Il Labur e il fango dell’antisemitismo

da Londra, Enrico Sartor e Andrea Allamprese

La storia di come si è arrivati ad accusare di antisemitismo uno tra i politici più antirazzisti oggi in circolazione. 

La questione dell’accusa di antisemitismo nei confronti del partito laburista britannico è stata un terreno di scontro sia all’interno del partito, nel tentativo di mettere in discussione la direzione di Jeremy Corbyn, sia esternamente, soprattutto da parte dei media. In quest’ultimo senso, essa è stata probabilmente uno dei fattori dell’insuccesso elettorale dei laburisti il 12 dicembre 2019.

Come esempio dello scontro interno al partito si pensi alla manovra orchestrata da Margaret Hodge, parlamentare per l’est di Londra, alla conferenza di settembre del Jewish Labour Movement, consistente nel riattivare la polemica sull’antisemitismo per far saltare la direzione di Corbyn. Manovra appoggiata fra gli altri da Gordon Brown, primo ministro post Blair, responsabile della decisione nel 2008 di indebitare il paese per salvare le banche. 

Esternamente al partito laburista, si pensi al caso di Jonathan Sacks – ex rabbino capo dell’United Synagogue – che ha accusato Corbyn, prima, in un’intervista al New Statesman, poi, in televisione, di essere peggio di Enoch Powell, fascista britannico famoso per un suo discorso razzista nel 1968. Il discorso di Powell rimane nella memoria collettiva britannica come uno degli esempi più esecrati d’intolleranza razziale.

Al di là delle sorti elettorali dei laburisti a guida “corbynista”, la polemica sul presunto antisemitismo laburista merita un’osservazione attenta, in quanto illustrativa di tre rilevanti questioni relative alla politica britannica:  1. quanto spazio vi è, dal punto di vista istituzionale, per la libertà di parola e pensiero?; 2. quanto spazio vi è nel nuovo ordine dominato dagli Stati Uniti a guida Trump e dall’islamofobia per l’internazionalismo classico della sinistra; 3. quanto spazio politico resta ancora al riparo dai linciaggi mediatici basati sulle fake-news?

La questione dell’accusa di antisemitismo verso il Labour comincia ad assumere dimensioni preoccupanti nell’estate del 2018. Nel mese di settembre, il comitato centrale del partito (NEC) cerca di ridimensionare la polemica con la decisione di adottare integralmente la definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance’s (IHRA). Questa definizione – formulata nel 2015 – consiste in una breve dichiarazione (di 38 parole), cui si aggiungono undici esempi. I laburisti originariamente avevano adottato sette di questi esempi, e la disputa all’interno del NEC era formalmente finalizzata all’adozione integrale di tutti e undici.

Dubbi sono stati espressi sul valore della definizione dell’IHRA, a causa della nebulosità giuridica della sua formulazione. Questo può essere collegato alla sua origine. La spinta che porta alla formulazione in discorso nasce all’inizio degli anni 2000, quando la vecchia definizione di antisemitismo – mai formalizzata, ma più o meno compresa da tutti – sembra non più sufficiente, a causa dell’emergere del fattore politico relativo al conflitto israelo-palestinese. Lo scopo principale della definizione formulata nel 2015 era di codificare il ‘nuovo antisemitismo’, in modo tale che la condanna della discriminazione verso un cittadino ebreo potesse essere estesa a protezione dello Stato di Israele e delle relazione di quest’ultimo con la comunità delle nazioni. In un articolo pubblicato nel 2018 sulla London Review of Books[1], Neve Gordon scriveva che il governo d’Israele aveva bisogno della definizione di ‘nuovo antisemitismo’ per combattere la critica interna e internazionale alla sua politica contro i palestinesi. 

La definizione dell’IHRA è stata elaborata su iniziativa dell’American Jewish Committee (AJC); questo ha convinto l’European Union Monitoring Centre (EUMC) a rielaborare un suo precedente documento. La definizione è stata di fatto firmata da soli cinque redattori e, benché abbia avuto un qualche successo negli Stati Uniti, nell’Unione europea, allorquando l’Agenzia per i Diritti Fondamentali (FRA) ha rimpiazzato l’EUMUC, è stata abbandonata.

Il governo britannico e il Parlamento europeo hanno adottato la definizione dell’IHRA, ma nessuno degli esempi. Del resto la stessa amministrazione dell’IHRA ha precisato nel 2017 che la definizione e gli esempi sono due cose separate, e che la definizione deve ritenersi completa in sé (senza gli esempi). 

Mentre la definizione in sé, sull’esempio di quella dell’EUMC, non estende il concetto di antisemitismo alla critica verso lo Stato d’Israele, una parte degli esempi lo fa, anche se in maniera confusa. Infatti, uno degli esempi adottati dal partito laburista prima della citata riunione del NEC del settembre 2018 afferma che è antisemitismo attaccare lo Stato d’Israele in quanto comunità di ebrei, ma non lo sono le critiche che potrebbero essere state mosse a qualsiasi altro Stato. Diversamente, i quattro esempi che il Labour non aveva adottato prima del NEC del settembre 2018 affermano, tra l’altro, che è antisemitismo dire che gli ebrei danno priorità allo Stato d’Israele rispetto al paese di residenza o che certe politiche dello Stato d’Israele sono paragonabili al nazismo.

Tornando alla polemica contro il partito laburista, l’obiettivo era chiaramente quello di attaccare personalmente Corbyn e la sua corrente di sinistra, equiparando la solidarietà dimostrata nei confronti della causa palestinese, e la condanna delle violazioni di diritti umani perpetrati dal governo di Tel Aviv, a una forma di odio nei confronti dello Stato d’Israele, in quanto tale espressione di antisemitismo. 

Tralasciando la discussione sui problemi interni al Labour e su come il partito abbia reagito alle suddette accuse, ciò che va al di là dei limiti del presente articolo, è interessante invece considerare le tre questioni più generali indicate sopra.

La prima questione è quella della libertà di espressione e di pensiero, come garantita dall’art. 10 della Conv. Europea dei Diritti Umani, che sembra essere messa in discussione dalla definizione dell’IHRA. Infatti la CEDU proibisce ogni restrizione della libertà di parola a meno che questa non consista in un diretto o indiretto incitamento o giustificazione di violenza, odio e intolleranza. In altre parole, il fatto che un discorso sia meramente inaccettabile per uno specifico gruppo o fazione politica non è sufficiente per limitare l’applicazione dell’art. 10 cit. Questo sembra essere invece diventato l’uso istituzionale della definizione di antisemitismo dell’IHRA, quando viene presa in considerazione la politica del governo israeliano. In un articolo pubblicato nel settembre 2018 su Open Democracy[2], Antony Lerman ha citato l’esempio di come una settimana di eventi promossa dalle Università di Manchester e del Central Lancashire sul tema dell’apartheid in Israele sia stata, dapprima, modificata quanto al titolo e, successivamente, cancellata, anche grazie al supporto giuridico della definizione in discorso. 

La seconda questione da considerare è l’impatto che la polemica ha avuto nella recente campagna elettorale britannica, fino a diventare uno dei fattori della sconfitta dei laburisti il 12 dicembre scorso. E’ probabile che nell’elettorato operaio del Nord e del Centro dell’Inghilterra, in collegi – tradizionalmente schierati per il Labour – il cui voto nelle ultime elezioni ha migrato verso i conservatori di estrema destra di Johnson, l’elemento decisivo non sia stato tanto le accuse di antisemitismo, quanto la forte solidarietà di Corbyn per la causa palestinese. Questa solidarietà internazionalista – a confronto con il nazionalismo xenofobo e islamofobico dei conservatori – ha relegato Corbyn in un ruolo elitario da ceto medio urbano. E’, infatti, interessante notare come le accuse di islamofobia rivolte a diversi candidati Tory e al partito conservatore nel suo insieme non abbiano avuto un paragonabile impatto. 

Per quanto concerne il terzo elemento di riflessione riguardante il ruolo dei media nell’ingigantire la polemica, ancora una volta sarebbe interessante verificare in dettaglio il ruolo giocato dai social media, dato che quello dei media tradizionali (tabloid e televisioni) non può da solo spiegare l’enorme polverone sollevatosi, anche se non sono mancati interventi pesanti[3]: si pensi alla decisione della BBC di trasmettere un documentario che – con prove poco più che aneddotiche – cercava di dimostrare come l’antisemitismo fosse diffuso nella base del partito laburista, nonostante la ferma negazione della direzione del partito e il fatto che l’inchiesta fosse entrata in contatto con lo 0,06% dei militanti[4].

Sull’impatto dei social media sulla vita politica di una nazione appaiono interessanti i dati pubblicati in questi giorni da un team di ricercatori del quotidiano The Guardian operante negli Stati Uniti. L’articolo dà la misura del ruolo giocato dai social media laddove evidenzia come la decisione di Facebook di non bloccare la pubblicità a contenuto falso se provenente da politici abbia dato la possibilità, al comitato per la rielezione di Trump, di mettere on line 16.000 pubblicità diverse in una settimana. Inoltre queste pubblicità hanno contenuti specifici per certi settori demografici, e sono quindi invisibili alla rimanente totalità del pubblico.

L’enormità dello sforzo mediatico profuso dai conservatori anche nell’ultima campagna elettorale (sappiamo che nel 2017 hanno speso più di un milione di sterline in pubblicità negative unicamente mirate a screditare l’immagine del leader laburista[5]) indica sicuramente un nuovo livello dello scontro e del controllo politico nelle democrazie occidentali.


[1] N. Gordon, The “New Anti-Semitism”, in London Review of Books, vol. 40, n. 1, 4 gennaio 2018.

[2] A. Lerman, Labour should ditch the IHRA working definition of antisemitism altogether, in Open Democracy, 4 settembre 2018.

[3] Un audit della Loughborough University ha rilevato come l’ostilità mediatica verso il Labour sia più che raddoppiata nelle elezioni 2019 rispetto a quelle di due anni prima: vd. J. Grey, Newspaper Hostility Towards Labour During Election ‘More Than Double’ Amount in 2017, in https://www.huffingtonpost.co.uk/, 19 dicembre 2019.

[4] Le accuse di antisemitismo nella base Labour sono state smontate pezzo a pezzo da una inchiesta (sulle attitudini dei britannici verso Israele e gli ebrei) pubblicata sull’Economst, un magazine non certo tenero con il partito laburista: https://www.middleeasteye.net/opinion/antisemitism-claims-have-one-goal-stop-corbyn-winning-power.

[5]Vedi https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/conservative-social-media-strategy-attack-jeremy-corbyn-labouir-twitter-facebook-video-stormzy-akala-a7784406.html

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