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Marxismi e decrescita

di Roberto
Musacchio

(Si è svolta a Venezia dal 7 al 9 settembre la conferenza internazionale sulla decrescita. Molte le plenarie e i tavoli tematici. Questa la traccia del mio intervento al tavolo dedicato ai rapporti tra marxismi e decrescita. In calce il link al sito di Venezia 2022.)

Nell’illustrare i temi di questa conferenza Paolo Cacciari ha, molto giustamente per me, messo in rilievo il peso della guerra. La guerra sta andando contro politiche e valori perseguiti dal movimento per la decrescita. Dunque nell’affrontare i due punti proposti dallo stesso Cacciari introducendo questo panel, quali elementi utili dei e dai marxismi per la decrescita e quali sostanziali rotture culturali, partirò da qui.

D’altronde in un appuntamento preparatorio a questo ho già affrontato un altro aspetto che ho a cuore e cioè i momenti di confronto su ambiente, decrescita e movimento operaio che si sono realizzati in forme collettive ed “ufficiali”. A questo proposito Cacciari oggi mi ha portato una raccolta di articoli che uscirono su Liberazione e sul Manifesto in occasione di una discussione che nel 2005 Rifondazione fece sulla decrescita nel proprio comitato politico nazionale.

Ma, appunto, la guerra è uno spartiacque. Purtroppo anche nel mondo verde. C’è ad esempio la posizione dei Grunen tedeschi, per altro amplificata dal loro ruolo di governo, che considera la guerra elemento praticabile e risolutore. E c’è una sorta di pensiero bellicista che ritiene la guerra stessa “occasione” di transizione ecologica a partire dall’energia. Tutto ci dice che niente c’è di più falso di ciò. La guerra in corso sta colpendo alle fondamenta i già timidi e precari processi di adeguamento ambientale delle politiche economiche ed energetiche. La rottura della globalizzazione per vie geopolitiche che a me piace definire orwelliane sta peggiorando tutte le scelte energetiche, dalle vie assurde di approvvigionamento al ritorno di carbone e nucleare. Mentre della globalizzazione finanziarizzata rimane, e si rafforza, precisamente il controllo e lo sfruttamento finanziario della energia stessa operata dalle borse e dai grandi dominanti dell’energia ovunque collocati sul crinale della guerra. Possiamo dire che stiamo nel pieno del sommarsi di due movimenti dei dominanti. Quello dei conflitti interimperialistici. Quello dell’impero finanziario. Entrambi colpiscono i dominati, per usare il linguaggio caro a Riccardo Petrella.

Proprio per questo il primo materiale che dai marxismi prendo è proprio quello contro la guerra. La rottura storica che il movimento comunista propone è proprio contro la guerra come strumento dei dominanti e risoluzione delle loro contraddizioni. Essa va sostituita dalla Rivoluzione come lotta di liberazione dei dominati. In molti passaggi storici, a partire dai crediti di guerra della prima guerra mondiale, questa contrapposizione Rivoluzione versus guerra è stata agita a livello di massa. Oggi risulta quanto mai fondamentale. Infatti la guerra si è fatta mondiale, permanente e preventiva come aveva ben visto il movimento pacifista. È giocata sul doppio crinale che evocavo. Quello orwelliano tra nazionalismi e suprematismi, tra autocrazie e democrature. Quello dall’alto al basso del dominio economico contro gli sfruttati umani e non umani. Il documento NATO 2030 recentemente diffuso che contiene strategie elaborate da un decennio e dunque risalenti a quando la Russia di Putin non era un arci nemico ma un interlocutore da inserire nella stessa NATO è un testo di dichiarato suprematismo che affronta tutti i terreni su cui ricercare ed affermare la supremazia dei “buoni”. Dalle armi alle risorse. Dalla conoscenza allo spazio.

Nel testo la questione climatica e ambientale è di fatto la ragione che giustifica il suprematismo. Cioè la scarsità che chiede più dominio.

Per questo sono convinto che la decrescita sia un tema politico cogente per una nuova prospettiva di salvezza democratica. Va preso atto che il compromesso “storico” intervenuto nel capitalismo col movimento operaio in nome della crescita è definitivamente rotto da parte del primo. E che la decrescita non è un elemento puramente valoriale, evolutivo, ma di sopravvivenza. Rende drammaticamente attuale la Rivoluzione contro la guerra, la giustizia, sociale e climatica, contro i domini.

Non un fatto meramente quantitativo ma profondamente rifondativo dei cardini della “modernità” sociale ed antropologica. Intersezionale come insegna il movimento femminista.

Anche qui i marxismi possono dare.

Penso a elementi chiave. La critica della alienazione. Della mercificazione. La liberazione del e dal lavoro verso le libere attività.

Una nuova “antropologia non antropocentrica” è oggi decisiva. Siamo di fronte ad una iperfetazione nella crescita di dati, finanziari, sociali e umani, che ormai non solo vuole rendere supersonici e inavvicinabili gli elementi funzionali al dominio ma tende a innestarli direttamente nel vivente per trasformarlo in oggetto eterodiretto. Dominare le guerre economiche, finanziarie e militari dall’alto dei centri di comando e dal “basso dei corpi”. Decrescere i dati e riconsegnare la conoscenza ai tempi biologici è una nuova frontiera fondamentale. Se siamo ancora in tempo.

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