O si fa l’Europa o l’Europa muore

di Roberto
Musacchio


In attesa di divenire presidente di turno della UE, il primo luglio, Merkel ha avuto uno scambio con Conte sul Mes.
Aldilà del fatto di cronaca, c’è un punto di sostanza che ha ben altro spessore.
Per come stanno messe le cose, la profondità e la gravità della crisi, la seconda in soli 20 anni di millennio, e per come la pandemia rende tutto incerto, per Merkel il momento di decidere cosa la Storia dirà di lei è arrivato.
Sarà ricordata come l’amministratrice di ciò che Kohl le ha lasciato, scegliendola come erede custode della Germania unificata, incapace di fare passi in avanti verso un futuro che non sia l’illusione di gestire la “vittoria” dell”89?
Naturalmente la domanda riguarda non solo lei ma quel Capitalismo e quella Borghesia che dopo l”89 francese si sono trasformati da rivoluzionari a reazionari, esaltando questo tratto con l”89 della caduta del Muro.
Il tema, drammatico, è che Capitalismo e Borghesia non sanno fare la Storia.
Sono gestori di ciò che l’economia produce.
Ciò che ha fatto la Storia nella modernità è stato il movimento operaio che ne ha posto l’esigenza, la domanda.
Per questo la sua eclisse rende angosciosa la questione che esso stesso predisse dell’alternativa tra socialismo o barbarie.
Ma torniamo alle cronache della UE. Solo la scomparsa della dimensione della Storia può consentire l’inaudito che viviamo. Un gingillarsi di presunti classi dirigenti politiche ed economiche mentre la pandemia sconvolge la vita, e la morte, di milioni di persone.
Vale per il Mondo. È intollerabile in Europa, dove siamo al “gioco dei 4 fondi” tra cancellerie e confindustrie.
Solo la sconfitta secolare del socialismo reale evita a lor signori la rabbia delle masse.
Tornando alla cronaca, Conte e Merkel sono le due facce della stessa medaglia della miseria della politica di oggi.
Sembrano aver capito entrambi che la crisi della vecchia globalizzazione chiede una idea diversa dell’Europa ma anche dei suoi singoli Paesi.
Ma non si fidano delle forze in campo, delle loro borghesie.
Avrebbero bisogno, paradossalmente, di un movimento operaio in campo che avesse la portata di quello che ha consentito per un lungo tratto di Storia alla borghesia di cimentarsi col compromesso sociale arrivando a redimerla dalla complicità con fascismo e nazismo.
“È ora di fare l’Europa” ha detto Ursula Von der Leyen. Ma per fare l’Italia non è bastato Cavour e neanche Garibaldi ma c’è voluto il Pci.
Come si fa l’Europa, adesso, prima che muoia?
Con la politica e un nuovo movimento operaio.
Che sappiano rompere la gabbia dell’esistente.
Sul modo di produrre. L’ordoliberismo è servito a rovesciare la lotta di classe. Solo su questo il guazzabuglio nazional globalista del capitalismo attuale trova una ragion d’essere.
Su tutto il resto, dalle crisi agli squilibri crescenti è incapace. Incuba la rovina di tutte le classi.
L’Europa si proponga come fondamento di una nuova stagione in cui le aziende, l’economia, la politica e la democrazia abbiano questa base.
Imprese, anche pubbliche, europee che intervengano sui punti nodali, dalle reti alle conversioni ecologiche.
Servizi sanitari, scuola pubblica, servizi fondamentali a dimensione europea.
Opinione pubblica, politica, democrazia, infrastrutturazione decisionale anch’esse a base europea.
Cioè una rivoluzione. Quella che le borghesie non sanno fare. Ci vorrebbe un nuovo movimento operaio e una nuova sinistra capaci di esprimere anche nuovi leader.

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