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Le eurocaste

di Roberto
Musacchio

I numeri sono impietosi. Nei giorni in cui la Gran Bretagna reduce dalla Brexit che la doveva rovinare scende e una media settimanale di 3/4 mila casi giornalieri e pochissimi morti, i Paesi UE annaspano, e i numeri, cioè noi, ci ammaliamo e muoriamo a decine di migliaia.

Dovrebbe essere ragione di una condanna senza appello e di un accommiatarsi, scusandosi, per chi questa UE la voluta così, pensando che si potesse morire per Maastricht.

Invece no. Imperversano, specie in Italia.

Uno che di Maastricht e derivati se ne intende, Prodi, scrive che la UE non controlla la catena del valore, cioè la produzione dei vaccini. E certo che la furbata di fare della UE una piattaforma commerciale per le esportazioni con la pandemia va a gambe per aria.

Lo scrive anche il Consiglio europeo che c’è un problema di catena del valore. Ma ancora una volta invece che sospendere i brevetti e puntare sul pubblico si affida alle formulette magiche del Wto e cioè i criteri di proporzionalità e reciprocità nel gioco delle esportazioni. Lo stesso Biden, ospite del Consiglio e molto attivo sul fronte della fedeltà atlantica, sui vaccini rimanda a quando avrà finito di vaccinare gli statunitensi.

A proposito di catena del valore c’è quella dei circuiti finanziari e anche qui la UE che ha dato il peggio di sé in materia di liberalizzazioni dei mercati e di sovrapposizione di banche d’affari a quelle che per lungo tempo garantivano il risparmio e il suo uso “popolare” e che ha già fatto pagare la crisi finanziaria del 2008 agli Stati e, via austerity, ai popoli ora si inventa una direttiva in vigore dal primo gennaio per cui dopo 90 giorni sono segnalati come a rischio dalle banche i mancati pagamenti di 100 euro per le persone fisiche e 500 per le aziende.

La direttiva fa parte di una “strategia” volta a “difendersi” dai cosiddetti crediti deteriorati o non performanti. Sono tantissimi e collegati soprattutto a moltissime piccole e medie imprese. Si segnala, si aiuta a piazzare nel mercato dei derivati, si prevede anche una bad bank europea e, bontà loro, qualche intervento pubblico. Nel Mes “riformato” si prevede che se ne “occupino” gli Stati. Ne ha molto parlato Draghi nella sua relazione al G30, organizzazione di “esperti” finanziari, in connessione al problema delle aziende zombie, cioè quelle che per il mercato sarebbero morte.

Certo che in pieno affanno da Covid l’ingresso della direttiva con soglie così basse di segnalazione mentre i dati parlano di estrema sofferenza per singoli e micro-aziende con rischissimi grandissimi di chiusure e di ricorso ad usura e acquisti da poteri non puliti non appare una genialata. Anzi. Ancora una volta l’ideologismo mercatista UE è un disastro. Servirebbe un piano pubblico di credito e sostegno attivo sempre pubblco per le piccole aziende e non la distribuzione di soldi e l’attesa di ciò che fa la distruzione creatrice del mercato e della innovazione digitale e del green washing, nuovi e vecchi mantra del solito liberismo europeo. Servirebbe puntare su pubblico, per occupazione e servizi. Ma di questo c’è ben poco nel piano di Conte riciclato da Draghi che invece ha i soldi per il militare.

E servirebbe un vero reddito di cittadinanza a fronte di una povertà dilagante.

Invece non si fa neanche l’unione bancaria vera ma un provvedimento che dovrebbe salvare il ruolo finanziario delle banche mentre l’economia e i redditi stanno in grande sofferenza.

Sull’entrata in vigore della direttiva si trova in rete solo una conferenza stampa, critica, di Meloni. Che naturalmente è poi contro il reddito di cittadinanza.

Letta invece si occupa di ridurre il ruolo del gruppo misto a quello dei non iscritti al Parlamento europeo. Cioè colpire i “voltagabbana” levandogli il “malloppo”, come descrivono con linguaggio populista i giornali l’iniziativa del nuovo segretario democratico. Che auspica anche che Salvini entri nel Ppe. A dire che in Europa si può cambiare casacca. Salvini intanto incontra Orban e Pis polacco per discutere come arrivare ad essere i primi in Europa. Sdoganato da Draghi e Letta è un eroe per Orban. Si può fare un nuovo gruppo con tutte le destre oppure attendere cosa succederà al Ppe ora che Merkel esce di scena in una Germania che stavolta su covid e vaccini barcolla. In Europa nuovi gruppi si fanno sempre e quando vuoi se hai i numeri. E da un gruppo non si viene espulsi a capriccio perché esiste lo statuto del Parlamento. In Italia puoi essere cacciato perché non voti il terzo governo diverso cui partecipano i Cinquestelle con una interpretazione del vincolo di mandato affidata ad una piattaforma per altro ora discussa. Forse anche per questo il vincolo di mandato è contrario alla Costituzione. Ma uno, chessò del Pd, cosa deve votare sulle riforme visto che il suo partito era contro il taglio dei parlamentari e poi per il si col proporzionale e ora con Letta per i maggioritario? E se ti chiede Berlusconi di votare che Ruby è la nipote di Mubarek lo fai o ti fai cacciare e finisci ai non iscritti?

La mossa di Letta è pessima. Colpisce una rappresentanza già mutilata nei numeri, nei modi di elezione e di espressione. Tra i peggiori e ridotti in Europa. Piuttosto si faccia una legge sui partiti, sulla loro democrazia, i loro doveri e diritti. Come in Germania dove si finanziano anche i partiti che non eleggono ma che sono reali e trasparenti. Ponendo fine anche al giochetto di primarie e piattaforme non normate. E si faccia lo Statuto del Parlamento, come a Bruxelles.

Arriva Conte, dovrebbe, a dirigere i Cinquestelle. Proposta centrale uno statuto dei diritti degli imprenditori.

Letta-Conte, un’alleanza tra liberal socialisti e liberal populisti. Assai probabilmente perdente contro i liberaleuronazionalisti delle destre. Come sempre accaduto ai centrisinistri, dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto a Italia bene comune di Bersani. Si è vinto solo con Prodi alleato ad una sinistra del tutto autonoma. Che lui ha tradito al governo.

Per questo da Ciampi a Monti a Draghi la vera continuità è il governo unico dell’Eurpa reale. Per la restaurazione liberista di Maastricht prima poi per l’austerità ora per la debacle pandemica.

Definire Draghi una parentesi rischia di finire nella rubrica delle ultime parole famose oltreché non avere il senso delle proporzioni.

Vedremo se sarà presidente della Repubblica o proverà ad occupare il ruolo di playmaker lasciato da Merkel.

Di certo le eurocaste, i funzionari dalle porte girevoli di questo assurdo capitalismo europeo, non lasciano spontaneamente il campo.

Perché non proviamo noi a liberarci e a liberare l’Europa?

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