Lotta al dumping sociale. Un’occasione persa

di Andrea Allamprese –

E’ finita! L’accordo per la revisione del Regolamento 883/2004 sul coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale è stato rigettato dal Consiglio UE.

Si tratta di una scelta degli Stati deplorevole, perché la proposta di revisione conteneva avanzamenti interessanti sul rafforzamento delle regole per una lotta più efficace al dumping sociale, ma anche altri avanzamenti che possiamo qualificare di “progresso sociale” come per esempio il capitolo sugli assegni familiari.

Era tra le riforme più attese della legislatura UE. E invece l’accordo raggiunto in sede di negoziato (c.d. “Trilogo”) tra Commissione, Parlamento Europeo e la presidenza del Consiglio UE è stato rigettato dallo stesso Consiglio per l’opposizione di alcuni Stati.

La Proposta di revisione del Regolamento 883 aveva molti capitoli. Modificava in parte le regole per l’accesso alle prestazioni assistenziali da parte dei cittadini europei che si trovano in uno Stato diverso da quello di origine. Ma, aspetto più importante, era volta a facilitare la lotta alle frodi sociali nei casi di distacco transnazionale dei lavoratori. Veniva rivisto il meccanismo codificato nel Regolamento 987/09 sull’emissione e la revoca del modello A1. In base a tale meccanismo, l’azienda che intende distaccare lavoratori in un altro Stato membro richiede all’istituto di sicurezza sociale del paese d’origine di fornirgli un documento (A1) che attesta che il lavoratore distaccato è regolarmente iscritto al regime di sicurezza sociale di tale Stato. Tale documento impedisce allo Stato di destinazione di richiedere il pagamento dei contributi sociali per la prestazione ivi resa dal lavoratore distaccato. Il sistema, creato per evitare il rischio della doppia contribuzione, è problematico, in quanto il modello A1 è spesso emesso dallo Stato d’origine senza controllo circa il reale svolgimento di un’attività in tale paese da parte dell’azienda richiedente e/o del lavoratore distaccato. Accade pertanto che società «fantasma» (letterbox companies) siano create nei paesi in cui i contributi sociali sono meno elevati, al solo fine di assumere lavoratori da distaccare con il sistema A1.

Ebbene la proposta di revisione del Regolamento 883 scalfiva, in parte, la regola dell’incontestabilità del modello A1 da parte dello Stato di destinazione. Si intendeva garantire alle autorità del paese di destinazione la possibilità di contestare il modello quando ne fosse provata l’emissione fraudolenta. Si voleva altresì impedire l’emissione retroattiva del modello A1, possibilità oggi purtroppo ammessa dalla Corte di Giustizia.

Ora si torna alla casella di partenza, considerato anche che le norme relative alla revisione del Regolamento 883 erano state, nel frattempo, espunte dal nuovo Regolamento UE che stabilisce un’Agenzia europea per il lavoro.

Il timore è ora che alcuni Stati, nella prossima legislatura, riaprano il dossier con rivendicazioni relative al calcolo delle prestazioni familiari sulla base del paese straniero in cui risiedono i familiari, se si seguono i sondaggi sull’avanzata delle forze sovraniste e di estrema destra alle prossime elezioni europee.

Nella plenaria di domani 18 aprile a Strasburgo è previsto il voto sulla base del rapporto Balas, già approvato nel dicembre scorso in Commissione. Si spinge per avere almeno la prima lettura del testo di cui potrà occuparsi il prossimo Parlamento.

 

 

 

image_pdfimage_print
Menu