articoli

La Gran Bretagna è in sciopero perché rifiuta un destino di povertà

di Enrico
Sartor

Una nuova stagione di scioperi

Sullo sfondo dell’agonia prolungata del governo Johnson e dei Tory si sta sviluppando in questi mesi nel Regno Unito uno degli scontri fra lavoratori e padroni più importante degli ultimi 30-40 anni, forse il più rilevante dalla lotta dei minatori e metalmeccanici contro il governo della Thatcher negli anni 80.

A dirigere l’iniziativa dei lavoratori sono i potenti sindacati di quelli che erano settori pubblici prima delle privatizzazioni selvagge dei Conservatori: cioè la RMT e l’ASLEF per i trasporti pubblici e la CWU per le poste. La loro iniziativa fatta di scioperi, picchetti e manifestazioni sta aprendo la strada ad altre iniziative di protesta e di azione collettiva che coinvolgono un numero sempre maggiore di categorie dei servizi pubblici: dai dipendenti del Sistema Sanitario Locale ai portuali che hanno fermato per una settimana il più grande porto inglese, quello di Felixstove, fino ai barristers (gli avvocati abilitati alle corti) entrati in sciopero ad oltranza per protestare contro i tagli al patrocinio legale d’ufficio gratuito e lo stato comatoso in cui dodici anni di governo conservatore hanno gettato il sistema giudiziario inglese.

Nonostante l’aggressione mediatica della stampa padronale e di destra (ma anche della BBC), gli scioperi – a differenza che nel passato – stanno avendo un considerevole sostegno da parte dei cittadini, pur essendo per essi causa di notevoli disagi e talora perdite economiche. Recenti inchieste indicano che il 48% dei cittadini sostiene i lavoratori dei trasporti in sciopero e il 59% è generalmente solidale con le rivendicazioni delle categorie in sciopero, contro il 31% di chi si oppone.

Disuguaglianze ai massimi livelli

Quasi sicuramente il sostegno agli scioperi discende dalla coscienza crescente della profonda ineguaglianza che sta dilagando nel Paese. La Royal Mail (il servizio postale), per esempio, ha avuto nel 2021 un profitto di 758 milioni di sterline, di cui 400 sono stati pagati come dividendi agli azionisti, 140.000 come bonus all’AD; mentre ai lavoratori è stato offerto un 2% di aumento, con un’inflazione corrente al 10-18% e dopo due anni di paga congelata a causa della crisi pandemica.
I sindacati dei servizi sono sempre più percepiti come l’ente esponenziale del malessere del proletariato; questo è spinto verso uno stato di crescente povertà, finalizzata a preservare gli enormi profitti da capitale e da rendita in un’economia che, a causa della Brexit e della situazione internazionale, è entrata in recessione.
Secondo l’aurea formula di Piketty: r>g, l’ineguaglianza diventa incontrollabile in un paese quando l’aumento della rendita (r) è maggiore della crescita economica (g). Mentre ai lavoratori vengono offerti aumenti salariali, dopo almeno due anni di congelamento totale, che variano dal 2 all’8%, gli AD delle compagnie della FTSE 100 si sono dati aumenti medi del 39%. In un’economia sempre più povera e in contrazione, il tasso inflazionistico, che alcuni analisti della City ritengono arriverà al 18% nella primavera del 2023, è la misura brutale del trasferimento di ricchezza dai redditi fissi del lavoro salariato al profitto e alla rendita. I sei cittadini britannici più ricchi detengono tanta ricchezza come i tredici milioni più poveri del Paese.

Profitti e rendite alle stelle

Così, mentre circa 42 milioni di cittadini britannici si preparano ad affrontare un inverno in cui non avranno soldi sufficienti per riscaldarsi adeguatamente e le autorità locali stanno allestendo in biblioteche e musei centri di accoglienza di massa in cui le persone potranno difendersi dal freddo nei mesi invernali, BP UK ha dichiarato il più alto tasso di profitto (5 miliardi di euro) degli ultimi 14 anni e il secondo più alto nella storia della compagnia; più in generale, per i primi sei mesi del 2022 i profitti sono aumentati di circa tre volte paragonati allo stesso periodo del 2021 per BP e Exxon, quadruplicati per Chevron, aumentati di due volte e mezzo per Total e Shell.
Oltre al capitale, anche la rendita sta vivendo un’epoca d’oro: per esempio, in un anno gli affitti sono aumentati del 23.4% a Manchester, 15.8% a Londra, ove si registra un aumento complessivo del 19% negli ultimi due anni.

Smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale

Non assistiamo soltanto a un fenomeno di povertà diffusa, ma anche a una crisi profonda di servizi di base, che colpiscono soprattutto i lavoratori con bassi salari: soltanto nel 2021, duemila sono stati i dentisti che hanno smesso di fornire servizi convenzionati con la mutua ed ora accettano solo clienti a pagamento.
Ancora, ad aprile 2022, 6.2 milioni di pazienti erano in lista d’attesa per una visita o un trattamento del Sistema Sanitario Nazionale (NHS); di questi, 23mila erano in attesa da più di due anni.
Si moltiplicano i casi in cui i pazienti devono attendere anche fino a 24 ore in ambulanza prima di essere ammessi in ospedale, per assenza di posti letto; questi sono occupati da un numero crescente di pazienti, che non possono essere dimessi in strutture di supporto – come le case di riposo – per mancanza di personale.

Mick Lynch versus Starmer

La parola d’ordine della nuova stagione di scioperi in Gran Bretagna, che unifica attorno ai lavoratori dei trasporti la massa crescente di lavoratori che devono lavorare sempre più duramente, sempre più velocemente e dipendere dalle food banks per dar da mangiare alla propria famiglia, è così espressa da Mick Lynch, segretario generale del sindacato dei trasporti RMT: ‘Siamo in sciopero perché rifiutiamo di essere ancora una volta poveri’.
Mick Lynch è il working class hero del momento, in grado di affrontare con un’incredibile capacità dialettica e politica l’ostilità dei media verso le azioni di lotta, contribuendo al crescente sostegno dei cittadini all’azione sindacale, demistificando e mettendo in evidenza la reale natura dei fenomeni: l’inflazione galoppante nel paese, lungi dall’essere causata dagli aumenti salariali, è il frutto di un sistema produttivo fallimentare e della enorme massa di profitti del capitale e della rendita.
Il leader dei laburisti, Starmer, è invece una figura un po’ meno eroica, nonostante il favore politico di cui gode oggi nell’opinione pubblica (il 31% degli intervistati lo preferisce come primo ministro ai due leader conservatori Truss e Sunack (candidati alla successione di Johnson) i quali godono di un favore del 23%) e nonostante le proiezioni di voto diano il Labour Party avanti con il 43% dei consensi contro il 28% dei Tory. I Laburisti stessi sanno come le opinioni di voto siano oggi estremamente volatili, visto che un documento della segreteria prevede che la rimozione a settembre di Johnson e il nuovo mandato di Liz Truss come Prime Minister potrebbe invertire il favore elettorale dei partiti.
Del resto, l’indicazione rigida di Starmer ai suoi ministri ombra di non partecipare a picchetti degli scioperanti a pena di doversi dimettere, e il rifiuto laburista di sostenere la ripubblicizzazione dei servizi, che pure era non solo nel manifesto di Corbyn, ma anche nel manifesto Starmer, lascia pochi dubbi sull’area dello spettro politico in cui vuole posizionare il partito laburista oggi.

We refuse to be poor anymore

L’agonia del governo Johnson sembra apparentemente caratterizzata da una totale inattività, il ché, di fatto, lascia “carta bianca” agli istinti predatori delle grandi compagnie.
Inoltre, il governo sta perseverando nel forsennato attacco ai principi democratici. Ne sono testimonianza, negli ultimi mesi: la nuova legislazione che impone restrizioni alle manifestazioni pubbliche, al punto che possono essere considerate un atto criminale se troppo rumorose o fastidiose per il traffico; l’estensione del potere in capo alla polizia, pure denunciata da inchieste parlamentari come completamente corrotta e razzista, cui si lascia discrezionalità nel fermare, perquisire e detenere cittadini in prossimità di dette manifestazioni; la decisione dell’Home Office di deportare in Ruanda i richiedenti asilo nel Regno Unito; l’imposizione – in risposta agli scioperi – di parametri per i ballottaggi sindacali che renderebbero impossibile qualsiasi iniziativa organizzata.
Un governo di estrema destra oppone un regime autoritario ad una crescente rivolta sociale, che non trova, ancora una volta, una forza a sinistra capace di darle rappresentanza e direzione politica.

Si tratta di capire ora quanta parte di questo Paese saprà organizzarsi dietro lo slogan di Mick Lynch: ‘We refuse to be poor anymore”.

da Londra, Enrico Sartor

Articolo precedente
Se Marx e Gramsci avessero avuto fb
Articolo successivo
L’iceberg del razzismo

1 Commento. Nuovo commento

  • […] Sullo sfondo dell’agonia prolungata del governo Johnson e dei Tory si sta sviluppando in questi mesi nel Regno Unito uno degli scontri fra lavoratori e padroni più importante degli ultimi 30-40 anni, forse il più rilevante dalla lotta dei minatori e metalmeccanici contro il governo della Thatcher negli anni 80.continua inhttps://transform-italia.it/la-gran-bretagna-e-in-sciopero-perche-rifiuta-un-destino-di-poverta/ […]

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.