Il carcere nella seconda ondata della pandemia

di Gabriella
Stramaccioni

È una situazione molto difficile quella che sta attraversando il carcere in questo anno (a partire da marzo dall’inizio della pandemia).

Il Covid ha messo a nudo quelli che sono storicamente i mali del sistema penitenziario.

Strutture fatiscenti, cronico sovraffollamento, carenza di personale (soprattutto di educatori e psicologi) difficoltà a ricevere cure mediche adeguate.

A tutto ciò si aggiungono servizi sociali insufficienti all’esterno per accompagnare le persone in uscita ed difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro.

La recidiva (e cioè le persone che rientrano in carcere più volte) è ancora e sempre molto alta.

L’inchiesta giudiziaria meglio conosciuta come Mafia Capitale ha inflitto un duro colpo alla credibilità della cooperazione sociale e, soprattutto per quello che riguarda Roma, si è come ripartiti da capo per i percorsi di inserimento post-detenzione.

L’arrivo del Covid ha ingessato tutto ciò che era movimento e vita all’interno degli istituti.

Stop alle visite con i famigliari, stop alla didattica (che non si può fare di certo a distanza), stop all’ingresso dei volontari, dello sport, del teatro, della cultura, e per ultimo anche della fede.

Un silenzio assordante regna nel carcere, rotto solo a volte dal battito delle pentole alle inferriate, da qualche sciopero della fame, dal rifiuto di alcuni a rientrare nelle loro celle (pardon: stanze detentive) solo per dare un segnale: ci siamo, siamo qui, in questo limbo sospeso ed in attesa

che questa maledette pandemia esca dalla nostra vita e dalle nostre prigioni.

Così era sembrato dopo la prima ondata e da settembre il carcere stava tentando di riprendere il proprio ritmo lento e doloroso.

Poi di nuovo ad ottobre si è ripiombati dentro il virus.

Un Covid fatto di contagi veri ed un Covid percepito che comunque ha coinvolto tutta la popolazione detenuta.

Proprio mentre scrivo ci sono 17 detenute positive a Rebibbia femminile (la scorsa volta neanche una) e numeri più alti si registrano in tanti istituti.

Eppure era prevedibile che ciò potesse accadere, soprattutto nelle Rsa (Residenze Sanitarie per gli Anziani) e negli istituti penitenziari, ma nonostante ciò si è ricominciato tutto da zero.

Soprattutto a livello legislativo non è stato previsto (almeno fino ad ora) nessun provvedimento che possa “alleggerire” il numero delle presenze negli istituti.

I provvedimenti indicati nell’ultimo Dpcm vanno nella direzione di applicare le leggi già vigenti: la 199 che prevede per coloro a cui rimangono da scontare una pena al di sotto dei 18 mesi di poter accedere ai domiciliari (con il braccialetto). Solo per coloro che sono permessanti e che accedono al lavoro esterno è prevista una licenza speciale fino al 31 dicembre.

Dagli ultimi rilevamenti al 13 novembre emergono più di 600 positivi tra la popolazione detenuta e più di 800 tra gli operatori del settore penitenziario.

L’Assemblea dei Garanti regionali e territoriali ha rivolto in questi giorni un appello al Parlamento affinché voglia, in sede di conversione, adottare tutte le misure opportune per poter giungere ad una significativa riduzione del numero delle presenze dei detenuti a partire da quelle già indicate dal Garante Nazionale.

La Conferenza dei Garanti auspica che la configurazione di queste misure possano andare a beneficio anche dei soggetti più deboli (psichicamente fragili, tossicodipendenti, alcoldipendenti, senza fissa dimora).

La Conferenza ha lanciato anche due proposte di buon senso che andrebbero immediatamente nella direzione dell’”alleggerimento” auspicato: la prima prevede l’aumento dei giorni per la liberazione anticipata (attualmente di 45 giorni ogni semestre di detenzione) e la seconda che potrebbe prevedere la sospensione dell’emissione dell’ordine di esecuzione delle pene detentive fino al 31 dicembre 2021.

L’importante è fare presto e dare risposte concrete ad uno stato di emergenza quale quello che sta vivendo la popolazione detenuta.


Garante comunale Roma dei diritti delle persone private della libertà

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