editoriali

Loro 20, noi 8 miliardi

di Roberto
Musacchio

“Loro 8, noi 6 miliardi”, era, 20 anni fa lo slogan per il G8 di Genova.

Con questa immagine della “moltitudine” che si contrapponeva ai rappresentanti dell’Impero liberista, che aveva dichiarato una guerra permanente, preventiva e a puntate, economica e militare, quel Movimento dei movimenti, che si era guadagnato sul campo la definizione di seconda potenza mondiale, si disponeva alla sfida.

A 20 anni da Genova, arriva in Italia il G20. Una coincidenza che dice come più che di commemorazioni è il tempo di tornare in campo.

Il G20 è la versione multipolarista del G8.

Noi, intanto, siamo diventati quasi 8 miliardi.

C’è la pandemia a piagare un mondo fiaccato dai 30 anni della guerra liberista.

Il liberismo sempre più spesso chiede “aiuto” agli “Stati” per “superare” le crisi.

È stato così nel 2008, lo è ancor più nel 2020 della pandemia. Noi ci mettiamo i soldi, loro i brevetti. Noi il lavoro e il sacrificio, loro i profitti.

Sembra incredibile ma ancora nell’anno pandemico i ricchi si sono fatti più ricchi e i poveri più poveri.

Al G20 arriva un mondo politicamente diverso da quello del 2001. Le destre, populiste e fasciste, sono diventate protagoniste in una spirale con l’establishment capitalista.

Spirale, come quella guerra-terrorismo. Allora riuscimmo a combattere entrambi e proporre ad entrambi un’alternativa. L’unico modo per far fronte ad una spirale senza finerne soffocati.

Ora, purtroppo, siamo molto più deboli. Nei fatti quel Movimento dei movimenti era il vero nemico da distruggere per guerra e terrorismo, establishment e populisti fascisteggianti.

In Brasile, patria del social forum mondiale, non c’è Lula ma Bolsonaro. Negli USA, fino ad oggi Trump.

Il Movimento dei movimenti aveva saputo far convergere in sé contadini e sindacati, zapatisti e intellettuali, femminismi e culture alternative, governi progressisti e partiti. Individuava e nominava i nemici. Combatteva per il cambio.

Questa convergenza è stata sconfitta, pezzo a pezzo e tutta insieme. In parte è rifluita, a volte “sciogliendosi” per motu proprio.

Ma molte resistenze sono rimaste e nuove forze si sono manifestate.

In America Latina governi progressisti hanno tenuto e altri tornano. Dall’opposizione si combatte.

Negli USA difficile pensare che Biden vincesse senza Sanders e, forse, questo può evitare che finisca come altre presidenze democratiche.

In Europa, prima la Grecia, soffocata, ora Spagna e Portogallo (che assumendo la presidenza di turno della UE sta pensando di organizzare un forum per discutere di Europa sociale mentre sono aperti i lavori dell conferenza per il futuro dell’Europa) provano a riprendere una strada diversa.

Certo si fa fatica. Il forum sociale mondiale si è tremendamente ristretto e a fine mese discuterà soprattutto di se stesso, da remoto, prima di tornare, si spera, in presenza in Messico. Quello europeo e quello italiano si sono sciolti.

Ma c’è Friday for future. I movimenti femministi conquistano il diritto di aborto in Argentina. Si lancia la campagna per i vaccini beni comuni. Si prova a convergere sulla idea di una società della cura. Si ragiona di una agorà per la terra. Le primavere arabe sono sconfitte ma potrebbero ripartire.

Il G20 ci chiede di fare del 2021 non l’anno di tante commemorazioni ma di “riflettere combattendo” o “combattere riflettendo” per stare più in sintonia con il “camminare domandando” degli zapatisti che, non a caso, hanno previsto di tornare ad incontrare i movimenti in Europa.

Manca un po’ all’appello il mvimento operaio, tanto è stato bombardato il lavoro in questo ventennio.

Non a caso transform! Italia e transform! Europa hanno condotto in questi mesi una campagna di ascolto di voci di lavoratrici e lavoratori in Europa ai tempi della pandemia che presenteremo nelle prossime settimane.

Servirà ricostruire quella convergenza senza steccati che fu feconda. Senza steccati significa di movimenti e soggetti politici. Senza movimenti non c’è politica. Ma senza alternative politiche le spirali ti soffocano.

Le convergenze chiedono alcune cose. Che si individuino i nemici, perché tali sono. Che si dichiarino le alternative. Che ci siano i soggetti. Che ci sia il conflitto. È il conflitto che costruisce consapevolezza di sé. In questo il comunismo ha ancora ragione.

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1 Commento. Nuovo commento

  • Giovanni Consoletti
    15/01/2021 13:00

    Sono totalmente d’accordo.Tra l’altro, è proprio la nostra sconfitta ad aver stabilizzato l’attuale situazione di affanno delle strutture sanitarie europee e Usa.E’ ora di rialzare la testa!!!

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