editoriali

Moriremo democristiani (e per Maastricht)?

di Roberto
Musacchio

Due no, quattro astenuti e tutti a favore. Il partito che secondo l’ormai ex segretario Zingaretti è traviato dalle correnti, esprime una unanimità su Letta segretario che manco la Bulgaria dei tempi d’oro.

Niente competitor, primarie, votazioni aperte. Decidono i maggiorenti per salvare la ditta.

Lui, Letta, dice che bisogna aprire, lancia due o tre ballon d’essai, annuncia che parlerà con Conte e Renzi. Soprattutto in realtà  terrà bordone a Draghi cercando di evitare che il Pd si liquefaccia.

Fa il “nuovo”, il nuovo segretario, l’ottavo in tredici anni, manco fosse una squadra di calcio mangia allenatori.

Scrive, giustamente, Maurizio Acerbo, a proposito di Letta:

“Il fatto che Renzi lo abbia fregato non fa di Letta un uomo di sinistra.

Era a capo di un governo con Berlusconi, Verdini e lo zio Gianni con un programma neoliberista e antipopolare.

Il dato sui tagli alla sanità di quel governo sono emblematici.

Prima era stato sostenitore convinto del governo Monti: “Ho sentito frasi, anche nel mio partito, di chi si pente di avere fatto nascere il governo Monti. Non dobbiamo pentirci” o la veritiera “il governo Monti è l’atto fondativo del Pd”.

Più in generale la sua linea è sempre stata quella dellla fedeltà alla governance neoliberista europea: riforme delle pensioni e del mercato del lavoro (precarizzazione), privatizzazioni. “Dobbiamo lavorare molto sul tema privatizzazioni. Il patrimonio pubblico è ancora enorme”, disse. E’ uno dei protagonisti di quella linea che dagli anni ’90 ha sostituito alla Costituzione i trattati ordoliberisti europei: non a caso scrisse un libro dal titolo “Morire per Maastricht” nel 1997. Ricordo che Enrico Letta è cresciuto al seguito di Andreatta (quello della separazione tra Banca d’Italia e Tesoro che ha fatto esplodere il debito pubblico consegnandolo alla speculazione internazionale), prima imposizione del vincolo esterno per disciplinare la società e giustificare “riforme” neoliberiste.

Letta non viene dai social forum ma dalla Trilateral Commission e frequenta Bilderberg.

È una persona preparata e educata, ottimo segretario per un partito liberaldemocratico di centro liberista come il Pd. D’altronde era nel gruppo liberale nel parlamento europeo.

In tutto il dibattito del Pd che occupa le pagine dei giornali e i talk tv non si parla mai di contenuti.

Paradossalmente è Renzi che, pugnalando uno che la pensava come lui, ne ha fatto un simbolo positivo. Magari riuscirà a riportare nel partito altre “vittime” del renzismo come Bersani, D’Alema e Speranza.”

Quando l’ho conosciuto io, Enrico Letta, eravamo al Parlamento europeo. Lui stava al gruppo liberale io al Gue. La sua propensione principale era per le liberalizzazioni su cui si intendeva molto con Bersani che era anche lui parlamentare europeo, nel gruppo socialista. Una legislatura in cui c’erano anche Bertinotti e D’Alema e dunque si discuteva molto anche delle cose italiane, del programma per le elezioni del 2006.

Discussioni educate che venivano prima del veltronismo dell’autosufficienza.

Avevo l’impressione che proprio parlassimo di mondi diversi.

Ho già detto che le liberalizzazioni sembravano essere per loro la “riforma” del capitalismo.

Se penso a come stiamo messi oggi con la pandemia, i brevetti sui vaccini, la situazione della sanità penso di aver avuto ragione io e torto loro.

Nonostante tutto il male che si possa dire della politica europea, dei socialisti europei, quella lista Uniti per l’Ulivo (anticamera del Pd) che aveva parlamentari divisi tra socialisti e liberali era comunque una anomalia rispetto al ruolo delle famiglie storiche.

La realtà italiana era vista come “particolare” anche dai nostri compagni europei. Provare a governare insieme ai social liberisti sembrava (probabilmente a ragione) una cosa complicata. Sembra quasi strano ricordarlo oggi che c’è chi è disposto ad allearsi con chiunque e a qualsiasi condizione pur di provare ad esistere.

Ora Letta diventa segretario del PD mentre c’è un’altra anomalia italiana e cioè il governo tra centrosinistra e populisti. È coperto in questo dal grande “europeo” Draghi che questa anomalia se la è intestata. Anzi serve, Letta, a ridare un po’ di peso in questa situazione al PD a fronte di Draghi che gli ha tolto le cose che ne giustificano l’esistenza e cioè il governo e Bruxelles. In questo, Zingaretti, appeso al Mes, proprio non ce la faceva.

Per altro Letta, di cui si ricorda, ora, solo la defenestrazione da parte di Renzi, fu presidente del consiglio di un governo con Pd e Forza Italia.

In una recente intervista ha anche detto che l’entrata di Salvini nel gruppo popolare europeo sarebbe un bene. Io ne ho parlato come di una mossa neogiolittiana, l’abbraccio coi populisti, in una UE in crisi nera.

Letta “torna” in Italia per sostenere e rilanciare la doppia anomalia, PD e governo elites-populisti.

Rispetto ai miei tempi non c’è più in Italia una sinistra capace di essere autonoma.

Per fortuna c’è in Europa, come gruppo parlamentare e come partito, e qualcosa ha resistito anche da noi.

Una cosa direi a Letta se lo incontrassi come capitava allora: come la metti con le tue liberalizzazioni e i brevetti sui vaccini?

La fase che viviamo è segnata dalla pandemia e niente resterà come prima.

O meglio, il capitalismo finanziario globalizzato vive la crisi come occasione di ristrutturazione. Gigantesca. Produttiva, economica, sociale, geopolitica e politica.

La “diplomazia dei vaccini” è la cartina al tornasole degli scontri e delle convergenze tra poteri economici e statuali.

In questo quadro Draghi potrebbe aspirare a un ruolo non transeunte e di occupare un po’ dello spazio che si apre con il fine mandato di Merkel.

Se si guarda alla dimensione europea ad esempio i Verdi proveranno a rivendicare per sé in Germania un ruolo centrale, il cancellierato. Forse sia alla Spd che alla Cdu, come nei vecchi due forni.

In Italia questa politica vanta due imitatori. Grillo e il Partito verde europeo che si sta manifestandando in quanto tale e annovera già alcune adesioni eccellenti come il sindaco di Milano, Sala. Naturalmente, per ora questa opzione si manifesta nel quadro della alleanza “progressista”. E infatti ci corrono sopra anche soggetti vari, dalle sardine a equologia, a Schlein. Soggetti che debbono puntare per natura all’accordo del nuovo centrosinistra con Pd e Cinquestelle.

Ma Pd e Cinquestelle sono in realtà forze liberal socialista e liberal populista, interclassiste. Grillo non è Schlein.

Il Pd di Letta nasce per accompagnare Draghi.

Naturalmente Letta nel discorso di investitura, sottolinea la solita parte “creativa” della “distruzione”. E dunque digitale, ambiente ecc. Tutte cose che in realtà sono in mano a multinazionali, coperte da brevetti, ad alti profitti, a bassa tassazione.

E Draghi, tornando all’origine del ragionamento,  potrebbe puntare non alla Presidenza della Repubblica ma a finire la legislatura e a bissarla. E la politica si ridefinirebbe intorno a lui e all’abbraccio tra elite e populisti come “salvezza” dell’Europa.

Se così fosse il “bipolarismo” italiano cambierebbe di segno: con Draghi o contro di lui.

Letta sembra perfetto per questo.

Come anche  Conte che di governi con tutti se ne intende e di Europa spartita tra elite e populisti anche.

Scriveva un tempo Pintor “non moriremo democriatiani”. Dopo tanti anni i democristiani hanno fagocitato il Pd e ancora occupano molte cariche dello Stato. Democristiani sono il Presidente della Repubblica, il segretario e i principali ministri e leader Pd.

Ora, il rischio è di morirci democristiani. Per la pandemia, la crisi sociale, l’eclisse democratica.

Mentre in Europa dopo i soldi scarseggiano i vaccini e si rischia veramente di morire per Maastricht,  gli USA arrivano a vaccinare 4,5 milioni di persone in un giorno!

Per la sinistra l’obbligo è di impedire che vada così.

, ,
Quale “Futuro dell’Europa”?
Germania incerta, Olanda (forse) stabile

2 Commenti. Nuovo commento

  • Giovanni Consoletti
    17/03/2021 17:24

    Giuste considerazioni.Sarebbe anche il caso di indagare sulla concomitanza tra la campagna vaccinale di Biden e la drastica diminuzione delle forniture di vaccini nei Paesi dell’UE.

    Rispondi
    • Roberto Musacchio
      18/03/2021 11:51

      Grazie dell’attenzione. Certo, ma resta che la UE aveva il dovere di essere in grado di corrispondere alle esigenze.

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu