editoriali

I trattori non fermano il cambiamento climatico, il cambiamento climatico può fermare i trattori

di Roberto
Rosso

La Catalogna in Spagna è colpita da una tremenda siccità, nella città di Barcellona, un’area metropolitana di oltre otto milioni di abitanti, si è ricorsi al razionamento1. Per rimediare a questa situazione il governo Spagnolo sta pianificando  la costruzione di due nuovi dissalatori e prevedendo di portare acqua a giugno con navi cisterna2 nel caso la siccità si prolungasse, anche in previsione dell’afflusso turistico.

Ciò che accade oggi in Catalogna è la continuazione e l’acutizzarsi di una situazione degli ultimi anni e coinvolge ovviamente il complesso della gestione delle acqua,  lo stato di salute delle falde e del sistema idrico, quindi lo stato complessivo del ciclo delle acque, dal regime delle precipitazioni all’inquinamento delle falde3 Come segnala l’articolo del Gambero Rosso -assieme ad altre fonti di informazione- la situazione in Italia non è certo rosea e ci si interroga su ciò che potrà accadere nei prossimi mesi4

La situazione attuale è decisamente critica5. Se l’attività agricola è sempre stata soggetta agli effetti della variabilità del clima, il riscaldamento globale, produce fenomeni meteorologici sempre più estremi e sempre più frequenti i fenomeni estremi; se questo andamento colpisce tutte le attività umane -ne sono un esempio le alluvioni che hanno colpito Toscana ed Romagna- l’agricoltura è particolarmente messa a rischio. La mitigazione del cambiamento climatico-usando un eufemismo- e l’adattamento alle sue conseguenze richiede ovviamente una riconversione complessiva del modo di produrre, di usare le risorse naturali -a partire dal suolo fertile, dall’acqua e dagli ecosistemi- ciò implica una trasformazione radicale che va ad utilizzare il complesso delle tecnologie disponibili a partire da quelle digitali. Queste ultime a loro sono un fattore autonomo, trasversale e trainante dell’innovazione tecnologica, sempre più impattante con lo sviluppo esponenziale di quel complesso che va sotto il nome di Intelligenza Artificiale.

Questa trasformazione radicale opera nel contesto dei rapporti sociali esistenti, delle diseguaglianze crescenti che li caratterizzano e -come abbiamo più volte evidenziato- i costi ed i vantaggi che ne derivano si distribuiranno in modo altrettanto se non di più diseguale. Ne abbiamo discusso trattando degli esiti della COP286 evidenziando come le diseguaglianze si accentuino tra i diversi paesi e regioni del globo ed al loro interno, mostrando come la logica che si sta affermando si può definire in termini sommari come neo-darwiniana (Darwin ci perdoni) con una feroce selezione rispetto alla garanzia di sopravvivenza ed alla qualità della vita a cui le diverse fasce di popolazione potranno accedere, man mano che il cambiamento climatico procede e si mettono in atto strategie –molto diversificate tra loro– di riconversione.

È ciò che sta accadendo nel mondo agricolo in particolare in Europa dove la strategia del Green Deal della Commissione Europea e delle altre istituzioni europee (Consiglio e Parlamento), in particolare il cosiddetto ‘Farm to fork’ non prevede assolutamente il supporto equamente distribuito ai costi che le diverse categorie devono affrontare per adeguarsi, d’altra parte non esiste una strategia di riconversione ecologica dell’economia e della riproduzione sociale  che vada in direzione contraria al regime di diseguaglianze dominante. Illuminante è il regolamento sull’uso dei pesticidi il cosiddetto SUR7, già bocciato dal parlamento, e ritirato definitivamente dalla Commissione. La riduzione dell’uso dei pesticidi nell’attuale modo di produzione implica una riduzione della produttività dei terreni, l’interesse immediato si scontra con la possibilità stessa di sopravvivenza dell’attività agricola. In questa contraddizione micidiale si insinua la differenza di bisogni, interessi e potere i che si gioca a favore di chi ha più potere e risorse economiche. Dietro queste mobilitazioni c’è la progressiva scomparsa dei piccoli produttori, peraltro più vicini alle comunità locali8

L’attività agricola in Europa, nella retorica presentata come l’attività più naturale, è il prodotto in realtà di meccanismi di regolazione economica e finanziaria, di intervento di processi artificiali su quelli naturali. L’attività agricola è per definizione il prodotto di un intervento umano, di antropizzazione e domesticazione dei processi naturali finalizzati alla riproduzione delle comunità umane. L’artificializzazione di cui oggi si parla è la sostanziale sostituzione di processi, prodotti, dispositivi artificiali e sintetici ai processi di riproduzione naturale; ciò avviene ad un livello sempre più esteso e profondo sino alla manipolazione dei processi genetici ed epigenetici9.

Il ciclo agroalimentare opera quindi nel cuore della riproduzione umana e della riproduzione degli ecosistemi; è questo il motivo per cui l’attuale movimento di rivolta del mondo agricolo e contadino che attraversa tutti i paesi europei, sia pure nelle contraddizioni e differenze che la caratterizzano è bene che sia esplosa poiché mette all’ordine del giorno una contraddizione fondamentale che riguarda le vite di tutti in ogni angolo del mondo, non solo d’Europa. Tuttavia a partire dal manifestarsi di questi movimenti, andando oltre l’esito delle trattative su specifici obiettivi su cui governi, istituzioni e parti politiche si giocano il proprio futuro -anche nell’approssimarsi delle elezioni per il parlamento europeo- la posta in gioco strategica è la creazione di una mobilitazione, che attraversi tutta la società e sia in grado di porre all’ordine del giorno la riconversione radicale del ciclo agroalimentare in senso ecologico, esplicitando la divaricazione di interessi  bisogni che nascono dalle profonde diseguaglianze che strutturano il complesso delle attività agricole, dai braccianti ai latifondisti. Ciò non può accadere senza conflitti e battute di arresto, ma si può realizzare solo con un confronto diretto nella costruzione concreta delle mobilitazioni e nella definizione degli obiettivi. Per fare un esempio la distribuzione dei profitti lungo tutta La catena che va dal produttore al banco della grande distribuzione, dentro cui i ricavi vengono distribuiti in maniera fortemente ineguale, può e deve essere aggredita dal lato del produttore e del consumatore e lungo tutto il suo percorso. In gioco vi è ovviamente anche la qualità di ciò che viene prodotto e consumato, dipendente dai processi di manipolazione e trasformazione lungo tutta questa catena.

La questione non è certo nuova, da decenni esistono soggetti e coalizioni che combattono sui diversi fronti. Tuttavia proprio la crisi climatica con conseguenze sempre più drammatiche, la crescita delle diseguaglianze a livello locale e globale, la straordinaria trasformazione tecnologica- che induce processi di artificializzazione dei processi naturali sempre più estesi e profondi- rende necessario e attuale la nascita di un movimento, di movimenti, organizzazioni, pratiche solidali i e saperi critici in grado di proporre e operare una rottura radicale con questo stato di cose, con le ideologie, visioni del mondo, forme di coscienza individuale e collettiva  che in esso si producono necessarie alla sua riproduzione.

L’estensione a livello europeo delle mobilitazioni di queste settimane, mettono in discussione anche accordi internazionali, come quello con il Mercosur(Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay)  che è stato infatti bloccato, particolarmente significativo per quanto riguarda il mercato delle carni.

Questo obiettivo ripropone ovviamente il tema della messa in competizione dei diversi sistemi agricoli, delle organizzazioni che li rappresentano. Differenti composizioni economiche, sociali e climatiche, differenti forme di regolazione dell’attività, pongono le basi della competizione. Il citato mercato globale delle carni opera nel contesto del bisogno di contributo proteico all’alimentazione di oltre 8 miliardi di esseri umani, bisogno che -inutile dirlo- viene soddisfatto oggi in maniera fortemente diseguale, laddove il consumo di risorse da parte del ciclo della carne costituisce un fattore sempre più critico negli equilibri ecologici e ambientali, al di là di ogni considerazione pur legittima sui diritti degli animali. Sostituire con coltivazioni di soia e mais destinati alla alimentazione degli allevamenti, alla foresta pluviale ha effetti drammatici sugli equilibri climatici. Ancora una volta una visione globale, solidale, ecologica e di classe si dimostra necessaria.

Il movimento della Via Campesina, dei Forum Sociali ha messo all’ordine del giorno invece l’obiettivo della sovranità alimentare fondata però sulla solidarietà dai lavoratori della terra, contro il dominio delle multinazionali, del diritto delle popolazioni ad una alimentazione sufficiente e di qualità, rispettosa degli ecosistemi e della biodiversità. Si pone anche a livello globale il tema della solidarietà e della messa in evidenza delle diseguaglianze, della diversità di interessi, nella rottura di una presunta unità che si traduce nella prevalenza di chi ha più risorse e potere. Il ciclo agroalimentare è dominato nei vari segmenti a monte e a valle da pochi oligopoli che man mano riducono la biodiversità complessiva alla base della produzione del cibo, realizzando il monopolio delle poche specie selezionate per la produzione, con effetti micidiali sugli ecosistemi, togliendo ogni autonomia ai produttori.

Ancora una volta un processo estremamente difficoltoso e accidentato, tuttavia necessario, va attivato, è necessario costruire, ricostruire ponti e relazioni, trovare pratiche e obiettivi comuni, che rompano il gioco micidiale della competizione tra sfruttati.

Roberto Rosso

  1. https://it.euronews.com/2024/02/01/catalogna-e-gia-emergenza-siccita-a-barcellona-acqua-garantita-ma-razionata   []
  2. https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/05/siccita-in-catalogna-via-libera-di-madrid-a-dissalatori-e-navi-per-acqua_7c965323-96bc-4082-bb93-952c9a579ce0.html []
  3.   https://www.gamberorosso.it/notizie/siccita-emergenza-catalogna-europa-italia/ []
  4. Ci si chiede, adesso, come cambierà nei prossimi mesi lo stato del settore agricolo europeo dato l’aggravamento delle condizioni di siccità, e la protesta degli agricoltori che non accettano le condizioni imposte dai governi europei. La situazione climatica non aiuterà di certo, l’Osservatorio Siccità fa sapere che, tra febbraio e aprile, «i dati d’insieme dei maggiori centri europei per le previsioni a medio termine indicano valori sopra la media sull’Europa centro-meridionale, con una probabilità crescente (40-70%) lungo l’asse latitudinale nord-sud. Anche le temperature superficiali del Mediterraneo risultano superiori alla media per tutto il trimestre, con una probabilità dal 70 al 100%».
    L’unica nota positiva potrebbe essere il quadro futuro sulle piogge, l’Osservatorio dice che febbraio potrebbe essere più piovoso del 40-50% rispetto alla media in tutta Italia
    .[]
  5. https://it.euronews.com/2024/02/01/siccita-non-piove-e-gli-invasi-sono-ai-minimi-in-italia-e-emergenza-idrica []
  6. https://transform-italia.it/la-cop-28-prende-atto-della-crisi-climatica-mentre-avanza-il-degrado-della-biosfera/ https://transform-italia.it/la-cop28-di-fronte-all-incertezza-del-futuro-e-all-angoscia-del-presente/ https://transform-italia.it/note-sparse-alla-vigilia-della-cop28-il-ruolo-di-cina-e-stati-uniti/ https://transform-italia.it/note-sparse-alla-vigilia-della-cop28-il-ruolo-di-cina-e-stati-uniti/ https://transform-italia.it/la-cop28-non-sara-lannuncio-di-una-costituzione-della-terra/   []
  7.   Il Regolamento Sur (Sustainable use regulation) proposto dalla Commissione europea (ma bocciato dal Parlamento Ue e dal Consiglio) risale al 2022 e puntava alla riduzione del 50% (rispetto al triennio 2015-2017) dell’uso di pesticidi e fitofarmaci chimici entro il 2030. Ogni Stato avrebbe dovuto definire i propri obiettivi di riduzione sviluppando una strategia nazionale stabilita assieme all’Unione. Il testo disponeva inoltre la fine dei sussidi relativi nel bilancio della Pac (politica agricola comune) e l’obbligo per gli agricoltori di considerare tutti i metodi alternativi di controllo dei parassiti prima dell’utilizzo di pesticidi chimici (ammessi solo come extrema ratio). Tra i target anche quello di destinare il 25% della superficie agricola dell’Unione ad agricoltura biologica (sempre entro il 2030). Immediato, invece, il diviato dell’uso di tutti gli agrotossici nelle cosiddette aree sensibili, ovvero quelle distanti meno di 3 metri da parchi o giardini pubblici, campi da gioco, aree ricreative o sportive e sentieri pubblici.
    Nel caso dell’Italia, la riduzione sarebbe dovuta essere del 62% per il consumo totale dei prodotti fitosanitari e del 54% per sostanze più pericolose
     https://www.avvenire.it/attualita/pagine/von-der-leyen-ritira-regolamento-pesticidi    []
  8.   https://altreconomia.it/il-ritorno-dei-latifondi/?fbclid=IwAR1JFvotf7BBYyNPd16S9gQELTC4iiYygxeoLpE07VSdI6hjf_6d4nL19M8   []
  9.   Nel  comunicato stampa della coalizione Italia libera da OGM si legge:

    L’approvazione, da parte della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, della proposta di deregulation degli organismi geneticamente modificati ottenuti con le New Genomic Techniques è uno schiaffo al principio di precauzione e una condanna per l’agricoltura biologica, il made in Italy libero da OGM e l’agroecologia

    La Coalizione Italia Libera da OGM, composta da 41 organizzazioni dell’agricoltura contadina e biologica, ambientaliste, sindacali e dei consumatori considera un passo indietro di vent’anni il voto favorevole della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo sulla deregolamentazione dei nuovi OGM ottenuti con le New Genomic Techniques – NGT.[]

, , ,
Articolo precedente
Il primo voto di una eversione costituzionale
Articolo successivo
Quando Israele eravamo noi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.