La vita al lavoro, il senso dei lavori: pensieri e pratiche femministe

di Giuliana Beltrame, Alessandra Mecozzi, Nicoletta Pirotta –

Il gruppo di lavoro femminista “Libertà delle donne nel XXI secolo” in partnership con la Casa Internazionale delle Donne di Roma e Transform!Europe organizzano un convegno internazionale sul tema “La vita al lavoro, il senso dei lavori: pensieri e pratiche femministe” .

Il convegno si terrà a Roma dall’11 al 13 ottobre presso la sede della Casa, in via della Lungara.

Il programma completo ed il modulo per iscriversi si possono trovare sul blog http://libertadonne21sec.altervista.org/.

Il convegno nasce all’interno di un percorso collettivo di approfondimento e di confronto, iniziato nel 2016, grazie al quale venne organizzato nel 2017 il convegno “Libertà delle donne nel XXI secolo: parole e pratiche oltre i fondamentalismi” nel quale si ragionò, in chiave femminista ed in dimensione internazionale, dell’ascesa dei fondamentalismi di varia natura.

Dentro questo primo convegno nacque l’esigenza di riflettere ulteriormente sulle trasformazioni, anche di senso, subite dal lavoro di produzione e riproduzione sociale e domestica.

Nell’organizzare questo secondo convegno abbiamo mantenuto fede ad alcune scelte metodologiche di fondo:

  • tenere insieme Pensieri e Pratiche che, negli anni, le femministe europee hanno elaborato e praticato, ma che in maniera troppo episodica hanno messo in comune;
  • affrontare i temi avendo un respiro che esca dagli ambiti locali per trasformarsi in capacità di azione almeno a livello europeo;
  • mettere a confronto pratiche femministe diverse, lotte ed esperienze, dando forza alla ricerca di alternative possibili e anche slancio per una diversa visione del mondo, cercando insomma di mantenere una connessione tra pratica e teoria;
  • chiedere alle relatrici, attiviste e studiose di diverse generazioni e differenti provenienze geografiche ( Francia, Belgio, Polonia, Germania, Ungheria, Italia, Portogallo, Spagna, Kurdistan, Stati Uniti,…) di offrire i loro punti di vista, i successi, le sconfitte, le esperienze in ciascun paese per comporre un mosaico di molti colori : non statica decorazione ma movimento plurale.

Per quanto riguarda i contenuti siamo partite dalla constatazione che il lavoro è una centralità della nostra epoca ma che i profondi cambiamenti che lo percorrono e quelli che attraversano le donne, che ne sono diventate soggetto protagonista, ne impongono una rilettura con uno sguardo femminista, quindi critico, sulla libertà.

E’ nostra intenzione mettere in relazione soggettività e quadro della situazione; le interazioni con la realtà della politica, dell’economia liberista e della regressione sociale e culturale. Una regressione che assume spesso i tratti del razzismo e della xenofobia, del super sfruttamento, delle disuguaglianze e della violazione dei diritti fondamentali. Una progressiva riduzione delle sicurezze e dei diritti, che talvolta sembra più indirizzata a ristabilire condizioni di servaggio e non solo di sfruttamento e caratterizza l’esperienza di un precariato non solo lavorativo, ma esistenziale  che trova una delle espressioni più evidenti nella condizione delle tante donne immigrate.

Ci interessa, dunque, mettere in relazione il lavoro con la condizione di vita e sociale e con quanto lo Stato provvede, o più spesso non provvede, alle mutate esigenze e domande delle donne.

Vogliamo inoltre ragionare sul senso del lavoro oggi per capire se esso può ancora rappresentare uno “strumento” di emancipazione ed autodeterminazione e quindi di lotta contro ogni forma di alienazione, sfruttamento e dominio imposti dal sistema patriarcale e dal mercato capitalista.

Poiché non abbiamo ricette preconfezionate da mettere sulla tavola, ci siamo poste una serie di domande, alle quali cercheremo di rispondere nelle tre sessioni che caratterizzano il convegno:

  • come si coniuga nel 21° secolo la libertà delle donne con il lavoro? E prima ancora, è possibile coniugare la libertà con il lavoro nel 21° secolo?
  • Che fine ha fatto il vecchio welfare? Ne sta nascendo uno nuovo?
  • Come si manifesta una pratica femminista dei “beni comuni” laddove ci sono state esperienze in questo senso? E può questa pratica diventare una “politica” europea?
  • Come possono le lotte antimilitariste provocare un cambiamento di produzioni e un diverso indirizzo della spesa pubblica?
  • Quali le ricadute sulle condizioni di vita collettiva per tutte e tutti dalla centralità sempre maggiore  delle nuove tecnologie, sia nel lavoro che nelle relazioni sociali?

Ci auguriamo che il Convegno, grazie anche allo spessore delle relatrici, possa offrire non solo un luogo di riflessione e scambio ma consentire una messa in rete non estemporanea o episodica di soggettività e pratiche per immaginare azioni comuni.

Sarà possibile? Se sono rose fioriranno….

 

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