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 Il banchiere, il generale e la trilaterale

di Roberto
Musacchio
[…] in questa conversazione, il Presidente fa capire che i progetti possono essere arditi, ma che per superare gli ostacoli in politica occorre nasconderli, dissimularli.

Bisogna agire «come se», in Europa: come se si volessero poche cose, per ottenerne molte. Come se gli Stati restassero sovrani, per convincerli a non esserlo più. La Commissione di Bruxelles, ad esempio, deve agire come se fosse un organo tecnico, per poter operare alla stregua di un governo. E così via, dissimulando e sottacendo.

[…]«la sovranità che si perde sul piano nazionale non passa ad alcun nuovo soggetto. È affidata a entità senza volto: la Nato, l’Onu, infine l’Unione. L’Unione è all’avanguardia nel mondo mutante: indica un futuro di Prìncipi senza sovranità.
[…] Il nuovo è senza testa, e chi ha i comandi non è afferrabile né eleggibile».
[…]«Di fatto la metamorfosi è già fra noi: basteranno alcuni ritocchi, e molta, molta furbizia. Perché i più non sanno, che il Mondo Nuovo già esiste».

[…]«È vero, l’Unione così com’è oggi non somiglia all’istituzione pensata dal federalismo. Sono troppo esigue le sovranazionalità, è ancora predominante il diritto di veto esercitato dagli Stati, e il Consiglio dei ministri rimane preponderante.

[…]La verità è che il potere sovrano, spostandosi, evapora.

Scompare.[…] In esso non esistono più singoli, identificabili sovrani. Al loro posto esiste una moltitudine di autorità a diversi livelli di aggregazione, a ciascuna delle quali fanno capo diversi interessi degli esseri umani: livelli che posseggono competenze ambigue, condivise con altre autorità.[…] spostandosi, il potere sovrano cui eravamo avvezzi scompare. Così peraltro si è fatta l’Europa: creando organismi comunitari senza che gli organi dove sono presenti gli Stati avessero l’impressione che si imponesse loro un potere superiore. La Corte di giustizia come organo sovranazionale nacque per questa via: fu una sorta di atomica non vista, che Schuman e Monnet infilarono nei negoziati sulla Comunità del carbone e dell’acciaio. La stessa Ceca fu questo: una casuale miscela di egoismi nazionali diventati comunitari.

Non mi sembra opportuno sostituire questo metodo lento ed efficace – che dà agli Stati una tranquillità non ansiogena nel momento in cui li spoglia di poteri – con i grandi salti istituzionali[…] Quanto alla Commissione, vorrei essere chiaro. Per me il ruolo politico dell’esecutivo è indiscutibile. Sono solo convinto che lo eserciti al meglio usando i poteri tecnici che il Trattato le attribuisce in quanto organo esecutivo.[…] Quindi preferisco andar piano, sbriciolare a poco a poco pezzi di sovranità, evitare bruschi passaggi da poteri nazionali a poteri federali.

[…] «Così penso che si dovrà fare le politiche comuni dell’Europa».

Quali? «La locomotiva o il cuore dell’Europa dovrà occuparsi del governo comune dell’economia come di comuni regole sull’immigrazione. Dovrà definire diritti comuni per gli immigrati regolari: diritto di mandare i figli a scuola, diritto all’assistenza sanitaria, diritto della seconda generazione a essere integrata. Poi bisogna dar vita a comuni discipline del lavoro, e creare forze che presidino i comuni confini esterni. Come vede, i cantieri sono immensi».

Sono stralci del colloquio con Giuliano Amato che Barbara Spinelli riporta su La Stampa del 13 luglio del 2000 e che il giornale titola e sottotitola “Giuliano Amato: poteri forti e democrazia totalitaria. Amato: all’Europa non serve un sovrano”

Riletti oggi verrebbe da dire che qualche volto di questo potere senza facce pure si manifesta. Ma che si descrive meglio per la sua qualifica che per le sue fattezze.

Prendiamo l’Italia. Potremmo parlare del banchiere, il generale e la trilaterale. Che, detta così, sembra quasi una barzelletta.

Il presidente del Consiglio , il banchiere. Il commissario al covid, il generale. Il segretario del Pd, già membro della trilaterale.

Poi c’è il “sultano” definizione che questa UE medievale usa verso il “turco” che lascia in piedi la Donna che “rappresenta” l’Istituzione che riconosce (giustamente) il genere ma non sopporta le diversità politiche e, soprattutto, persegue sempre il proprio particulare, per dirla col Guicciardini.

L’ha detta papale il banchiere, tu sultano, io democratico; io pagare, tu tenere chiusi migranti. Anche qui si imita la barzelletta per provare a sdrammatizzare. E si chiede scusa per l’imprecisione perché in realtà di migranti il banchiere ha parlato col cacicco libico.

Il banchiere si è esibito in una performance massmediatica con sfoggio di repertorio. Comprese gaffe da anciene regime. Tipo rimbrotti ai giovani psicologi che lui stesso aveva fatto vaccinare. Frecciatine ai contratti un po’ leggeri fatti dalla sua amica Von der Leyen, che poi nelle Corti un po’ di malignità giravano sempre. Ci fosse stato un giornalista, a cercarlo su quinto potere di Orwell, che gli abbia chiesto se per caso i brevetti creano problemi a chi vorrebbe essere vaccinato. Di suo il banchiere ci ha sciorinato la formuletta magica del Wto, proporzionalità e reciprocità, che conosco a memoria per averla vista proporre in tutte le norme mercatorie che regolano l’Unione Europea medievalizzata. Peccato che, come scrive il dirigente pubblico messo a privatizzare, altra figura di repertorio, così la UE ha perso il controllo della catena del valore. Che invece hanno quelli Stati con la faccia che gestiscono il Potere nel capitalismo reale globalizzato. La UE senza faccia e con le maschere ha messo ormai tra parentesi la democrazia che l’aveva caratterizzata come diversità tra tanti Stati Potenza. La democrazia,  quella si e non il banchiere, sembra essere stata una parentesi nel trentennio glorioso tra Stati (il)liberali passati e presenti. Di maschere la pirandelliana Italia se ne intende (e Pirandello ne fu stranito fino a plaudire a quella più tragica). Forse il banchiere pensa di recitare addirittura due ruoli, in Italia il Capo del governo di tutti e in Europa il dopo Merkel. E di farlo avendo sdoganato, e non solo lui e non solo in Italia,  la Lega.

Non sarebbe la prima volta che  diamo un contributo di guai.

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1 Commento. Nuovo commento

  • Maurizio Buzzani
    15/04/2021 1:44

    Illuminante Roberto Musacchio …
    Il banchiere si è esibito in una performance massmediatica con sfoggio di repertorio. Comprese gaffe da anciene regime. Tipo rimbrotti ai giovani psicologi che lui stesso aveva fatto vaccinare. Frecciatine ai contratti un po’ leggeri fatti dalla sua amica Von der Leyen, che poi nelle Corti un po’ di malignità giravano sempre. Ci fosse stato un giornalista, a cercarlo su quinto potere di Orwell, che gli abbia chiesto se per caso i brevetti creano problemi a chi vorrebbe essere vaccinato. Di suo il banchiere ci ha sciorinato la formuletta magica del Wto, proporzionalità e reciprocità, che conosco a memoria per averla vista proporre in tutte le norme mercatorie che regolano l’Unione Europea medievalizzata. Peccato che, come scrive il dirigente pubblico messo a privatizzare, altra figura di repertorio, così la UE ha perso il controllo della catena del valore. Che invece hanno quelli Stati con la faccia che gestiscono il Potere nel capitalismo reale globalizzato. La UE senza faccia e con le maschere ha messo ormai tra parentesi la democrazia che l’aveva caratterizzata come diversità tra tanti Stati Potenza. La democrazia, quella si e non il banchiere, sembra essere stata una parentesi nel trentennio glorioso tra Stati (il)liberali passati e presenti. Di maschere la pirandelliana Italia se ne intende (e Pirandello ne fu stranito fino a plaudire a quella più tragica). Forse il banchiere pensa di recitare addirittura due ruoli, in Italia il Capo del governo di tutti e in Europa il dopo Merkel. E di farlo avendo sdoganato, e non solo lui e non solo in Italia, la Lega.

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