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Note sparse alla vigilia della COP28, il ruolo di Cina e Stati Uniti

di Roberto
Rosso

Domani si apre la COP28 ad Abudabi negli Emirati Arabi Uniti, da domani seguiremo lo svolgersi dei lavori, le dichiarazioni, le promesse e le trattative, le conclusioni, gli impegni presi per il futuro. Sarà necessario un lavoro certosino per interpretare il flusso di informazioni che i lavori della conferenza e degli eventi a latere produrranno ed infine una analisi delle stratificazioni presenti nelle conclusioni. Il fact-checking del processo aperto dall’accordo siglato nella COP21 di Parigi nel 20151, entrato in vigore il 5 ottobre 2016 dopo aver raggiunto il quorum di 55 Paesi, che generano il 55 per cento delle emissioni globali, è piuttosto deludente.

Gli Stati Uniti, che avevano firmato l’accordo ma ne erano usciti sotto la presidenza Trump, vi sono rientrati2 il 20 gennaio del 2021 con la firma del presidente Biden nel primo giorno del suo incarico.

L’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale medio al di sotto di 1,5 gradi celsius, è considerato ormai irraggiungibile e le previsioni più attendibili, visti gli impegni che i paesi che più contribuiscono alle emissioni di gas climalteranti, parlano di un superamento dei due gradi con traiettorie possibili verso i tre. Tra le novità più rilevanti che precedono la conferenza è l’accordo preso in sede diplomatica, quindi senza vincoli di sorta, tra Cina e USA, nell’incontro a Sunnylands, in California, dal 4 al 7 novembre 2023 tra l’inviato presidenziale speciale degli Stati Uniti per il clima John Kerry e l’inviato speciale della Cina per i cambiamenti climatici Xie Zhenhua, che fa seguito ad un precedente incontro a Pechino dal 16 al 23 luglio3.

Non si può certo sottovalutare questo documento, il quale elenca una serie di impegni condivisi nonostante non sia sottoposto a vincoli cogenti, per la quota di emissioni globali che sono attribuite alle due principali economie del globo. Sono indirizzi strategici che i due governi intendono imprimere  alle rispettive economie; nel caso degli Stati Uniti si dovrà attendere la verifica delle elezioni presidenziali del prossimo anno, il cui esito appare al momenti piuttosto incerto e -nel caso di una vittoria  del quasi certo candidato repubblicano Donald Trump- è legittimo pensare che tale strategia verrebbe rinnegata.

Come parte dell’accordo, la Cina ha accettato di fissare obiettivi di riduzione per tutte le emissioni di gas serra. Questo è significativo perché l’attuale obiettivo climatico cinese riguarda solo l’anidride carbonica, lasciando fuori metano, protossido di azoto e altri gas che agiscono come una coperta in tutto il pianeta. Il metano è prodotto da operazioni (di estrazione, raffinazione e utilizzo) si petrolio e gas così come l’estrazione del carbone e può essere 80 volte più potente come un gas a effetto serra come l’anidride carbonica nel breve termine. I gas a effetto serra diversi dall’anidride carbonica rappresentano un quinto delle emissioni della Cina. Il metano ne costituisce circa la metà e altri gas come gli idrofluorocarburi utilizzati nella refrigerazione e il protossido di azoto rappresentano il resto4.

Alden Meyer, senior associate presso E3G, un’organizzazione di ricerca ambientale con sede in Gran Bretagna, ha detto che il linguaggio (usato nel comunicato) da Stati Uniti-Cina rispetto alla riduzione alla sostituzione dei combustibili fossili è stato “torturato” e non chiaramente impegna entrambi i paesi a intraprendere azioni decisive. “È davvero poco esplicito sulla necessità di ridurre le emissioni di petrolio e gas”, ha detto. L’accordo inoltre non prevede alcuna promessa da parte della Cina di eliminare gradualmente l’uso del carbone o di interrompere il rilascio di permessi per nuove centrali a carbone e la loro costruzione.

Gli scienziati affermano che ridurre immediatamente l’uso di combustibili fossili è essenziale per evitare un ulteriore riscaldamento catastrofico”. È deludente che le due nazioni non abbiano detto nulla sulla necessità di abbandonare rapidamente i combustibili fossili in questo decennio, che sarà una questione centrale al vertice COP28“, ha detto David Waskow, international climate director – World Resources Institut5.

Ciò che emerge chiaramente da questo accordo e dalle dichiarazioni dei due governi è che i due paesi intendono gareggiare per conquistare mantenere il primato nel processo di ristrutturazione e riconversione dell’economia nel contesto di una transizione energetica ed ecologica ormai universalmente riconosciuta come necessaria quanto poco garantita da processi di cooperazione globale.

Il costo di questa transizione globalmente considerata prendendo come data per il raggiungimento del net zero, di un bilancio complessivo di zero emissioni, nel calcolo di molte agenzie ed istituzioni finanziarie è strabiliante.

Bank New York Mellon Investment Management, in collaborazione con Fathom Consulting, ha pubblicato recentemente una nuova ricerca, ‘Una guida per gli investitori verso lo zero netto entro il 2050’, che mostra che l’economia globale è significativamente in ritardo rispetto ai tempi previsti nel raggiungimento degli obiettivi zero netto del 2050, ma può colmare il divario con 100 trilioni di dollari di investimento ‘verde’. Secondo, invece, le stime dell’Ocse per avere almeno il 66% di probabilità di contenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia dei 2°C, saranno necessari investimenti per oltre 103.500 miliardi di dollari nel periodo che va dal 2016 al 2030, con un aumento di quelli per il clima di circa il 590% l’anno rispetto alle cifre attuali. Sebbene gli investimenti verdi siano in crescita, la ricerca di BNY Mellon evidenzia che saranno necessarie più azioni da parte di governi, asset allocator e società per facilitare la transizione verso lo zero netto. Questi 100 trilioni di dollari rappresentano circa il 15% dell’investimento globale totale nei prossimi 30 anni, o circa il 3% del prodotto interno lordo globale nello stesso periodo. 6.

Intervenuto in collegamento video durante l’Assemblea Generale dell’ONU, il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato che la Cina si impegnerà a raggiungere entro il 2060 la neutralità carbonica (o zero emissioni), vale a dire l’equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento dell’anidride carbonica. Xi Jinping ha aggiunto che la Cina manterrà l’impegno di raggiungere il picco delle emissioni entro il 2029 per poi iniziare la fase di discesa dal 20307.

Attualmente, la Cina rappresenta il primo Paese al mondo per emissioni di gas serra ed è responsabile per il 33% di quelle globali. Lo afferma l’ultima 8%20">Global energy review9 dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). La variazione media annuale del livello di emissioni di gas – calcolata dall’Ipcc nel sesto Assessment report ( https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg3/  ))per il periodo 2010-2019 – ha superato in Cina il +2% in termini assoluti.  Nello stesso periodo, gli Stati Uniti hanno registrato quasi l’1% in meno all’anno, mentre il Regno Unito ha ridotto di quasi quattro punti percentuali la propria media di emissioni.

Di questo passo la Cina, che già oggi emette più del doppio dei gas serra rispetto a qualunque altro Paese al mondo, raggiungerebbe un +17%. Se si calcola che nel 2021 la Cina ha sfiorato le 12 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (Co2) emessa in un anno, significa che nel 2030 (anno di picco annunciato dal Pechino, potrebbe arrivare a produrne circa 14 miliardi di tonnellate. Ad oggi l’intero pianeta emette in un anno circa 36 miliardi di tonnellate di Co2. In questo contesto, è bene specificare che la Cina è il Paese che emette più gas serra in termini assoluti. Basti pensare che nel 2020, stando al Global energy monitor10 e al Center for research on energy and clean air, Pechino ha triplicato la sua capacità di produrre nuova energia a carbone, eguagliando la quantità prodotta in tutti gli altri Paesi del mondo. In pratica, è come se avesse costruito una grande centrale a carbone a settimana.  Tuttavia, se si guarda alle emissioni di gas pro capite, la Cina non rientra neanche nella top 10 mondiale, dove a dominare sono i Paesi del Medio Oriente, il Canada e gli Stati Uniti11.

Nella COP28 si ripropone il problema di finanziare il programma Loss and Damage Fund rivolto ai paesi meno sviluppati e più colpiti dal cambiamento climatico che sino ad ora non ha raggiunto il livello realmente necessario. Il flusso di finanziamenti necessari ammonterebbe secondo alcuni modelli ad almeno 1000 miliardi di dollari/anno12.

I paesi ricchi ancora non adempiono ai propri obblighi nei confronti del primo fondo creato nel 2019. Il Green Climate Fund delle Nazioni Unite avrebbe dovuto raccogliere 100 miliardi di dollari (91,5 miliardi di euro) all’anno per aiutare i paesi in via di sviluppo a investire nella transizione verso sistemi energetici puliti. Una tale cifra sarebbe stata comunque una goccia nel mare delle reali necessità.

Visto l’ordine di grandezza delle valutazioni -per quanto necessariamente approssimative- sul costo complessivo della transizione energetica ed ecologica e sulle necessità dei paesi meno sviluppati, è del tutto evidente come -nel contesto di una mancata collaborazione a livello globale tra tutte le tipologie di paesi- ci sia poco da sperare per una conclusione della COP28 all’altezza delle necessità.

Appare difficile pensare che l’obiettivo della messa in sicurezza di gran parte dell’umanità dalle conseguenze del riscaldamento globale -sia in termini di riduzione drastica delle emissioni che in supporto all’adattamento alle conseguenze del cambiamento climatico, differenziate tra le varie regioni del globo- sia realmente preso in considerazione in tutta la sua portata, mentre è assai più probabile che prevalga il gioco della competizione geo-strategica. Le dinamiche evolutive e trasformative della formazione sociale globale, dei suoi caratteri regionali, ci parlano di una estrema instabilità di un intreccio delle varie crisi e dei diversi processi trasformativi in cui gioco un ruolo essenziale l’innovazione tecnologica, vero e proprio campo di battaglia tra le principali potenze.

Il cambiamento climatico è il contenitore, come abbiamo affermato più volte, di tutte le crisi con cui interagisce costantemente, la transizione energetica ed ecologica -in tutte le dimensioni che la caratterizzano nella riproduzione sociale che investe in modo pervasivo- costituisce il nucleo della trasformazione complessiva della trasformazione e determina in ultima analisi nel tempo la traiettoria del processo di innovazione tecnologica che vende nel digitale – nell’Intelligenza Artificiale in particolare- il suo motore.

È a questa complessità che dobbiamo guardare per valutare ciò che di nuovo o meno porteranno i lavori della COP28. Teniamo infine presente che nel frattempo in conseguenza del cambiamento climatico e dei processi di antropizzazione dei territori siamo in presenza di una riduzione progressiva della biodiversità, ad una rottura dell’integrità degli ecosistemi.

Nel dicembre del 2022 è stato raggiunto un accordo finale nell’ambito della COP15 sulla biodiversità di Montreal13, dopo due anni di rinvii dovuti alla pandemia Covid-19.

Nonostante il dato positivo di un affrontamento globale della questione la cui posta in gioco è la sopravvivenza di una parte significativa delle specie esistenti e della riproduzione dell’ecosistema globale, la conclusione – illustrata nell’articolo citato- manifesta delle contraddizioni fondamentali rispetto agli obiettivi della conferenza. Se ne ha una traccia in quanto segue.

La Repubblica Democratica del Congo (RDC), il 14,"> Paese Africano che ospita una delle più grandi aree di foresta tropicale al mondo 15 ha affermato di essere profondamente d eluso dall’Accordo Kunming-Montreal che non include i mezzi necessari per garantire un’adeguata implementazione, in particolare risorse finanziare adeguate, fornite dai Paesi ricchi a supporto dei Paesi in via di sviluppo, per l’implementazione (la richiesta era di 100 miliardi di dollari all’anno). La RDC ha, quindi, affermato di non supportare l’adozione dell’Accordo Kunming-Montreal, definendo il target 19 relativo alla finanza e l’obiettivo 30×30 “un fallimento”.

Dopo pochi minuti, il Presidente di COP15, Huang Runqiu, ignorando la dichiarazione della Repubblica Democratica del Congo, ha adottato l’Accordo Kunming-Montreal e il pacchetto di decisioni.

Le COP sul clima e sulla biodiversità manifestano in buona sostanza le medesime contraddizioni e mancanze sostanziali rispetto agli obiettivi che ne motivano l’esistenza, da domani saremo impegnati nella valutazione di quanto sarà prodotto.

Un’ultima considerazione si impone. Di fronte alla condizione attuale ed all’orizzonte -catastrofico- verso cui ci stiamo proiettando sarebbe stato necessaria una mobilitazione globale, innanzitutto nei paesi al contempo più responsabili e privilegiati, per premere sui partecipanti alla conferenza e per rendere globale, permanente e fortemente connesso un movimento che allo stato attuale movimento non è e non è in grado di produrre una determinazione politica dei propri obiettivi. I Fridays For Future ne sono stati un semplice annuncio prima della pandemia, ma forse siamo ancora in tempo, forse.

Roberto Rosso

  1. https://fr.wikipedia.org/wiki/Accord_de_Paris_sur_le_climat []
  2. https://www.state.gov/the-united-states-officially-rejoins-the-paris-agreement/  []
  3. https://www.state.gov/sunnylands-statement-on-enhancing-cooperation-to-address-the-climate-crisis/ []
  4. https://www.nytimes.com/2023/11/14/climate/us-china-climate-agreement.html  []
  5. https://www.nytimes.com/2023/11/15/climate/us-china-climate-deal-cop28.html?action=click&module=RelatedLinks&pgtype=Article []
  6. https://geagency.it/servono-100-trilioni-per-arrivare-al-net-zero-nel-2050-cina-protagonista/  []
  7. https://www.valigiablu.it/cina-emissioni-zero-clima/ []
  8. https:/www.iea.org/reports/global-energy-review-co2-emissions-in-2021-2%20%20[]
  9. https://www.iea.org/reports/global-energy-review-co2-emissions-in-2021-2  []
  10.   https://globalenergymonitor.org/wp-content/uploads/2021/02/China-Dominates-2020-Coal-Development.pdf []
  11. https://www.linkiesta.it/2022/06/gli-obiettivi-della-cina-per-lambiente-rimangono-utopici-nonostante-i-progressi/ []
  12. https://www.euronews.com/my-europe/2023/11/27/climate-funds-for-developing-countries-will-be-a-key-focus-at-cop28 []
  13. https://www.italiaclima.org/laccordo-kunming-montreal-di-cop15-i-paesi-africani-contro-pechino/ []
  14. %20%20https:/www.worldwildlife.org/places/congo-basin[]
  15. https://www.worldwildlife.org/places/congo-basin  []
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