenza

di Roberto
Rosso

di Roberto Rosso –

Quando pensiamo all’innovazione tecnologica, alla sua pervasività nella nostra società il pensiero corre per lo più alla fitta rete di comunicazione, ad Internet che connette miliardi persone ed un numero ben più grande di dispositivi più o meno intelligenti, che intervengono nella produzione, negli scambi, nella logistica e nei mercati finanziari, nella vita quotidiana. Subito dopo, se non in contemporanea, pensiamo alla straordinaria capacità di manipolare il bios, la vita in tutti i suoi aspetti a partire dai suoi fondamenti nelle gentica e nell’epigenetica. D’altra parte la possibilità di agire sul bios si fonda su un intreccio sempre più fitto e complesso di tecnologie, innervate dalle tecnologie dell’informazione. Il contesto, lo scenario in cui tutto questo si svolge è quello del riscaldamento globale, del cambiamento climatico, di una crisi ecologica globale. Da oltre due mesi lo scenario è sconvolto dall’irruzione a livello globale della pandemia del Sars-cov-2, più noto come covid-19 o genericamente coronavirus. Peraltro la pandemia è strettamente connessa alle crisi ecologiche, poiché alla sua origine c’è un fenomeno di zoonosi – così si definisce la trasmissione, attraverso una mutazione, di virus dagli animali all’uomo, mentre l’evento del passaggio di un patogeno da una specie ad un’altra è detto spillover ossia tracimazione – così come è accaduto in precedenza per altre epidemie come HIV e Sars. Lo spillover avviene quando gli ecosistemi vengonosconvolti, invasi dall’uomo con la riduzione della biodiversità e l’interruzione delle reti ecologiche.

Possiamo forse dire in modo grossolano che mentre il tessuto delle reti e dei dispostivi che trattano dati e producono informazione crescono esponenzialmente e acquisiscono dimensioni sempre più complesse, le reti della vita invece vengono sconvolte, interrotte e convogliate entro flussi artificiali. Sono macro-cambiamenti sempre più strettamente correlati tra loro.

La pandemia del covid-19 – probabilmente solo il più recente ma non ultimo episodio di spillover – mostra in modo evidente l’intreccio di tutti questi aspetti.

La vita quotidiana dei sistemi economici, delle società, delle persone è sconvolta, miliardi di persone sono in quarantena più o meno stretta, crolla la mobilità delle persone a livello globale, con conseguenze drammatiche su interi settori, dall’aviazione al turismo. La mobilità sociale è innanzitutto sostituita da un’intensa attività in rete, una rappresentazione virtuale della vita reale, di cui peraltro era già una parte importante, ma il suo ruolo diventa ipertrofico. Se ciò accade per le quote più agiate dell’umanità, diversa è la sorte di milioni di persone in territori sconvolti dalle guerre o dei milioni di cittadini indiani che, vivendo di lavori precari, abbandonano le grandi città e tornano ai loro villaggi. Si intensifica ogni forma di relazione via social network. Le connessioni fisiche faticano addirittura a reggere il traffico aggiuntivo che si è generato.

L’impatto di questa pandemia è straordinario e imprevedibile e non è paragonabile alla crisi del 2008, quando la crisi partì dai mercati finanziari, anche se l’impatto su tutti mercati è sin da oggi pesantissimo e stati e banche centrali stanno intervenendo pesantemente.

Si tratta di capire se davvero nulla sarà più come prima, come da molte parti si sta dicendo e da questo punto di vista torniamo ai fondamentali della nostra società: il ruolo fondante per ogni rapporto sociale e di produzione delle tecnologie dell’informazione e le abissali diseguaglianze sociali che questa crisi sta approfondendo, che gli stati cercano di mitigare.

Quale sarà nei prossimi mesi e negli anni a venire il nesso tra innovazione tecnologica, conflitto sociale, crisi ecologica e climatica? Domande cui nessuno è in grado di dare una risposta certa, il cambiamento riguarda l’intero orizzonte degli eventi, dovremo, dobbiamo seguire in tempo reale ogni fatto, evento, cambiamento che contribuisce al mutamento generale, benché sia probabile che salti di qualità ci coglieranno ancora di sorpresa.

Non esiste un punto di osservazione privilegiato, lo sappiamo da lungo tempo, dovremo essere capaci, nel tessuto critico e conflittuale, di costruire e condividere capacità di osservazione e riflessione.

Tocca diradare il pesante velo di retorica che avvolge gli avvenimenti di queste settimane, fatto di tragedie ed eroi, da riportare alla loro cruda realtà, che richiede di rendere ragione di quanto sta accadendo, con la ricostruzione della gestione criminale del sistema sanitario e degli apparati preposti alla gestione delle emergenze. Ricostruzione in corso su molti media.

Nella concitazione del presente è necessario trovare le risorse per legare la capacità di ricostruire la storia degli ultimi anni all’organizzazione del conflitto sociale, che forse gli effetti della pandemia possono risvegliare, a progetti di trasformazione sociale. Peraltro c’è una gran fretta di tornare allo status quo ante da parte di chi questo ‘status quo’ governava.

Un neanche tanto piccolo esempio è quello dei makers, dei fablab, che utilizzando la tecnologia delle stampanti 3D in tutto il mondo stanno fabbricando valvole, ventilatori e mascherine.

Esempio importante poiché dimostra come una rete di soggetti, che aveva perso lo slancio iniziale e non aveva mantenuto le promesse iniziali, ha trovato un ruolo fondamentale al di fuori delle normali filiere produttive.

Viene rivitalizzato anche il ruolo di chi, utilizzando i dati messi a disposizione dalle pubbliche amministrazioni, nello specifico la Protezione Civile, costruisce mappe che rendono chiari a tutti i dati sul progredire della pandemia. È il caso di Francesco Piersoft Paolicelli, docente di Open data alla LUM (Libera Università Mediterranea di Lecce), straordinario esempio di sviluppatore e divulgatore, che ha creato una mappa interattiva sulla diffusione dell’epidemia, la più popolare (quasi 60 milioni di visualizzazioni e un milione e mezzo di utenti unici), facile da usare e molto apprezzata (anche la Commissione europea gli ha fatto i complimenti).

L’insegnamento a distanza

La chiusura di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, ha spalancato le porte a tutte le forme possibile di insegnamento a distanza, evidenziando, anche in questo caso, le diseguaglianze sociali in termini di dotazione di computer ed in termini di competenze da parte di docenti e di infrastrutture da parte del sistema didattico, una gigantesca sperimentazione da cui toccherà ricavare tutti gli insegnamenti possibili, è il caso di dire. In alcuni casi sarà necessario farne un censimento, alcuni enti locali sono intervenuti per dotare gli alunni di quegli strumenti, almeno un tablet, che la famiglia non era in grado di fornire.

Segregazione e sorveglianza

Il punto si cui si è acceso il confronto realtivo all’uso delle tecnologie dell’informazione è quello sull’uso di strumenti di sorveglianza, per la ricostruzione dei vettori, dei percorsi del contagio. Si è parlato molto del modello della Corea del Sud, dove ne è stato fatto un uso alternativo alla pratica della quarantena, se non per piccolissime “zone rosse”, acquisendo dati sugli spostamenti e sulla prossimità delle persone tramite i dati forniti da cellulari, carte di credito, assicurazione sanitaria. “La Corea del Sud ha infatti già affrontato un’epidemia simile a quella del Covid-19 nel 2015, quando il paese è stato colpito da un altro coronavirus, che provoca una malattia chiamata Mers, o Middle east respiratory syndrome (i due virus sono simili tra loro, ma non uguali). Il paese asiatico aveva così già sviluppato conoscenze, sistemi e normative per affrontare la diffusione di un virus nuovo, i cui effetti clinici sono ignoti, di cui non si conoscono le caratteristiche epidemiologiche e per il quale non esiste un farmaco specifico” (https://www.internazionale.it/notizie/claudia-grisanti/2020/03/18/lezione-corea-sud-covid-19; vedi anche https://www.peopleforplanet.it/come-la-corea-del-sud-sta-riuscendo-a-contenere-covid-19/.

La rottura delle regole, delle norme specifiche che tutelano la privacy degli spazi di vita individuali, delle relazioni interpersonali e la riservatezza dei dati personali è giustificata dalla gestione di una situazione emergenziale, come del resto in tutti i paesi si legittima la limitazione della mobilità personale, l’obbligo di quarantena.

Paradossalmente si è aperto un giusto dibattitto acceso sull’uso di informazioni personali da parte di pubbliche autorità, con lo scopo di limitare lo sviluppo di una pandemia, quando i big della rete accumulano dati su di noi, sui nostri spostamenti, sulle nostre preferenze quasi in ogni istante della nostra vita, costruendo profili sempre più accurati della nostra personalità e delle nostre attitudini, senza che la gran parte delle persone se ne preoccupi più di tanto.

Da anni esiste un movimento sugli Open Data, per la richiesta della totale apertura delle informazioni della pubblica amministrazione, fatti salvi i diritti alla privacy ed alla riservatezza, il riferimento è il FOIA, Freedom of Information Act, sull’esempio del FOIA Improvement Act del 2016 del presidente Obama. A questo link il testo del FOIA che evidenzia tutti gli emendamenti portati dal FOIA Improvement Act of 2016: https://www.justice.gov/oip/freedom-information-act-5-usc-552.

In Italia sono stati fatti grandi passi avanti rispetto al passato su trasparenza degli atti amministrativi e piena disponibilità dei dati prodotti dalle pubbliche amministrazioni (ricordiamoci che le due cose non coincidono); ora con la discussione aperta sulla gestione delle informazioni personali in uno stato di emergenza sarà il caso di aprire alla grande la questione dell’uso e della disponibilità delle informazioni personali e pubbliche come parametro fondamentale per la misura delle libertà personali, in quanto bene comune, indice della difesa e affermazione dei beni comuni in quanto tali, in primis la salute delle persone e dell’ambiente.

Per rispondere al quesito se “nulla sarà come prima” o “tutto sarà come prima” la questione dei dati e delle informazioni per ricostruire il passato e governare il presente è un punto nodale.

Infine per chiudere il tutto, ogni ragionamento fatto si colloca nel contesto del regime dello stato di emergenza, sulla sua pratica e la sua legittimità che tutto o quasi tutto può legittimare – ricordiamoci che parliamo di stato di emergenza e non stato di eccezione nel quale i fondamenti (costituzionali) sono posti in discussione – e qui si aprirebbe un lungo e complesso ragionamento a partire dal fatto che forse molti altri sono gli stati emergenza che non sono stati e non sono riconosciuti, ma forse i nodi potrebbero venre al pettine, chissà.

, ,
Un nodo gordiano di nome Europa
Il tabù di Maastricht

4 Commenti. Nuovo commento

  • Roberto, alcune considerazioni/ valutazioni a mio avviso sono opinabili. La tecnologia si sviluppa con crescita iperbolica in qualsiasi settore da almeno un secolo. E crescerà inarrestabile come la creatività umana nelle forme e nei modi funzionali alla domanda. Che le pandemia siano causate dall’inquinamento non credo sia dimostrabile con metodo scientifico galileiano. L’umanità reagisce e reagirà non tanto per spinta etica quanto per naturale spinta adattativa.

    Rispondi
    • Roberto Rosso
      09/04/2020 10:13

      Mario buona giornata, scusami se non ho risposto subito. Nel tuo commento credo che tu abbia semplificato alcuni contenuti del mio articolo. Nell’articolo si parla della zoonosi, vale a dire il passaggio di patogeni dal mondo animale all’uomo, come accadde per il morbillo che in origine era la ‘peste bovina’ , con successive evoluzione. Quindi nell’articolo non si parla genericamente di inquinamento ma del fenomeno della zoonosi che è accresciuto dalla distruzione degli habitat naturali con il conseguente contatto più stretto di larghe masse umane con animali portatori del virus che si adatta all’ospite umano. A fenomeni di zoonosi è attribuita i primi episodi di contagio di HIV ed Ebola, così come le precedenti epidemie di coronavirus. Quanto allo sviluppo tecnologico, è indubbio che ila sua crescita e diffusione caratterizza la nascita e lo sviluppo della società industriale, tuttavia lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della vita sin nei suoi meccanismi più profondi, costituiscono l’ennesimo salto di qualità. Lo sviluppo e la complessificazione dell’eco-sistema dell’informazione, che comprende il flusso di dati delle bio-tecnologie, si confronta con la rottura degli eco-sistemi naturali, addirittura a fronte delle a crisi ecologica e climatica c’è una corrente di pensiero che propone di ‘ingegnerizzare’ la ricostruzione degli ambienti e delle forme di vita ( vedi alla voce geo-engineering oppure l’accelerazionismo che punta allo sviluppo esasperato della società, puoi fare riferimento anche alla teoria della singolarità tecnologica, ad esempio ‘Raymond Kurzweil, La singolarità è vicina’). Quanto alla reazione dell’umanità, si apre al confronto una prateria, certamente dobbiamo esplorare il nesso tra soggettività e globalità, oggettività dei processi: siamo nel mondo in cui la soggettività individuale e collettiva è oggetto di mercificazione, la posta in gioco è sempre più alta. Comunque continuiamo il confronto, tanti articoli sul sito affrontano ed affronteranno questi temi.

      Rispondi
  • Romualdo Spelta
    03/04/2020 17:17

    Grande lavoro con cui ha saputo sapientemente illustrare come un evento così drammatico non si può declinare ripercorrendone le origini il percorso le possibili soluzioni emergenziale e poi offrire come soluzione del problema l’arrivo del salvifico vaccino e punto e accapo. Avanti il prossimo! Roberto ci hai ricordato che facciamo parte di un’unico sistema, e la storia ci ha insegnato che non si può modificare un oggetto del sistema senza che questo non si riperquota sul tutto e con modalità assolutamente imorevedibili:( il famoso battito d’ali di una farfalla….). Tu hai fatto un’analisi puntuale prospettando i un intelligente nuovo paradigma dal quale ripartire, mettendo in gioco tutte le nostre risorse intellettive, la coscienza morale come unico obiettivo l’umanità. Grazie. Romualdo

    Rispondi
    • Roberto Rosso
      09/04/2020 10:24

      Grazie Romualdo per la tua attenta lettura ed il tuo apprezzamento, mi scuso anche con te per aver tardato a rispondere. La lunga esperienza di lotta che abbiamo condiviso e condividiamo nella difesa della salute e dell’ambiente a Colleferro e nella Valle del Sacco, costituisce una espereinza in cui abbiamo dovuto quotidianamente confrontarci, ragionare, facendoci sempre nuove domande, continuando ad apprendere alla ricerca di nuove risposte. In coscienza e conoscenza.

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu