articoli

Immuni, tecnologia e organizzazione, consenso e controllo

di Roberto
Rosso

Nella puntata di lunedì 11 novembre è andato in onda un servizio della Trasmissione Report intitolato ‘Il cavallo di Troia’1 che ha illustrato

  • la qualità delle prestazioni dell’app immuni- e analoghe applicazioni in altri paesi europei- nel segnalare i contatti con persone positive al virus Sars-Cov-2
  • il flusso di informazioni che queste applicazioni mandano ai server di Google attraverso i Google Play Services negli smartphone con sistema Android ed ai server di Apple con analogo meccanismo per gli IPhone.
  • LA possibilità di intercettare attraverso la connessione Bluetooth localmente i dati di dispostivi di persone infette, facendone un uso illegale, ad esempio replicandone in altra situazione per provocare una situazione di emergenza.
  • L’efficienza delle procedure messe in atto per raccogliere e veicolare le informazioni raccolte dalla applicazione.

In buona sostanza – parlando del caso Android- le applicazioni che usano la funzionalità ‘Notifiche di esposizione’2 “ Soprattutto, la legge coreana (modificata dopo l’epidemia di MERS del 2015) consente alle autorità di accedere ai dati delle telecamere, a quelli di tracciamento tramite GPS da telefoni e automobili, alle transazioni con carta di credito e altri dati personali per finalità di controllo delle malattie infettive (c’è quindi una specifica base giuridica). L’accesso a questi dati da parte degli operatori sanitari deve comunque essere autorizzato dalle autorità di polizia, ma le modifiche più recenti (dal 16 marzo 2020) consentono l’accesso diretto delle autorità sanitarie. Il sistema coreano prevede un sito web nel quale confluiscono le informazioni da diffondere al pubblico. Su questo sito si trovano tutte le informazioni utili, compreso le statistiche sui contagi, i decessi, i guariti, e ovviamente tutti i consigli di igiene. Ma anche l’indicazione, in certi casi fin troppo dettagliata, degli spostamenti delle persone contagiate. A questo sito si affiancano messaggi via smartphone (sms) che segnalano ogni nuovo caso di coronavirus nella zona. I messaggi identificano i luoghi e il momento in cui si trovava una persona infetta (senza indicare nomi ovviamente), e sollecitano chiunque abbia incrociato il suo percorso a sottoporsi ai test diagnostici. I KCDC tengono conferenze televisive quotidiane nelle quali offrono anche consigli di igiene personali, e tutto ciò viene diffuso costantemente sui mezzi di trasporto e nelle stazioni.

Inoltre, le autorità coreane hanno lanciato un servizio (sicurezza tramite auto-quarantena, qui sul sito del Ministero della Pubblica Amministrazione e Sicurezza) disponibile tramite Android ed entro il 20 marzo anche per iPhone, con una App (App di protezione di sicurezza con auto-isolamento) sviluppata dal Ministero degli Interni e della Salute. La App registra le informazioni del soggetto interessato e in particolare la sua geolocalizzazione (la posizione). C’è una fase di autodiagnosi, nella quale l’interessato risponde ad alcune brevi domande sul suo stato di salute. Le risposte sono condivise con le autorità preposte che possono prendere provvedimenti, compreso imporre la quarantena. Le persone che presentano sintomi sono monitorate, fino a quando non diventa disponibile un letto in ospedale, in una stanza isolata e sigillata. Tramite la App si geolocalizza il soggetto per verificare se viola la quarantena”

 In Italia abbiamo quella creatura ambigua che è la dichiarazione dello ‘stato di emergenza’ che appare del tutto inadeguato, soprattutto in assenza di un piano di gestione di epidemie e pandemie. efficace, ben strutturato, articolato ai diversi livelli e nelle diverse situazioni soprattutto dotato delle necessarie risorse, di questo già abbiamo parlato in un precedente articolo. Ricordiamo come l’Organizzazione Mondiale della Sanità avesse già realizzato una simulazione dello sviluppo di una pandemia del tutto simile a quella  che stiamo vivendo.

La pandemia che nella sua origine, nel suo dispiegarsi e nelle sue conseguenze investe la totalità dei rapporti economici e sociali, a partire dal dato primario della rottura dei processi di riproduzione della vita sul pianeta e delle condizioni climatiche ed ambientali della sua riproduzione, richiede una risposta altrettanto complessa e complessiva. Le lacerazioni e le diseguaglianze che caratterizzano le nostre società si manifestano in pieno dopo un primo momento in cui sembra esprimersi una volontà collettiva di adottare le misure necessarie a prevenirla. A lungo andare questa apparente unanimità si dissolve, apparente poiché anche nella prima fase con il lungo lockdown, si sono esaltate le diseguaglianze.

Le soluzioni che si prospettano sul piano specifico dell’organizzazione sanitaria, della affermazione del diritto costituzionale alla cura, della salute come diritto non negoziabile così come su quello del diritto al reddito ed all’insieme dei servizi essenziali che sostanziamo un diritto alla vita, ebbene tuto questo insieme di soluzioni implicano un rivoluzionamento degli attuali rapporti sociali, degli attuali assetti istituzionali.

Questo è il problema, se non possiamo parlare di ciò che classicamente è definito come rivoluzione, non sono certo i pannicelli caldi che sino ad ora sono adottati. Abbiamo la necessità di quella che possiamo definire una rivoluzione democratica, un sovvertimento per quanto parziale degli attuali rapporti sociali.

In proposito e da ultimo tocca ritornare su network sociali sulla capacità che hanno di raccogliere dati e informazioni sulla nostra vita personale e collettiva, ciò che accade con Immuni ed app simili in altri paesi è né più ne meno ciò accettiamo quotidianamente nell’uso dei diversi social media. In base a quelle informazioni, probabilmente anche senza la app di tracciamento dei contatti, è possibile tracciare movimenti, contatti e comportamenti.

L’emergenza pandemica ci pone di fronte alla necessità di considerare quella messe di informazioni un bene comune, basilare, necessario al nostro vivere in società allo stadio attuale di sviluppo della tecnologia. Si pone urgentemente la necessità di una ridefinizione beni comuni -all’epoca della pandemia, del cambiamento climatico e della regolazione sociale attuata attraverso le tecnologie digitali- e di un cambiamento conseguente degli assetti istituzionali e della loro base costituzionale.

  1. https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-cavallo-di-Troia-57c9bc6a-e597-4fe4-9de3-8e26c3d70915.html[]
  2. https://support.google.com/googleplay/answer/9888358?hl=it)) offerta dai Google Play Services, trasmettono un serie di dati -anonimizzati- ai server di Google. L’altro aspetto indagato riguarda la capacità dell’applicazione di intercettare effettivamente tutti i contatti e su questo sono stati illustrati diversi malfunzionamenti, alcuni dei quali relativi a bug poi risolti, purtroppo in alcuni casi con un ritardo di tre mesi e mezzo dall’introduzione della app.

    Nella trascrizione dei contenuti della trasmissione leggiamo.

    FEDERICO CABITZA – PROF. INTERAZIONE UOMO-MACCHINA UNIVERSITÀ MILANO BICOCCA

    Possiamo dire che i falsi negativi sono moltissimi.

    LUCINA PATERNESI

    Per falso negativo lei intende?

    FEDERICO CABITZA – PROF. INTERAZIONE UOMO MACCHINA – UNIVERSITÀ MILANO BICOCCA

    Che Immuni non segnala a una persona che è stato effettivamente a rischio perché ha frequentato una persona che poi è risultata positiva-

    L’aspetto più inquietante del servizio non riguarda il funzionamento in sé del dispositivo tecnologico, quanto il sistema di trasmissione dell’informazione dalle persone contagiate al centro e da questo alle persone entrate in contatto con le prime. Sono documentati casi di ritardi clamorosi in una procedura afflitta da troppi passaggi tra diversi soggetti, dalle aziende sanitarie locali al ministero, già oberati da un carico di lavoro eccezionale.

    Il limite di queste Trasmissioni, a fronte della meritevole azione di denuncia, è quella di non educare i cittadini alla comprensione di fenomeni complessi, che richiedono per essere affrontati l’interazione di diversi sistemi. In assenza di questa funzione educativa, formativa l’azione di denuncia rischia perdersi nella nuvola indistinta delle voci allarmistiche quando non false. La giustapposizione di notizie ed informazioni, inevitabile nell’arco breve di una trasmissione spesso non permette di tracciare le connessioni tra le diverse informazioni riportate, la linea di ricerca e l’interpretazione dei dati. Stiamo parlando di una funzione educativa che richiedono l’integrazione di altre fonti informative su indicazione della trasmissione.

    Il rischio è quello di appiattire il panorama dell’informazione e nello specifico è quello di alimentare la paranoia sulla ‘dittatura sanitaria’ finalizzata all’appropriazione delle informazioni ed alla negazione delle libertà personale.

    Ancora una volta siamo di fronte ai limiti di una qualsiasi soluzione tecnologica, alla sua ambivalenza nel gioco tra rischi e opportunità. L’introduzione di dispositivi come immuni con la parzialità dei dati che produce, a partire dall’impossibilità di tenere conto di tutte le condizioni in cui opera -ad esempio l’incontro con un positivo al Covid-19 protetto o meno dalle mascherine- deve essere ovviamente correlato con l’insieme delle condizioni e delle misure prese. Non a caso a fronte delle disastrose condizioni dell’apparato sanitario con cui è stato affrontato l’insorgere della pandemia, troppo pochi sono stati i cittadini che l’hanno scaricata, forse mancanza di fiducia nelle autorità che si erano dimostrate incapaci di prevenire il disastro. Al contrario a fronte della ripresa della pandemia dopo l’estate c’è stato un aumento nella sua adozione, ultima ratio di fronte all’ennesima dimostrazione di incapacità di governare la pandemia?

    I provvedimenti che possono essere adottati per integrare soluzioni tecnologiche di raccolta di informazioni sulle persone e le loro relazioni, in una strategia di controllo della pandemia, si muovono necessariamente sul crinale tra efficacia delle misure e rispetto della privacy e delle libertà personali e collettive. La stessa problematica sollevano le misure che limitano la libertà di movimento e di incontro.

    L’esempio del dispositivo di controllo adottato nella Corea del Sud è illuminante((https://www.valigiablu.it/coronavirus-dati-tecnologia/[]

controllo, libertà, salute, , tecnologia
Articolo precedente
Perché ha vinto Biden. Perché ha vinto Trump
Articolo successivo
Un salario minimo adeguato per l’Unione Europea

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.