I socialisti e il muro dell’anticomunismo

di Roberto Musacchio

Solo Repubblica può parlare delle elezioni spagnole inventandosi un crollo di Unidas Podemos che non c’è e tacendo del vero sconfitto politico delle elezioni che è il leader del Psoe Sanchez.

Sarebbe “poco” male se si trattasse della copertura ad un partito amico da parte di un giornale di partito.

Il problema è che Sanchez ha fatto un disastro politico che fa correre alla Spagna gravissimi pericoli.

C’è da chiedersi cosa abbia portato lui e il suo partito a trascinare il Paese a nuove elezioni piuttosto che fare un governo con Unidas Podemos.

La risposta va oltre lo stesso Sanchez e la stessa Spagna. Sta nell’ossessione anticomunista che caratterizza i socialisti.

Naturalmente non si possono e debbono ignorare le tante tendenze unitarie e di sinistra che ci sono state nella storia del socialismo.

Eppure un tarlo, un “bisogno di vendetta” appare in molti momenti storici.

In una epoca di celebrazioni della caduta del muro di Berlino non si può negare che nella pessima gestione ideologica dell’evento che ne ha ucciso le potenzialità liberatrici esaltando la rivoluzione restauratrice del capitalismo globale finanziarizzato ci sta anche il comportamento dei socialisti europei.

Appiattiti in questa lettura dell’evento come se ridesse loro ragione sulla e nella Storia sono arrivati a condividere con le destre il farsesco e tragico revisionismo della risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazismo e comunismo.

Per altro certificando e legittimando le nuove destre sortite da siffatta gestione della caduta del muro.

La vicenda tedesca ha una sua storica tragicità. L’ossessione dei socialdemocratici per lo spartachismo che porta alla uccisione di Rosa Luxemburg come metafora della crisi di Weimar che spalanca le porte al nazismo.

L’anticomunismo di Bad Godesberg che crea le condizioni che colpiscono Brandt impegnato nella Ost politik.

La assurda refrattarietà della Spd a riconoscere anche dopo la caduta del muro la realtà dell’Est chiudendo alla Linke e pensando di doverlo “bonificare”. L’attuale disastro della Spd e l’esplosione della destra di Afd sono una conseguenza.

Anche perché l’anticomunismo in tempi di rottura del compromesso sociale progressivo e democratico da parte del capitalismo globale finanziarizzato porta il socialismo europeo ad appiattirsi su di esso. Rompendo col popolo e consegnandolo a destra.

Comunque sia anche la Spd, come Sanchez, in presenza nello scorso parlamento di una possibile maggioranza tra Spd, Linke e Grunen dice niet e resta con Merkel. Un niet per altro per ragioni di repulsa ideologica poi in parte rimosse da un congresso.

Paradossale è la parabola di partiti comunisti che sono trasmigrati nel campo socialista. Tra questi il Pd che arriva a votare la risoluzione del PE.

D’altronde la Bolognina avviene ad una settimana dal muro e più che una resa appare una fuga.

In realtà l’unica guida di quel percorso è il governo e il passaggio “da Mosca a Bruxelles” la concretizza. Bruxelles è la governance europea del capitalismo globale finanziarizzato e dunque ne conseguono gli atti che in sequenza vanno dalle privatizzazioni, alle controriforme del welfare e del lavoro. Più qualche guerra umanitaria.

Se è così è evidente che l’ostacolo principale da abbattere è ciò che resiste a sinistra, il Prc. Abbattere il Prc è l’obbiettivo del Pd. Il risultato sono Lega e Cinquestelle.

Ma si insiste ancora oggi tanto se anche Salvini andrà al governo, con la Lega si condividono tante cose dalla Tav all’autonomia differenziata. E poi si potrà condividere un Presidente della Repubblica “garante” come Mario Draghi.

Craxi non c’è più ma potrebbe ben chiedere che gli vengano riconosciuti i meriti del suo “orgoglio socialista” anticomunista e di governo.

Quello che è stato fatto contro la Grecia di Syriza per stroncare una sinistra alternativa al governo è noto. Anche dai socialisti cui pure Tsipras ha rivolto una offerta unitaria.

Ci sono esperienze diverse in Portogallo e in alcuni pasi nordici. Ma il confine resta la non partecipazione degli alternativi al governo e l’appoggio esterno, tranne la Finlandia.

Una esperienza che poteva cambiare le cose fu quella francese, prima con Mitterand e poi con Jospin. Mitterand ad un certo punto ruppe e Jospin fu sconfitto dal nuovo liberismo europeo eretto anche dai socialisti che quando si approva Maastricht governano 12 Paesi su 15.

C’è poi una socialdemocrazia fortemente di sinistra “in proprio” come quella nordica di Palme, che fu ucciso.

E in Italia ci sono Panzieri e tanto socialismo di sinistra ma Craxi vince col revancismo.

In America Latina c’è l’eroico Allende. Ma contro Chavez ci stanno in prima fila i socialisti europei. Che oggi votano contro anche ad un dibattito sul Cile. E vedremo cosa faranno sul golpe in Bolivia.

Torno brevemente a Sanchez perché la storia è inquietante. Quando fu defenestrato dal suo partito spiegò in una intervista come gli avessero impedito un governo con Unidas Podemos (anche Prodi oggi dice che le privatizzazioni erano ordinate!).

Quando torna in sella e si trova al governo grazie alla lotta estenuante di Unidas Podemos contro Rajoy il cui governo era invece sostenuto dai socialisti, rifà le stesse cose che aveva denunciato e cioè chiude a Unidas Podemos.

Va al voto, fa una campagna elettorale di destra sul lavoro (assicurazione privata per i disoccupati!), la Catalunya e addirittura a difesa delle corride.

Invece che sbancare Unidas Podemos una campagna di destra fa vincere la destra! Non nelle zone popolari dove Vox è frenata da Unidas Podemos, al contrario che in Italia dove il Pd ha voluto uccidere la sinistra e nel popolo vince la Lega.

La situazione spagnola ora è a rischio massimo e vedremo se, come sembra, la protervia di Sanchez verrà meno e finalmente si proceda come si sta annunciando ad un governo di sinistra.

In un momento di bilanci storici come questo dei 30 anni mi viene da chiedere ai socialisti di abbatterlo il loro muro, quello dell’anticomunismo.

E la Spagna sarebbe una bella breccia.

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1 Commento. Nuovo commento

  • L’abbattimento del muro e la fine delle esperienze dei paesi che avevano intrapreso una esperienza diversa dopo la fine della guerra voluta dai nazifascisti (guerra a cui i governi di quei paesi avevano dato il loro sostegno) ha sdoganato le pulsioni naziste che ancora erano presenti (le idee non muoio mai, né di destra né di centro né quelle comuniste) E lo vediamo in Spagna, Italia, Francia, Germania, Austria, Polonia, Ungheria, Ucraina. Per non parlare del sud America o della Turchia.

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